L'uso di stati non abituali di coscienza nella pratica ipnoterapeutica
di Luciano Rossi
1.
Ho creduto lungamente che il fenomeno degli stati particolari di coscienza fosse così misterioso da sfuggire, totalmente e per sempre, alla nostra comprensione. M'ingannavo. Almeno parzialmente. Oggi in queste cose ci si raccapezza molto di più che in passato, e nuovi modelli d'interpretazione si affacciano ora alla nostra co-noscenza.
E così anch'io sono pervenuto, in forza della nuova chiarezza in cui si muove la comunità scientifica, ad utilizzare, lentamente e gradualmente, nella mia pratica pro-fessionale, questi strumenti. Devo ammettere che gli esiti di questa sperimentazione sono stati, in alcuni casi, o meglio in alcune patologie, ma solo in alcune, più confor-tanti di quelli conseguiti con altre tecniche da me usate in precedenza. Tanto da poter ritenere utile il tentativo di stendere una prima descrizione della mia nuova esperien-za.
Inizio la mia esposizione con una questione lessicale: quella che riguarda il termi-ne "alterati". Non lo uso volentieri: preferisco chiamare "non ordinari" o addirittura, anche se spiace a molti, "artificiali", piuttosto che in altro modo, gli stati di coscienza di cui vi parlerò. È chiaro però che mi riferirò per lo più a quegli stessi stati che molti chiamano "modificati" o "alterati". Tuttavia il termine "alterati" non mi piace solo nell'ambito in cui mi muovo io. In qualche altro contesto la parola può andare sen-z'altro bene. In questa sede io mi riferisco ad uno stato particolare, progettualmente voluto, di coscienza; uno stato che è non attuale, o saltuario, o non abituale, o non or-dinario, o non frequente. Il lettore avrà tuttavia modo di capire, dalla lettura comples-siva, perché preferisco il termine artificiale rispetto ad alterato, modificato o altro. Il far rimarcare l'artificialità può, a differenza degli altri termini, sottolineare la volontà dell'uomo di trasformare la configurazione ordinaria della coscienza in una nuova configurazione da lui progettata. Nel seguito di quest'articolo userò per quest'ultima la sigla SNA, che sta per stati non abituali, riservando la sigla SA agli stati abituali di coscienza.
Devo anche dire che ho un'esperienza molto circoscritta degli stati non ordinari di coscienza: li uso solo nel mio lavoro di ipnoterapeuta. Dunque dovete immaginare una chiara e decisa finalizzazione nel mio operare su questi stati; il mio scopo è volto alla produzione di cambiamenti permanenti, ossia alla stabilizzazione dello stato-altro che ho in precedenza indotto con tecniche destrutturanti e decondizionanti. Si tratta dunque di stati considerati benefici, cosa che il termine alterato non renderebbe con chiarezza, essendo stato, quest'ultimo, usato molto spesso per descrivere stati in-volontari, fuggevoli, a volte sgradevoli.
A volte questi ultimi sono voluti e predisposti dal nostro inconscio per proteggerci da ciò che egli vede come un pericolo. Siamo, per esempio, abituati a considerare "naturali" gli SA, ma essi sono, in realtà, a loro volta, ancora degli "artificiali", pro-gettati in passato, durante tutta la nostra vita, dal nostro inconscio per renderci più adatti a vivere in quella cultura in cui siamo inseriti. Per la maggior parte del tempo, la nostra coscienza è occupata da certe facoltà o funzioni: sentimenti, pensieri, sensa-zioni, immagini; pensieri, sentimenti et cetera, che hanno la funzione di renderci più adatti a meglio affrontare il mondo che ci circonda.
Desidero a questo proposito fare due brevi osservazioni.
1) La nostra coscienza potrebbe saper "fare", con la stessa facilità, anche altre co-se rispetto a quelle ordinarie, le quali ultime sono diventate prevalenti e abituali solo per una serie di motivi, come ho detto, del tutto contingenti.
2) Questa configurazione ordinaria della coscienza, pur adatta a certi fini, non corrisponde sempre ad un funzionamento armonico della psiche. Anzi, guardando le cose dal mio osservatorio, dovrei concludere che non gli corrisponde quasi mai; è un rimedio sì, ma non appare il più adatto dei rimedi. Infatti talvolta, o spesso se prefe-rite, la presenza di alcune funzioni, nell'area di lavoro della coscienza, è causa di acuta sofferenza. Basti pensare a come, frequentemente, lo SA sia caratterizzato da pensieri assillanti, ossessivi, o da sentimenti di paura e di dolore.
Viste le cose in quest'ottica, certi SNA possono allora apparire, se si presentano in momenti da noi scelti, a più riprese e ad intervalli regolari, come molto più desidera-bili. Allora noi possiamo, tramite opportuni condizionamenti che, seguendo la dicitu-ra* della PNL (Programmazione Neurolinguistica), chiameremo "ancoraggi", impa-rare dei modi per rendere abbastanza stabili alcuni SNA da noi progettati. Questi possono essere coerenti con la salute, con l'etica e con le esigenze sociali mature, an-ziché, come spesso accade per gli SA che vogliamo sostituire, nascere dalla paura, o dalla vergogna, o dall'inibizione. Attraverso il condizionamento, o stabilizzazione, essi paiono prender posto in un'anticamera, in un'area di "lavoro" di seconda fila, di-venendo così facilmente disponibili a passare rapidamente, ad un semplice richiamo, nell'area principale. Per questo preferisco pensare ad uno stato di coscienza come a qualcosa che è caratterizzato, anziché dalla consapevolezza/attenzione, dalla presen-za di certi contenuti, o parametri, in area di coscienza attuale. E precisamente:
a) i contenuti più frequentemente presenti, e involontariamente presenti, in una certa società, strutturano lo SA
b) quelli voluti da noi, e indotti saltuariamente a scopo terapeutico, formano gli SNA.
Occorre ribadire che gli SNA non vanno intesi qui in senso lato o generico, ma solo quelli rispondenti a valori-salute condivisi dal paziente e dalla società. E, ov-viamente, anche dal terapeuta.
Solo su queste basi nel mio lavoro lo stato di coscienza viene deliberatamente "reso altro da quel che era". Questa è la domanda del paziente e questa è la risposta della relazione d'aiuto. Inoltre l'ipnoterapia è una pratica nella quale al piccolo spazio riservato alle induzioni e alle stabilizzazioni, si affianca la psicoterapia psicodinamica con tutto il suo portato di libertà, di intersoggettività e di comprensione. Il ricorso al-l'ipnosi si limita ad eludere ciò che è troppo soggetto alla resistenza della coscienza ordinaria. Ma, poiché questa non è la sede in cui discorrere sulla legittimità o l'effica-cia dell'ipnoterapia, ritengo basti quanto detto e riprendo la mia esposizione.
Ciò che dev'essere chiaro è che i contenuti di entrambi gli stati, abituale e non, o meglio la capacità di sperimentarli, appartengono sempre, tutti, al soggetto stesso. Solo che alcuni dimorano in un archivio remoto, piuttosto che in area di coscienza attuale, a causa di una selezione culturale, in parte casuale, occorsa durante la storia personale dell'individuo.
Ci sono contenuti di coscienza che una cultura approva, ed altri che la stessa cultu-ra approva di meno. Pensiamo per esempio ai valori del lavoro e del riposo. Pensia-mo a quanto sia "sponsorizzato" il lavoro e a quanto, invece, sia disincentivato il ri-poso. Ho fatto quest'esempio non a caso. Esso è centrale nel mio lavoro. Mi si pre-sentano spesso persone che hanno i parametri del riposo lontanissimi dalla coscienza. I parametri del riposo sono sempre dei contenuti del soggetto stesso, non solo possi-bili, ma anche facilmente accessibili, però sono abitualmente così lontani dalla con-sapevolezza da poter considerare la loro presenza come uno stato artificiale. In realtà è solo uno dei tanti stati possibili. Lo chiamo artificiale in quanto progettato e volon-tariamente attivato. Uno stato di coscienza è solo una combinazione, una configura-zione formale, di parametri possibili e disponibili.
Se io dico al mio lettore che mentre sta leggendo questa frase può rendersi conto del contatto del suo corpo con la superficie d'appoggio e sentire il suo respiro, non faccio altro che attirare in area di lavoro, se il lettore collabora, due sensazioni che, un attimo prima, non avvertiva e che ora sente attuali e presenti. Se il lettore ha la-sciato che accadesse ciò che le mie parole gli suggerivano, allora possiamo star certi che è diventato cosciente di due sensazioni di cui un attimo prima era inconsapevole. Dobbiamo forse pensare che queste sensazioni sono contenuti che prima erano non suoi? Il lettore, che ha accettato di fare quest'esperienza su di sé, può testimoniare quanto sia stato facile attirare quelle due sensazioni nella sua area di coscienza attua-le.
Del resto anche le visioni che si possono avere bevendo il succo del peiote non dobbiamo pensarle strane. Dobbiamo forse pensare che le visioni ordinarie, abituali, siano corrette e le altre deformate? Quale delle due visioni è giusta? Tutte due e nes-suna delle due, direi. Una mappa psichica, la configurazione delle varie rappresenta-zioni mentali, è il risultato dell'interazione fra percipiente e percepito. Forse il perci-piente fornisce pennelli e colori e il percepito fornisce la tela bianca. In certi momenti in area di coscienza attuale ci sono colori luminosissimi, in altri momenti nessun co-lore. In certi momenti guardiamo intensamente, in altri non guardiamo per nulla: tutti presi dai pensieri ordinari incessanti, dal dolore e dalla paura, smettiamo di guardare la bellezza, di ascoltare la melodia della natura, di sentire il piacere corporeo delle nostre posture rilassate.
2.
Quando una persona arriva nel mio studio percorre dapprima, a meno che non abiti dalle mie parti, qualche via rumorosa, luminosa, piena di vetrine e di smog. Suc-cessivamente, per venire da me, egli deve svicolare ed entrare in qualche stradina stretta, senza vetrine, con poca luce, poche automobili. Poi entra da me: un palazzo del '400, fuori mano anche se in centro, vetusto, austero, silenzioso, dove per le scale non incontri un'anima. Sembra un altro pianeta rispetto a dove quella persona si tro-vava qualche minuto prima.
Ormai solo una porta lo separa da me. Allora egli suona, io gli apro, lui entra: lo accolgo con un sorriso silenzioso. Ora una porta massiccia, chiusa, lo separa dal mondo ordinario, dal suo mondo abituale. Ha chiesto, questa volta, una seduta di ip-noterapia. Ci sediamo uno di fronte all'altro: le luci sono basse e soffuse, da qualche parte esce l'Adagio di Albinoni. Alle finestre ci sono i doppi vetri: i rumori della strada arrivano a fatica, molto attutiti, lontani e frusciano ormai spenti attraverso le ampie fioriere che filtrano la luce delle finestre. Di fronte a lui, in una comoda pol-trona uguale alla sua, sto seduto io, tranquillo ma non immobile, visivamente rilas-sato, anzi sempre più rilassato, ovviamente ad arte, via via che i minuti passano. Il mio respiro ricalca il suo, ma rallenta sempre di più. La mia voce dapprima normale, ricalca ora il mio respiro e il suo respiro, poi rallenta sempre di più, ancora una volta ad arte: e così ... pure il suo respiro rallenta.
L'induzione può avere inizio.
3.
Con una serie di accorgimenti (deprivazione motoria e sensoriale) e d'induzioni verbali è possibile smantellare momentaneamente, uno dopo l'altro, alcuni degli ele-menti che stabilizza(va)no il suo SA, ossia disattivare alcune delle stabilizzazioni del SA del paziente. Vedremo poi nel dettaglio alcune di queste operazioni. Consentitemi però prima di interessarvi ad un altro aspetto.
Quale profondità raggiungere? Per quanto si deve proseguire a smantellare i pa-rametri ordinari, o meglio a farli andare in seconda fila o sullo sfondo? Di solito si smantellano, si spostano, uno dopo l'altro, i parametri ordinari finché non si nota, os-servando il paziente senza mai lasciarlo, una variazione netta dei suoi correlati neuro-fisiologici. Si continua a deprivare il soggetto dei suoi stimoli abituali, ordinari, fin-ché l'insieme non arriva ad una condizione-soglia e può avvenire l'atto di passaggio dopo il quale la gestalt complessiva non appare più quella ordinaria. A quel punto non è più il caso, per i miei fini, di modificare ulteriormente il suo stato di coscienza. Quella condizione basta per i miei scopi, che sono quelli di utilizzare un adatto, ri-cettivo, stato di coscienza per disseminare, in un modo particolare che potremmo chiamare a metrica pulsante (molto dipende dai tempi, dai ritmi, dalla scansione vo-cale), un modo nuovo, più favorevole, di essere-nel-mondo.
4.
Così procedendo, alcuni dei parametri abituali, che fuori nel mondo rendevano stabile il suo SA, nello studio, dopo circa dieci o quindici minuti, non sono più attivi; in compenso se ne sono attivati altri che non appartengono al suo stato più frequente, più comune, più abituale: altri nei quali egli scivola lentamente e inavvertitamente. Parametri che io cercherò, da questo punto in poi, in un certo senso, di stabilizzare affinché il soggetto possa richiamarli facilmente in tempi successivi con un atto di volontà, quando diventi desiderabile la loro presenza. Gli stessi parametri potranno però ripresentarsi anche spontaneamente, come nuovo condizionamento appreso nella seduta ipnoterapeutica ed equilibrare, così, eventuali situazioni d'eccitazione e di stress. Questo faccio perché credo, come ho già detto, che la presenza dei parametri SNA sia in quel caso desiderabile. Infatti, se il comune SA ci attrezza per la vita abi-tuale culturalmente approvata, lo stato SNA ci attrezza per il riposo e per ricondurre alla norma molti parametri psicofisiologici, che spesso lo SA finisce per alterare.
Una precisazione si rende anche qui necessaria. Non è che la norma sociale pro-duca malattia. È il suo misunderstanding che la provoca. Nei nostri pazienti spesso la norma sociale è, infatti, per una serie di motivi, malintesa, spinta all'eccesso, all'os-sessione, ed è solo per questo che può portare ad uno SA patologico.
Del resto non si dovrebbero assorbire acriticamente, da educatori malaccorti, ogni parametro suggerito; ma il bimbo, o l'adolescente, o l'adulto, non hanno gli strumenti per opporsi, e se questo è accaduto e questi valori culturali sono stati "assunti" in ma-niera eccessiva, causando in tal modo disturbi psichici o psicosomatici, ora possiamo almeno in parte liberarcene.

5.
Come agire, nella pratica, per produrre un cambiamento dei contenuti di coscien-za? Come ho detto prima si procede facendo passare lentamente la persona da uno stato ad un altro, mediante l'immersione in un ambiente che va assumendo progressi-vamente caratteristiche diverse da quello iniziale.
Per esempio si passa

da a
ambiente grande ambiente piccolo
posizione eretta posizione seduta
rumore silenzio
velocità lentezza
sguardo normale guardare in alto
sguardo mobile sguardo fisso
luce forte luce soffusa
vedere molto vedere poco (fissare un punto)
occhi aperti occhi chiusi
abiti costringenti abiti allentati
inconsapevolezza consapevolezza
(delle sensazioni) (delle sensazioni)
movimento immobilità
sforzo passività
fare non fare
necessità di sapere autorizzazione a non sapere niente
controllare l'ambiente lasciare accadere
pensare ascoltare
distrazione concentrazione passiva
divagare contare alla rovescia
essere contrastato essere ricalcato e approvato
lotta pace
ascolto di parole casuali ascolto di parole di benessere
parole di lotta parole di conciliazione
parole di lavoro parole di riposo,
atmosfera di impegno atmosfera di vacanza
condizione di disagio condizione di comodità

ecc.

6.
La destabilizzazione degli elementi che sostengono lo SA avviene per il tramite di una serie di passaggi, che portano dall'immersione in parametri SA (destinati a farci vivere efficacemente in un mondo di lavoro) all'immersione in parametri SNA (de-stinati a farci star bene in una condizione di riposo).
Si procede disseminando progressivamente, uno dopo l'altro, i termini di destra senza suggerire lo svanire dei parametri SA, procedendo da fuori a dentro, dal mondo esterno a "questa" stanza, a "questa" poltrona, suggerendo al paziente di orientarsi al corpo, ... al suo corpo, ... al suo corpo che respira, ... al suo corpo che riposa. Si procede, come può vedere, verso situazioni sempre più semplici, sempre meno sti-molanti, sempre più ridotte, sempre più lente.
7.
Passo ora a trattare l'utilizzazione della trance per produrre salute.
Come utilizzare lo SNA una volta ottenuto?
Semplicemente guardando come ha operato la natura nel renderci malati. Molti ritengono, io con loro, che, per questo scopo, quello cioè di produrre malattia, anche la natura abbia utilizzato una trance; si scopre insomma che anche la natura utilizza l'ipnosi.
E' proprio così: la nostra distrazione e la nostra inconsapevolezza hanno usato una sorta di magia per renderci fobici o per produrre in noi attacchi di panico: questa ma-gia è fatta di cancellazioni d'elementi della realtà, di sottolineature e/o incremento di altri, di distorsioni, di varia natura, di altri ancora. Una metodologia che io chiamo "mettere e togliere". Per esempio: lo scultore lavora per via di togliere, l'architetto per via di mettere. La natura usa entrambe queste operazioni.
Spesso, tale magia, la natura la esercita in una sola, potente, seduta ipnotica (trau-ma) che rimane fortemente, anche se per fortuna non indelebilmente, impressa in noi. Ma, ora che questa magia la conosciamo, ... possiamo usarla anche noi pari pari ... ossia operando proprio come fa la natura, ma questa volta per i nostri scopi salvifici. Questa è appunto quella che chiamiamo "utilizzazione". Ma vediamo ora, come di-cono Bandler e Grinder, tale "magia in azione".
Come funziona questa magia? Funziona, lo abbiamo già detto, sottolineando ed estendendo alcuni elementi della realtà, eliminandone altri, distorcendone altri anco-ra. Facciamo un esempio formale. Supponiamo che io stia guardando una sequenza di lettere dell'alfabeto ... A, B, C, D, E ... e supponiamo anche di sapere quale sia, non la sequenza deformata che vedo attraverso le mie percezioni distorte, ma la "reale" sequenza che io sto guardando senza poterla vedere nella sua oggettiva configurazio-ne (dirò poi in che senso non posso vederla). Se Tizio e Caio, insieme a me, stanno guardando entrambi la sequenza reale ABCDE possiamo star certi che anche nessuno di loro la vedrà avvolta dalla sua atmosfera emotiva reale; possiamo stare altresì certi che le loro visioni dello stesso oggetto saranno diverse fra loro. Supponiamo, ad esempio, per dar corpo alla metafora, che Tizio la veda come AACEEE e Caio come BCDDZ.
I lettori non mi devono prendere ovviamente alla lettera. Quest'esempio è solo una metafora formale. Lo so bene che tutti vedono correttamente questa sequenza di lette-re. Quello che voglio dire è che certe cose ... il fobico non le vede come sono in real-tà, affette da un grado di pericolo reale. Il fobico non vede correttamente l'oggetto delle sue paure; vi vede, anzi, intessute delle qualità che gli producono un terrore pa-nico.
Cosa è accaduto? È accaduto che Tizio, guardando il mondo, ha avuto motivi per aumentare, enfatizzare, la A e la E (ce ne era una sola di queste lettere e lui ne vedeva rispettivamente due e tre, e credeva che ce ne fossero effettivamente due e tre); Tizio ha poi eliminato la B e la D, e guardato in modo corretto solo la C. Mentre Caio ha usato, oltre alla cancellazione e alla enfatizzazione, anche la distorsione, perché ha introdotto una Z che sul territorio non c'era. In un certo senso anche Tizio aveva de-formato l'insieme vedendovi sei lettere anziché cinque. Noti il lettore la costante dif-ferenza che io faccio fra guardare e vedere. Ciò che guardiamo ha forse una natura oggettiva, ma ciò che vediamo è sicuramente qualcosa di soggettivo.
Entrambi dunque, Tizio e Caio, hanno visto delle cose che nella realtà non ci sono; nel guardare il territorio hanno, come è naturale, allucinato e, di conseguenza, dise-gnato mappe distorte. Sappiamo che questo è inevitabile. Il mondo che guardiamo non sappiamo cosa sia, mentre il mondo che vediamo sappiamo che è, inevitabil-mente, rappresentazione. Ciò che vediamo sono solo ombre contro la parete di una caverna, per ricorrere al mito che ci tramanda Platone.
Abbiamo però, a questo punto, due fondamentali ed opposte possibilità: se guar-dando il territorio, e ponendo e togliendo, ossia sottolineando, negando e distorcendo, alluciniamo dei pericoli, costruiremo una mappa fobica; se invece, guardando il ter-ritorio, alluciniamo sicurezza e benessere, allora avremo un modellamento positivo e disegneremo una mappa rassicurante ancorché.
Se l'attuale condizionamento di un soggetto è la fobia ... è perché nel suo passato egli è stato ipnotizzato da qualcosa che ha utilizzato un suo stato modificato di co-scienza per indurlo ad allucinare un pericolo. Lui è stato come suggestionato, ad un certo punto della vita, in una sola seduta, a sentirsi spaventato quando è di fronte ad una determinata situazione. Appena egli trova di fronte a quel territorio particolare entra in uno stato artificiale e, ubbidendo come ad un comando postipnotico, vede solo la sua mappa fobica, una mappa così terrificante che spaventerebbe chiunque la vedesse, ... anche il suo terapeuta. Per fortuna pochi, anche se ahimè non pochissimi, sono stati ipnotizzati a vedere proprio quel tipo mappa. Ma l'uomo, di nuovo per fortuna, ha da tempo imparato a trasformare i problemi in risorse e guardando come la sua natura, sia pure per proteggerlo, ha operato in lui un'ipnosi malvagia con esiti limitanti e angosciosi, l'uomo può operare allo stesso modo, con la stessa magia, con la stessa immaginazione, ma, e questa volta in modo benefico e liberatorio, una nuo-va suggestione.
In che modo? Il metodo più facile da mettere in pratica che da spiegare.
L'utilizzazione dell'induzione nel mio intervento terapeutico è costituita da due fa-si: l'utilizzo dell'immaginazione per ristrutturare la lettura distorta del mondo (met-tendo quel che era stato tolto dall'inconscio e togliendo quel che era stato messo) e l'utilizzo delle associazioni ad ancore, per riprodurre più facilmente in futuro lo stato ristrutturato. Nello stato altamente ricettivo prodotto dalla trance il paziente viene in-vitato ad allucinare una mappa favorevole e rassicurante, del tutto vicina a quella reale. Dunque quando il soggetto si trova in stato ipnotico (condizione in cui si riesce ad immaginare intensamente) conduco la sua immaginazione a dipingere un burrone diverso, molto diverso da quello che lui immagina, ma molto più reale e innocente. Tale dipinto è eseguito conservando, di fronte a questa visione virtuale, tutto il rilas-samento conquistato in precedenza con la trance rilassante. Poi assocerò la nuova mappa ad un àncora particolare. Insomma si decondiziona, si destruttura la vecchia mappa, e se ne ristruttura una nuova. Ricorrendo all'immaginazione.
Vedo di aiutarmi con un disegno. Descrivo in A) la formazione del sintomo e in B) l'intervento terapeutico, che consiste nell'induzione del benessere, nella dissemi-nazione di semi soterici e nell'associare i tre termini: benessere, soteria e àncora. (Ri-cordo che uso il termine di soteria come condizione rassicurante, l'opposto di fobia)

A) Apprendimento naturale

(territorio "reale")
A B C D E
/\
/ \
(creazione spontanea di mappe)
/ \
/ \
A A C E E E C D D Z
(mappa di Tizio) (mappa di Caio)

 

B) Destrutturazione del SA e ristrutturazione di uno SNA

1) Induzione di trance
2) Suggestione di benessere e di soteria
3) Programmazione della presenza simultanea di tre fattori: benessere, pre-senza dell'ancora, suggestione soterica.

 

BENESSERE
/\
/ \
/ \
ANCORA -------- RAPPRESENTAZIONE
ISOTERICA

Devo a questo punto prepararmi a parare una probabile obiezione. Qualcuno po-trebbe dirmi che questa suggestione soterica è una fuga e che l'immaginazione è illu-sione, allucinazione. Si può rispondere che la mappa fobica, quella sì, davvero, è un'allucinazione e che la nuova mappa indotta è, al contrario, molto aderente alla ef-fettiva condizione di scarso pericolo.
Quanto alla fuga, poi, mi piace ricordare cosa ne pensava Laborit, il grande biolo-go recentemente scomparso che, nel suo Elogio della fuga, vede invece nell'immaginazione l'unica salvezza possibile dalla malattia psicosomatica.
Ascoltiamo cosa dice:

Quando non può più lottare contro il vento e il mare per seguire la sua rotta ... la fu-ga è spesso il solo modo di salvare barca ed equipaggio. E in più permette di scoprire ri-ve sconosciute che spuntano all'orizzonte di acque tornate calme. Rive sconosciute che saranno per sempre ignorate da coloro che hanno l'illusoria fortuna di poter seguire la rotta dei carghi e delle petroliere, la rotta senza imprevisti imposta dalle compagnie di navigazione.
...
[le alternative alla fuga sono la lotta oppure l'inibizione; ma, dice Laborit,] dalla lotta può nascere nella migliore delle ipotesi un dominio che ha poche probabilità di soddisfare e di durare e che comunque richiede uno sforzo continuo ... d'altra parte sot-tomettersi vuol dire inibizione, ossia accettare la patologia psicosomatica che ne deriva necessariamente ... non rimane che la fuga ... la fuga nell'immaginazione ... solo il com-portamento di fuga permetterà di rimanere sani ... la sperimentazione dimostra infatti che lo stato di allarme dell'ipofisi e della corteccia surrenale è propria dei dominati o di coloro che cercano senza successo di dominare o ancora dei dominanti che cercano di mantenere una dominanza contestata ... e siccome una dominanza stabile e incontestata è rara non rimane che fuggire lontano dalle competizioni gerarchiche. Aspettatemi, ven-go anch'io.

Così, accettate le tesi di Laborit e accettato in tal modo anche il ruolo benefico dell'immaginazione, vediamo come immaginare e come fissare, ossia stabilizzare, i contenuti della nuova mappa. Ancora una volta impariamo dalla natura e vediamo come essa ha stabilizzato i suoi vecchi comandi postipnotici patogeni. Vediamo che lo ha fatto con una programmazione neurologica, attraverso il potere delle associa-zioni.
E qui, per sottolineare poeticamente tale potere, lasciatemi ricorrere a Proust e ri-visitare quella celebre pagina che certamente tutti conoscete. Allo scrittore, ormai adulto, viene offerto, dalla madre, del tè con quei famosi biscotti chiamati madelei-nes. Appena li assaggia egli viene stranamente invaso da un'impressione potente. Ma ascoltiamolo dalle sue parole:

Un piacere delizioso m'aveva invaso, isolato, senza nozione della sua causa. Mi aveva reso indifferenti le vicissitudini della vita, le sue calamità, la sua brevità, nel modo stesso in cui agisce l'amore, colmandomi di un'essenza preziosa. ... Avevo ces-sato di sentirmi mediocre, contingente, mortale.
Donde mi era potuta venire quella gioia violenta?
...
E ad un tratto il ricordo mi è apparso. Quel sapore ... era quello del pezzetto di ma-deleine che la domenica mattina a Combray la zia Leonie mi dava dopo averlo bagnato nel suo infuso di tè o di tiglio.
...
E appena ebbi riconosciuto il sapore del pezzetto di madeleine inzuppato nel tiglio che mi dava la zia ... subito la vecchia casa grigia sulla strada, nella quale era la sua stanza, si adattò come uno scenario di teatro al piccolo padiglione sul giardino ... e con la casa ... la città, la piazza, le vie, ... i fiori del giardino ... e la buona gente del villaggio e le loro casette e la chiesa e tutta Combray e i suoi dintorni, tutto, città e giardini, è sorto [come per incanto aggiungiamo noi] dalla mia tazza di tè.

Ecco. Nel caso di Proust l'associazione potente si era instaurata fra i biscotti e il grande incantevole benessere di un momento magico dell'infanzia. Questa è un'ipnosi spontanea e un'associazione spontanea. Un'ancora è invece un'associazione voluta e programmata. Voi tutti, mi rivolgo specialmente ai meno giovani, conoscete l'incanto, per un attimo ringiovanente, che si produce sentendo una canzone che avevate ascoltato tanto tempo fa, una sera di maggio, mentre guar-davate, totalmente persi, una luna tutta vostra e stringevate dolcemente la mano al vostro amore adolescente. Quella canzone è diventata una vostra àncora, l'àncora che avete associato, allora, all'incanto del cuore e dei sensi. Vi basterà ascoltarla e ri-piomberete in quell'incanto.
Così madeleines e benessere erano diventati inscindibili in Proust. Inscindibili pe-rò sino ad un nuovo decondizionamento. Se l'associazione non fosse stata di tipo fa-vorevole come questa, ma fosse stata, al contrario, un'associazione fobica, si dovreb-be, in sede terapeutica, destrutturare e ristrutturare con un nuovo ancoraggio benefi-co.

A) In definitiva, nella pratica, prima si induce lo SNA, poi con l'immaginazione si induce il benessere e la nuova mappa; successivamente si ancorano benessere e map-pa, facendoli associare entrambi ad una condizione qualsiasi che il soggetto possa portare sempre con sé e che userà per riprodurre, lentamente e progressivamente, il benessere e la nuova rappresentazione.

Nella TRANCE creo NUOVA MAPPA (ristrutturazione soterica),
BENESSERE (suggestione immaginativa),
ANCORA (condizionamento e comando postipnotico),

tre elementi che stanno come ai vertici di un triangolo e che posso associare fra loro a due a due.

Così associo il BENESSERE con la NUOVA MAPPA
la NUOVA MAPPA con l'ANCORA
l'ANCORA con il BENESSERE.

In tal modo il cerchio si chiude; lo schema delle associazioni e dei comandi po-stipnotici è circolare e, per rinforzarlo, posso girare in tondo per un po' fin che le as-sociazioni sono ben memorizzate.
In tal modo quando sarà presente l'Ancora, sarà presente anche il nuovo SNA, os-sia la nuova mappa antifobica e il Benessere. Come comando postipnotico basterà la presenza dell'ancora a provocare sia la nuova mappa che il benessere desiderato.

Inizio