Il gruppo tra clinica e formazione*

di Fiora Pezzoli

1 – Gruppi formativi e di addestramento

1.1  – Kurt Lewin

1.2  – Michael Balint

2      – Gruppi psicoterapeutici

2.1  – Jecob Levi Moreno

2.2  – La psicoanalisi

2.2.1      – Le opere sociali di Freud

2.2.2      – I pionieri dellĠimpiego del gruppo in funzione terapeutica

2.2.2.1  – Joseph Pratt

2.2.2.2  – Trigant Burrow

2.2.3      – Le concezioni gruppali

2.2.3.1  - Analisi in gruppo (Wend, Shilder, Slavson, Wolf e Schwartz)

2.2.3.2  – Analisi di gruppo (Bion, Whitaker e Lieberman)

2.2.3.3   - Analisi attraverso il gruppo (Foulkes)

2.2.4      – La scuola Argentina

2.2.4.1  – Enrique Pichon Rivire

2.2.4.2   - JosŽ Bleger

2.2.5      – La scuola francese

2.2.5.1  – Didier Anzieu

2.2.5.2  – RenŽ Kaes

2.2.6      – La ricerca sui gruppi in Italia

2.2.6.1  – I gruppi interattivi

2.2.6.2  – Fabrizio e Diego Napolitani

2.2.6.3  - La nascita di diverse societˆ italiane di gruppo

2.2.6.4  - La costituzione della C.O.I.R.A.G.

        

*dispense per il primo anno di corso dellĠinsegnamento ÒModelli teorici gruppaliÓ della Scuola di Specializzazione alla Psicoterapia della C.O.I.R.A.G. (Modello A.P.G.) - 2011

 

 

 

 

  

 

Il Gruppo

 

Parlare di gruppo implica necessariamente il riferimento alla natura sociale dellĠindividuo. Ogni uomo nasce e vive in una situazione di gruppo e lĠappartenenza ad un gruppo  indispensabile alla vita dellĠuomo che, in quellĠambito, struttura i rapporti fondamentali alla sua crescita.

EĠ dallĠidentificazione sociale tra individui che si costituisce lĠabilitˆ specifica umana del linguaggio, cio lo strumento di comunicazione e di costruzione del pensiero, del sentimento, degli affetti, della cultura in senso lato.

Ognuno appartiene a pi gruppi: la famiglia, la scuola, gli amici, i gruppi professionali, sportivi, ecc. Alcuni di essi sono caratterizzati prevalentemente da interazioni affettive (famiglia, amici) mentre altri si occupano prioritariamente degli aspetti operativi e finalizzati al raggiungimento di un obiettivo (gruppi di lavoro, di ricerca, di studio, ecc.).

La caratteristica evolutiva, trasformativa e, per certi versi, terapeutica del gruppo era giˆ stata individuata in tempi molto antichi: basti pensare alle guarigioni al Tempio di Epidauro, ai riti bacchici, alle rappresentazioni sacre medioevali.

Tra le esperienze di gruppo del passato e quelle del nostro secolo esiste indubbiamente una somiglianza ma soprattutto una sostanziale diversitˆ.

La grande partecipazione emotiva che si sviluppa nellĠinterazione tra persone  lĠelemento che le rende simili, mentre lĠelemento differenziante  dato dallo scopo per cui il gruppo si costituisce unito allĠimportanza che  andata acquisendo la costruzione del quadro di riferimento materiale (set) e culturale (setting) entro cui possono attivarsi determinati processi.

Infatti, la storia del Òpiccolo gruppoÓ inizia solo quando allo stare insieme si attribuisce una specifica finalitˆ.

Agli inizi del 1900 vengono intraprese esperienze, studi psicologici e ricerche sul funzionamento dei Òpiccoli gruppiÓ che costituiscono una realtˆ sociale circoscritta nel tempo e nello spazio e perci˜ studiabile nella sua genesi e nel suo sviluppo.

Il piccolo gruppo  caratterizzato da un numero limitato di partecipanti, in modo che tutti possano partecipare e interagire direttamente, faccia a faccia. Esso tende a nascere quando i singoli prendono coscienza di avere bisogni e finalitˆ che possono essere soddisfatti con attivitˆ di gruppo. Fra i membri si instaurano solitamente rapporti che travalicano il compito specifico e la cui non considerazione  fonte spesso di disfunzione nel raggiungimento dellĠobiettivo.

Lo stare in gruppo, il lavorare in gruppo, se da un lato pu˜ essere fonte di tensioni perchŽ comporta la messa in discussione di sŽ, dei propri atteggiamenti, dei propri valori, dallĠaltro permette di acquisire un patrimonio di esperienze comuni che contribuisce a rendere pi facile la comunicazione, la comprensione e lĠinvestimento reciproco.

Gli studi, psicologicamente orientati, di ci˜ che avviene nel Òpiccolo gruppoÓ si sono sviluppati in due direzioni:

á       quella formativa o di addestramento

á       quella psicoterapeutica

Per un certo periodo i due filoni hanno progredito in modo autonomo, poi si sono verificati influenzamenti reciproci.

Come vedremo, ho cercato di delineare un percorso temporale dellĠapparire dei vari movimenti e filoni che si sono intersecati e che hanno avuto spesso la caratteristica della contemporaneitˆ e, in un secondo momento, anche, come dicevo, dellĠinfluenzamento reciproco.

 

1 -  Gruppi formativi e di addestramento

Per quanto riguarda il filone formativo e di addestramento spicca la figura di

1.1 - Kurt Lewin (1890-1947)

Il grosso merito degli studi sperimentali di Lewin  quello di aver creato una nuova scienza dellĠinterazione umana: la Dinamica di Gruppo. Con questo termine, da lui usato per primo, si intende sia la conoscenza dei fenomeni specifici dei piccoli gruppi e delle leggi che li governano, sia il metodo di intervento finalizzato al cambiamento degli atteggiamenti degli individui nel gruppo e della fisionomia del gruppo stesso.

Egli definisce il gruppo un insieme dinamico basato sullĠinterdipendenza dei membri. Il gruppo costituisce un campo di forze interagenti, in cui si verifica un reciproco influenzamento tra le parti e il tutto. Partendo da questi concetti elabora la teoria del cambiamento: se cĠ interdipendenza dei membri tra loro e tra loro e il gruppo nella sua totalitˆ se ne deduce che ogni cambiamento che riguarda una delle parti trasforma la struttura e la dinamica dellĠinsieme del gruppo alla stessa maniera che un cambiamento relativo allĠinsieme del campo psicologico  che rappresenta il gruppo porta con se una modifica di ciascuna parte, cio produce effetti su ogni componente del gruppo.

EĠ qui utile ricordare lĠequazione proposta da Lewin C=f(P,A) dove C= comportamento, P= persona, A=ambiente; cio Il comportamento pu˜ essere considerato funzione della persona e dellĠambiente.

Egli si occupa inoltre della funzione del leader nel gruppo e svolge lĠesperimento sullĠinfluenza dei tre stili di leadership: autoritaria, democratica e lassista, sul clima sociale ed interpersonale.

Trasferitosi negli Stati Uniti, durante la seconda guerra mondiale utilizza la dinamica di gruppo per persuadere le persone a cambiare le abitudini alimentari.

Durante gli anni Ġ40 dirige il Centro di Ricerche sulla Dinamica di Gruppo, in cui approfondisce gli studi sulle norme di gruppo, la pressione verso lĠuniformitˆ, lĠinfluenza del clima di gruppo e dello stile di comando sulla produttivitˆ nei diversi campi, dallĠindustria al campo educativo.

Nel Ġ46 viene chiamato ad addestrare, nel Connecticut, i capi di  comunitˆ, dirigenti sindacali e insegnanti perchŽ divengano pi efficienti nellĠaffrontare le tensioni interraziali.

Si affermano cos“ i T-GROUP (Training- group – gruppi di addestramento). Alla base dei gruppi di addestramento non vi  una formulazione unica di ipotesi teoriche, nŽ si  giunti a una rigorosa codificazione delle tecniche: pertanto il T-Group costituisce Òuna famiglia di metodi di formazione piuttosto che un unico metodoÓ [1]

Il gruppo di addestramento  un gruppo non strutturato, che non ha un compito preciso da svolgere, nel quale ciascuno pu˜ parlare di ci˜ che preferisce, senza dover sottostare a norme stereotipate. LĠattenzione viene focalizzata sulle interazioni  che si stabiliscono nel presente, il concentrarsi sul Òqui e oraÓ acquista significato ed importanza per la retroazione o feed-back, che pu˜ essere definita come Òinformazione di ritornoÓ che restituisce dei risultati alla fonte dellĠinformazione.

Per essere efficace, il feed-back non deve contenere giudizi di valore, come di solito avviene allĠ ÒesternoÓ.

Pu˜ costituire unĠimportante occasione di apprendimento conoscere come gli altri ci percepiscono al di fuori dei ruoli che solitamente usiamo nei rapporti sociali ed aiuta a mettere in luce la discrepanza tra il nostro modo di essere e ci˜ che gli altri percepiscono di noi.

Il clima che si crea nel T-Group contribuisce a favorire nei partecipanti Òuna sorta di abbandono delle convenzioni sociali e un desiderio di cambiare, di riapprendere il proprio modo di essere e di rapportarsi agli altriÓ[2].

LĠapprendimento che ha luogo nei piccoli gruppi (8-12 persone) pu˜ essere esteso ad altri contesti, in cui, grazie alla maggior consapevolezza dei fenomeni che si verificano nei gruppi, si sarˆ in grado di mettere in atto modalitˆ di comportamento pi adeguate ed efficaci.

1.2 – Michael Balint (1896-1970)

Medico e psicoanalista ungherese, si occupa degli aspetti psicologici della pratica medica e, soprattutto dopo il suo trasferimento a Londra (1939), matura le sue riflessioni teorico-cliniche pi originali e creative, fondendo la propria competenza medica con la sua formazione psicoanalitica. Egli elabora un sistema di formazione per i medici, i ÒGruppi BalintÓ basato sullĠanalisi dellĠinterazione medico-paziente che consente al medico di comprendere i problemi emotivi insiti nella sua pratica quotidiana.

I  Gruppi Balint

Sono composti da un numero ristretto di partecipanti (8-12) che si riuniscono periodicamente (solitamente una volta alla settimana per qualche anno) sotto la guida di un conduttore che ha una formazione specifica in questo ambito. In essi vige la regola dellĠeterocentratura, nel senso che la discussione  imperniata sui casi (cio situazioni specifiche della vita lavorativa del medico o dellĠoperatore sociale, senza mai coinvolgere la vita privata dello stesso).

La discussione del caso consente la possibilitˆ di osservare e di osservarsi attraverso una serie di processi di identificazione e di distanziamento. Chi espone il caso, ha la possibilitˆ di rivedere la situazione con un minor coinvolgimento emotivo, il che gli consente di comprendere con maggiore obiettivitˆ i bisogni del paziente; gli altri partecipanti, identificandosi ora nel paziente, ora nellĠoperatore, intervengono nel dialogo del gruppo e diventano essi stessi pi consapevoli del proprio modo di sentire e di pensare quando operano nella propria attivitˆ professionale. Il caso viene in tal modo esaminato con il contributo dei vari membri del gruppo e del conduttore, che interviene chiarificando e arricchendo quanto  stato detto. Si impara cos“ attraverso lĠascolto degli interventi propri ed altrui, ad acquisire una maggiore consapevolezza delle proprie emozioni e dei propri strumenti di lavoro, permettendo di fare interventi pi puntuali e corretti verso il paziente.

2 – Gruppi psicoterapeutici

Nel filone psicoterapeutico gli studi e le esperienze possono essere classificate in due categorie:

á        quella che, almeno inizialmente, non si avvale della nascente psicoanalisi

á        quella che si sviluppa allĠinterno dellĠapproccio psicoanalitico

Nel primo caso, sullo scenario si impone una personalitˆ di spicco:

2.1 – Jacob Levi Moreno (1889 – 1974)

Nato a Bucarest (Romania) e formatosi a Vienna, laureato in medicina,  uno dei protagonisti della psicologia del Ô900. Dotato di personalitˆ poliedrica e prorompente, si occupa anche di filosofia, sociologia ed  anche uomo di teatro.

Giˆ durante gli studi universitari riunisce i bambini in gruppi per giocare nei giardini di Augarten e rimane colpito dalla loro facilitˆ a recitare le storie e a impersonare i ruoli dei diversi personaggi.

Notato lĠeffetto positivo sul piano emozionale derivante da questi giochi basati sulla creativitˆ e sullĠapertura, nel 1921 apre il teatro della spontaneitˆ in cui non vi sono testi scritti ma gli attori dilettanti mettono in scena il cosiddetto Ògiornale viventeÓ, cio recitano i fatti del giorno.

Il Òteatro della spontaneitˆÓ  il predecessore dello Psicodramma, cio il teatro terapeutico.

QuestĠultimo prende corpo nel 1932 dopo il suo trasferimento negli Stati Uniti.

I concetti principali sviluppati da Moreno sono:

Ż  LĠAZIONE  - Il termine Psicodramma deriva dal greco psychŽ (anima) e drama (azione), cio messa in azione dei movimenti dellĠanima. Egli, in opposizione allĠimpostazione psicoanalitica a lui contemporanea che privilegia la ricostruzione e lĠelaborazione del passato personale di ciascun individuo attraverso gli scambi verbali, sostiene la necessitˆ di introdurre lĠazione nel trattamento terapeutico perchŽ solo con lĠazione, secondo lui, si pu˜ aumentare la consapevolezza di sŽ ed evidenziare quegli aspetti che altrimenti rimarrebbero in ombra.

Ż  La SPONTANEITAĠ e la creativitˆ ad essa correlata sono considerate da Moreno come fine ed insieme mezzo del suo metodo psicodrammatico. La possibilitˆ di entrare  in contatto con il proprio mondo interiore e fantasmatico attraverso la drammatizzazione di storie che vengono via via definite, riavvia quella spontaneitˆ e creativitˆ che, secondo lui, lĠuomo ha perduto nel corso della sua crescita.

Ż  La CATARSI, in greco significa purificazine. Giˆ Aristotele aveva colto che caratteristica del dramma  suscitare forti emozioni nel pubblico che, attraverso queste, purifica il proprio animo e si solleva dalle passioni in esso rappresentate. Per Moreno la catarsi non  pi affidata solamente allĠidentificazione dello spettatore con lĠattore ma implica ÒunĠesperire attraverso unĠazione giocata in prima persona e che abbia come contenuto il proprio materiale autobiograficoÓ[3].

Ne consegue che lĠeffetto catartico  prodotto sullĠattore pi che sugli spettatori e scaturisce dal fatto che si mettano in scena episodi reali e non letterari. In questo senso il concetto di catarsi, come ipotizzato da Moreno, si riallaccia a quello di spontaneitˆ: il sollievo dalle tensioni  raggiunto pienamente soltanto quando il  soggetto riesce a liberarsi, attraverso lĠazione psicodrammatica e con lĠaiuto del gruppo, dai condizionamenti esterni ed interni e a far emergere la risposta presente e nuova alla situazione passata.

Attraverso una tecnica molto dettagliata si tende a raggiungere la coesione di gruppo da cui derivano la reciprocitˆ delle relazioni e la messa in comune delle esperienze.

Poco prima di laurearsi in medicina (1916) formula il sociogramma, un metodo di osservazione che si avvale di un questionario che ha lo scopo di analizzare la posizione di un individuo allĠinterno di un gruppo, fornire informazioni sul gruppo ed individuare i leaders e gli emarginati.

Nel 1946 pubblica il primo volume del trattato ÒPsychodramaÓ. Un gruppo di psichiatri e psicoanalisti francesi che hanno studiato psicodramma con lui negli  USA iniziano a praticarlo in Francia con i bambini. EĠ lĠinizio di una nuova corrente di psicoterapia: lo psicodramma analitico che, ben presto, verrˆ esteso agli adolescenti e agli adulti.

Nel 1959, insieme a  Anne Anceline Shutzenberger, fa dimostrazioni di psicodramma in Unione Sovietica e Francia. Pubblica il secondo volume della sua opera:  Psychodrama.

Nel 1963 partecipa al terzo Congresso Internazionale di Psicoterapia di Gruppo a Milano.

Nel 1974 Muore attorniato dai suoi allievi.

2.2 - La psicoanalisi

Mentre i personaggi fin qui ricordati sviluppano le loro esperienze e formulano le loro teorie, va via via affermandosi un altro filone di pensiero che tanta influenza avrˆ sulla teoria dei piccoli gruppi: la psicoanalisi.

Naturalmente non intendo qui affrontare lĠimpianto teorico psicoanalitico in quanto  giˆ oggetto di studio e trattazione in altri momenti della Scuola, ma solo toccare gli aspetti delle opere sociali di Freud a cui, sia pur in modi diversi, fanno riferimento tutti gli autori che si sono occupati di gruppi.

2.2.1 - Le opere sociali di Freud

Possiamo dire che Freud non si  mai occupato di gruppi (intesi come oggi siamo abituati ad intenderli) e, quando ha formulato la sua teoria delle masse, si  basato su quanto aveva scritto Le Bon, un medico e sociologo francese che aveva espresso le sue considerazioni sulle attivitˆ delle masse rivoluzionarie francesi (Turner, Giles 1981)[4], e non su studi e osservazioni effettuati in prima persona. Freud quindi accetta la visione delle masse diffusa nella sua epoca e cerca di spiegarla alla luce della teoria psicoanalitica.

Ne emerge che, nella massa, lĠindividuo regredisce ad uno stato primitivo sia nel senso del pensiero primario (contrapposto al pensiero secondario o pi evoluto) sia dal punto di vista della psicologia dello sviluppo del ciclo di vita, viene infatti associato allĠinfante, sia anche alle popolazioni primitive cio non appartenenti alla cultura occidentale ed europea.

Se ne ricava complessivamente unĠimmagine piuttosto svalutata dellĠinsieme di pi individui.

Kaes mette in evidenza che Freud, sia nelle sue ipotesi relative allĠinconscio, sia in quelle in cui si interroga sulle connessioni individuo-societˆ, risente molto delle rivalitˆ, degli antagonismi e delle vicissitudini del legame intersoggettivo sorte allĠinterno del gruppo che Freud stesso riunisce intorno a sŽ. Ne risulta una difficile gestione del rapporto con lĠalteritˆ (costituita dai suoi discepoli) che per˜ non gli impedisce di individuare alcuni elementi che verranno successivamente ripresi dagli autori che, nel corso degli anni, si occuperanno di gruppi.

In Totem e tabu egli sostiene lĠipotesi delle formazioni trans-individuali della psiche:

ÒÉ..noi procediamo dovunque dallĠipotesi di una psiche collettiva nella quale i processi mentali si compiono come nella vita mentale dellĠindividuo. (É.) Senza lĠipotesi di una psiche collettiva, di una continuitˆ nella vita emotiva degli uomini (É.) tutta la psicologia dei popoli non potrebbe sussistere. Se i processi psichici di una generazione non si prolungassero nella generazione successiva, ogni suo atteggiamento verso lĠesistenza dovrebbe essere acquisito ex novo, e non vi sarebbe in questo campo nessun progresso e praticamente nessuna evoluzione.Ó

e svela le componenti narcisistiche e omosessuali del complesso di Edipo.

In Psicologia delle masse e analisi dellĠIo , la sua affermazione: Ò la psicologia individuale  anche, fin dallĠinizio, psicologia socialeÓ introduce lĠapertura degli apparati psichici gli uni agli altri e immette in una concettualizzazione nuova, quella del processo psichico del raggruppamento in cui lĠidentificazione  la manifestazione del primo legame emotivo e costituisce lĠasse attorno al quale si organizza la struttura libidica dei legami intersoggettivi.

Nelle ultime pagine egli intravede anche un possibile utilizzo terapeutico delle Òformazioni collettiveÓ.

ÒÉÉÉ.la nevrosi rende asociali, fa uscire dalle formazioni collettive abituali la persona da essa colpita. (É) DĠaltra parte  possibile vedere che, la dove si  avuta una potente spinta alla formazione collettiva, le nevrosi recedono e, per un certo periodo almeno, possono scomparire. Si  anche a ragion veduta tentato di utilizzare terapeuticamente tale antagonismo tra nevrosi e formazione collettiva.Ó

Anche se per˜ Freud, nel concreto, privilegerˆ lĠindividuo rispetto alle Òformazioni collettiveÓ.

Ne Il disagio della civiltˆ egli sviluppa un altro concetto, quello della rinuncia reciproca al raggiungimento delle mete pulsionali.  Freud ritiene che la vita sia troppo dura e difficile per essere sopportata cos“ come . Per alleviarne gli aspetti pi pesanti lĠuomo trova dei diversivi, dei soddisfacimenti sostitutivi: lĠarte, la cultura, le scienze, la religione che egli definisce sublimazioni. Questo permette una certa sicurezza garantita dalla rinuncia a quella che  la meta di ogni pulsione: il compito di evitare il dolore e di procurarsi piacere. A questo proposito egli affronta il tema del carattere distintivo di una civiltˆ, cio di come vengono definite le regole relative alle relazioni reciproche. Se non venissero formulate tali regole, le relazioni sociali sarebbero soggette allĠarbitrio dei singoli. La sostituzione del potere della comunitˆ a quello del singolo costituisce la giustizia e questo  il primo requisito di ogni comunitˆ perchŽ garantisce che lĠordine statuito non verrˆ infranto a favore di nessuno.

Se da un lato vi  un beneficio, dallĠaltro vi  una rinuncia.

Il saggio si conclude con una parte dedicata allĠaggressivitˆ, al narcisismo e al narcisismo delle Òpiccole differenzeÓ  proprie delle formazioni collettive. Egli definisce cos“ quelle diversitˆ che caratterizzano ogni comunitˆ raffrontata ad unĠaltra, anche se molto prossima. LĠaggressivitˆ che si determina tra di esse  indice, secondo Freud, della necessitˆ di delimitare lĠappartenenza, lĠidentitˆ e la continuitˆ dellĠinsieme.

Questa visione  consequenziale al fatto che in Freud viene privilegiato lĠaspetto pulsionale e le relazioni sono una diretta conseguenza dellĠazione delle pulsioni.

Questa prospettiva produce lĠimmagine di un uomo preda della lotta  intrapsichica tra le proprie pulsioni inconsce e la difficoltˆ a scaricarle a livello conscio.

2.2.2 - I pionieri dellĠimpiego del gruppo in funzione terapeutica

2.2.2.1 - Joseph Pratt

Nel 1904 Joseph Pratt, un medico internista di Boston, organizza dei gruppi (20-25 persone) con pazienti tubercolotici che si incontrano settimanalmente sotto la sua conduzione per discutere dellĠandamento della malattia.

LĠaspetto informativo occupa grande spazio. I pazienti sono tenuti a redigere un diario giornaliero sullĠandamento della terapia e ben presto risultano in grado di valutare il proprio stato di salute e i progressi nella cura, che vengono discussi pubblicamente.

LĠesperimento ottiene un grande successo; la coesione che si  venuta a creare nel gruppo ha permesso a ciascun partecipante di discutere oltre che della malattia anche delle proprie condizioni generali di vita dando cos“ ad ognuno la possibilitˆ di uscire dallĠisolamento e dalla depressione.

Oltre alla coesione, i fattori terapeutici agenti sembrano essere: la condivisione e lĠuniversalizzazione delle tematiche psicologiche legate alla patologia organica trattata nellĠintervento.

Intorno agli anni Ġ20 e Ġ30, negli Stati Uniti, altre esperienze similari seguono quella di Pratt (Lazell con pazienti schizofrenici, Marsh con una tecnica di risveglio religioso).

2.2.2.2 -Trigant Burrow

EĠ il primo ad utilizzare il gruppo in psicoterapia (1925). Uno dei fondatori dellĠAssociazione Psicoanalitica Americana, nel 1927 pubblica un suo scritto in cui, oltre a fondare la concezione del gruppo come strumento terapeutico e ad utilizzare per primo il termine gruppoanalisi, inizia una teorizzazione, molto avanzata per la sua epoca, in cui sostiene che il gruppo  un tutto unico. Scrive Badolato e Di Iulio: Òfu il primo a focalizzare lĠattenzione sui vissuti e sui rapporti che si instaurano nella situazione presente allĠinterno di un gruppo e a considerare il gruppo stesso come unitˆ organica e non come una semplice somma di individuiÓ[5]

Secondo Trigant Burrow, lĠindividuo non va considerato in modo isolato ma facente parte della specie umana e quindi dotato di un istinto sociale naturale.

La nevrosi perci˜ viene vista come causata da un conflitto che si genera nel sociale e non, come riteneva Freud, di natura intrapsichica.

Secondo lĠautore, tale conflitto si sviluppa tra lĠistinto naturale al legame e le relazioni  sociali che lo rendono difficile a causa dellĠimposizione di codici morali convenzionali di comportamento.

Queste opinioni, fortemente in contrasto con lĠortodossia freudiana, finiscono con lĠisolare Burrow e ne provocano lĠespulsione dallĠAPA.

 

2.2.3 – Le concezioni gruppali

Una rassegna dei modelli e degli approcci al lavoro clinico con i gruppi in campo psicoanalitico pu˜ essere fatta tenendo in considerazione la concezione che ogni autore ha del gruppo.

Possiamo distinguerli perci˜ in:

á       analisi in gruppo

á       analisi di gruppo

á       analisi attraverso il gruppo

Questa distinzione non va intesa per˜ in modo rigido in quanto molte sono le interazioni, gli influenzamenti e gli scambi avvenuti tra i vari autori e i vari filoni. Essa ha solamente lo scopo di mettere in luce i cambiamenti epistemologici avvenuti nella teoria e nella teoria della tecnica in riferimento alla clinica dei gruppi.

2.2.3.1 – Analisi in gruppo

Dopo lĠesperienza di T. Burrow,  in campo psicoanalitico altri clinici iniziano ad utilizzare il gruppo a scopi  terapeutici.

In consonanza con lĠimpianto psicoanalitico che rivolge allĠindividuo il fine terapeutico della psicoanalisi, i primi psicoanalisti che utilizzano il gruppo concepiscono il trattamento come terapie individuali condotte in gruppo. La scelta del gruppo ha, in questo periodo, finalitˆ puramente economiche, soprattutto in ambito ospedaliero.

Esponenti di questo filone che risale agli anni Ġ30 del secolo scorso sono: Wender, Shilder, Slavson, Wolf e Schwartz.

Louis Wender  riunisce i pazienti che ha in trattamento individuale per discutere con loro gli aspetti teorici della psicoanalisi.

Paul Schilder sottolinea i vantaggi dellĠapproccio gruppale evidenziando lĠaspetto benefico derivato dal confronto con gli altri, cosa che riduce la pressione del Super-Io e rafforza lĠIo attraverso lĠidentificazione con gli altri partecipanti.

In questo filone vengono mantenuti gli strumenti tipici dellĠanalisi individuale:

-        lĠinterpretazione del transfert indirizzato allĠanalista

-        lĠinterpretazione dei sogni

-        lĠinterpretazione dei lapsus, delle libere associazioni ecc.

sempre ricondotte alla storia individuale.

Samuel R. Slavson  una delle figure pi rappresentative di questo orientamento. Egli riconosce qualificanti aspetti nella pratica psicoanalitica in gruppo: in essa vi  una maggiore visibilitˆ degli atteggiamenti transferali dei pazienti attraverso i Òtransfert multilateraliÓ cio quelli prodotti nelle relazioni tra i membri. Egli ritiene inoltre che il gruppo si costituisca per ciascun paziente come riproduzione del nucleo famigliare originario.  Inoltre, secondo lĠautore, nei gruppi psicoterapeutici il fine che lĠindividuo  si pone  del tutto personale, senza uno scopo comune ed i benefici sono dotazione di ogni singolo membro.  Il setting analitico  garantito dal terapeuta e al centro del lavoro di gruppo vi  lĠespressione  emotiva. Il focus dellĠinteresse terapeutico  la relazione affettiva, sia verso il terapeuta, sia verso gli altri partecipanti mediata dallĠinterpretazione analitica del transfert.

Egli considera la coesione come un ostacolo al lavoro analitico e ritiene necessario opporvisi con fermezza interpretando in termini intrapsichici il singolo paziente.

 Wolf e Schwartz – EĠ grazie a questi due autori che si ha una sistematizzazione teorico-metodologica di questo modello. Iniziano la loro pratica con i gruppi negli anni Ġ40 e nel 1962 pubblicano il trattato Psychoanalysis in group. La loro posizione rispetto alle dinamiche di gruppo  pi indulgente di quella di Slavson ma non giungono mai a considerare il gruppo come elemento terapeutico in sŽ.

Wolf introduce il metodo della Òseduta alternataÓ cio una seduta settimanale senza lĠanalista per permettere ai pazienti, in sua assenza, una maggiore espressione dei loro sentimenti nei confronti dellĠanalista. Questo elemento induce a pensare che lĠautore non ritenga che le dinamiche interpersonali  siano di ostacolo al lavoro analitico anche  se il gruppo continua ad essere considerato come la somma di pi individui e non come unitˆ organica.

 

2.2.3.2 – Analisi di gruppo

Di questo orientamento fanno parte Bion, Ezriel e i teorici del conflitto focale di gruppo: D.S.Whitaker e M.A. Liebermann.

Wilfred Ruprecht Bion (1897-1979)

EĠ uno psichiatra  britannico e figura di spicco della ricerca psicoanalitica. Nato a Muttra in India, si trasferisce  in Inghilterra allĠetˆ di otto anni per entrare in college, cos“ come voleva la tradizione. Infatti i figli degli alti funzionari britannici (il padre era ingegnere della pubblica amministrazione e ricopr“ le funzioni di segretario del Congresso indiano ) venivano inviati in patria per ricevere unĠeducazione di valore.

Finita la scuola superiore,  si arruola come allievo ufficiale nellĠesercito e combatte nelle Fiandre durante la prima guerra mondiale ottenendo  una decorazione al valore militare.

Dopo la guerra si laurea in storia allĠUniversitˆ di Oxford, insegna per un breve periodo e, ben presto, intraprende gli studi di medicina allĠUniversitˆ di Londra.

Conseguito lĠesame di stato, inizia ad interessarsi di psicoterapia e frequenta la Tavistock Clinic (1932).

Il suo contributo alla comprensione  del funzionamento  gruppale  ha origine dallĠesperienza  di Northfield (aprile 1942), durante la seconda guerra mondiale, in cui viene incaricato di dirigere un reparto di riabilitazione nellĠospedale militare e  dove si occupa del supporto  ai militari colpiti da disordini post traumatici. LĠesperienza ha una durata molto limitata (6 mesi) ma non per questo poco rilevante.

Il suo apporto, particolarmente originale, alla terapia di gruppo risente direttamente dellĠinfluenza di Kurt Lewin e Melanie Klein (che fu sua analista).

Egli ritiene che pi persone riunite in gruppo non mettono in comune  solo le loro opinioni e desideri consapevoli ma anche i propri desideri ed impulsi inconsci che, secondo lui, costituiscono la mentalitˆ del gruppo.

Ò Faccio allora lĠipotesi che la mentalitˆ del gruppo sia un serbatoio comune a cui affluiscono anonimamente i contributi di tutti e che in esso si possono gratificare gli impulsi e i desideri che questi contributi contengonoÓ [6]

Essa si esprime attraverso modalitˆ e comportamenti che egli definisce assunti di base. Gli assunti di base sono caratterizzati da emozioni intense e primitive tendenti ad evitare la frustrazione dellĠapprendimento attraverso lĠesperienza e lĠesame di realtˆ.

Apprendimento che implica sforzo, qualche volta dolore e, comunque, contatto con la realtˆ.

Caratteristica degli assunti di base  la fantasia che i problemi vengano risolti in modo magico.

In ogni gruppo vi sono due aspetti coesistenti:

á       quello del gruppo di lavoro che porta il gruppo verso la razionalitˆ e lĠefficienza (funzioni dellĠIo)

á       quello fondato sugli assunti di base che implica una notevole regressione da parte dei membri che   ricercano gratificazione emotiva e sollievo dalle tensioni (funzioni dellĠEs)

Il comportamento del gruppo in ogni momento  lĠespressione dellĠequilibrio raggiunto tra questo due aspetti.

Gli assunti di base sono tre:

1.     Assunto di base di dipendenza: i membri dipendono affettivamente dal leader del gruppo e pensano che i loro bisogni possano essere soddisfatti attraverso la delega, con la rinuncia allĠesercizio di un diritto o per passivitˆ verso un ente superiore. Bion nel suo esempio si riferisce alla Chiesa, il cui leader  il Papa e, in ultima istanza, Dio.

2.     Assunto di base di accoppiamento: la leadership  connessa ad una coppia che, si spera, farˆ nascere un nuovo leader.  PerchŽ questo assunto di base permanga  necessario che lĠobiettivo non venga mai raggiunto o mai completamente in modo che rimanga sempre una tensione ÒversoÓ.

LĠesempio fatto da Bion  lĠaristocrazia.

3.     Assunto di base di attacco e fuga: trova il suo leader in personalitˆ paranoidi. EĠ necessario credere che qualcosa fuori o allĠinterno del gruppo minacci lĠincolumitˆ di ciascun membro o di tutto il gruppo. LĠesempio fatto da Bion  lĠesercito.

Secondo Bion, gli assunti di base sono sempre presenti nella vita del gruppo e sottolinea che, in un dato istante, solamente un assunto di base pu˜ essere presente nel gruppo. Mentre un assunto di base domina il gruppo, gli altri rimangono latenti per dominare il gruppo in un altro momento.

Bion (1961) sottolinea che il gruppo agisce come unitˆ, dal momento che ogni individuo possiede una ÒvalenzaÓ inconsapevole che gli consente di Òentrare in combinazione col gruppo nel determinare gli assunti di base e nellĠagire secondo essiÓ. Egli definisce la valenza una Òfunzione spontanea ed inconscia delle qualitˆ sociali della personalitˆ dellĠuomoÓ.[7]

Lo strumento usato da Bion per trasformare le dinamiche irrazionali che dominano i gruppi in assetto di assunto di base  quello della consapevolezza che egli cerca di far emergere, attraverso lĠintrospezione e lĠanalisi delle motivazioni inconsce del comportamento dei singoli membri.

Egli formula lĠipotesi dellĠesistenza di uno stato protomentale (che ha origine della vita collettiva) in cui albergano gli assunti di base  momentaneamente inattivi e da cui possono emergere gli stati emotivi ad essi collegati.

Harry Ezriel   osservatore dei gruppi condotti da Bion, tuttavia sviluppa una concezione personale del rapporto paziente/terapeuta. Egli ritiene che questi possa declinarsi secondo tre tipi di transfert: necessario, evitato, calamitoso. Il primo riguarda il rapporto che il paziente necessariamente stabilisce con il terapeuta per cercare di evitare quello che teme per paura che ne derivi qualcosa di pericoloso ed irreparabile.

In gruppo, ciascun individuo cerca un proprio equilibrio (quello pi vantaggioso per se) tra i tre rapporti ma, poichŽ vi  una compresenza di esigenze diverse, si verrˆ a costituire una tensione inconscia comune, dalla quale emerge un atteggiamento transferale di gruppo che definisce come struttura di gruppo comune  considerata lĠelemento accomunante i transfert individuali e che permette di trattare il gruppo come se fosse un singolo individuo.

Secondo lĠautore, allĠinterno del gruppo si possono rintracciare due meccanismi di comunicazione: quello per procura quando un paziente non pu˜ esprimere direttamente le proprie emozioni considerate inaccettabili e delega un altro membro del gruppo, quello reattivo-coatto che si manifesta come incapacitˆ di pensare.

Egli ritiene che la comunicazione del singolo paziente sia espressione del gruppo nel suo insieme pi a livello difensivo che evolutivo.

D.S.Whitaker e M.A. Liebermann

Hanno elaborato un modello di gruppo terapeutico denominato conflitto focale di gruppo tentando di coniugare lĠimpostazione lewiniana con lĠimpianto psicoanalitico.

Il gruppo infatti viene considerato una totalitˆ dinamica che agisce sugli individui e sui loro conflitti inconsci. Il conflitto focale di gruppo  costituito da un conflitto inconscio e condiviso dai partecipanti al gruppo.  I comportamenti che vengono espressi da ciascun componente il gruppo nel dispiegarsi del tempo costituisce  una sorta di catena associativa, espressione di un tema sottostante che riguarda la situazione del gruppo nel qui e ora. Il conflitto  determinato dalla contrapposizione tra un movente disturbante: un desiderio e un movente reattivo: la paura,  che pervadono il gruppo. La soluzione del conflitto  pu˜ essere data da una diminuzione delle paure unita allĠespressione del movente disturbante, nel qual caso la soluzione  considerata di natura restrittiva; quando la riduzione delle paure  accompagnata dallĠindividuazione del movente disturbante, la soluzione  considerata di natura progressiva. 

 

2.2.3.3 – Analisi attraverso il gruppo

Il principale personaggio di questo orientamento :

Sigmund Heinrich Fuchs divenuto poi Foulkes (1898-1976) quando viene naturalizzano come cittadino britannico.

Laureatosi in medicina a Heidelberg e specializzatosi  in neurologia a Francoforte ha modo di collaborare con Kurt Goldstein, neurologo la cui impostazione avrˆ un grande peso sulle successive teorizzazioni di Foulkes.

Durante i suoi studi universitari  Foulkes inizia ad interessarsi alle opere di Freud e nel 1928 si trasferisce a Vienna per iniziare il training psicoanalitico con Helene Deutsch.

Due anni dopo, terminata la formazione, torna  a Francoforte e si iscrive allĠIstituto psicoanalitico. Inizia cos“ lĠattivitˆ privata come psicoanalista.

In quegli anni ha occasione di frequentare alcuni sociologi (Karl Mannheim, Max Horkheimer, Norbert Elias) della Scuola di Francoforte che aveva sede nello stesso stabile dellĠIstituto di Psicoanalisi e  si crea lĠopportunitˆ di un proficuo scambio di idee e un influenzamento reciproco.

Per sfuggire alle persecuzioni raziali, nel 1939 si trasferisce in Svizzera, poi a Parigi ed infine in Inghilterra a Exeter dove intraprende lĠattivitˆ privata in collaborazione con Eva Lewis (psicoterapeuta di formazione analitica) con cui condivide lĠinteresse per i gruppi, interesse suscitato in lui dalla lettura di Trigant Burrow avvenuta nel 1925 e poi rimasto latente per una quindicina di anni.  Dopo un lavoro con lei, durato due anni, durante i quali seguono 50 pazienti, scrive nel 1942 un articolo dal titolo: ÒAnalisi di gruppo. Studio sul trattamento di gruppi  su linee psicoanaliticheÓ. Durante lĠelaborazione della sua metodologia adotta per il suo lavoro denominazioni diverse ed infine sceglie quella di ÒPsicoterapia GruppoAnaliticaÓ anche se il termine era stato giˆ impiegato da Burrow da cui lui, in parte, si distacca.

Durante la Seconda guerra mondiale, ricopre il grado di Maggiore e viene impiegato come addetto allĠOspedale Militare  Northfield, a Birmingham. Questa fu lĠoccasione (novembre 1944) per introdurre il suo approccio gruppoanalitico. Va ricordato che due anni prima Bion aveva introdotto nello stesso ospedale lĠesperienza dei gruppi e che non aveva avuto lĠapprezzamento delle gerarchie  che lĠavevano sospesa dopo un periodo molto breve.  Ma, come dice BlŽandonu, Òaccade spesso che un innovazione sia bloccata poco dopo il suo esordio. Ma, dopo un sufficiente intervallo, lĠambiente diviene favorevole  a questa innovazione e lĠiniziativa originaria riesce finalmente a raggiungere una trasformazione durevoleÓ.[8]

Nella teoria di Foulkes si ritrovano le influenze derivate dai pensatori che su di lui hanno avuto un peso determinante: Goldstein e Elias.

Goldstein  ritiene, contrariamente agli approcci frenologici allora in vigore, che il sistema nervoso centrale (SNC) sia una grande rete di cellule con un funzionamento molto complesso per cui una perturbazione in un punto  del SNC  comporta una risposta che interessa tutto il sistema nel suo complesso e non solo una parte della corteccia. Il funzionamento del sistema nervoso  visto in costante interazione tra la rete e i neuroni che si influenzano reciprocamente. Questi ultimi vengono considerati gli elementi che costituiscono la rete e che vengono da essa influenzati.

Questo approccio appare a Foulkes  estendibile ai fenomeni umani. Tanto pi che lĠinflusso di Elias lo porta nella stessa direzione. Infatti Elias evidenzia come gli individui siano mutuamente interdipendenti e che Òuna totalitˆ  qualcosa di differente dalla somma delle sue parti, che essa possiede una normativa peculiare che non pu˜ mai essere ricavata unicamente dallĠosservazione delle sue singole componentiÓ[9]

Secondo Foulkes ÒLa rete diviene quindi il sistema di relazioni che connette gli individui, e, ogni individuo, in quanto punto nodale della rete,  un luogo sociale e mentale di convergenza e divergenza di relazioni transpersonali con altri nodi (É..) Coniugando lĠinsegnamento di Goldstein con le teorie sociologiche di Elias, Foulkes estende il paradigma della totalitˆ oltre i confini dellĠorganismo e della vita individuale, fino a coprire con esso lĠintera rete socialeÓ[10]

Oltre alla rete, i concetti principali sviluppati dallĠautore sono:

Ż  il plexus -  da lui cos“ definito: ÒCon ci˜ si intende che un numero relativamente piccolo di persone, che comprende la famiglia, si raggruppa dinamicamente, man mano che procede  il trattamento, intorno alla persona centrale – il paziente – soprattutto in connessione ai suoi conflitti che hanno un significato particolare per il disturbo che lĠha spinta a consultarciÓ[11]

Ż  la matrice -  tale concetto viene impiegato dallĠautore prevalentemente quando si riferisce ai gruppi psicoterapeutici. Egli scrive: Ò La matrice del gruppo pu˜ essere vista come la base operativa di tutti i processi mentali nel gruppo, cos“ come la mente dellĠindividuo  la base operativa di tutti i suoi processi mentali. Le sue linee di forza possono essere concepite come passanti attraverso i singoli membri e possono pertanto essere chiamati una rete transpersonale paragonabile ad un campo magnetico. LĠindividuo  pensato come punto nodale di questa rete, come sospeso in essaÓ.[12]

Ż  il transpersonale  - Foulkes ne parla in termini processuali. Tali processi sono del tutto inconsci.  Dice: ÒQuesti processi passano attraverso lĠindividuo, sebbene ciascun individuo li elabori e contribuisca ad essi e li modifichi a suo  modoÓ.[13]  Si giunge cos“ ad una saldatura tra lĠinterno e lĠesterno, tra lĠesplorazione dei processi inconsci, iniziata da Freud, e, lĠesplorazione dei processi trans-individuali.

Ż  la localizzazione  -  Secondo lĠautore la causa del problema del paziente non sta nel paziente stesso ma nella relazione tra lui e il suo plexus. Questo  avvalorato dal fatto che, quando un paziente  in analisi, la sua famiglia e il suo contesto di riferimento resistono fortemente ai suoi cambiamenti, rendendo pi ardua la modificazione.

NellĠopera complessiva di Foulkes troviamo aspetti tra di loro molto contraddittori che Farhad Dalal[14] ha evidenziato postulando lĠesistenza di due Foulkes:

á       un Foulkes ortodosso – che, temendo di scontrarsi con la comunitˆ psicoanalitica, non  riuscito a disfarsi della sua ortodossia. Infatti in alcuni suoi scritti, sostiene che ÒLa psicoterapia, in ultima analisi, non  altro che trattamento dellĠindividuoÓ (Foilkes, Antony 1957). Egli parla anche di Òistinto socialeÓ come parte dellĠereditˆ filogenetica, richiamandosi al concetto di Freud relativo alla natura conservativa degli istinti.

á       Un Foulkes radicale – che rovescia le affermazioni precedenti affermando Ò dobbiamo invertire il nostro assunto tradizionale secondo il quale lĠindividuo rappresenta lĠunitˆ ultima e il gruppo va spiegato allĠinterno dellĠindividuo. EĠ vero il contrario. Il gruppo, la comunitˆ  lĠunitˆ primaria ultima da considerareÓ. [15] Contrariamente a Freud che attribuiva importanza prevalente al mondo pulsionale, Foulkes  ritiene che i processi interni allĠindividuo siano interiorizzazioni delle forze che operano nel gruppo al quale lĠindividuo appartiene. Egli afferma Òcome gruppoanalisti non condividiamo la giustapposizione psicoanalitica di una realtˆ psicologica ÔinternaĠ e di una realtˆ fisica e sociale ÔesternaĠ, che, per la psicoanalisi, ha molto senso. Quello che  dentro  fuori, Ôil socialeĠ non  esterno bens“ anche molto interno e penetra lĠessenza pi interna della personalitˆ individualeÓ [16]

2.2.4 – La scuola argentina

Nello stesso periodo in cui Bion fonda la sua teoria sui gruppi con lĠesperimento di Northfield e Foulkes sviluppa al Maudsley Hospital la  Psicoterapia Gruppo Analitica, Enrique Pichon Rivire intraprende presso lĠOspedale de Las Mercedes di Buenos Aires unĠesperienza gruppale che lo porterˆ a formulare la concezione del Gruppo operativo.

2.2.4.1 - Enrique Pichon Rivire (1907-1978)

Con lui ha origine la Scuola psicoanalitica argentina. Psicoanalista di origine svizzera, trasferitosi in Argentina da bambino (a tre anni la sua famiglia emigra a Buenos Aires, poi nella provincia del Chaco e, successivamente, nel Parana).  Scopre la psicoanalisi attraverso la lettura di Freud, studia medicina a Rosario e Buenos Aires ed effettua due analisi: la prima con Angel Garma e la seconda con Melanie Klein.

Su di lui hanno molta influenza i contatti avuti con gli indiani Guarani con cui ha a che fare durante gli anni in cui suo padre  concessionario di un terreno in cui cerca di produrre cotone. Da questa esperienza lui stesso dice: ÒA causa dellĠemigrazione dei miei genitori da Ginevra al Chaco, io sono stato, dallĠetˆ di quattro anni, contemporaneamente il testimone e il protagonista dellĠinserimento di un gruppo minoritario europeo in un contesto di vita primitiva. Il mio interesse per lĠosservazione della realtˆ trova le sue radici nel mito e nella magiaÓ. (E.Pichon Rivire, 1975)[17]

Anche lĠesperienza analitica con Melanie Klein ha un peso importante tanto che alcuni commentatori ritengono che la sua teoria sui gruppi operativi sia un tentativo di integrazione della psicosociologia lewiniana e gestaltica con la psicoanalisi di orientamento kleiniano. Infatti egli amplia il concetto di Òrelazione dĠoggettoÓ con la nozione di vincolo o legame.

Egli definisce vincolo o legame Òuna struttura complessa che include un soggetto, un oggetto e la loro reciproca interrelazione con processi di comunicazione e apprendimento. (É) In ogni struttura di legame – e con il termine struttura giˆ abbiamo indicato la interdipendenza degli elementi – il soggetto e lĠoggetto interagiscono rialimentandosi reciprocamente. In questa interazione si verifica lĠinteriorizzazione di quella struttura di relazioni, che richiede una dimensione intrasoggettiva. (É) Le relazioni intrasoggettive, o strutture di legame interiorizzate, articolate in un mondo interiore, condizioneranno le caratteristiche dellĠapprendimento della realtˆ. (..) Il processo di interazione funziona come un circuito aperto, con traiettoria a forma di spirale, o come un circuito chiuso, viziato dalla stereotipiaÓ. [18]

Secondo lĠautore, a partire da queste interrelazioni interne e esterne  possibile definire i criteri di salute e malattia. La patologia di un membro della famiglia  assume il Òruolo di portavoce della malattia del gruppo di riferimentoÓ perci˜ lĠagente di cura non pu˜ che essere il gruppo e la metodologia quella del compito.

ÒIl gruppo operativo , dunque, un gruppo centrato esplicitamente sul compito (la risoluzione della malattia mentale, della stereotipia, della resistenza al cambiamento) e ha come finalitˆ quella di apprendere a pensare (apprendere ad apprendere)in termini di risoluzioni delle difficoltˆ nate e manifestate nel campo gruppale e non in quello di ciascuno dei partecipanti. Tuttavia non  centrato esclusivamente sul gruppo, ma Ôin ogni qui-e-ora con me nel compito si lavora a livello delle due dimensioniĠ, quella collettiva e quella individuale, dando vita ad un insieme di esperienze, affetti, conoscenze, che concorrono a modificare i legami interni ed esterni dei membriÓ.[19]

Egli parla di E.C.R.O. (Eschema Conceptual Riferimento Operativo) o Schema di riferimento –  quellĠinsieme di esperienze, teorizzazioni ed affetti con cui affrontiamo la vita.

Dove:

Schema –  considerabile lĠinsieme armonizzato di conoscenze in continuo movimento;

Concettuale -   sĠintende lĠinsieme di conoscenze che costituiscono il parametro di riferimento

Riferimento –  lĠambito, il segmento di realtˆ

Operativo – costituisce lĠadeguamento allĠoggetto (cambiamento, trasformazione, attuazione) 

Secondo Pichon Rivire la conoscenza  costituita da tre momenti:

á       Esperienza

á       Concettualizzazione

á       Trasformazione

Il Gruppo operativo permette, attraverso lĠesperienza del compito, lĠinnesco della concettualizzazione che conduce alla trasformazione.  In altri termini possiamo dire che il gruppo terapeutico agisce come un gruppo di lavoro che opera chiarimenti, apprendimenti  e trasformazioni e in cui il malato  lui stesso agente di cambiamento che agisce come ÒportavoceÓ di sŽ e delle fantasie inconsce del gruppo. Il conduttore ha il compito di guidare il gruppo verso lĠanalisi dei fattori che si frappongono allĠelaborazione del compito che porta al raggiungimento degli obiettivi terapeutici e cio:

á       adattamento attivo alla realtˆ

á       assunzioni di ruoli nuovi e pi flessibili

á       lĠacquisizione di maggiore responsabilitˆ e progettualitˆ

á       la capacitˆ di una lettura critica della realtˆ.

Pichon Rivire fonda nel 1943, insieme a Angel Garma (Berlino), Marie Langer (Vienna) e CŽles Ernesta Cercamo (Parigi), lĠAssociazione Psicoanalitica Argentina e nel Ġ53 la Scuola di Psicologia Sociale di Buenos Aires. EĠ proprio nel corso degli anni Ġ50 che mette a punto la sua tecnica operativa che, ancora oggi, mantiene tutto il suo interesse.

 In Italia, diffusore dellĠopera di Pichon Rivire  stato Armando Bauleo e i suoi colleghi.

Caratteristica della scuola argentina  , sin da subito, il cosmopolitismo e la capacitˆ di confronto con le altre realtˆ scientifiche e,  in particolar modo, con quella italiana.

2.2.4.2 - JosŽ Bleger (1923-1972)

Psichiatra e psicoanalista, allievo di Pichon Rivire. Gran parte della sua opera  dedicata allo studio dei pazienti psicotici, allĠintervento con i gruppi e allo studio delle dinamiche istituzionali.

Insegna al Dipartimento di Psicologia della Facoltˆ di Lettere e Filosofia di Buenos Aires e alla Scuola di Psicologia di Pichon Rivire.

Elabora un approccio psicoanalitico alle istituzioni introducendo alcuni concetti:

á       Promozione della psicoigiene: cio della salute, prevenendo i disturbi che potrebbero produrre conseguenze sociali sugli individui e sui gruppi. Per ottenere ci˜  necessario porre particolare attenzione ai momenti fondamentali del ciclo di vita (gravidanza, parto, infanzia, adolescenza, maturitˆ, menopausa/andropausa, vecchiaia).

á       Analisi istituzionale: applica allĠistituzione il modello dellĠanalisi psicoanalitica cio: osservazione, comprensione  del significato, interpretazione, verifica che produce nuove ipotesi. NellĠistituzione sono connaturati il dinamismo e il conflitto. LĠesistenza del conflitto non  patologica ma lo  la sua negazione e lĠassenza di strumenti e risorse per gestirlo e orientarlo. La maggior difesa dal conflitto  la stereotipia a cui spesso alche lo psicologo viene incatenato per neutralizzarne la funzione di agente di cambiamento.

á       Socialitˆ sincretica: partendo dallo studio di Eliott Jaques in cui si dimostra che le istituzioni vengono inconsciamente impiegate come difesa di fronte alle ansie psicotiche, egli afferma che esse sono il luogo dove vengono depositate le parti psicotiche della personalitˆ. ÒOgni individuo impegna la propria personalitˆ nelle istituzioni sociali, e in questo senso esse sono parte costitutiva della personalitˆ: sono uno strumento di regolazione e di equilibrioÓ.  Le persone pi fragili ed immature sono quelle che maggiormente dipendono dallĠistituzione che  deposito sincretico della personalitˆ, lĠarea psicotica indifferenziata.

ÒAncora una volta ribadisce che lĠessere umano, ancor prima di diventare un individuo,  in realtˆ un gruppo, dal momento che la sua personalitˆ  costituita dal gruppo famigliare di partenza, con i suoi livelli di socialitˆ sincretica che partono dai primi stadi della dipendenza simbioticaÓ.[20]

Egli ritiene che nei gruppi esistano due livelli di identitˆ:

á        uno che nasce dellĠinterazione che si produce nel lavoro comune e che tende allĠintegrazione

á       lĠaltro di tipo sincretico, spesso inconsapevole, legato allĠaspetto basico di appartenenza.

Egli afferma che Òqualsiasi organizzazione tende ad avere la stessa struttura del problema che deve affrontareÓ perci˜ nelle istituzioni che si occupano di malati (O.P.)  forte la tendenza che al suo interno vi sia la stessa ÒalienazioneÓ presente nei suoi pazienti, trattandoli come cose e producendo in loro unĠulteriore perdita di identitˆ fino alla deprivazione sensoriale e divenendo cos“ una struttura segregante.

Possiamo dire perci˜ che lĠorganizzazione creata per risolvere un problema non solo tende a non  risolverlo ma tende ad aggravarlo.

Perci˜, impegno prioritario di Bleger  quello di individuare un progetto di salute mentale che abbia una finalitˆ preventiva.  Come scrive Leon Grinberg, la sua opera  Òun eloquente testimonianza della preoccupazione di Bleger di mettere a fuoco, da un punto di vista metodologico e pratico, gli interventi e le tecniche psicologiche pi efficaci per modificare la realtˆ sociale nella sua influenza sul malatoÓ.[21]

 

2.2.5 – La scuola francese

 

Due i personaggi di spicco che si sono occupati dei piccoli gruppi: Didier Anzieu e RenŽ Kaes

2.2.5.1 - Didier Anzieu (1923-1999)

Psicoanalista, laureatosi in filosofia alla Sorbona, si specializza in psicologia clinica e si interessa a vari campi: dallo studio dei test proiettivi (Rorschasch) allo psicodramma, dallo studio di testi letterari, alla psicoterapia di gruppo e allo studio degli involucri psichici.

Effettua una brillante carriera universitaria: dal 1951 al 1954  assistente di Lagache alla Sorbona,  poi professore di psicologia a Strasburgo (dal 1954 al 1963) e, successivamente alla Sorbona. Assieme ad altri colleghi crea la facoltˆ di lettere a Nanterre.

Parallelamente effettua la sua formazione psicoanalitica, iniziata nel 1949 presso la Societˆ Psicoanalitica di Parigi, effettua una analisi didattica con Jacques Lacan. Ben presto per˜ il rapporto con Lacan suscita in Anzieu molte riserve personali e teoriche,  tanto da determinare la sua scelta di schierarsi tra gli ÒortodossiÓ in occasione della scissione della Societˆ Psicoanalitica Francese e di costruire, insieme a D. Lagache, J.L. Laplanche e J.B. Pontalis ed altri il nucleo di quella che diverrˆ lĠAssociazione Psicoanalitica di Francia.

Nato a Melun lĠ8 luglio 1923 in una famiglia cattolica di provincia cos“ descrive la sua storia famigliare: ÒLa storia sembra banale: un uomo e una donna si sono incontrati, si sono amati, hanno sofferto, si sono detestati. Lui ha amato unĠaltra donna con cui ha cresciuto il figlio che aveva avuto dalla prima. La seconda coppia ha amato il bambino cos“ forte che lĠha fatto soffrire. Divenuto uomo, colui che ha amato ed  stato amato, ha sofferto e fatto soffrire, ma si  consacrato a comprendere le sofferenze degli altri. Io sono il bambino di questa storia banaleÓ.[22]

Didier, figlio di Marguerite che  lĠ AimŽe (paziente su cui Lacan aveva fatto la tesi di dottorato), ha intrapreso lĠanalisi didattica con Lacan ignorando completamente le sue implicazioni con la sua storia famigliare e solo successivamente scoprirˆ tutta la situazione casualmente durante una conversazione.

Quanto questo evento abbia inciso sui suoi rapporti con Lacan non  dato sapere con certezza. Egli comunque completa la sua formazione psicoanalitica effettuando unĠanalisi con George Favez.

Durante il 1968, come direttore del  Dipartimento di Scienze Psicologiche e di Scienze dellĠEducazione fu testimone degli avvenimenti che scossero la Francia e scrisse un libro firmato con lo pseudonimo di EpistŽmon. 

Nasce negli anni Ġ60 il suo interesse per la psicoterapia di gruppo e  nel 1975 scrive ÒLĠinconscio e il gruppoÓ.

Anzieu, cos“ come Bion, crede che il gruppo sia dominato da componenti consce e inconsce. Egli crede che quelle inconsce siano quelle pi importanti e determinanti nella vita psichica. Ritiene infatti che ognuno tenda ad investire il mondo reale dei propri significati inconsci. Le proiezioni del proprio mondo interno sugli oggetti reali esterni vengono da lui chiamati fantasmi. Nei gruppi si forma una vera e propria risonanza fantasmatica tra i membri in quanto ogni persona  si mette in relazione con le altre condividendo i propri fantasmi personali. Questi si amalgamano dinamicamente formando il fantasma globale del gruppo (gruppo-seno, gruppo-bocca, gruppo-persecutore/seduttore).

Il gruppo pu˜ cos“ divenire un oggetto inteso in senso psicoanalitico cio un oggetto di investimento delle pulsioni libidiche, aggressive e di distruzione.

Anzieu ritiene che finchŽ un gruppo non si  costituito secondo un ordine simbolico, funziona come una folla in cui ciascun individuo rappresenta per gli altri una minaccia di divoramento. Da qui la necessitˆ di dedicare un certo tempo ed una certa attenzione alla fondazione del gruppo. Una volta fondato, il gruppo, secondo lĠautore, ha una funzione di difesa contro lĠangoscia di frammentazione e diviene il luogo dellĠillusione gruppale cio di una ricerca di fusione collettiva in cui gli individui si aspettano dal gruppo la realizzazione immaginaria dei loro desideri rimossi. In questo senso egli afferma che il gruppo  un sogno.

La sua opera  fortemente influenzata dalle teorie kleiniane, infatti si pu˜ ritenere che il contenuto latente dellĠillusione gruppale sia: incorporazione del seno come oggetto parziale buono, condivisione nel gruppo-madre dellĠideale di onnipotenza narcisistica, difesa contro la paura arcaica di distruzione nellĠutero materno dei bambini rivali.

Sempre dalla teoria kleiniana egli deriva il concetto di scissione del transfert in transfert centrale incentrato sul conduttore, transfert laterale sugli altri componenti del gruppo e transfert di gruppo quello sul gruppo nel suo complesso.

Nel 1985 con lĠopera ÒMoi-peauÓ (LĠIo-pelle) elabora la teoria di un legame tra le funzioni protettive della pelle umana e le funzioni coordinative dellĠIo. La pelle non  solo un contenitore fisiologico, ma ha anche una funzione psicologica: permette di contenere, di delimitare, di mettere in contatto, di inscrivere ed ha un ruolo determinante nella relazione con lĠaltro.

In questĠopera egli analizza anche casi clinici come i borderline ipotizzando  in questi casi un rapporto controverso con la figura materna che condurrebbe ad una lotta continua con il proprio corpo. Se la pelle ha molte funzioni, ha anche un anti-funzione: lĠautodistruzione. ÒLa posizione di confine tra  un interno ed un esterno consegna un difficile compito alla pelle, costretta a scendere a patti con entrambi questi mondi. Inevitabilmente esposta, inevitabilmente ricettivaÓ. [23]

 

2.2.5.2 - RenŽ Kaes

Psicoanalista e professore di psicologia e psicopatologia clinica allĠUniversitˆ Lumire di Lione II, dal 1965, epoca in cui inizia la sua collaborazione con Anzieu,  dedica la sua attivitˆ di ricerca alla clinica psicoanalitica sul gruppo e sul soggetto del gruppo.

Secondo lĠautore Ò*gruppo* indica anzitutto la forma e la struttura paradigmatiche di una organizzazione di legami intersoggettivi dove i rapporti tra pi soggetti dellĠinconscio producono delle formazioni e dei processi psichici specificiÓ[24].

Ad un secondo livello Ò*gruppo* designa la forma e la struttura di unĠorganizzazione intrapsichica caratterizzata dai legami reciproci tra gli elementi che la costituiscono (degli oggetti psichici) e dalle funzioni che svolge nellĠapparato psichico e nei legami intersoggettivi. Secondo questa prospettiva. Il gruppo si specifica come gruppo internoÓ[25].

Ad un terzo livello Òil gruppo designa un dispositivo per lĠindagine e il trattamento delle formazioni e dei processi della realtˆ psichica di soggetti inseriti allĠinterno di un gruppoÓ[26].

Egli ritiene che la psiche sia strutturalmente organizzata come un gruppo e parla di gruppalitˆ psichica o apparato psichico gruppale. I gruppi interni sono forme della gruppalitˆ psichica e funzionano come degli organizzatori psichici  dei legami intersoggettivi; Òessi si pongono quindi alla base della costituzione dellĠapparato psichico gruppaleÓ[27]

LĠapparato psichico gruppale  costituito da due tipo di organizzatori:

-        organizzatori psichici, interni allĠindividuo, sono di natura soggettiva e sono definiti Òconfigurazioni inconsce tipiche di relazioni tra oggettiÓ e ne individua quattro: lĠimmagine del corpo, la fantasmatica originaria, i complessi  familiari e imago e lĠimmagine globale del nostro funzionamento psichico.

-        organizzatori culturali, sono esterni e derivano dalla societˆ e dalla cultura da essa espressa. Essi consistono in Òraffigurazioni di modelli (concreti o teorici) delle relazioni interpersonali, gruppali e collettiveÓ[28]che  costituiscono la cultura ovvero Òil codice comune a tutti i membri di una formazione collettiva organizzata; questo codice si compone di pratiche sociali e di sistemi sociali di rappresentazione come i riti, i miti, le ideologie, le concezioni dellĠuniverso, le dottrine filosofiche, le teorie scientificheÓ. [29] Sono perci˜ un derivato dellĠelaborazione sociale di diverse forma di gruppalitˆ che contengono infiltrazioni degli organizzatori psichici.

LĠautore ipotizza inoltre lĠesistenza di un apparato psichico soggettivo costituito dai gruppi internalizzati e

di cui possediamo una conoscenza soggettiva benchŽ poco chiara.

Kaes inoltre porta un ulteriore contributo sulle formazioni plurime attraverso le sue elaborazioni sulle istituzioni. Egli individua due aspetti centrali: il contratto narcisistico e il patto denegativo.

Il contratto narcisistico consente allĠindividuo di instaurare rapporti con altri individui permettendo la formazione di coppie, gruppi e aggregati istituzionali. Ogni soggetto trova un posto allĠinterno dellĠaggregato  rinunciando al soddisfacimento delle pulsioni immediate in cambio dellĠaffiliazione e  del sostegno che ne deriva. Per lĠistituzione  vitale sostenere il narcisismo dei soggetti per non esserne attaccata.

Il patto denegativo consente a qualsiasi unione di lasciare da parte quegli elementi irrappresentati che metterebbero in pericolo il legame. Questo perchŽ a livello inconscio ogni legame necessariamente deve negare gli aspetti che metterebbero in forse il legame stesso.

LĠistituzione perci˜, oltre alle altre funzioni, ha quella di Òconservare una parte di questo irrappresentato mascherandolo attraverso i sistemi di significazione e di senso che essa produce e impone, mettendo a disposizione di ciascuno un corpio di rappresentazioni note, condivise e condivisibiliÓ[30].

 

2.2.6 – La ricerca sui gruppi in Italia

 

In Italia lĠinteresse scientifico e culturale sullĠutilizzo dei piccoli gruppi inizia negli anni Ġ50 e vede la partecipazione di diverse figure tra cui Enzo Spaltro, Giancarlo Trentini, Leonardo Ancona, Pierfrancesco Galli ed altri ancora.

Ad essi va il merito di aver introdotto nel nostro paese le prime esperienze gruppali, prevalentemente in ambito aziendale e formativo influenzati dalle teorie lewiniane e dellĠAction research.

2.2.6.1 – I gruppi interattivi

Caratteristica dei gruppi interattivi  quella di porre lĠaccento sugli aspetti comunicativi e interattivi tra i partecipanti al gruppo.

LĠautore pi autorevole a livello internazionale  Fern Cramer Azima. Principale esponente italiano di questo filone  Ferdinando Vanni. Egli sostiene che Òi gruppi interattivi si costituiscono come le unitˆ pi elementari della psicologia dei gruppi, sia sul piano della realtˆ storica sia su quello della realtˆ interna della mente individualeÓ[31] Egli infatti li definisce Òcinghia di trasmissione tra individuale e socialeÓ.[32]

Essi sono fondati sullĠinsieme delle interazioni e nella simultaneitˆ dei canali verbale, mimico, vegetativo e della muscolatura volontaria espressiva.

Gran parte della comunicazione avviene in modo inconsapevole attraverso una reciprocitˆ percettiva sincronica. Nel gruppo  il  lavoro procede per temi sviluppati dalle interazioni tra gli individui e si svolge su pi livelli:  consapevole/inconsapevole, volontario/coatto, a livello primario o pi operativo.

Questa evoluzione tematica  prodotta dagli individui che partecipano al gruppo; essi vengono usati dal gruppo come funzioni parziali, provando la sensazione di vivere in termini personali tutto ci˜ che viene prodotta dalla situazione di gruppo come se il livello individuale venisse messo tra parentesi.

Nel rapporto individuo-gruppo, Vanni sottolinea la problematicitˆ della distinzione tra lĠindividuo come funzione del gruppo e lĠindividuo nel complesso della sua individualitˆ. Egli infatti sottolinea, da un lato, la possibile soppressione dellĠindividualitˆ e dallĠaltra la difficoltosa differenziazione della matrice interattiva da quella istituzionale e etnica.

In seguito, la prospettiva elaborata da Vanni  stata sviluppata da Gianmarco Pauletta DĠAnna e da Silvia Corbella.

 

2.2.6.2 – Fabrizio e Diego Napolitani

 

Negli anni Ġ60 ispirandosi al pensiero di Foulkes, che aveva fondato a Londra la Group Analytic Society, e  di Jones e Main, che avevano costituito in Gran Bretagna le prime comunitˆ terapeutiche,  i fratelli Fabrizio e Diego Napolitani fondano, rispettivamente a Roma (1963) e a Milano (1968), le prime comunitˆ terapeutiche italiane.

In queste comunitˆ diveniva di primaria importanza terapeutica la psicoanalisi applicata ai gruppi. A seguito di queste esperienze e di quelle del lavoro con i gruppi effettuato in Svizzera fin dal 1958 con Ludwig Binswanger, Fabrizio Napolitani fonda nel 1968 lĠIstituto di Gruppoanalisi di Roma.  Nel 1974 Diego Napolitani fonda lĠAssociazione milanese di analisti di gruppo (AMAG) che nel 1982 divenne Societˆ GruppoAnalitica Italiana (SGAI).

LĠelaborazione del pensiero di Diego Napolitani prende le mosse dal pensiero di Freud, soprattutto da Psicologia delle masse e analisi dellĠIo, in cui vengono messi in evidenza i fondamenti intersoggettivi del mondo interno. Egli ne estrapola che non pu˜ esistere un interno senza un esterno.

Egli ritiene che lĠelemento ÒculturaÓ entri prepotentemente nel processo di costruzione dellĠidentitˆ individuale dellĠumano. Infatti  nel suo testo principale Individualitˆ e gruppalitˆ del 1987 dice: ÒlĠessere umano assume in sŽ, in modo pi o meno stabile ed esteso, tratti mentali, affettivi, comportamentali del suo ambiente originario, considerandoli perlopi come qualitˆ nativamente proprie o geneticamente ereditateÓ.

In altri termini, attraverso il processo di identificazione lĠessere umano apprende, cio rende propria, la cultura del proprio gruppo dĠappartenenza. Ma non tutto ci˜ che costituisce la sua personalitˆ   ascrivibile ai processi identificatori. Vi  anche in lui un attitudine creativa, una Òpredisposizione a una conoscenza trasformativa del mondoÓ che Napoletani chiama processo simbolopoietico (dal greco symballo Òmettere insiemeÓ e poiesis Òfare, creareÓ intendendo che lĠessere umano ha la possibilitˆ di mettere insieme, ricomporre in modo creativo le cose del mondo donando loro un senso proprio, originale, apportando cos“ un cambiamento rispetto allĠappreso e che attribuisce allĠesigenza ludica insita in ogni uomo, esigenza che pu˜ entrare in conflitto con la necessitˆ di sopravvivenza tipica del processo identificatorio.

In effetti, grazie al processo dĠidentificazione Òil collettivo, il gruppo,  presente nella vita psichica del singolo, ed  questa presenza che qualificherˆ questĠultimo come uomo-culturaÓ (ibid) ma, contemporaneamente, attraverso il processo simbolopoietico  si instaura un circuito che permette allĠumano di esistere in modo  libero, trasformando i codici istitutivi e affermando la propria unicitˆ.

 

2.2.6.3 – La nascita di diverse societˆ italiane di gruppo

 

Tra gli anni Ġ70 e gli anni Ġ80 il movimento gruppistico italiano va costantemente ampliandosi grazie agli apporti di Leonardo Ancona, Francesco Corrao, Ferdinando Vanni e Jaime Ordanza Linares e dello sviluppo del lavoro psicodrammatico, articolato in diversi orientamenti.

Nascono alcune associazioni che si riconoscono nellĠopera di Bion che, attribuendo una specifica dimensione psichica al gruppo, si configurano come associazioni che applicano la psicoanalisi al gruppo, ed altre prevalentemente in quella di Foulkes, la cui scelta teorica di considerare la gruppoanalisi una forma di analisi dellĠindividuo attraverso il gruppo, si impostano su unĠinnovativa base teorico-clinica.

In questo periodo Paolo Perrotti fonda a Roma la Societˆ Italiana di Psicoanalisi di Gruppo (SIPG) e Leonardo Ancona la Societˆ Italiana di Psicoterapia Analitica di gruppo (SIPAG). Entrambe fanno riferimento a Bion o alla scuola inglese in generale.

Nel 1974 Diego Napolitani fonda lĠAssociazione milanese di analisti di gruppo (AMAG) che nel 1982 diviene Societˆ GruppoAnalitica Italiana (SGAI) che si rifˆ al pensiero di Foulkes.

A Padova, grazie allĠopera di Gozzetti, Novello, Fava e Fasolo nasce LĠAssociazione Veneta  per la Ricerca e la Formazione in Psicoterapia di Gruppo e Analisi Istituzionale (ASVEGRA) che si ispira allĠopera di Resnik, al pensiero di Heidegger e alla elaborazione originale che ne fa Bateson.

Franco Corrao fonda a Roma e a Palermo il Centro Ricerche di Gruppo (CRG) che si ispira a Bion.

Nello stesso periodo Girolamo Lo Verso e Franco Di Maria fondano a Palermo il Laboratorio di GruppoAnalisi.

A Milano Ferdinando Vanni, riprendendo alcune intuizioni di Fern Cramer Azima, fonda lĠAssociazione di Psicoterapia di Gruppo (APG).

 

2.2.6.4. – La costituzione della Coirag

 

Nel 1982 gran parte delle sopra citate associazioni decidono di aggregarsi in una Confederazione di associazioni italiane per la ricerca analitica di gruppo (COIRAG) con lĠobiettivo di un confronto scientifico sul tema del gruppo.

Nel 1993  nasce la Scuola di Specializzazione in psicoterapia della COIRAG. La Coirag fa parte dellĠInternational Association of Group Psychotherapy (IAGP) che raccoglie le associazioni di psicoterapia di tutto il mondo. Alcuni esponenti di spicco italiani ne hanno fatto parte con funzioni dirigenziali.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 



[1] Max Pages (1959) – LĠesperienza affettiva nei gruppi – Borla 1981

[2] Kurt Lewin – Teoria dinamica della personalitˆ – Giunti Edizioni

[3] Moreno - Psychodrama

[4] Turner J.C., Giles H. (1981) (a cura di) – Intergroup behavior – Blackwell - Oxford

[5] Badolato G. , Di Iulio M.G. – Gruppi terapeutici e gruppi di formazione – Bulzoni Editore – Ô79

[6] W.R. Bion – Esperienze nei gruppi - Armando

[7] W.R.Bion – Op. Cit.

[8] GŽrard BlŽandonu – Wilfed R. Bion, La vita e lĠ opera -1897-1979 - Borla

[9] Norbert Elias (1939)– La societˆ degli individui – Il Mulino

[10] Franco Di Maria e Ivan Formica – Fondamenti di gruppoanalisi – Il Mulino

[11]  S. H. Foulkes La psicoterapia gruppoanalitica – Metodo e principi -  Astrolabio

[12] S.H.Foulkes, E.J.Anthony – LĠapproccio psicoanalitico alla psicoterapia di gruppo -  Edizioni Universitarie Romane,

[13] S.H. Foulkes – Il gruppo come matrice mentale dellĠindividuo in Wolberg e Schwartz (a cura di) Terapia di gruppo – Il pensiero scientifico editore

[14] Farhad Dalal – Prendere il gruppo sulserio - Cortina

[15] S.H. Foulkes – Access to inconscious processes in the group-analytic group –pubblicato nel 1990 in Group analysis psychiotherapy – London New York – Gordon &Breach

[16] S.H. Foulkes – The group as matrix of the individualĠs mental life , tr. it. Terapia di gruppo: una rassegna – Il Pensiero Scientifico Editore

[17] Enrique Pichon Rivire – Il processo gruppale – Libreria Editrice Lauretana

[18] E.Pichon Rivire – Il processo gruppale – Libreria Editrice Lauretana

[19] Marta Vigorelli – Il lavoro di cura nelle istituzioni. Progetti, gruppi e contesti nellĠintervento psicologico – F.Angeli

[20] M. E. Petrilli e M. Rosselli – Introduzione alla nuova edizione di Bleger – Simbiosi e ambiguitˆ – Armando Editore

[21] Leon Grinberg – In memoria di Bleger – Rivista de Psicoanalisis – 1984

[22] Les voies de la psychŽ, hommage ˆ Didier Anzieu, opera collettiva direttta da R.Kaes, Paris, Dunod, 1994

[23] Recensione di Lucia Grassiccia: Il contenitore nel contenuto: LĠIo-pelle – Didier Anzieu  www.ondaiblea.it

[24] Intervista a RenŽ Kaes effettuata da Romina Coin su Il gruppo come categoria dellĠinconscio

[25] Ibidem

[26] Ibidem

[27] Ibidem

[28] RenŽ Kaes(1976)  – LĠapparato psichico. Costruzione del gruppo. Armando,  1983

[29] RenŽ Kaes  (1976 ) – Op. Cit.

[30] AA.VV. LĠistituzione e le istituzioni - Borla

[31] Ferdinando Vanni – Modelli mentali di gruppo – R .Cortina Editore

[32] Ibidem