il ÒnecessarioÓ ritorno al futuro della psichiatria

Ordine degli Psicologi della Lombardia

Societˆ Italiana di Psicologia Clinica e Psicoterapia

AUPI(Associazione Unitaria Psicologi Italiani)

 

LĠarticolo di La Spina e la risposta di Mencacci, di fatto, rischiano di aprire e chiudere un utile dibattito lasciando le cose come stanno, bene o male che stiano, a seconda dei punti di vista.

LĠopinione pubblica pu˜ infatti agevolmente aderire alle tesi dellĠuno o dellĠaltro trovando tutto giˆ ben confezionato e pronto per lĠuso, comprese le reazioni emotive di sconsolata indignazione, suggerite dal primo, e di orgoglio trionfalistico del secondo. Cos“ che, chi nei due schieramenti di opinioni  anche direttamente interessato al problema, possa trovare motivo di sostenere od opporsi alla necessitˆ di mettere mano a profondi cambiamenti dellĠassistenza psichiatrica, in particolare a Milano.

Ci sembra che le idee espresse siano troppo semplici perchŽ possano corrispondere alla reale complessitˆ dellĠattuale fase di sviluppo dell'assistenza psichiatrica : che non pu˜ essere rappresentata da una visione senza speranza (tranne che quella legata allĠesistenza di pochi buoni psichiatri), nŽ da quella volutamente rassicurante -  che il progresso sta facendo il suo corso e lo sviluppo delle conoscenze e delle metodologie di intervento non possono che eliminare le ultime sacche di resistenza e farci entrare nellĠeldorado della psichiatria -.

Vorremmo pertanto aggiungere una voce : quella degli psicologi. Non perchŽ esista una posizione da far conoscere condivisa da tutti gli psicologi, ma perchŽ gli psicologi ancora esistono nei Servizi, cos“ come esistono gli educatori, gli infermieri e gli assistenti sociali – insieme agli psichiatri – e che tutti vengono tuttora considerati parte essenziale di uno strumento di lavoro irrinunciabile, lĠŽquipe multiprofessionale che corrisponde ad un approccio multidimensionale adeguato alla complessitˆ biopsicosociale della sofferenza mentale.

Se  vero che lĠintreccio di queste diverse competenze professionali – teoriche e pratiche -  rappresenta lĠeffettiva risorsa per realizzare un utile lavoro con la sofferenza mentale, allora viene da pensare che nel campo della salute mentale, ben pi ampio di quello della psichiatria, qualcosa non stia funzionando, se come sembra  la posizione centrale non  pi occupata dallĠŽquipe, bens“ dallo psichiatra.

Sempre pi spesso infatti nei Servizi di Salute Mentale i posti di psicologo vengono trasformati in posti da psichiatra, quelli di educatore in quelli da tecnico della riabilitazione. Sembra cio che si avanzi a grandi passi verso una psichiatrizzazione  della salute mentale.

Si sta realizzando una situazione solipsistica, dove lo psichiatra si confronta solo con se stesso e non riesce a tener conto ed a coinvolgere davvero gli interlocutori esterni (famiglie, associazioni, luoghi di aggregazione e di lavoro, ecc) e le altre professioni di aiuto (psicologi, assistenti sociali, ecc.), senza i quali qualunque intervento sulla salute mentale (parole dell' OMS) risulta monco ed asfittico.

In questo quadro si assiste quindi ad un preoccupante e contraddittorio fenomeno : da un lato vi  un deciso aumento della domanda di psicologia da parte dei cittadini, dallĠaltro una forte riduzione degli spazi istituzionali e/o organizzativi della psicologia ed delle sue tecniche e metodologie.

Analogo fenomeno si osserva sul versante delle strutture socio-sanitarie,come i Consultori,dove,afferma il sottosegretario On. Guidi, a fronte di vaste situazioni di disagio sociale, ben il 40% degli assistenti sociali sono stati sostituiti da medici.

 Viene cos“ da pensare che la sopravvivenza della psicologia e degli psicologi nellĠambito della salute mentale sia legata pi alla necessitˆ di corrispondere ai criteri di accreditamento posti dalla Regione – criteri che condizionano il finanziamento dei Dipartimenti di Salute Mentale - che da una effettiva consapevolezza della necessitˆ di mantenere una modalitˆ di lavoro multiprofessionale.

La monocultura psichiatrica, lasciata se stessa,  esposta al rischio che prevalgano approcci ancora pi ristretti, per esempio meramente biologici, che indichino nel farmaco, pi o meno ben proposto al paziente, come lĠintervento principale, rispetto al quale il resto dellĠattivitˆ  puramente accessorio.

Viene anche da pensare che accanto a questo approccio riduttivo, che rinuncia alla possibilitˆ di una presa in carico globale del paziente in relazione a tutte le dimensioni compromesse della sua esistenza, corrisponda, a fronte delle conseguenti ed inevitabili difficoltˆ, il ricorso sempre pi diffuso alla separazione definitiva del paziente dalla sua rete di rapporti con la sua collocazione nelle strutture residenziali (per lo pi private) che stanno infatti proliferando.

Decisione questa che comporta anche costi elevati di gestione della salute mentale costi peraltro giˆ in crescita per effetto della realizzazione di programmi  aggiuntivi che vanno a coprire le sempre pi gravi inadempienze delle strutture tradizionali che avrebbero il compito di svolgere proprio le azioni previste dai programmi (che vengono cos“ finanziati due volte).

Riteniamo che questa peraltro costosa deriva della psichiatria (costosa non solo in termini economici, ma anche e soprattutto in termini umani e di efficacia) vada interrotta e corretta.

Occorre un profondo ripensamento nel campo della assistenza alla sofferenza mentale, sulla base di una rivalorizzazione delle diverse figure professionali presenti, con un lavoro centrato sui progetti che responsabilizzino le figure idonee  e appropriate a condurli, pi che sulle singole strutture (che si stanno ormai ipertrofizzando e irrigidendo).

In questo percorso di riforma e miglioramento del campo della salute mentale la psicologia e gli psicologi sono pronti a fornire il proprio contributo, come hanno giˆ fatto nel passato, al momento dellĠorganizzazione territoriale dei Servizi.