Famiglia in divenire :cambiamenti strutturali ed effetti psicologici

 

UNA DONNA , UN UOMO . QUALI GENITORI ?

Silvana Koen

Milano 24 Ottobre 2003

 

 

ÔÉIl due  il numero della relazione e della contesa , dellĠinstabilitˆ; il numero della scissione ma anche del completamento ; del diavolo e del simbolo: quello indica etimologicamente la separazione , questo la corrispondenza tra i separati.Nella sua tensione , il due slitta di continuo , verso la crisi o verso una sintesi . EĠ la forma elementare del bivio, del dubbio , dellĠalternativa, del problema. Il due  il numero del confronto , del rapporto teso fra il ÔnoiĠ e il ÔloroĠ, dellĠaccordo , della competizioneÉ..Ġ

                                               Stefano Levi della Torre  in  Zone di Turbolenza.

                                                                      Edizioni Feltrinelli 2003

 

 

 

 

 

 

Una donna e un uomo accostandosi  nellĠ incontro  amoroso e ancor pi avviandosi a quella dimensione  progettuale di vita che  talvolta ne deriva , si offrono alla mutevole, infinitamente ricca avventura del due con tutti i travagli dellĠarticolazione che questo comporta.

Siamo infatti tutti co-stretti fra il nostro inequivocabile essere ÔindividuiĠsolidamente ancorati allĠillusione delle nostre apparteneze socioculturali o identitˆ  e la nostra esperienza , talvolta consapevolezza, di essere da sempre ÔdividuiĠ, molteplici , Ôesposti e Ôdotati perĠ il cambiamento.

 

Il tema, forse  persino superfluo dirlo,  immenso e appassionante.

 

Mi soffermer˜ su alcuni degli aspetti che hanno a che fare con il passaggio dalla condizione di essere in due a quella di progettare o ritrovarsi ad essere in tre . Dalla condizione di coppia quella di genitori.

 Due persone reciprocamente vincolate si costituiscono  come alveo disposto ad accogliere una terza persona che da quel momento in poi farˆ per sempre parte della vita di entrambi.

 

Quanta attenzione si riesce a prestare a questo passaggio , a pensarlo, sperimentarlo ripensarlo condividerne le emozioni , le implicazioni familiari, sociali, personali.

 

Due persone diventano anello di congiunzione fra passato e futuro , ponte e garanzia di continuitˆ  fra le generazioni . Ne sono consapevoli ? Cosa sanno della loro rispettiva posizione nella catena delle generazioni ( per usare unĠ espressione di Kaes)?

 

Dedicano del tempo a immaginarsi insieme nel ruolo di genitori ? E individualmente in quello di padre e madre ?. Molto spesso in terapia si sentono sia gli uomini che le donne parlare del proprio essere  madri o  padri come se fossero funzioni non collegate fra di loro . Come se si potesse essere una delle due cose senza che il modo di essere della funzione  complementare determini, influenzi, modifichi lĠaltra.

 

 

Molte cose si dicono e si fanno infinite considerazioni sui cambiamenti occorsi negli ultimi decenni nelle identitˆ e nei comportamenti di genere. Anche questo  un argomento vastissimo e variegato .

Vorei sottolineare la differenza fra identitˆ di genere e comportamento di genere. 

 

Mentre infatti la prima attiene alle dimensioni profonde psicobiologiche dello sviluppo personale , allĠautopercezione e infine alla consapevolezza di sŽ ( con tutte le valenze transpersonali, transgenerazionali , socio culturali che anche Presutti sottolineava nella sua relazione )  ,  i secondi sono  a volte pi superficialmente intrecciati e determinati dal gruppo esterno di appartenenza.

Detto pi semplicemente lĠidentitˆ di genere  fenomeno profondo e complesso  da analizzare mentre il comportamento di genere che spesso ne  la conseguenza ma che non sempre ne  lĠautentica espressione , pu˜ essere di pi accessibile comprensione e quindi modifica .

 

Mi pare che mentre le caratteristiche profonde dellĠessere maschi o femmine si modificano lentamente e trascinano con se ereditˆ familiari e culturali secolari  , i comportamenti che maschi e femmine adottano si plasmano pi facilmente sui cambiamenti resi possibili dalla straodinariamente rapida evoluzione che la nostra societˆ ha incontrato negli ultimi cento anni.

 

Quando incontro una donna , un uomo  o una coppia nel mio studio  ovviamente non so  come si rapportino alla loro identitˆ di genere nŽ quanto questi cambiamenti li abbiano toccati. Se siamo fortunati lo scopriamo insieme e ho potuto constatare che  in genere un grande sollievo arrivare a sentire quanto gli aspetti rigidi , ingabbianti dellĠidentitˆ di genere possano  aver schiacciato  e impedito di iniziare quel difficile percorso di appropriazione della capacitˆ , possibilitˆ, di essere quella donna o quellĠuomo che desiderano essere.

 

Questo vale anche per gli aspetti socialmente prescrittivi di alcune recenti trasformazioni di superficie nei comportamenti .

E riguarda anche la propria immagine di genitori . Strattonati fra un Ôcome si dovrebbe essereĠ e un Ôcome si Ġ a volte diventa difficile pensare e quindi scegliere. La situazione diventa allora  scomoda per tutti e talvolta molto dolorosa .

 

Si dice che assumersi la responsabilitˆ di costituirsi come genitori implichi la possibilitˆ di rappresentarsi nel ruolo di genitori. Naturalmente  pi complesso di cos“. Sappiamo del divario che corre fra immaginarsi in un ruolo e trovarsi a interpretarlo . Spesso le persone  si trovano a rappresentare comportamenti che ritengono adatti  a fare di loro dei buoni genitori e non si accorgono di ripetere copioni appresi nelle famiglie di origine o di capovolgere quegli stessi copioni trovandosi cos“ pi in relazione alla propria storia che a quella – tutta ancora da inventare  se si ha accesso alla propria creativitˆ- con i propri figli.

 

Ci vorrebbe poi la capacitˆ di costituire unĠimmagine mentale del proprio figlio. E anche questo non  come dirlo . Anzi spesso lĠimmagine mentale costituita si frappone fra genitori e figli e diventa difficile occuparsi proprio di quel figlio che non corrisponde allĠimmagine che i genitori se ne erano fatta.

 Sicuramente occorre che vi sia la disponibilitˆ a pensare e a costruire la propria relazione con un altro e ad accogliere la relazione del proprio partner con quello stesso altro  in una circolazione e scambio di affetti , pensieri e azioni che risultano reciprocamente influenzanti e vincolanti .

 

Sappiamo tutti che  se si dovessero davvero prendere in considerazione tutti questi elementi prima di decidere di concepire un bambino la nostra specie rischierebbe una rapida estinzione .

Per fortuna siamo anche dotati di una certa leggerezza che ci permette di affrontare lĠesistenza in termini non sempre problematizzati.

 Tutti per˜ sappiamo anche che prima o poi nella vita con il proprio partner e con i propri figli occorrerˆ dedicare qualche pensiero a questi elementi per trovare il bandolo di una matassa che spesso si aggroviglia.

 

Quando le cose si sono aggrovigliate  e ci si trova a pensare, a chiedersi cosa sia successo si pu˜ arrivare a scoprire che nellĠinterazione le persone si sono trovate a mascherare aspetti di sŽ per renderli Ò adeguatiÓ  , alle attese proprie e altrui . I maschi fin dallĠ infanzia imparano a tacere delle proprie emozioni  , le femmine  giˆ nellĠ asdolescenza hanno imparato  a nascondere i propri veri sentimenti e a parlare con la voce tragica della sofferenza amorosa. Questi sacrifici spesso inconsapevoli hanno un costo , a volte elevato.

Entrambi i sessi imparano ad assumere come proprie le modalitˆ relazionale che sperimentano intorno a sŽ. E se usciamo per un momento dallĠ abitudine a generalizzare a partire dalla nostra esperienza pi immediata e guardiamo al mondo pi vasto in cui viviamo ci sarˆ facile vedere quanto ancora sia dominante lĠopacitˆ relazionale. Quanto uomini e donne siano divisi e spesso rassegnati , quando non fieri delle loro differenze relazionali  che non riconoscono come elementi non genetici.

 

Non trovo migliore modo per descrivere il trucco a cui si ricorre per adeguarsi ai valori dominanti della cultura patriarcale  che la frase che Carol Gilligan adopera nel suo bel libro ( la cui lettura raccomando a chi fosse interessato a una prospettiva relazionale e alla comprensione dei cambiamenti in corso ) Ô La nascita del piacereĠ :

 

Òfare a meno delle relazioni per mantenere la propria voce e far tacere la propria voce per mantenere le relazioniÓ

 

due strategie sin dallĠinfanzia e dallĠadolescenza adottate da ragazzi e ragazze che diventano una prassi a scapito della possibilitˆ di comprensione e  condivisione pi gioiosa fra uomini e donne..

 

NellĠ esercizio della  genitorialitˆ quindi si giocano  tutti gli aspetti transpersonali,- sociali, culturali, trangenerazionali- che concorrono a formare lĠidentitˆ di quellĠuomo e quella donna e che danno forma alla  relazione fra di loro e con i figli.

 

Si pu˜ partire dai figli per comprendere i genitori o fare il contrario in entrambi i casi se si esclude uno dei due vertici osservativi si otterrˆ una mappa molto parziale della storia familiare.

 

 

Mi avvalgo di due piccoli esempi tratti dalla mia pratica clinica  per spiegare meglio cosa intendo .

 

In un caso si tratta di una consultazione che si rende necessaria perchŽ una figlia diciassettenne sviluppa una grave avversione nei confronti di alcuni cibi e  si avvia verso unĠanoressia preoccupante.

In questa situazione una figlia si  ammala, forse anche  per avere cura della propria famiglia .

 

Nel secondo caso si tratta di una coppia che si rivolge a me per una difficoltˆ di relazione interna alla coppia . In questa situazione invece due persone disposte a riflettere sulla loro relazione scoprono come meglio aiutare un proprio figlio.

 

 

Nicoletta ha 37 anni . Mi telefona su suggerimento  della madre di una compagna di scuola di sua figlia.

Nel primo incontro parla solo della figlia dicissettenne e dei suoi comportamenti alimentari che sono diventati sempre pi rigidi e ritualizzati al punto che ora Marta ha perso 15 kili e i genitori sono molo preoccupati. Inutile dire della sofferenza e ansia che permeano il suo racconto . EĠ smarrita.

Suggerisco a Nicoletta di portare Marta da una collega specializzata in disturbi alimentari dellĠadolescenza e le propongo di vederci qualche volta per accompagnarla in questo affiancamento che dovrˆ fare alle difficoltˆ di Marta.

Non voglio tediarvi con il racconto dettagliato e graduale della relazione che poco a poco  si instaura tra di noi .

Riassumer˜ quindi la storia complessiva della famiglia di Nicoletta che piano piano  emersa e ha preso forma e senso nei nostri incontri. 

Prima di vari figli Nicoletta cresce in una tradizionale famiglia del sud . Il padre operaio , la madre casalinga .

Poche manifestazioni di affetto  fra i genitori e nei confronti dei figli . Solidi valori e senso della famiglia.

Nicoletta lascia presto la scuola per necessitˆ economiche e trova lavoro a sedici anni.

Si innamora poco pi grande e si sposa intorno ai ventĠanni . un matrimonio dĠamore , giocoso con un coetaneo  rimasto orfano di padre da giovanissimo che lei descrive come un uomo scherzoso , appassionato di lettura che vive in un suo mondo .

Nascono i due figli a distanza di cinque anni da Marta nasce Matteo.

La relazione con il marito inizialmente felice risente della presenza dei figli che occupano Nicoletta e della presenza sullo sfondo di una suocera depressa di cui per anni si occupano entrambi . Nicoletta si dedica moltissimo ai figli cercando di dare loro quello spazio di gioco affettuoso e caldo che sente essere mancato nella sua infanzia.

Il percorso scolastico di Marta riempie Nicoletta di soddisfazione : Marta  brava, intelligente, studiosa, portata per la musica .

Proprio come avrebbe desiderato poter essere lei da ragazzina.

Nicoletta racconta tutto questo senza davvero ascoltarsi , crede di non star dicendo nulla di speciale. Anche quando parla della sempre pi distante relazione con il marito , che critica aspramente per una quantitˆ di inezie, sente di non dire nulla di rilevante .

Anche quando racconta del suo desiderio di studiare , del senso di importabnza che ricava dallĠessere sempre disponibile per tutti , dello sconcerto che prova nel vedere i genitori che  ,dice, le hanno sempre voluto bene,–ora anziani- che se la cavano per passare mesi lontani lĠuno dallĠaltra .

Tutto  immerso in unĠ ovvietˆ impensabile . Costretto nella scontatezza di una vita che non si deve discutere.

Solo che la malattia di Marta iniziata lentamente , in mezzo ad attacchi rabbiosi contro il padre e a sfide aperte alla madre ( Òsolo se sarai capace di separarti da papˆ penser˜ che sei in gambaÓ ) rompe il silenzio di tutti , costringe Nicoletta a rendersi conto di essere stata  appiccicata a questa figlia in modo eccessivo al punto di condividere con lei mesi di controllo ossessivo del cibo e del peso .Anche Nicoletta era infatti dimagrita insieme a Marta .

 Fino a che lĠinfelicitˆ e le provocazioni della figlia la obbligano a svegliarsi , a rendersi conto di essere arrabbiata , depressa e preoccupata da tanto tempo .

Nicoletta affronta le nostre sedute con serietˆ e progressivamente tollera di  ascoltare ci˜ che dice, scopre di saper dare un nome alle proprie emozioni e ai propri desideri . Nicoletta scopre di conoscere una storia familiare diversa da quella che le sembrava di aver sempre saputo .Suo marito la segue inizialmente in modo passivo e via a via sempre pi aperto verso il nuovo sguardo di Nicoletta.

Nel prendersi cura di Marta ,Nicoletta e suo marito sono costretti e reincontrarsi , a parlarsi , a dirsi cose taciute da troppo tempo , a far sapere a sŽ stessi e allĠaltro che hanno bisogno del reciproco  aiuto . Scoprono di amarsi ancora e di avere tanta nostalgia del tempo in cui potevano fare lĠamore senza il timore di essere sorpresi dai figli .

Intorno alla tavola familiare si ritrovano delle persone  che si osservano  e provano a  prendersi  cura  gli uni degli altri ma anche a notare distanze e differenze.

Persino i rapporti di Marta con Matteo migliorano perchŽ Matteo , il figlio non bravo , passa da disprezzato fratellino ignorante a fratello che si rende conto e teneramente svela a Marta i suoi trucchi .

Il cammino sarˆ ancora  lungo e lĠesito non  scontato . Marta ha imboccato una strada dura .

I suoi genitori per˜ attraverso il suo malessere sono tornati  ad esserci , anzi forse hanno iniziato un altro modo di esserci in cui possono   pensarsi in rapporto alle proprie storie familiari ,  scoprire di quanti compiti salvifici fosse stata caricata questa figlia destinata a realizzare i sogni della propria madre , incaricata, senza che nessuno lo avesse deciso , di aiutare i propri genitori  a differenziarsi  dai loro genitori . E forse sarˆ cos“ , forse Nicoletta e suo marito , di nuovo in contatto con il proprio essere uomo e donna e insieme genitori ,non saranno costretti a voltarsi le spalle imprigionati in anni di rancore reciproco – come i genitori di Nicoletta  - ma potranno da vecchi ancora parlarsi con affetto.

 

 

 

Anche se ho riassunto e accorciato molti dei passaggi che hanno permesso a questa famiglia di affrontare un cambiamento mi pare che sia possibile comprendere come la funzione genitoriale di questa coppia sia stata per anni ostacolata da una parziale assunzione del ruolo di padre e  da una eccessiva appropriazione del ruolo di madre che ricalcava  nella sostanza i ruoli avuti dai propri genitori nella famiglia di origine e come il collocarsi in un pensiero personale rispetto a quelle storie abbia in parte favorito il cambiamento di rotta.

 

 

La nostra cultura sedimentata , per inerzia o per deliberata intenzione -dipende dal punto di vista politico da cui si analizza la questione- si oppone al dialogo .In tutti i settori della vita .

Le differenze sono detestate e lette come ÔdeviazioniĠ. E la nostra cultura la trasmettiamo noi ( Tobie Nathan il noto etnopsichiatra francese usa dire che la cultura  una malattia a trasmissione sessuale)  sopratutto in modo inconsapevole, veicolando valori , comportamenti , principi , pregiudizi. ( EĠ sempre straordinario pensare che le stesse donne che criticano i comportamenti  maschili finiscono  spesso per passarli ai figli come dei valori virili )

Amiamo pensare a un ordine Ònaturale delle coseÓ che il pi delle volte coincide con quanto giˆ conosciamo ed emana  dalle proprie profonde appartenenze ( vi ricordate come il Manzoni descriveva Donna Prassede? Una donna dedita a seguire la volontˆ del cielo con la propensione a credere che la volontˆ del cielo coincidesse perfettamente con la propria).

Lo so che  facile pensare che questa sia unĠesagerazione un poĠ datata .

Eppure, lavorando ogni giorno con le  persone pi varie  che cercano di venire a capo della loro infelicitˆ  e che si scontrano con i propri pregiudizi , i propri punti ciechi, scontati , con gli elementi che non hanno potuto ri -pensare della propria storia  che li inchiodano ma a cui ,per bisogno di sicurezza, si afferrano  ostacolando ogni cambiamento ,- devo spesso constatare  che ogni trasformazione culturale , sociale per quanto  accolta perchŽ razionalmente condivisa  si infrange contro uno strato profondo della nostra umanitˆ che  soprattutto conservatore e amante delle semplificazioni riduttive.

LĠidentico  a sŽ  semplice , di immdediata comprensione ma ha assoluta necessitˆ del diverso da sŽ per consistere , per affermarsi  e per  infine evolvere.

Una volta presa coscienza dellĠinevitabile articolazione necessaria fra questo e quello , fra  io e lĠaltro, ci troviamo in piena complessitˆ e  solo allora inizia lĠavventura.

 

Il dialogo o lĠimpossibilitˆ di dialogo fra  persone  inscritto in questo ordine di cose .

Spesso quando due persone  - poco importa che la coppia sia etero o omosessuale- si incontrano , due famiglie si scontrano . Famiglie nel senso di clan  propugnatore di storie , tradizioni, abitudini, costumi , culture specifiche .

Quello che inizialmente in una coppia  curiositˆ verso la differenza dellĠaltro si trasforma in rifiuto  di qualcosa che oscuramente ci minaccia .

La diversitˆ dellĠuno rischia di invadere lĠidentitˆ dellĠaltro .Le voci pi antiche delle proprie appartenenze cominciano a farsi sentire, a criticare , diffidare, nel tentativo di non fare passare lo straniero.

CĠ in gioco  una posta importante : quale dei due gruppi vincerˆ? Quale clan risulterˆ essere il pi potente , quali saranno i valori che passeranno ai posteri ?

Credo che tutti noi abbiamo qualche volta ascoltato bambini dirsi con fiera determinazione :Ġmio papˆ ha la macchina pi bella  del tuoĠ, oppure Ô:mia madre  pi bella della tuaĠ.

Emissari inconsapevoli, i piccoli credono di star parlando di sŽ.

Cos“ da adulti si diventa capaci di criticare aspetti delle proprie origini ma mal si tollera che qualcun altro lo faccia. Ancora si crede di star parlando di sŽ.

Cos“ spesso il lavoro terapeutico con le coppie assume coloriture di mediazione culturale. Accostamento alla tolleranza delle differenze, valorizzazione della pluralitˆ. Riconoscimento della tenacia delle proprie ,non scelte, appartenenze.

 

 

 

Vi racconto di

Sandra e Giovanni

 

Salto tutti le descrizioni preliminari . Immaginate una coppia . Sandra ha 38 anni , Giovanni 50.

Sposati da circa dieci anni hanno due figli . La prima una  femmina di 6 , il secondo un  maschio di 3.

Entrambi professionisti affermati , benestanti . Chiedono una terapia di coppia soprattutto su spinta di Giovanni che teme che il matrimonio vada a finire dato che i loro scambi sia affettivi  che di parola che sessuali sono sempre pi difficili. Sandra che non sarebbe particolarmente portata allĠintrospezione  per˜ donna di solidi valori che partecipa e poi promuove gli incontri con tenacia.

Entrambi hanno difficoltˆ ad esprimere le proprie emozioni profonde. Giovanni si trincera facilmente in razionalizzazioni dotte e Sandra si ritira fra  lacrime ferite che cerca invano di contenere. Lavoriamo molto sulla loro storia e sulla storia nelle rispettive famiglie . EĠ abbastanza rapida la constatazione che Giovanni doveva essere diverso in tutto dal padre di Sandra mentre Sandra aveva il compito di offrire a Giovanni un amore diverso da quello sperimentato con la propria madre . Entrambi hanno ritrovato nellĠaltro soprattutto quanto giˆ conoscevano . Naturalmente sanno che non  cos“ , ma si trovano a interpretare lĠaltro alla luce delle proprie griglie acquisite. Il lavoro  avviato e vi sono dopo qualche tempo varie modifiche nelle loro interazioni che entrambi valutano  soddisfacenti .

Durante il percorso qualche volta si parla dei figli.Soprattutto della maggiore , la cui timidezza e insicurezza  preoccupano Sandra.Inoltre la piccola  gelosissima del fratellino quindi lo maltratta a pi non posso . Questo comportamento disturba profondamente la madre che si rende conto di reagire talvolta in modo eccessivamente duro .

Via a via che questa coppia inizia a dialogare , che ciascuno pu˜ aprire allĠaltro i propri sentimenti e pensieri diventa leggibile ad entrambi un curioso fenomeno . Si apettavano  di scoprire sopraturro di assomigliare ai propri genitori – il che anche accade – ma pi sorprendentemente scoprono di ritrovarsi a infliggere allĠaltro proprio quello che lĠaltro conosce meglio e detesta di pi. Lo sguardo distratto del padre di Sandra in Giovanni, la svalutazione e lĠimpotenza daerivata dall eterna insoddisfazione della madre di Giovanni in Sandra.

Come  accaduto ? Come potevano Sandra  e Giovanni  conoscere cos“ bene il modo per ferire  e scoraggiare lĠaltro ? EĠ vero quanto  accaduto o ciascuno interpreta le cose in modo tale da incontrare sempre le stesse esperienze?

 

Le risposte a queste domande fanno parte della storia del percorso  di terapia e di vita di queste persone . Ma non solo loro . Sappiamo che le nostre identificazioni  con le relazioni che ci hanno permeati da piccoli fanno s“ che noi possiamo assumere modi e caratteristiche sia dellĠuno che dellĠ altro polo relazionale per cui la gamma di possibilitˆ per recitare sempre la stessa storia  vastissima.

 

Mi interessava per˜ qui piuttosto segnalarvi la dimensione di apertura che si  resa possibile via a via che queste due persone potevano iniziare a parlarsi pi autenticamente. EĠ stato per me molto emozionante  e arricchente sentire quanto sono riusciti a raccontarsi di quello che sia lĠuna che lĠaltra osservavano e pensavano del rapporto del partner con i figli .

 

Usciti dalla dimensione competitiva che inizialmente caratterizzava il loro modo di parlare dei figli,  insieme  hanno iniziato a ÔpensareĠ i propri bambini.

 

Cos“ Sandra ha potuto permettere a Giovanni di trsacorrere del tempo con i bambini senza interferire continuamente e Giovanni ha aiutato Sandra  a rendersi conto che lĠinsicurezza e la gelosia della fglia la turbavano soprattutto in quanto specchio dei propri sentimenti.

 Sandra infatti si era spesso trovata insicura e inadeguata a temere  che Giovanni le preferisse altre donne o comunque le mentisse.

 

Si sentiva gelosa e trovava inacettabile questo proprio sentimento .

 

Non avrebbe voluto vedere nella propria figlia quelle fragilitˆ che ben sapeva  che fanno molto soffrire e cos“ come non riusciva  a chiedere e quindi ad ottenere rassicurazioni dal suo compagno , non sapeva  come offrire rassicurazioni alla propria figlia.

 

Anche in questo caso lĠuscita da modi relazionali stereotipati e cristallizzati ha permesso un cambiamento e soprattutto un ri- concepimento di sŽ e degli altri membri del gruppo familiare.

 

Non faccio prognosi perchŽ nessuno di noi detiene questo potere . Mi limito a ribadire di quanta cura necessitino le nostre relazioni per rimanere vive e creative.

 

Adoro il giardinaggio e ho potuto imparare che il benessere di ogni pianta  strettamente connesso alla qualitˆ del  terreno che  la ospita  e che la distanza giusta fra piante differenti – come per altro fra piante della stessa specie -   fondamentale per la ricchezza delle fronde.

 

I tempi umani sono ben diversi da quelli lenti del regno vegetale e le nostre radici non cos“ visibili , ma le cure di cui abbiamo bisogno mi paiono molto simili .