La psicoterapia on-line: tra teoria e pratica

Seminario condotto dal Dott. Roberto Gaisis e dal Prof. Silvio Merciai e presentato dalla

Dott.ssa  Marisa Zipoli

 

Dott.ssa Marisa Zipoli – (Psicoterapeuta- Responsabile della Sezione Lombardia della Soc. It. Di Psicol. Clinica e Psicoterapia) - Abbiamo oggi il quarto seminario che tratterł della Terapia on-line: tra teoria e pratica. Il Dott. Roberto Goisis che Ć uno psichiatra - psicoanalista SPI, membro della redazione di Psychomedia, area adolescenza, ci presenterł un interessante caso clinico.

Seguirł la relazione del Prof. Silvio Merciai di Torino, che Ć uno psichiatra - psicoanalista SPI, Professore a contratto all'Universitł di Torino, webmaster del sito SPI, membro della redazione di Psychomedia.

Prima di iniziare volevo darvi la lettura di un'indagine CENSIS, in collaborazione con il Forum per la ricerca biomedica.

Da questa indagine emerge che oltre 4 milioni di italiani cercano su internet informazioni in tema sanitario e che quasi altrettanti sono i telespettatori che assistono alle principali trasmissioni televisive sulla salute. La ricerca ha evidenziato come per l'83% di essi, quando si presenta un problema di salute, la cosa piŁ importante sia capire che cosa stia loro capitando.

Questa ricerca di informazione, eseguita in proprio, sembra non andare a discapito del valore del medico, in quanto figura di riferimento in campo sanitario, infatti, oltre il 90% degli italiani si rivolge a lui per malattie gravi o molto gravi, il 75.7% per malattie poco gravi e il 66.3% anche per piccoli disagi. Il 60.6% sembra considerare il suo rapporto con il medico come una collaborazione in vista della salute, il 60.2% ritiene che internet sia un strumento per accrescere la cultura scientifica e il 72.9% valuta positivamente l'uso della rete da parte dei medici, perchÄ consente un aggiornamento in tempo reale.

Sebbene siano dati che riguardano un tema sanitario in generale, credo che vadano tenuti presenti nel momento in cui ci apprestiamo a considerare un eventuale utilizzo della rete in campo della salute mentale. Si tratta di uno strumento straordinario che la tecnologia ci mette a disposizione e che dobbiamo studiare attentamente senza scartarlo aprioristicamente e senza aderirvi incondizionatamente.

La parola al Dott. R. Goisis

 

 

 

 

 

 

Dott. Roberto Goisis  - Intanto, pensando a questo essere qui (Silvio mi ha lasciato da solo) mi sono chiesto: cosa ci fanno due psicoanalisti, neanche piŁ giovanissimi, dietro ad un tavolo a parlare di queste cose.

In realtł, c'Ć un collegamento, che mi Ć venuto pensando a questo nostro incontro, fra quella che Ć stata la mia esperienza sulle ragioni che mi hanno portato a fare questo mestiere (cioĆ lo psicoanalista) che si lega al fatto che mi piaceva, fin da giovane, ascoltare delle storie, e succedeva abbastanza naturalmente che amici venissero a parlarmi delle loro storie e come mi sono trovato ad utilizzare lo strumento dellŇ e-mail. Ho scoperto lŇe-mail abbastanza recentemente, cinque anni fa circa, e questo mi ha ricordato un po' il piacere provato da ragazzo nel sentirmi raccontare storie. Inizialmente, per me, Ć stato soprattutto uno strumento di grande praticitł: mi accorciava e semplificava molto i tempi nei rapporti con i colleghi. Successivamente ho fatto anche delle esperienze affettive attraverso l'uso di e-mail e i colleghi sono diventati anche un po' amici attraverso questi contatti. Uno di questi sicuramente Ć Silvio Merciai, con il quale ci siamo conosciuti de visu non molto tempo fa, ma con il quale abbiamo una buona consuetudine e vicinanza. Poi Ć successo qualcosa con i pazienti: in fin dei conti sono loro che ci fanno pensare, che ci stimolano dei pensieri. E ho sempre pensato che le opzioni che abbiamo a disposizione per l'uso dellŇ e-mail nel campo clinico sono sostanzialmente tre: una prima modalitł puś essere considerata il prosieguo di rapporti terapeutici gił iniziati e che per vari motivi non possono essere continuati per quella che Ć la modalitł solita; un'altra Ć quella di contatti preliminari, che mi Ć capitato di avere, da persone che sarebbero poi venute da me, ma che prima di arrivare mi mandavano un'e-mail di sondaggio (vorrei sapere se ha davvero posto); oppure quella che Ć la situazione dei contatti ex novo, cioĆ le terapie che partono senza che ci sia mai stato un incontro dal vivo.

Vi parlerś solo della prima esperienza, cioĆ quella di un prosieguo di contatti dopo una terapia iniziata in maniera tradizionale. Quello che vorrei fare Ć mostrarvi, attraverso una storia che vi racconterś, cosa ci puś essere di simile o di diverso in un prima e in un dopo.

La storia Ć quella di Paula, una giovane donna di 25 anni, che io vedo in una consultazione nel settembre del '96, Ć originaria di un paese dŇoltreoceano, ha girato il mondo per il lavoro del padre, parla tre lingue bene, ne capisce altre tre e dai suoi 20 anni (quindi da 5 anni) Ć a Milano per poter frequentare una scuola. Scuola che poi ha interrotto, ha fatto dei lavori, ha ripreso un'altra scuola. Quando arriva da me in consultazione, fra le prime parole che mi dice vi Ć una frase di questo tipo: "Io mi butto via", detta con grande convinzione, grande disperazione. Ú indicativa degli ultimi suoi anni di vita, caratterizzati da un abuso di droga, di alcool, di sesso. L'anno prima aveva avuto un grosso malessere, con uno stato di angoscia, una depressione e un'ideazione suicidiaria di defenestrazione. Chiama i suoi genitori, intervengono, fa delle visite, consulti fra Milano e lŇestero, le prescrivono una terapia farmacologica, si riprende, ma poi ricade e riscivola e tenta un approccio psicoterapeutico, che fallisce. A questo punto arriva da me. Iniziamo la consultazione da cui emerge un quadro clinico di questo tipo: l'esistenza di un nucleo onnipotente, che rapidamente la porta a provare sentimenti di impotenza, il confronto con ideali di sÄ talmente alti che la portano facilmente a sentirsi svalutata e inutile, la tendenza a provare nei rapporti con gli altri sentimenti di idealizzazione, che poi la portano a continue delusioni. Il quadro clinico, dal punto di vista diagnostico, Ć abbastanza chiaro: Ć un disturbo di personalitł borderline. Dopo la fase di consultazione, abbastanza coraggiosamente (sono quelle sensazioni che fanno pensare di poter fare qualcosa di piŁ di quello che Ć la devastazione e la disperazione del quadro clinico) iniziamo una analisi. Comincia nel gennaio 1997. Ú un'analisi caratterizzata, inizialmente, da grosse tematiche rispetto all'uso del controtransfert, perchÄ Ć una paziente che mi induce tantissime emozioni e reazioni. I temi sono quelli dell'accudimento, confrontato con il concetto dei limiti, che a un certo punto della sua vita, lei non ha piŁ avuto nÄ piŁ sperimentato, il senso del trauma  (perchÄ vedremo che ci sono stati degli eventi traumatici) e una grossa disponibilitł da parte sua a una dimensione molto narrativa nel rapporto con me.

 

Questa Ć una seduta del marzo del '97, quindi dopo tre mesi di terapia.

 

P.: Devo parlarne, io voglio dimenticare, scacciare, annullare, come se non ci fosse mai stato.

T.: Attenzione che l'analisi non Ć una lavatrice, che lava via tutto.

P.: Peccato. Se penso al passato, questa cosa mi balza subito alla mente, ma poi non so cosa dire. Io pensavo, mi sembrava di non avere ferite esterne.

T.: Evidentemente ce ne sono di interne.

P.: Non lo so. Anche quando sono partita mi mancava lui. Ogni volta che succedeva, io tornavo. Meglio le botte del silenzio. Era per questo che tornavo? Anche per paura, credo. Mi minacciava di dire a tutti, a mio padre per primo, della droga, del sesso. Mi sequestrava. Prima di M., io sapevo chi ero. Dopo ero cambiata. Una specie di lavaggio del cervello. Tremavo. In mezzo alla gente pensavo che la gente pensasse ciś che pensava lui. Ero insicura. Ma forse Ć una scusa. Forse lui non mi ha fatto niente e forse ci stavo perchÄ ne avevo bisogno e basta. Forse sto male perchÄ devo stare male. E basta. Forse lui non mi ha fatto male.

T.: Be', Ć anche un modo per assolvere se stessa e lui anche. Una specie di Sindrome di Stoccolma.

P.: Sa, lui era cresciuto con i genitori separati, tirato su a botte. Con la violenza mi spiegava la violenza.

T.: Ma parlavate mai delle botte?

P.: Sô, sempre. Questa Ć l'ultima volta, non lo faremo mai piŁ. C'era un senso di colpa reciproco. Subito dopo mi diceva 'Mi dispiace, ma Ć colpa tua'. E poi parolacce, mi sputava in faccia.

T.: Fa molta fatica a parlarne, ma c'Ć ancora paura?

P.: Non Ć mica il primo a dirmelo. Vedevo piŁ che odio nella sua faccia, un'espressione di terrore.

T.: Ma ha mai temuto per la sua vita?

P.: Sô, spesso di notte mi dicevo: domani non torno piŁ a casa. Non mi ha mai picchiato sul viso, qualche schiaffo, ma mai di piŁ. Forse si sapeva controllare. PerchÄ ho ancora paura? Non lo so, non lo vedrś mai piŁ. Botte non ne accetterś mai piŁ. Lo so: se cercavo di difendermi era peggio. Mi picchiava dovunque. Con le mani, con i piedi, con la bocca, con i denti. Era cintura nera di karatĆ. Mi immobilizzava, mi segnava.

T.: Ha ancora dei segni?

P.: No, ma ogni tanto li cerco. Ha visto Capefear? C'Ć una scena dove lui va a letto con la segretaria, Ć una scena realistica.

T.: E come finisce la segretaria?

P.: In ospedale, male. L'unica volta che ho provato a uccidermi Ć stato con lui. Ero a casa mia, i miei non c'erano. Lui Ć stato preso da un raptus. Io ero in bagno. Ho preso i farmaci di mia madre. Se ne Ć accorto, mi ha portato in ospedale per la lavanda gastrica. Preferivo morire piuttosto che soffrire per le sue violenze. In realtł il problema Ć che quando ero lô provavo anche un eccitamento particolare. La paura che ho Ć quella di desiderare quel piacere, di aver provato qual piacere. Era la nostra modalitł relazionale. In questi casi conta poco l'intelligenza, vero? Ú durato un anno e mezzo il rapporto con M. e dopo un mese era gił cosô. L'altro giorno con T., [un ragazzo con cui ha una relazione in questo momento] dopo aver litigato, eravamo a letto. Lui era indifferente, io non potevo dormire, non lo tolleravo e gli ho detto 'Fai qualcosa, piuttosto dammi uno schiaffo, che Ć meglio dell'indifferenza'. Mi sa che qualche volta l'avrś anche provocato e cercato io. Non Ć bello vivere cosô. Sô, Ć cosô, Ć una cosa da imparare. Come qui, anche qui. Piano, piano. Ce la faremo.

 

Il tema del trauma Ć ben evidente attraverso questa vicenda e attraverso una modalitł, che la paziente metteva in atto, che era dettata soprattutto  dalle modalitł estremamente seduttive. CioĆ, lei stabiliva un rapporto di grande seduzione nei confronti dell'interlocutore e dopo di che succedeva che c'era sempre qualche imprevisto, qualche acting, qualche proposta indecente.

Il lavoro Ć stato soprattutto un lavoro legato all'accoglimento, al contenimento, alla elaborazione di queste modalitł e, nel corso di questo primo anno di analisi quattro volte alla settimana, ha avuto nuovi rapporti, ancora con qualche abuso e poi questi sono finiti. Ha ridotto nettamente l'uso di stupefacenti. Solamente qualche fumata di hashish. E poi ha iniziato un nuovo rapporto affettivo, ha iniziato una nuova scuola e siamo passati in questa dimensione un po' piŁ sintonica e funzionante.

Siamo adesso nel maggio del '98, il che vuol dire 1 anno e 5 mesi dopo l'inizio della terapia, e c'Ć quest'altra seduta.

 

 

 

Sta in silenzio per lunghi minuti.

P.: Il silenzio. Non so cosa fare. Faccio una fatica tremenda, ma non credo sia il caso di smettere. Ho fatto un sogno: sono con un mio amico, il figlio di un diplomatico. Penso che suo padre abbia determinato la fine anticipata del lavoro di mio padre. Lui mi chiede di parlare sinceramente, di fare il gioco della veritł, ma io non posso, perchÄ dovrei dirgli quella cosa su suo padre che non voglio dire.

T.: Ma c'Ć anche qualcosa che non puś dire qua?

P.: Non lo so. Il mio amico Ć morto in un'esplosione anni fa. Suo fratello, con due amici, stava maneggiando dell'esplosivo per fare dei fuochi d'artificio. Ú esplosa la cantina dove stavano e sono morti tutti e quattro.

T.: Ma c'Ć forse il timore che se parla, se dice la veritł, che anche qui vengono fuori delle cose nascoste in cantina, magari esplosive?

P.: Non lo so, non lo so se c'Ć questo timore. Mi sembra un po' il gioco del silenzio che sta diventando la guerra del silenzio. Un braccio di ferro. Come con il papł tre anni fa.

[il padre, dopo averla vista in intimitł in una festa, da ragazzina, per 6 mesi interi non le parlś piŁ].

T.: Guerra, aggressivitł.

P.: Non credo, non so. Ma qual Ć il lavoro da fare? Prima c'era il sesso di cui parlare. Ora non so. Sono confusa.

T.: Forse c'Ć proprio questo legame: il sesso come modalitł illusoria per avere le persone e relazionarsi. Con la seduttivitł. Qui sta invece facendo l'esperienza di una relazione che puś fare a meno di tutto ciś. Come se si trovasse in una situazione nuova e non conosciuta, senza parametri.

P.: Ecco perchÄ forse la fatica e la confusione.

T.: E poi non sapere bene come fare, l'esplosione, se ritorna fuori dalle cantine la sessualitł e la seduzione. E la confusione se invece trova una cosa nuova e la fatica.

P.: Ma io non voglio smettere.

 

Infatti la paziente non smette, anzi continua attivamente questa sua terapia, si diploma nella scuola, ottiene un'ottima valutazione del suo lavoro. E sembra andare tutto fin troppo bene. Forse ci dimentichiamo un po', io in primo luogo, di elaborare un po' il significato del benessere e magari anche della paura dello stare troppo bene. La paziente, dopo un anno e mezzo di analisi, parte e torna al suo paese d'origine e durante l'estate sta male. Durante il mese d'agosto sta male, riesce a contattarmi perchÄ sulla segreteria telefonica mia c'Ć il modo di trovarmi anche in vacanza. Ci sentiamo al telefono in questo momento di scompenso. Viene gestita l'emergenza nel suo paese e ritorna.

E questo Ć uno degli incontri un paio di mesi dopo il ritorno dalle vacanze.

 

P.: Quando ripenso al mese di agosto, sto cosô male. Ero terrorizzata, sentivo delle voci, avevo dei pensieri tremendi. La dimensione acustica era molto importante. Ricordo la sua voce, quando ci siamo parlati al telefono. 'Non mi fido' le ho detto. Ú stato importante averglielo detto, ma poi aver fatto quello che lei mi aveva detto di fare╔╔ Lô ho davvero temuto di perderci e di perdermi. Prima andava tutto cosô bene. Era il cambiamento, forse. Ma sto meglio.

[fa un sospiro molto profondo e comincia a parlare della cantante Bjork].

A lei piace? Mi dł grandi emozioni. [ne parla molto a lungo].

[Io le dico che la conosco male, chiedo di spiegarmi cosa significhi per lei questa musica e lei racconta varie cose sulle emozioni che le provoca questa musica, creando una situazione di grande confidenza e intimitł].

 

Io ricostruisco un po' questa sequenza: le dico che sta meglio, fa un sospiro, sviluppa il pensiero della musica partendo dall'idea che ad entrambi piaccia la stessa. Sembra dire che se siamo uguali e vicini, allora lei sta bene e per quello si sente bene. Bjork mi piace, ma non credo che sia solo questo tipo di vicinanza che la fa stare bene. Credo che sia la nostra capacitł di fare musica e il suo essere in sintonia con me e io con lei che permette questo benessere. Non credo che sia paragonabile a quello di Bjork, ma credo che sia un'ottima musica.

 

Si riprende quindi da questo grave episodio, le cose vanno sempre meglio, ma comincia con il nuovo anno (siamo nel terzo anno di analisi) un senso globale di stanchezza e anche di fatica in analisi. Lei salta sempre una seduta.

Siamo al marzo '99, arriva╔

 

P.: Mi sembra evidente che non voglio piŁ venire il lunedô, che ho deciso cosô.

T.: Forse Ć una decisione che spetta anche  a me.

P.: Be', non puś mica obbligarmi a venire.

T.: No. Ma neppure lei puś obbligarmi a fare una cosa che non condivido.

P.: In realtł, mi sembra di non avere piŁ niente da dire. I miei problemi li conosco. E i miei complessi pure. Ora devo fare e cambiare.

T.: Vuol dire che si puś finire?

P.: Forse sô.

[le parlo qui della mia responsabilitł, dei diversi ruoli che abbiamo, della necessitł di condividere le cose].

T.: Abbiamo una posizione diversa. Possiamo anche non essere d'accordo, doverci confrontare, magari anche litigare.

[Ć un'analisi in cui il clima Ć sempre stato un clima di grande, forse eccessiva, sintonia, in certi momenti].

Se Ć il momento di finire lo possiamo anche valutare, io perś ho questa responsabilitł nei confronti del nostro lavoro ed anche nei suoi.

P.: Ma se non ho niente da dire, non Ć un segnale? Lavoro, sto bene, faccio le cose, c'Ć il mio nuovo fidanzato, con cui ho un rapporto molto importante. I miei, sto meglio con il papł, mi sento autonoma. Non uso piŁ le droghe, nÄ l'alcool, esco. Forse non voglio affrontare le cose nuove?

T.: Be', tutto quello che ha detto Ć il lavoro piŁ importante da fare.

P.: In realtł, mi sento diversa, con un diverso atteggiamento. Lei mi deve aiutare a parlare. Io faccio fatica a parlare di cose normali. Ho la sensazione di non essere mai stata ascoltata, quando fuori di qui parlavo di cose normali. E cosô sto zitta.

T.: Ma anche qui?

P.: No, no, qui no.

T.: E cosa prova lei, se ascolta le cose normali?

P.: Gli altri sanno parlare. Hanno un filo logico. Io no. Mi perdo.

T.: CioĆ, teme di non essere interessante?

P.: Sô, mi capita spesso se ascolto. E qui faccio fatica, perchÄ mi sembra che manchi lo scopo.

T.: Che oltre la cura Ć parlare con se stessa, acquisire questa naturalezza. Forse questo Ć anche un luogo fatto per essere ascoltati, ma da cui puś nascere la capacitł di ascoltarsi.

 

In realtł, c'Ć un primo colpo di scena, perchÄ questa stanchezza non Ć solo una stanchezza psichica, ma improvvisamente cominciano dei disturbi fisici. Sempre piŁ importanti. Una diplopia, ci vedeva doppio, fatica a mangiare. Lei tenta di buttarla sul piano del disturbo psicosomatico. Per fortuna non ci casco. Comincia delle indagini e scopre una prima malattia sistemica, che comincia a segnare la sua esistenza e anche le sue prospettive di vita. Comunque arriviamo all'estate, lei riparte per le vacanze, ritorna ancora nel suo paese d'origine. Il giorno della ripresa dopo l'estate, a settembre, mi telefona dicendo: "Non vengo, perchÄ mi hanno scoperto, oltre a una prima malattia, una seconda malattia, quindi mi devo curare. Forse mi devono operare per l'altra malattia, ma penso che in un mesetto dovrei arrivare".

In realtł, passano pochi giorni e mi richiama dicendo: "No, guardi, qui le cose si fanno piŁ serie. Vogliono provare ad operarmi appena possibile, perś devo curarmi qua, per cui mi sa che per almeno tre o quattro mesi non posso tornare".

C'Ć un attimo di silenzio e lei mi dice: "Ma non possiamo mantenerci in contatto?".

Le dico: "Sô".

P.: Lei ha una e-mail?

T.: Sô

P.: Posso scriverle?

T.: Sô.

Le do l'indirizzo e quindi comincia questa fase totalmente nuova. Io all'inizio pensavo che fosse una semplice modalitł per poter mantenere un contatto, non perdere questa paziente in un momento cosô difficile, lontano dal suo paese, malata. In realtł ho avuto la sensazione, successivamente, che in questa fase che durerł dal primo ottobre fino al 15 maggio dell'anno dopo, quindi molto di piŁ del tempo previsto, qualcosa di piŁ sia successo. E bisogna mantenere una possibilitł di occhio e di orecchio parallelo fra le sedute di prima e queste e-mail, che sono trascritte cosô come sono state mandate dalla paziente.

Lei aveva una modalitł di scrivermi molto corretta dal punto di vista della netiquette, metteva sempre il soggetto che diventava una specie di titolo della sua e-mail.

Questa Ć la prima che mi manda, Ć sabato 2 ottobre '99.

 

Titolo: Mi manca.

 

Prima di tutto volevo salutarla e dire che Ć da molto che la penso e devo dire che mi manca. Non si preoccupi, questa non Ć una dichiarazione di amore.

[Ú la prima volta che leggo queste cose. Io ho presentato questo materiale in tre situazioni fino ad ora. La prima situazione Ć stata una condivisione con dei colleghi di un gruppo di studio sulle terapie on-line, di cui facevano parte Beatrice Cannella, Silvio Merciai ed altri colleghi italiani. La seconda volta Ć perchÄ un po' da incosciente, o da coraggioso, ho presentato questo caso fra i casi per l'ordinariato della SPI. Il terzo caso Ć stato in una presentazione di un congresso virtuale, on-line che c'Ć stato nel settembre del 2000. Perś non ho mai letto le sedute, perchÄ anche la presentazione on-line che feci fu una presentazione di racconto. E mi accorgo adesso che non so bene come leggerle, perchÄ mentre vi leggevo le sedute riuscivo in qualche modo a riprodurre un po' anche la comunicazione verbale, il clima].

Ú che aveva ragione lei: mi sono affezionata. E tra le altre ragioni per tornare a Milano c'Ć anche il Dott. Goisis. No, non ho bevuto stasera. Be', a dire la veritł sô, ma Ć stata una sola cosa. Ero con mia mamma e avevo mangiato del sushi╔.

Poi volevo avvisarla del mio terribile italiano, ma questo lo sappiamo gił.

E la mia poca formalitł nel modo di scrivere lettere via e-mail, come vede.

Certo che scrivendoci lei dovrł per forza darmi un feedback, non Ć vero? Non potrł non dire niente╔ Be', magari mi risponderł con un 'messaggio ricevuto' o una cosa del genere. Funziona cosô? Comunque sia mi piace poter mantenere un contatto con lei╔ potermi mantenere in contatto con lei. Anche se non potrś ascoltare la sua voce. Mi sa che Ć piŁ facile scrivere che parlare.

Le racconto la mia giornata. Il mio medico, simpaticissima dottoressa, questa settimana abbassś la dose di cortisone a 40 milligrammi e dice che se continuo cosô, magari veramente possiamo operare prima. Due volte alla settima faccio yoga, il che sospetto ha a che fare o comunque Ć stato di grande aiuto alla mia salute. Oggi ho iniziato idroginnastica, che farś tre volte alla settimana e un corso di pittura una volta alla settimana.

G. [che Ć il suo ragazzo attuale] si laurea il 18 ottobre e poi mi viene a trovare. Doveva venire in dicembre e passare il capodanno, ma dice che gli manco troppo e che puś rimanere di piŁ. Io vorrei prima convincerlo a rimanere fino a capodanno, comunque. Tanto non arriverł prima della fine di ottobre, inizio novembre. Cosa sono due mesi, in fin dei conti? Inutile, secondo me, per lui cercare lavoro a novembre, dicembre╔ e poi se viene a X, deve assolutamente vedere il capodanno. E poi se non riesco, vorrei farlo venire un po' dopo, anche se il problema Ć convincere me stessa di questa ultima scelta, visto che anche lui mi manca parecchio. Credo che sia tutto. No, manca la chicca. Oggi, dopo quasi 28 anni di vacanze, sono stata assaltata, che credo sia tra lo scippata, non mi ricordo piŁ se esiste questa parola, ogni tanto con il portoghese credo di inventarmi le parole, Ć il booked, perś senza la violenza. Questo tizio mi ha semplicemente chiesto dei soldi per mangiare, aggiungendo che era armato e che dovevo dargli dei soldi. Tutto questo mentre ci incamminiamo verso un bar, dove io volevo offrirgli un panino, perchÄ all'inizio non avevo capito cosa stava succedendo. Tipico. Si dice? Ok, non lo chiedo piŁ. Meno male che avevo appena pagato il mio materiale di pittura e quindi avevo pochi soldi. Ho pianto un po' per lo spavento, ma niente di che. Certo che uno si ricorda piŁ spesso di come Ć bello essere vivo. Che cittł. Cosô affascinante e cosô brutta. Basta. Spero che lei mi scriva presto.

 

Io le rispondo. Non ho messo la mail.

Lei mi risponde.

 

Feedback.

Visto che ci vedevamo il lunedô, martedô, giovedô e venerdô, forse dovrei scriverle in questi giorni o posso scrivere quando ne ho voglia? Grazie.

 

Ú lei che pone immediatamente il problema contrattuale, del nuovo setting e del nuovo anche contratto di lavoro. Allora le rispondo.

 

Be', parliamo di aspetti contrattuali, quindi, aspetti economici e di agenda. Lei mi ha detto che non sarł a Milano prima di gennaio, per motivi di cure e io le ho detto che mi sento in grado di poter sospendere il nostro accordo per quanto riguarda il pagamento delle sedute che non fa. Credo di non avere problemi. Ma dobbiamo metterci d'accordo per bene. Io finirś una terapia per fine anno, cosô avrś una disponibilitł per lei quando lei tornerł a Milano. Ma le chiedo di potermi dire la data il piŁ precisamente possibile, appena sarł in grado di farlo, ovviamente. Credo che la fine dell'anno sia sufficiente.

E-mail. Se lei Ć d'accordo potremmo conteggiare il tempo reale che impiegherś per risponderle, come se fosse il tempo delle sedute. PiŁ o meno, insomma. Senza usare il tassametro.

[c'era anche il problema anche di ordine economico per me. Interrompo una terapia con uno spazio, un impegno, mantengo una disponibilitł per lei. Ma questo ha fatto sô che questa diventasse anche una fase non solo di contatto. In fin dei conti continuavo a lavorare per lei, mantenevo una disponibilitł non solo mentale, ma anche pratico - operativa. E allora mi Ć venuta in mente questa idea: conteggiare piŁ o meno il tempo che impiego, senza usare il tassametro]

PiŁ come cosa simbolica, che mantenga una condizione simile a quella dell'analisi.

Tre: tempi e frequenze. Veda un po' lei. Direi di non farci troppi problemi. Mi scriva quando ne ha voglia, se le va bene cosô. Oppure si dia un ritmo, se le sembra meglio. Da parte mia le risponderś appena possibile, magari anche raggruppando piŁ messaggi, se dovessi rimanere indietro.

Quattro: proviamoci, insomma. Ú una situazione nuova. Potremmo stabilire anche noi delle regole nuove, se ci sembreranno piŁ adeguate.

Per ora la saluto, a presto.

 

Per spiegare un po' meglio, la modalitł che ho scelto per lavorare e mantenermi in contatto con questa paziente Ć stata di questo tipo: Ć stata sempre lei a scrivermi, io non ho mai preso l'iniziativa. Lei mi scriveva, mi mandava il suo messaggio, c'era questo soggetto, il titolo, e io facevo sul suo messaggio un replay. Quindi mi ricompariva, nella lettera che io le inviavo, il suo messaggio e io inserivo i miei interventi nel testo da lei precedentemente inviato, come se fossero degli interventi nel corso di una seduta. Ho scelto questa modalitł, perchÄ mi sembrava di fare proprio gli interventi come quando mi viene da dire qualcosa nel corso di una seduta con un paziente. ÚŇ ovvio che questo ha creato qualche difficoltł nel senso che lei raramente ha ripreso il mio testo per poi rilanciare e agganciarsi. Era piŁ una specie di botta sua e risposta mia. Nuova sua lettera e nuova risposta mia, con inseriti i miei interventi.

Vi faccio vedere un po' di esempi.

 

Domenica, 10 ottobre. Titolo: fiducia e continuitł.

 

Qui c'Ć una circolaritł. Prima non riuscivo a parlare con l'altra persona di come mi sentivo, se ero arrabbiata o triste e quindi scappavo quando si litigava. In piŁ, non avendo fiducia in me stessa e probabilmente neanche nelle persone che mi stavano accanto╔ mi sa che la mia scelta di compagni non Ć stata pensando veramente se volevo una cosa o no, mi facevo prendere da frasi carine, con persone che sembravano interessate in quello che avevo da dire. Forse con gli estranei sono sempre stata piŁ interessante. Poi non so, non avendo fiducia in se stessi, diventa difficile credere negli altri che ti stanno accanto, no? Parlo di continuitł quando forse dovrei parlare di quello che rende stabile il rapporto. Credo che adesso sono capace o non ho paure di dire quello che penso o sento ed Ć, credo, questo che aiuta nel rapporto. Quindi, sô, la continuitł per me Ć un po' come superare degli esami.

Spesso lei cita come esempio di capacitł e crescita la continuitł in quello che fa o vive, specialmente nei rapporti affettivi. Da una parte credo che abbia ragione, perchÄ la discontinuitł Ć stata forse una delle sue problematiche maggiori e io penso che anche il fatto di avere iniziato, ma soprattutto continuato, un'analisi e di essere capace di trovare il modo di continuarla, anche in condizioni di lontananza, come in questo periodo, sia un segnale importante. Ho perś l'impressione che sia anche arrivato il momento di chiedersi il perchÄ di questa sensazione di precarietł. Ú sfiducia nelle proprie capacitł? Non valgo nulla e quindi chi puś tollerare di rimanere vicino? Oppure in quelle dell'altro? Mi aspetto sempre che tutti se ne vadano, perchÄ non credo che esistano persone stabili e fedeli? Ho l'impressione che stia anche un po' parlando del rapporto con me. Mi sembra che a lungo questo problema aveva caratterizzato anche il suo modo di raccontarmi o no le cose, gli stati d'animo, le emozioni. Qui fra di noi cosa c'Ć che le permette la continuitł?

 

Questa Ć lei che si aggancia.

 

Questa domanda mi ha fatto molto riflettere. Per dire la veritł mi ha messo in crisi. Non so esattamente come rispondere a questa domanda. Be', se per me la continuitł Ć un po' come superare esami, credo, e oggi ho pensato alle prime volte che sono stata da lei╔ e adesso non so perchÄ, ma volevo finire la frase parlando di quanto sono cambiata e migliorata. Ma il pensiero che mi Ć venuto Ć che forse non mi sono mai fidata, specialmente degli adulti. Ú possibile? Cosa c'entra non so, ma Ć questo che ho pensato. E oggi mi fido di lei. Uffa. L'uffa Ć perchÄ non mi aspettavo quel pensiero in quel momento. Non so, mi ha fatto stare male. Anche se mi ha permesso di finalmente capire, era da un po' che lo sospettavo, che mi fido di lei.

 

31 ottobre. Titolo: Piccolo mostro.

 

Ero un piccolo mostro, come immagino tanti altri bambini. Facevo molto, ma molto casino. PiŁ dei miei fratelli. E poi tutte le sere piangevo come una disperata, per poi, un giorno, smettere del tutto. Mia madre dice che mi hanno portato da mille medici, ma niente. PerchÄ piangevo, esattamente non lo saprś mai. Ma credo che volevo attenzione e mia madre non era pronta. Aveva i suoi problemi. Mio padre credo che fosse vecchio stile: madre cura figlia, padre figlio. Non so se sia stato esattamente cosô. Quello che so Ć che i miei dovevano informarsi sulle cose da fare e da dire ai bambini. Non so, ogni tanto credo che i miei erano un po' fuori di testa. Mi piace pensare che forse erano cosô innamorati, uno dell'altro, che non avevano tempo per noi e dicevano delle cose assurde, perchÄ era la prima cosa che gli veniva in mente. Forse.

Ú molto tenera questa immagine che lei dł dei suoi genitori come di persone che erano talmente prese dal loro rapporto da non potersi occupare di altri. Credo che sia anche un modo con il quale tenta anche di salvarli e di proteggerli dalla rabbia che lei puś provare nei loro confronti. Contemporaneamente accentua quel senso di esclusione che lei deve aver provato allora. Io penso che forse per davvero non fossero genitori adeguatamente attrezzati per farlo. Ci sarebbe da chiedersi perchÄ non fossero abbastanza competenti come genitori. Forse si tratta di qualcosa che ha a che fare con i loro di genitori.

 

In media lei mi mandava un paio di mail alla settimana. Non di piŁ.

 

 

 

 

 

Martedô 9 novembre. Titolo: Genitori.

 

Sô, credo sia proprio quello: anche i loro genitori non erano attrezzati. Parlando con mia madre l'altro giorno, lei mi disse: "Io spero che tu non sarai cosô dura con noi, come io sono stata con i miei genitori". I miei nonni non l'hanno lasciata vivere. O meglio, non l'hanno preparata per la vita. Erano altri tempi. Comunque, se mai sono stata, come dice lei, rabbiosa nei loro confronti, non lo sono piŁ. Credo che perdonandoli, mi sono tolta un pensiero e se avrś figli parlerś solo delle cose buone e delle cose giuste che mi hanno insegnato. Adesso mio papł mi chiama Lobigna, che vuol dire 'Piccola lupa' in portoghese.

[ha il lupus come malattia].

I miei erano piŁ preoccupati di me per questa malattia, ma sono molto sorpresi della mia reazione e quindi adesso credo si stiano abituando. Quello che vedevo di me, a parte il neo vicino al naso sul lato sinistro, di mia madre, Ć la mancanza di forza di volontł e il fatto che nessuno ci ha insegnato a pensare. Questo l'ho detto a mia madre: che lei Ć una donna intelligente, ma che nessuno le ha insegnato come pensare e che, quindi, tutto sembra molto piŁ difficile.

Ú bellissimo questo pensiero sul pensare. Anch'io ne ho uno. Mi piace pensare che una delle cose che stanno accadendo in questa analisi Ć che lei sta, invece, imparando a pensare.

Risposta della paziente.

 

Sô, Ć piaciuto anche a me questo pensiero sul pensare e mi piace ancora di piŁ il fatto che lei possa pensare che sono ancora in tempo per imparare.

 

12 novembre. Titolo: La terapia.

 

Mi piace poter pensare a lungo sulla possibile scelta di parole. Poterla cambiare, quando non mi sembra giusta. Anche se faccio cosô anche da lei, credo. No? perś, anche se non la vedo, mi manca il fisico. Forse non Ć il fisico, ma la voce. No? La voce Ć molto importante per me. Infatti non sopporto la mia, quella che sentono gli altri, perchÄ sembro una bambina.  Poi spesso scrivo delle cose e poi le tolgo. Per esempio, stavo per togliere l'ultima frase. Ma da lei non lo posso fare. Quindi credo che devo cercare di scrivere come parlo, senza poter togliere, ma solo aggiungere. I sogni non me li ricordo quasi mai in questi giorni. Se li ricordo cercherś di prendere appunti. L'unico sogno che mi ricordo Ć stato che camminavo per strada a Milano e pensavo nel confronto fra come mi sentivo camminando per strada lô e qua. E all'inizio non capivo molto la questione del sentire. Come sentire? Mi sento normale, insomma. Bene. Ma adesso credo che la domanda fosse piŁ: dove ti senti piŁ a casa. Ú strano, mi siedo davanti a questo schermo per tre ore╔

[che sono esattamente il tempo di una seduta moltiplicato per quattro].

╔ e ho l'impressione di dire meno che da lei in 45 minuti, alcuni dei quali in silenzio. Forse Ć per lo scritto in sÄ. Non lo so. L'altro giorno ci pensavo a quest'aspetto e mi ricordo che ero arrivata alla conclusione che Ć molto importante, non solo l'aspetto economico, come la formalitł o la gerarchia tra di noi╔ be', primo perchÄ lei Ć un medico, forse un po' diverso di quello che ti tratta, non so, un problema al cuore, perś che non Ć un amico che ti ascolta e che piŁ di darti qualche consiglio non puś fare, ma che ha studiato proprio per poter trattare il tuo problema mentale. E credo che sia proprio qua il bisogno del 'lei', perchÄ Ć molto facile diventare intimi, quando si parla proprio di tutto. Sto bene qua, ma Milano mi manca.

[Mi sembra proprio che lei abbia trovato una sua sorta di residenza emotiva].

 

18 novembre. Titolo: Eccomi.

Si tratta di una volta nella quale non aveva mandato messaggi per una settimana, inducendomi le stesse sensazioni di quando saltava le sedute senza avvisare. Cosa Ć successo? Avrś scritto io qualcosa di sbagliato? Forse ho forzato un intervento. Magari quella interpretazione non era adeguata. Magari non ho capito bene. E comunque lei, con molta sintonia, intitola l'e-mail con Eccomi.

 

L'altro giorno ero molto in crisi, perchÄ notavo e non so ben spiegare questo bisogno che ho di essere al centro delle attenzioni e allo stesso tempo quando mi sento al centro non mi sento a mio agio. E credo che abbia a che fare con questo conflitto interno di credermi meglio o peggio degli altri.

Ho pensato che questo potrebbe anche avere a che fare con l'intervallo che lei ha messo tra la precedente e-mail e questa. Come se volesse un po' lasciarmi in attesa, provare a ribaltare la direzione dei bisogni, vedere se davvero lei occupa un posto centrale nelle mie attenzioni. Dopo di che, quando verifica di essere al centro, dice di stare male. Io credo che dipenda dal fatto che cosô avverte quella intimitł di cui parlava prima, cioĆ precedentemente. Intimitł vuol anche dire  essere  insieme a qualcuno, essergli vicino, al suo fianco, lô. Meglio o peggio di altri, vuol dire un modello in cui si Ć o sopra o sotto, asimmetrici, mai al fianco veramente. E allora lei non capisce piŁ se lo vuole quel posto speciale o no, perchÄ poi si sente troppo vicina e ne ha paura.

 

Titolo: Distante.

 

Carissimo Dottor Goisis,

che dire? Vorrei dire che va tutto bene. Ed Ć cosô. Ma diciamo che potrebbe andare meglio.

Tra il vorrei e la realtł spesso ci sta di mezzo il mare, come nel nostro caso. Noi abbiamo davvero di mezzo un oceano, tra noi due. Ma Ć anche vero che Ć molto meglio dire le cose come stanno davvero e non come si vorrebbe che stessero.

 

 

 

 

 

Risposta.

 

Ho letto la sua risposta solo ieri. Questi giorni riesco a spedire e-mail, ma non a riceverle nella mia posta di outlook. Mi sembrava strano che lei ci mettesse tanto tempo a scrivere, allora sono andata nel sito della Tin e lô ho trovato la sua risposta.

A proposito di mari e oceani, mi sembra che anche la mia posta si sia persa un po', come un naufrago. E lei insieme alla mia posta. Ma fortunatamente esistono anche le reti e cosô lei Ć riuscita a trovare il mio messaggio. Parliamo quindi di distanze, ma di vacanze, anche, a proposito di tempi lunghi per risponderle.

[le dico che ci saranno delle vacanze, quelle di S. Ambrogio, in cui non ci sarś e poi le preannuncio delle vacanze di Natale, in cui non potrś nÄ leggere, nÄ mandare e-mail].

Purtroppo non sto tanto bene. Ú stato bellissimo avere qui il mio ragazzo, ma adesso mi manca piŁ di prima. Sto prendendo piŁ cortisone e il prurito non Ć ancora passato. Vediamo cosa mi dice il medico lunedô.

Distanze, vicinanze, prurito e cortisone. Nel prurito c'Ć il contatto con qualcosa che provoca una specie di allergia, che poi provoca il prurito e cosô via. Molto del problema nasce da meccanismi legati all'eccessiva vicinanza e contatto. In questa sua situazione mi Ć venuto da pensare che c'Ć come un prurito da mancanza e da distanza. Quasi da astinenza verrebbe da dire. Sto bene con te, insieme a te, mi satura ogni bisogno e necessitł. Perś, quando te ne vai, mi sento privata di qualcosa, distante e mi viene da grattarmi, mi prude la pelle. Come se fosse un modo con il quale avvertire, somatizzare, la privazione, la distanza.

Poi sono arrabbiata con me stessa: il tutto o niente. Mentre lui era qui, non ho esagerato in niente, a parte il sesso. Ma bere, fumare, mangiare di tutto sapevo che non mi avrebbe fatto bene.

Ciononostante l'ha fatto ugualmente. Forse con la fantasia di essere come protetta da lui.

Ieri sono andata a fare degli esami del sangue e mentre uscivo mi veniva da piangere, ma mi sono fermata e mi sono detta che non mi farś abbattere e che devo essere forte per guarire prima. Ieri sera, perś, ho pianto, perchÄ mi mancava tanto lui e forse mi ha fatto anche bene. Poi mi stupisco. Sto ancora aspettando che mia mamma dica delle cose dure, ma giuste. Parlo anche di cose come cibo. Non Ć mai riuscita a essere cattiva, per essere buona. Forse sono un po' arrabbiata con lei. Non lo so. Ú che mi fa impressione ogni tanto.

Essere cattiva vuol dire anche fare i conti con i limiti e con la fermezza altrui. Ed Ć vero, come abbiamo gił visto, credo, che lei di limiti ne ha avuti davvero pochi. Mi viene da chiedermi se anche da me volesse piŁ parole cattive e dure.

Ho perso la serenitł che avevo un mese fa: mi sento distante da tutto e da tutti. Ú cosô che mi sento.

Anche da Milano e dall'analisi. 'Non Ć l'ideale, ma va bene', diceva lei qualche giorno fa. E forse Ć anche l'avvicinarsi di scadenze mediche che la rende un po' meno serena.

Ma passerł anche questo e mentre cercherś di meditare sulla mia serenitł, ascoltando Rapsodie in blu, del nostro buono e vecchio Gershwin la saluto e spero lei stia bene.

Sô, grazie.

 

Qui mi parla di cose mediche.

Poi, in un'altra mail.

 

Mi sono dimenticata di dirle che ho visto 'Tutto su mia madre' di Almodovar un mese fa e mi Ć piaciuto molto. E quindi lei mi abbandona. Be', non sarł per tanto. E, come dice lei a Milano, 'ci rivediamo', che Ć la modalitł mia di congedo alla fine delle sedute.

 

Siamo un po' alle ultime mail, che ho portato.

 

Che fare? Le scrivo dal sito di Tin, perchÄ adesso riesco a scrivere e-mail, ma non a spedire.

In ogni caso, continuano i problemi di comunicazione, di stare in contatto.

Non che non ci riesca, ma presentano qualche difficoltł.

Oltre a quella della distanza e dell'assenza di fisicitł, mi sembra.

Io non sto per niente bene, purtroppo. Il prurito non se ne va. Ho visto il medico lunedô, che comunque ha preferito abbassare la dose di cortisone. E ci rivedremo lunedô prossimo.

[parla dell'operazione che probabilmente si sposta nel tempo].

 

Queste sono le ultime sedute prima delle vacanze e poi, durante le vacanze, lei sta male nuovamente. Sta male e quindi non mi scrive piŁ. E neanche dopo. E l'e-mail ricompare il 19 gennaio.

Il 19 gennaio ricompare questa e-mail in cui lei dice.

 

Caro Dott. Goisis,

sono stata molto male. E quindi ho preferito non scriverle. I medici dicono che Ć conseguenza dell'uso di cortisone. Non sto ancora bene e le scrivo con molta difficoltł. Sto cercando di essere positiva e cercando di non dare molta importanza al mio aspetto fisico, ma non Ć facile. Ho avuto dei sogni terribili e non riesco a dormire bene. Sono molto spaventata. Ú questo il problema e credo che questo mi faccia peggiorare molto. Io spero di poter continuare la mia terapia con lei. Ú possibile? A presto Paula.

 

In realtł la terapia Ć continuata in tutti quei mesi, un po' piŁ con difficoltł perchÄ lei ha avuto vari spostamenti, ancora per le cure. Tentativi di intervento da una parte o dell'altra. Ad un certo punto mi ha anche fatto delle telefonate, perchÄ era in un paese da cui non poteva connettersi a internet. Perś poi sono ripresi i contatti in maniera piŁ continuativa e il 15 maggio, circa 6 mesi dopo l'inizio del lavoro e-mail, Ć ritornata.

 

I miei pensieri su questa esperienza sono vari: ha superato sicuramente le mie idee su quello che poteva essere un semplice contatto. ÚŇ diventato, nella mia sensazione un vero e proprio lavoro terapeutico, che Ć continuato attraverso questa modalitł e questo strumento. Credo che noi abbiamo fatto un pezzo di strada in piŁ, in questi mesi: non solamente abbiamo atteso che riprendesse l'analisi tradizionale e originale. ÚŇ chiaro che io non considero questa come un'esperienza, nÄ facilmente riproducibile, nÄ standardizzabile. Ho pensato che sia stata una buona modalitł per non interrompere il lavoro in un momento cosô delicato. Certo che ho anche avuto la sensazione che alcuni aspetti del lavoro della tecnica psicoanalitica possano essere stati salvaguardati e mantenuti, anche con l'e-mail. Ad esempio, mi Ć sembrato che le comunicazioni della paziente fossero molto libere, che ci potesse essere ugualmente l'attenzione fluttuante, applicata alla lettura, piŁ che all'ascolto. Le libere associazioni mi sono sembrate mantenute e anche favorite. Un setting l'abbiamo trovato. Ú stato possibile fare delle interpretazioni, anche di transfert. L'attenzione all'inconscio c'era, perchÄ comunque si utilizzava ugualmente l'uso delle comunicazioni come anche significati di atti inconsci e di manifestazioni di aspetti inconsci.

Certamente ci sono anche degli elementi che sono assolutamente mancati. Tutta la dimensione non verbale dell'incontro non c'era. Mancavano i movimenti fisici, lo spazio, i silenzi, i sospiri, il tono della voce. Lei stessa spesso ha fatto riferimento a quello. Ú mancata l'immediatezza di quanto accade su cui si puś intervenire subito. Il tono dello scritto forse puś essere piŁ aspro e meno immediato rispetto alla parola. Manca il corpo fisico, sia della paziente, sia dell'analista. Lei era una che i primi tempi della terapia mi riempiva proprio lo studio e le percezioni olfattive con un profumo che mi rimaneva addosso. Perś ho avuto l'impressione che esistano e siano esistiti in questo lavoro anche degli aspetti della relazione quasi favorenti. Per esempio, la dimensione della narrazione autobiografica nello scritto Ć molto facilitante. La scrittura spesso ha degli aspetti terapeutici: scrivere Ć di grande aiuto come cura o auto cura. Specie se c'Ć un orientamento verso l'autodescrizione. E poi la possibilitł di un'attenzione costante: qui mi vengono in mente i lavori di Luciana Nissim sulle parole dell'uno e dell'altro e della sequenza fra quello che dice uno e che dice l'altro. Mi pare che in uno strumento come e-mail possano essere mantenute.

Certo, la domanda che mi ponevo frequentemente era: che cosa fare poi quando sarebbe ripresa la terapia normale. E la paziente, come spesso Ć successo con lei, mi ha molto sorpreso, nel senso che ha ripreso le sedute, come se non le avesse mai interrotte. Come succede con quegli amici che non vedi per tanto tempo e poi, quando ci si incontra, Ć come se ci si fosse lasciati il giorno prima. Ne abbiamo parlato, molto anche, di questa fase e nella mia sensazione, di un'analisi che adesso sta avviandosi alla fine, si comincia a parlare davvero di una fine, Ć che le e-mail appartengano al nostro percorso, fanno parte integrante del nostro lavoro analitico. Sono state una fase, come ce ne sono state altre, quando lei Ć stata male o altri periodi.

Vi elenco una serie di considerazioni che la paziente ha fatto negli anni successivi a proposito del periodo di lavoro svolto attraverso lŇuso di e-mail.

 

ĎEŇ stato un lavoro in piŁ, ideale.

 

Anche quando stavo male, con le mie paranoie, la voce al telefono mi poteva far alterare l cose; le lettere non le avrei scritte; al computer potevo scrivere anche solo una frase e via mandarla.

 

Possono essere mandati anche messaggi non compiuti o indefiniti, senza tanti aspetti formali.

 

Per lettera non lŇavrei mai fatto.

 

Il non essere lô sul momento permette di ripensare alle cose scritte ed elaborarle diversamente.

Qui ci sono le reazioni immediate╔ Ć un bene ed un male allo stesso tempo╔

 

NellŇe-mail si tende a rimanere sul tema, senza spaziare di argomentoË.

 

Mi farebbe piacere, ora, sentire che cosa voi avete da dire e che cosa vi ha suscitato questa mia comunicazione, perchÄ devo confessarvi che le tre precedenti volte che io ho raccontato questa mia storia, ho avuto delle grosse delusioni. Noi facciamo parte di questo gruppo di lavoro sulla terapia on-line, che poi si Ć sciolto, si Ć sfaldato e non credo che sia dipeso solo dal fatto che io ad un certo punto ho mandato nel gruppo questo mio racconto. Perś, certo che dal mio racconto, tranne qualche risposta individuale, il gruppo non ha risposto e non ha lavorato.

Quando ho presentato il caso alla SPI per l'ordinariato, per cautela avevo presentato come caso esteso questo, ma anche un altro piŁ tradizionale, e nel corso della discussione con i colleghi che mi hanno valutato e fortunatamente approvato per l'ordinariato, non Ć stato fatto nessuno cenno a questa mia terapia, ma semplicemente al fatto che io ero uno che sapeva usare il computer. Ma Ć stato l'unico riferimento a questa esperienza.

E quando l'anno scorso ho raccontato questa esperienza in quel congresso virtuale on-line, io non sono riuscito a connettermi con il sito che trasmetteva il congresso on-line e quindi non so che cosa ne sia stato detto, nÄ se ne sia stato detto qualcosa.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Prof. Silvio Merciai - Lo scopo principale sarł quello di non disturbarvi le possibili associazioni al bellissimo caso di Roberto e, dall'altra parte, tentare di offrirvi delle provocazioni di pensiero. La materia che si puś discutere, trattando della terapia on-line oggi Ć immane, anche se molto modesta. Cercherś, per essere molto breve, di offrirvi dei possibili spunti di pensiero e di cercare anche di trovarli il piŁ possibile in connessione con le cose che Roberto vi ha detto prima. Il titolo del mio intervento, e spero che si capirł ben presto perchÄ, Ć Psicoterapia on-line, un vestito su misura. Ú un lavoro che ho scritto con la collega Beatrice Cannella di Torino e che compare in un libro, che sarebbe dovuto uscire a maggio scorso, quando ho accettato l'invito per oggi. Pensavo che il libro sarebbe uscito e che avremmo potuto discutere insieme quello che su questo era stato scritto. In realtł, il libro ha avuto un ritardo indipendente da me, per cui mi trovo oggi a dovervi riassumere un poco quello che in questo lavoro abbiamo scritto e nel contempo di cercare di renderlo in qualche modo utile per la nostra discussione.

Cominciamo con le provocazioni. Il caso di Roberto dimostra, se ce ne fosse bisogno, che la terapia on-line Ć una realtł ed Ć, semplicemente, un caso particolare della teoria della tecnica della psicoterapia. Per fare questo lavoro mi sono messo in contatto con vari colleghi. Mariachiara Risoldi Ć una collega analista di Bologna, che in una sua lettera mi ha scritto, tra l'altro, questo brano che cito:

 

mi chiedo: ma se due persone sono collegate a due video e stanno in due stanze diverse e si parlano, che cosa succede? PerchÄ mai la funzione analitica, virtuale appunto, non dovrebbe poter funzionare a certe condizioni? Dunque un setting da pensare e pazienti da scegliere. Ma non lo facciamo sempre? Non Ć in fondo un vestito su misura l'analisi?

 

E siccome naturalmente penso che l'analisi sia un vestito su misura e cosô lo sia la psicoterapia, allo stesso modo, penso che la terapia on-line sia un vestito su misura. In questo senso penso che non abbia piŁ oggi alcun senso chiedersi se si puś fare terapia on-line. Su questo siamo gił andati avanti. Occorre, invece, conservare le caratteristiche peculiari, le difficoltł specifiche, che la terapia on-line presenta. Come scrive John Schuler, uno dei maggiori teorici della psicologia del ciberspazio: "le persone sono state scettiche sulle relazioni on-line, cosô come sulla psicoterapia on-line, ma non c'Ć assolutamente alcun dubbio che le persone instaurino delle relazioni significative on-line, colleghi, amici, amanti".

Chiunque di noi abbia una qualsiasi esperienza e-mail, sa quanto Ć emozionante ed emozionato possa essere lo scambio di un semplice brano testuale. Probabilmente sotto molti aspetti lo scambio di un brano e-mail puś essere piŁ emozionante e piŁ emozionato che non una seduta di video conferenza o una seduta di chat visuale.

Ora la stessa cosa Ć vera anche per la terapia on-line. Alcune persone sono molto scettiche su ciś, ma l'evidenza Ć molto chiara, secondo me, che la terapia on-line Ć possibile e che puś essere molto efficace. La domanda reale, dunque, non Ć se Ć possibile fare la terapia on-line, ma piuttosto come la terapia on-line puś essere efficace, per quali tipi di problemi e con quali tipi di persona. La psicoterapia on-line Ć un nuovo tipo di psicoterapia, per certi versi simile, in alcuni aspetti differente dalla terapia faccia a faccia.

In genere la questione sulla discussione della terapia on-line diventa rapidamente come se chi di noi la pratica o la propone o ne parla la volesse intendere come un'alternativa alla terapia vis-ł-vis o comunque a quella che si chiama terapia di persona. Nulla di piŁ falso e di piŁ privo di senso. Esistono tanti vestiti su misura per tante persone in tante diverse condizioni della loro storia. La terapia on-line Ć una possibilitł in piŁ. Vedremo che Ć possibile che abbia delle indicazioni specifiche, ma non si tratta di affermare che la terapia on-line Ć la stessa cosa e che deve stare in luogo della terapia di persona. Ú un'altra cosa, ma, pur restando un'altra cosa, Ć a pieno diritto e a ben vedere una forma di terapia. E come tale deve essere studiata, analizzata e soprattutto offerta.

Scrive una paziente, durante una terapia on-line:

 

Ora le sembrerł che posso parlarle di questo argomento come se nulla fosse, ma ci ho messo un'ora a scrivere questa lettera e ci sono parole che ho scritto, che mi hanno fatto tremare le mani e rimbombano nella mente. Forse a voce non sarei riuscita a tirare fuori il suono.

 

La terapeuta, che Ć Beatrice, mi scrive, parlandomi di questo brano, e mi dice:

 

come si passa tutto questo da una tastiera? Come, allora, Ć possibile fare una terapia via internet? Le emozioni non passano solo attraverso le parole o il contatto.  Sai, sto pensando che sarł molto difficile che riusciremo a trasmettere il tempo.

Il tempo Ć un dato importante. Quanto tempo ci mette un paziente a dire una parola? Con che ritmo? Con che respiro? Oltre che il tono e la chiarezza o meno della voce. Come faremo a sapere se la parola si Ć spezzata nel suo esprimersi? Se al primo tentativo si Ć rotta in gola e ha dovuto essere ripetuta.

 

Dunque la terapia on-line Ć una realtł. Occorre mettersi a studiarla e, utilizzando un'immagine a cui sono particolarmente affezionato, che deriva dal pensiero di Bion, studiarla senza memoria nÄ desiderio. Senza sapere gił che cos'Ć e senza aver gił deciso che cosa deve essere. Ed Ć una citazione a cui sono affezionato, perchÄ credo che la prima volta che si Ć parlato di terapia on-line in una sede pubblica in Italia Ć stato nel 1997 a Torino, quando organizzammo un panel specifico su questo nell'ambito della conferenza internazionale per il lavoro di Bion. Era l'anniversario del centenario della nascita. Un collega tedesco, Michael Pavlovic, fece un intervento del quale riporto questo brano.

 

Penso che non sia affatto una pura coincidenza se internet viene usato in modo nuovo all'interno del nostro ambito, la psicoanalisi, nella conferenza internazionale destinata a celebrare il centenario di Bion. Egli fu uno dei grandi pensatori di nuovi pensieri e ci insegnś quanto sia importante pensare pensieri nuovi ed affidarci al sentimento di insicurezza che sopravviene, quando lasciamo i sentieri tradizionalmente battuti. E questo Ć quello che succede nella stanza d'analisi, dove siamo in grado di trovare il nuovo, solo se siamo disposti a correre il rischio di liberare la nostra mente da quello che gił sappiamo.

 

Aggiungo, per analogia, possiamo studiare il problema della terapia on-line solo se siamo disposti a correre il rischio di mettere da parte, o almeno tra parentesi, tutto quello che sappiamo e abbiamo studiato, ci hanno messo in testa su come si fa la terapia di persona e a sapere che siamo comunque di fronte a qualcosa che Ć scandalosamente e catastroficamente innovativo e che, proprio per questo, chiede di essere ascoltato e capito. Dunque, occorre avere il coraggio di praticarla e confrontarsi direttamente con le difficoltł che la terapia on-line implica.

Per quanto ci provino, i ricercatori e gli studiosi alla moda non scopriranno mai il futuro della terapia e del counseling on-line nella loro testa. La vera direzione che essi assumeranno ci sarł percepibile solo se ascolteremo il nostro cuore o piŁ precisamente il cuore nei nostri clienti on-line. Sta solo a noi, con la conoscenza e le capacitł che abbiamo off-line, di offrire counseling, sostegno e guida alle persone ferite, ai margini della super autostrada informatica, raggiungendoli cosô lł dove si trovano. Me dobbiamo agire ora, finchÄ abbiamo la possibilitł di modellare gli standard per il counseling on-line. Unisciti a noi, scrive Ron Axely in quest'articolo, nel nostro sforzo di progredire, nel mettere a disposizione di questa crescente fetta della popolazione umana, le nostre conoscenze, le nostre abilitł e le nostre risorse.

Una delle cose che sto scrivendo da anni sul tema della terapia on-line Ć che occorre che ci mettiamo a studiare, occorre che facciamo esperienze e possibilmente esperienze serie e controllate e che riusciamo ad ascoltare e a capire che cosa realmente succede per poter sviluppare il piŁ rapidamente possibile un corpus di teoria e di teoria della tecnica, rispetto ad un fenomeno che, non Ć difficile da prevedere, assumerł dimensioni sempre maggiori.

In realtł di che cosa bisognerebbe parlare? Che cosa bisognerebbe studiare a proposito della psicoterapia on-line? Qua il campo si ingrandisce. PerchÄ c'Ć un primo problema che dovrebbe essere una sorta di psicologia generale del ciberspazio e poi una psicodinamica specifica della relazione interpersonale nel cosiddetto ciberspazio. Poi dovremo parlare, sulla base di questo, di una psicodinamica della relazione terapeutica on-line, di una tecnica della relazione e poi della clinica. Non intendo parlare di tutte queste cose, ma toccherś qualche punto.

Intanto, molto banalmente e molto semplicemente: la terapia on-line Ć una relazione interpersonale nel ciberspazio. Come dire: ci sono due termini del discorso, uno dei quali Ć che bisogna avere qualche tipo di conoscenza nel mondo del cosiddetto ciberspazio e dall'altra parte di che cosa una relazione interpersonale sia all'interno del ciberspazio. Con tutti i problemi che questo implica, compreso il problema delle false identitł o del travestimento.

Questo brutto signore ciccione risponde a quell'altrettanto brutta e dice: "Sei una modella. Splendido: io sono un danzatore, guido barche da corsa. Qual Ć il tuo segno dell'oroscopo?". Riporto questa vignetta molto diffusa su Internet, per memorizzare il primo problema del ciberspazio, ben noto e lungamente discusso, che Ć che l'identitł puś essere forgiata e alterata, secondo il piano del nostro desiderio o secondo il piano della finzione e che non ci sono modi all'interno del ciberspazio per avere una certezza di chi sta veramente dall'altra parte. O, per lo meno, di qual Ć la dimensione reale di chi sta dall'altra parte.

Sul ciberspazio in questa lunga citazione che non leggo, i concetti fondamentali e che ci servono sono:

1.     dobbiamo a S. Tarkel l'idea che il ciberspazio possa essere analizzato e studiato con le categorie concettuali che Winnicott utilizzava, quando parlś di uno spazio transizionale;

2.     da un altro punto di vista il ciberspazio puś essere analizzato e studiato con le categorie che utilizziamo per l'esperienza onirica, la vita del sogno;

3.     e ancora, esso rappresenta una modalitł di alterazione della coscienza, essendo le alterazioni della coscienza qualche cosa che noi ricerchiamo frequentemente nella nostra esperienza con mezzi fisiologici o meno fisiologici. Da questo punto di vista il ciberspazio rappresenta un supplemento estremamente adattativo alla vita reale.

Vi ricordo i principali autori che hanno costruito la teoria del ciberspazio, che sono Sherill Tarkel, che Ć notissima, una sociologa e una psicologa americana, meno nota, che Ć Rosanna Aluker Stone e poi Pierre Levi, che Ć anche diventato un autore alla moda. Mentre nella Tarkel e nella Stone prevale la dimensione di origine psicoanalitica, in Levi prevale un accento piŁ di carattere di psicologia sociale. Ricordo ancora come il ciberspazio sia stato studiato tra gli altri da Jean Bodrillar, che lo ha indicato come uno degli elementi fondamentali della post modernitł.

Volendovi dare delle indicazioni e delle provocazioni non dirś nulla di quello che Ć stato detto da questi autori. Il libro di S. Tarkell, Vita sullo schermo, Ć a mio avviso il classico per iniziare a studiare questo problema. Ed Ć un libro curioso, perchÄ Ć uno splendido libro di psicoanalisi, scritto da una persona di grande intelligenza, di grande competenza, con una formazione psicoanalitica classica ed europea, che ha avuto la sfortuna di diventare un libro alla moda, cioĆ di essere stato rapidamente ripreso dai media, per cui viene considerato da quasi tutti come un bel libricino su Internet e questo ha offuscato in gran parte la sua dimensione di grande elevatura teorica. E ha anche fatto in modo di colludere con le corporative resistenze del mondo culturale psicoanalitico internazionale all'interno del quale, praticamente, non si parla di Tarkell. Ú curioso, ma nessuna delle principali riviste psicoanalitiche del mondo ha mai pubblicato una recensione dei libri di Tarkell. Sono, ripeto, libri di psicoanalisi.

Se ci mettiamo a studiare il problema della relazione interpersonale all'interno del ciberspazio si aprono enormi capitoli. Ancora una vola, fedele alla consegna di partenza, mi limito a citarli. Sono capitoli su cui molto Ć stato studiato e molto Ć stato scritto. Alcuni sono affascinanti. Ogni tanto mi ci perdo a leggere articoli su queste cose, che trovo bellissime. Li ho vagamente elencati.

Uno Ć il ╔╔. Le storie d'amore su internet. Purtroppo anche qua l'invasione mediatica li trasforma in fatterelli da Grand Hotel o da Novella 2000. In realtł c'Ć uno spessore psicologico e c'Ć un dettaglio di raffinatezza emotiva nello scambio delle relazioni amorose via Internet, che viene completamente perduto e che viene, in genere, trascurato dallo snobismo professionale di chi pensa che tutte queste cose siano tutte chiacchiere da parrucchiere.

Fenomeno piŁ studiato all'interno, invece, del mondo psicoanalitico e psichiatrico in genere Ć lo scambio di sesso. La prima constatazione, un po' sorprendente, che fu fatta, quando si diffuse nelle universitł americane l'uso della chat, Ć la scoperta che un numero enorme di persone, ben al di lł di quelle che possono essere le statistiche sui cosiddetti disturbi dell'identificazione sessuale, simulavano un'identitł dell'altro sesso. Questo fenomeno di scambio del sesso, all'interno delle varie personalitł che una persona assume, Ć stato largamente studiato. Ú secondo me di grande interesse. Ne parla anche a lungo Tarkell, alla quale trovate poi i lavori principali.

Sempre lei parla anche del problema delle multiple identitł. PerchÄ ciś che caratterizza il chat, ed Ć veramente costante, Ć che quando una persona entra in chat e assume un'identitł, un nickname, quasi sempre ne ha contemporaneamente attivi altri. Parlavo l'altro giorno con mio figlio, che per tanti motivi, alla sua etł puś permettersi di essere un esperto di chat, se ne occupa professionalmente. Mi raccontava del fatto che Ć assolutamente normale avere sei o sette identitł contemporanee, cioĆ che gestisci contemporaneamente in diverse stanze sei o sette personaggi e che c'Ć una tecnica, un'arte e, sotto certi aspetti, anche un'impersonificazione profonda, per cui cambi stanza e sei questo o quello. La chat Ć questo.

Dopo di che i benpensanti hanno parlato del fenomeno come di splitting della personalitł e credo che questo sia l'esempio di quello per cui ho parlato, all'inizio, di senza memoria nÄ desiderio. PerchÄ se noi ci mettiamo, come in genere viene fatto, ad applicare le rigide categorie precostituite del pensiero teorico, rapidissimamente l'esperienza del ciberspazio viene patologizzata e trasformata in una serie di problemi clinici. E credo che questo sia un errore clamoroso, un errore epistemologico e dunque metodologico, come anche un errore di non lettura della realtł.

Un altro termine Ć avatar. L'avatar Ć una parola di origine indiana, che vuole dire qualche cosa tipo 'anima, spirito' ed Ć in realtł quello che viene utilizzato come rappresentante di sÄ, prende il posto di sÄ, ci rappresenta nelle chat visuali.

La chat Ć in gran parte puramente testuale. Poi ci sono della chat un po' piŁ organizzate, che funzionano anche con una maggiore complessitł, in cui si assume un'identitł visiva, una specie di personaggio. Il personaggio viene fabbricato attraverso una serie di tecniche, di software particolari e si Ć chiamato, tradizionalmente, avatar. Quello che Ć importante Ć che c'Ć una storia dell'arte e della cultura, della modalitł di scelta, delle tipologie, dell'organizzazione dell'avatar, che Ć diventato un enorme capitolo della psicologia su Internet e che Ć di nuovo estremamente affascinante e che va molto al di lł di quello che si potrebbe, anche qui, chiamare tradizionalmente, le categorie della proiezione dell'immagine, dell'esternalizzazione. Ú qualche cosa di molto piŁ ricco e che richiede categorie metodologiche di pensiero particolari per essere pensato.

In realtł, dunque, esistono delle relazioni interpersonali su internet che vengono erroneamente e malamente chiamate 'virtuali'. Le nostre relazioni interpersonali sono tutte in gran parte virtuali, per il solo fatto che affondano profondamente la loro origine nel nostro mondo interno. Il nostro mondo interno ha una sua ovvia realtł non coincidente con la cosiddetta realtł del mondo esterno e quindi ha una sua intrinseca virtualitł. Il termine 'virtuale' non viene usato, in genere, quando si parla in modo professionale delle relazioni interpersonali su Internet: si parla genericamente di relazioni nel ciberspazio, o di relazioni non di persona. Comunque credo che ormai la riflessione e l'esperienza accumulata in questi anni dimostri che la relazione interpersonale su Internet esiste, raggiunge livelli elevati di intimitł e di comunitł tra le persone. Qualunque sia lo strumento che viene utilizzato, non si tratta di dire che invece di vedere le persone o di incontrarsi con loro al bar o nel salotto, le si incontra su internet. Non si vede perchÄ non si possano avere anche incontri su Internet. Non si vede perchÄ questa non possa essere un'altra modalitł di incontrarci.

Anche qua la storia ripete se stessa. Quando fu inventato il telefono, si disse che il telefono avrebbe soppresso la comunitł delle persone, perchÄ le persone non si sarebbero piŁ viste, si sarebbero solo telefonate. Oggi noi ci incontriamo, possiamo telefonarci, possiamo telefonarci sul cellulare e possiamo mandarci delle e-mail. Abbiamo arricchito lo spettro delle nostre possibilitł e abbiamo, come gli animali impegnati nella storia dell'evoluzione, il compito di sopravvivere agli strumenti che la tecnologia ci offre e di trovare adesso una collocazione nell'ambito della nostra storia personale e delle mostre personali esigenze.

Oltre tutto, perchÄ Ć curioso notare, tra le mille osservazioni che si possono fare, come nelle relazioni interpersonali agisca assolutamente lo stesso fenomeno di transfert che esiste nella realtł. Per cui cosô come le persone con cui noi interagiamo nella nostra realtł concreta, hanno piŁ o meno, determinate caratteristiche ricorrenti (uso il termine di transfert in un'accezione molto generica), cosô come esiste un filtro selettivo per cui tra le mille persone che incontro nella giornata, solo con alcune parlo e solo con alcune comunico e che hanno alcune caratteristiche che fanno parte del mio mondo emotivo interno, lo stesso capita su Internet. Fra le mille persone che incontri o che ti scrivono o che scambi, solo con alcune lo scambio si ferma, si consolida, si struttura e diventa una storia. PiŁ o meno sono lo stesso tipo di persone, tra l'altro. Alcuni studi mostrano che il campionamento di realtł e il campionamento nel mondo della relazione via Internet segue gli stessi criteri. C'Ć questa bella immagine di Aldo Carotenuto sul virtuale, che ci introduce al problema della psicoterapia on-line, perchÄ la cosa che colpisce, fin dall'inizio, e che Ć una banale osservazione che tutti hanno fatto, Ć che una relazione via e-mail Ć sorprendentemente simile, per molti versi, al rapporto psicoanalitico. Noi abbiamo nel rapporto psicoanalitico alcune caratteristiche strutturali esterne ben note, tipo che Ć un rapporto che interviene tra due persone, in cui una persona parla e comunica delle sue difficoltł ad un'altra persona che ha una sua presenza ripetitiva, ricorrente, saltuaria, per molti aspetti ĎvirtualeË (tra virgolette), nel senso che la relazione psicoanalitica Ć da un lato una relazione di grande intensitł e di grande realtł, ma che per l'altra parte sta fuori, in una sua sorta di spazio/tempo particolare, dalla realtł consueta delle cose quotidiane. Con il paziente non si va al caffĆ, non si porta a spasso il cane, non si compra il giornale. Caratteristica, essendo anche che tra le due persone intercorre uno scambio sensoriale povero (nel setting classico il paziente sta sul lettino e l'analista sulla sua poltrona; in genere tutti noi abbiamo chiare visioni della progressiva calvizie dei nostri pazienti, perchÄ Ć il pezzo che vediamo del paziente), Ć un'opacitł, qualunque sia il senso che vogliamo dare a questo termine, di uno dei due membri. Bene, se ci si riferisce ad una qualunque relazione e-mail, come quella che il Dott. Goisis ha raccontato prima, al di lł della tecnica o della modalitł specifica, altamente professionale con cui questo viene gestito, credo che si possa cogliere che c'Ć un'omologia immediata strutturale. In qualche modo verrebbe quasi da pensare, se lo volessimo dire in modo un po' provocatorio, che non c'Ć mezzo migliore di Internet per realizzare, sotto certi aspetti, condizioni simili a quelle di cui parliamo quando teorizziamo il concetto di terapia on-line.

In questa slaid ricordo solo brevissimamente e commento altrettanto brevissimamente i grandi nomi delle persone, quindi i grandi lavori che sono stati fatti e che trovate facilmente a proposito del problema della psicodinamica del ciberspazio, intesa come punto di passaggio vero la terapia on-line.

Di S. Tarkell ricordo i suoi libri che si sono occupati soprattutto del problema dell'identitł e del self nel senso piŁ lato.

Di H. Ringeld, il lavoro sulle comunitł. Ú stato il capostipite del concetto di comunitł su Internet, che oggi Ć uno dei concetti dominanti.

Di N. Alanec, che Ć un analista americano, il primo splendido lavoro sulla regressione su Internet. Ú un lavoro di parecchi anni fa in cui Holland parla di come su Internet si regredisca, discute lungamente di come questa regressione avvenga sia sul versante della generositł (noi siamo molto piŁ generosi via Internet che nella realtł umana), sia nel versante della direzione delle emozioni (abbiamo emozioni molto piŁ dirette su Internet con nella realtł diretta). Conclude molto simpaticamente questo lungo lavoro, parlando del fatto che la regressione Ć qualcosa che ha un alone semantico un po' negativo all'interno della teoria psicologica che tuttavia la regressione su Internet Ć proprio una cosa bella.

L'altro autore che si Ć molto occupato della psicodinamica su Internet, direi che forse Ć l'autore piŁ noto Ć Robert Maxwell Yung, che Ć un analista americano che lavora in Inghilterra, vicino a Londra, con una stretta e ortodossa formazione di carattere kleiniano, al quale dobbiamo, invece, la tendenza piŁ chiara, piŁ evidente e piŁ diffusa alla patologizzazione del fenomeno di Internet. Per esempio ha scritto una serie di lavori, per altro pregevoli, partendo dal presupposto che la relazione via Internet Ć una relazione di oggetto parziale, che, come tale, Ć una relazione che facilita, secondo lui in modo assolutamente necessitato e ovvio, lo sviluppo di aspetti perversi o feticistici. Ha scritto dei lavori sulla pornografia su Internet, come esemplificazione diretta dell'aspetto intrinsecamente patologico della relazione affettiva via Internet.

Da ultimo ricordo il libro di Mikael Sivin, un libro recente, intitolato ╔╔.., che Ć uno splendido gioco di parole perchÄ vuol dire, alla lettera, Maschio, femmina e posta ed Ć un libro che ha uno splendido titolo e basta, anche se ha avuto un enorme successo librario. Ú considerato uno dei best della letteratura in argomento. Ú un libro paranoide, secondo me, che parte dalla teoria che la nostra societł Ć paranoide e che Internet Ć paranoide. Dł tutta un'interpretazione del lavoro su Internet, partendo da questi assiomi, per altro non dimostrati. Per giunta, per una persona come me, che ama molto Bion, aggiunge alcuni drammatici stralci bioniani nel senso, che con grossi errori e grossi fraintendimenti, fa dei paragoni fra gli elementi beta e gli elementi dell'e-mail. Insomma, fa delle cose, secondo me, orrende. Dimostra come la psicoanalisi non riesca ad occuparsi di Internet. Ú un analista americano che ha scritto anche delle cose interessanti e dimostra come la psicoanalisi abbia veramente un ritardo categoriale, strutturale. Non sto parlando delle societł psicoanalitiche, sto parlando del mondo psicoanalitico. Un ritardo drammatico nell'occuparsi di questi problemi che sono, per altro, a tutti gli effetti problemi affrontabili e da affrontare e che richiedono di essere affrontati, a mio e non solo mio avviso, dalla teoria psicoanalitica.

Allora, occorre una nuova teoria della relazione interpersonale. Le nostre teorie su come le relazioni interpersonali funzionano sono basate su quella che Ć stata chiamata la psicologia della contiguitł: si chiama relazione interpersonale quel fatto che io sto con te entro un determinato lasso relativamente ristretto di spazio e che tra di noi nel tempo intercorre e passa qualche cosa.

Tutta la psicologia classica, la psicoanalisi Ć basata su questo assunto. Oggi abbiamo bisogno di una psicologia delle relazioni telematiche, a distanza. Ú un po' banale, ma come racconto spesso un po' ridendo: mio nonno ha sposato mia nonna perchÄ abitavano nello stesso villaggio ed era impensabile che andasse in cittł a conoscere una donna. Mio padre ha conosciuto mia madre: abitavano nella stessa cittł, ma siccome c'erano i tram si potevano spostare e hanno potuto conoscersi. Io ho sposato persone che non abitavano neanche nella mia cittł, perchÄ avevano gił inventato i treni e le macchine. Chissł chi sposerł mio figlio? Ma nulla vieta, come molte persone hanno gił fatto, una persona conosciuta via Internet, attraverso un mezzo telematico. Allora, Ć banale, ma la psicologia che serviva a spiegare perchÄ mio nonno ha conosciuto e ha sposato mia nonna, non puś, per definizione, essere la stessa che spiega come funziona che mio figlio si innamora della sua australiana e se la sposa. Noi, perś, continuiamo a funzionare cosô. E sotto molti aspetti, le radici epistemologiche del pensiero psicologico e del pensiero psicoanalitico, in questo ultimo caso evidente, sono spesso quelle della Vienna di fine secolo che Freud utilizzava. E sono modelli e categorie concettuali che sono strutturalmente superate, ma verso le quali a mio avviso vi Ć poco coraggio a pensare a che cos'altro si potrebbe dire.

Allora, butto lô alcune provocazioni proprio di partenza. Il ruolo del gusto e del tatto, nella relazione interpersonale e umana Ć una cosa a cui si pensa? Per il gusto pochissimo: per adesso, il gusto Ć l'unico senso in cui esistono limiti teorico - concettuali a pensare di poterlo rappresentare attraverso uno strumento elettronico. Anche perchÄ non si sa neanche che cosa sia il gusto. Il tatto Ć l'unico senso di vicinanza: per toccare qualcuno bisogna essere contigui, mentre si puś vedere da lontano.

C'Ć un aspetto della relazione interpersonale che Ć intrinsecamente legata al tatto, alla vicinanza, mentre ce ne sono altri che ne possono essere distinti. Che senso ha, da questo punto di vista, una distinzione tra una relazione interpersonale non tattile da una relazione interpersonale tattile? Qual Ć il ruolo del tatto Ć visto solo nella storia dello sviluppo del bambino, che Ć ovvio, ma dopo? Quanto la mentalizzazione della nostra cultura e l'intellettualizzazione delle nostre relazioni, fa sô che ci tocchiamo sempre meno e quanto questo ci depriva e di che cosa? E quindi una relazione puś essere solo telematica. Ci sono lunghe discussioni se quando conosci una persona via Internet ha poi senso che la incontri, se la incontri se ha senso che le riscrivi oppure no╔ Roberto ci ha offerto un esempio, parlando di un paziente incontrato, rincontrato via internet, rincontrato nella realtł. E questa Ć una dimensione. Molti pensano che questa dimensione sia problematica e che bisognerebbe tenere i due mondi separati. A me suona un po' di scissione, perś questa Ć una teoria  molto dominante.

E da ultimo, problema piŁ grosso, qual Ć la statuto del corpo nella relazione umana. Anche qua, noi siamo abituati, anche un po' drogati dalla teoria psicologica e psicoanalitica a parlare del corpo, ma in realtł parliamo dell'immagine del corpo, cioĆ di un contenuto mentale. In realtł il corpo ha una sua fisicitł, verrebbe da dire per ricordarcene ed entra in gioco nelle relazioni molto di piŁ di quanto noi pensiamo. Le neuroscienze contemporanee ci dimostrano che c'Ć molto piŁ di corporeo di quanto ci piaccia ammettere nelle nostre relazioni interpersonali. Ora, il corpo non passa via Internet, perchÄ via Internet ne passano alcune immagini. Allora ci sono, anche qui, caratteristiche differenziali fra la relazione che passa attraverso il corpo, nella realtł, tra la relazione un po' particolare che abbiamo, che passa attraverso l'immagine del corpo di cui parliamo e la relazione che non puś passare attraverso il corpo, come quella che passa via Internet. Quindi, ci sono molte cose che restano aperte su cui bisogna studiare.

Una definizione di terapia on-line, per definire il campo di ciś di cui stiamo parlando: trattamento e cura non farmacologica, disturbi della psiche, relazione terapeutica, priva della presenza fisica.

I principali protagonisti della terapia on-line. S. McKing, l'unico fin ora che abbia istituito nel mondo una scuola di formazione alla terapia on-line. Ha l'invidiabile privilegio di essere professore universitario alle Hawaii, che non so perchÄ dovrebbe essere un posto in cui si puś insegnare bene e lavorare bene╔╔╔ Ć uno dei grandi nomi del lavoro sulla salute mentale su Internet. Il suo sito Ć il piŁ importante in questo campo. Infine J. Suler, la cui opera, La psicologia del ciberspazio Ć una delle cose piŁ belle che esistono su Internet. Ú un docente alla ╔╔╔ University degli Stati Uniti. E ha iniziato un corso di psicologia del ciberspazio. Quando io l'ho proposto alla mia universitł, mi hanno guardato con aria sconvolta e la cosa piŁ gentile che mi hanno detto Ć che non Ć previsto dai programmi ministeriali e con questo il discorso Ć stato definitivamente affossato. Lui, invece, ha iniziato questo corso e ha iniziato alcuni anni fa a lavorare con gli studenti. Ha deciso che era inutile scrivere un libro su una materia che cambia in continuazione e che quindi un libro lo scriveva su Internet. Ha cominciato a mettere alcuni capitoli. Il libro Ć diventato una specie di mega sito, in cui,  in questo momento ci sono: articoli, indicazioni, bibliografie su tutto quello che riguarda la psicologia del ciberspazio. Partendo da questo indirizzo, si ha la gran parte di tutto quello che costituisce la base indispensabile.

PerchÄ si studia poco la psicoterapia on-line e quali sono i problemi della psicoterapia on-line? Qui affrontiamo le note dolenti. I primi due problemi sono tipicamente statunitensi, ma considerato che Ć negli Stati Uniti che le cose vengono in gran parte studiate, Ć un problema che ci riguarda direttamente. Le sperimentazione di nuove forme di psicoterapia negliStati Uniti sono da alcuni anni bloccate dalla spaventosa angoscia dei provvedimenti giuridici che scattano rapidamente per le accuse di ╔╔.. Ho una serie di colleghi, amici americani con cui sono in rapporto e a cui ho chiesto di costruire un gruppo di lavoro e di discutere dei casi e mi hanno tutti risposto che ricevono continuamente richieste di terapia on-line e che la gran parte vengono rifiutati per paura che ci siano dei provocatori  che un domani possano portarli in tribunale. Ci sono queste grosse agenzie di avvocati che guadagnano milioni cosô. Per cui questo Ć un primo motivo che ha bloccato lo sviluppo di queste forme nuove.

Il secondo, Ć il problema dell'autorizzazione. Negli Stati Uniti, l'autorizzazione a praticare la psicoterapia Ć data stato per stato. CioĆ, se hai l'autorizzazione in uno stato, non puoi esercitare in un altro. Ora, questo diventa un problema strutturale per internet, perchÄ se sei in uno stato e ti scrive uno che dice di essere in un altro, Ć possibile o no seguirlo? Purtroppo le pronunce dei giudici sono state conflittuali: alcune hanno detto che fa fede dove Ć l'utente, altri che fa fede dove Ć il server dell'utente, altri che fa fede dove Ć il server del terapeuta. Tutto questo Ć finito nel solito bagno di sangue legale e anche  questo ha fatto fermare molte cose.

Poi c'Ć il problema delle resistenze delle corporazioni dell'accademia. L'unico che Ć riuscito a fare un corso Ć McKing. Non ci sono corsi di terapia on-line, a livello universitario, sufficientemente importanti nel mondo. Ce ne sono sicuramente piŁ di quelli che io sono riuscito a trovare, ma sono rarissimi e non istituzionali. Le grandi associazioni, penso all'American Psychological Association, all'American Psychiatric Association, all'International Psychoanalitic Association, hanno, nel migliore dei casi, un atteggiamento, che eufemisticamente, definiremmo 'prudenzialmente cauto e circospetto', nei confronti della terapia on-line. C'Ć indubbiamente anche un riflesso di mercato. Sono tutte cose, queste della terapia on-line, nate al di fuori del mondo tradizionale. Nessuna grande societł scientifica, fino ad ora, ha patrocinato un discorso di terapia on-line e questo ha stabilito, rapidamente, un problema di concorrenza. Il che vuol dire che la terapia on-line Ć uno studio ostacolato e clandestino. Il Dott. Goisis credo che sia uno dei pochissimi esempi in Italia di una persona che ha avuto il coraggio di scrivere e dire in sedi istituzionali che segue un paziente in terapia on-line. Secondo il tipico gesuitismo che ci contraddistingue, molti di noi fanno terapia on-line, ma quando chiedi di trovarsi, discutere, nessuno segue pazienti. Per cui c'Ć questo fenomeno dei pazienti fantasma, che terapeuti fantasma seguono e che al momento opportuno non si riesce a trasformare in casistica. In compenso, Internet Ć sempre piŁ ricca di maghi, chiromanti, praticoni e informatici. Rispetto alla realtł, oltre ai maghi, ai chiromanti e ai praticoni abbiamo anche gli informatici, che nella realtł difficilmente offrono terapia, ma su Internet vanno tanto bene, perchÄ fanno dei bei siti e quindi piacciono.

Infine, mancano i tentativi di training. Stiamo provando a Torino, nella scuola di Beatrice, che Ć una scuola di specialitł in psicoterapia, a mettere un training di terapia on-line. Abbiamo cercato di raccogliere l'esistente, al di lł dello Storm King e delle sue esperienze nelle Hawaii, e ci siamo resi conto che o non ci sono o nessuno vuole farlo sapere perchÄ rientriamo nella clandestinitł di prima.

Il che vuol dire che ci sono una serie di problemi immensi che restano aperti. Quali sono le indicazioni cliniche specifiche per un trattamento on-line? Il solo fatto che uno mi scriva Ć un motivo oppure no? ricevo una e-mail che mi dice: "Vorrei fare un trattamento con lei". Cosa gli dico? Venga a trovarmi? Parliamone? Mi scriva? Sô, va bene? No, non va bene?

Quali sono le caratteristiche ottimali che dovrebbe avere un terapeuta e un paziente on-line. La risposta dei colleghi Ć spesso: "No, guarda, non posso, non mi interessa, poi il computer funziona male, non so scrivere le e-mail". Il paziente dice: "No, guarda, io il computer non so bene come usarlo".

Come si struttura il setting on-line? Quanto dura una seduta, come si paga, quale mezzo si usa: e-mail, chat, videoconferenza, solo testo, testo e immagini, testo e voce?

E ancora di piŁ. Con quali pazienti e con quali terapeuti chatto oppure testo? Chat e testuale o chat e visuale?

Come funziona la terapia on-line? Oggi noi abbiamo un'ipotesi generale che le neuroscienze ci hanno offerto recentissimamente, che Ć quella del brain ╔╔╔╔ Gli studi hanno dimostrato che le terapie di vario tipo favoriscono un aumento dell'innervazione e delle connessioni che la corteccia manda verso i nuclei di base, che sono quelli che hanno la gestione delle emozioni. Dimostrazioni ancora recenti, pubblicate a maggio al convegno internazionale dell'American Psychiatric Association, con la PET, con la risonanza magnetica nucleare funzionale, mostrano che le terapie tradizionali funzionano in modo del tutto simile alle terapie farmacologiche, causando una variazione nelle intensitł e nelle modalitł della connessione e degli scambi tra le zone corticali e le zone sottocorticali. Era quello che aveva detto Joseph ╔╔╔..nel suo bel libro sul cervello emotivo.

Quindi, sicuramente anche la terapia on-line produce un brain ╔╔. Ma come? Sotto quali caratteristiche? Che cosa serve? Che cosa funziona? Che cosa rende l'ascolto del paziente piŁ o meno attivo? PiŁ o meno efficace? PerchÄ certe cose vanno meglio e altre vanno peggio?

Questo Ć un altro esempio di come su questo discorso ci siano strani ritardi. La terapia per telefono viene praticata nel Stati Uniti dagli anni'50. Dagli anni '50 esistono studi sulla terapia telefonica. In Italia non se ne Ć mai parlato, non ci sono, che io abbia trovato, nelle riviste specializzate studi sul lavoro al telefono. Siamo ancora fermi all'idea che per telefono non si fa niente. "Dottore vorrei parlarle". Venga, le do un appuntamento". Per esempio, abbiamo ancora il problema se dare o no il numero di cellulare ai pazienti. PerchÄ quando ho fatto il training, mi hanno detto: si dł il telefono, si dice che si telefona dalle 9 alle 10, solo se c'Ć qualcosa di urgente, se no ci si vede. Adesso, quando mi telefonano i pazienti e chiedo un numero di telefono di reperibilitł, in genere mi danno un cellulare. E poi quando il paziente viene e gli dico che se vuole telefonarmi, puś telefonarmi alla sera, se ha qualcosa di urgente, il paziente mi domanda se non ho un cellulare. Ú una domanda complicata, richiede una teoria della tecnica dietro. PerchÄ avere o non avere un cellulare, intanto, Ć una domanda diretta. Richiede una risposta. Che cosa gli dico? Che lo puś usare, che non lo puś usare, che mi puś telefonare, mi faccio due cellulari, uno per i pazienti? Con un particolare: i ragazzi, i giovani, gli adolescenti questo ce l'hanno nel sangue e nei cromosomi. Se noi vogliamo fare i terapeuti, dobbiamo tentare di essere capaci di ascoltare quello che i ragazzi hanno nel sangue e nei cromosomi. E che avranno tutti domani nel sangue e nei cromosomi. Se noi restiamo fermi con la nostra bella teoria che il telefono Ć quell'oggetto a cui corrisponde una famiglia, ci facciamo passare sopra. Questo c'entra con la terapia, perchÄ la struttura mentale dei ragazzi Ć gił, in quanto sono sopravvissuti, orientata cosô. Siamo noi che siamo rimasti indietro e siamo noi che dobbiamo imparare.

Cito velocemente. L'unico panorama un po' carino in questo deserto Ć questa cosa americana che Ć il╔╔╔╔╔ la IMHO, Ć la piŁ grossa associazione internazionale, basata negli Stati Uniti, che si occupa in modo professionale dei problemi della salute mentale on-line. Ú fatta da un grosso gruppo di studiosi che si sono messi insieme, ha un'affiliazione universitaria, ma una sua indipendenza e ha creato nel 1999 un gruppo di studio, con i piŁ importanti nomi di quelli che si occupano di terapia on-line e studiano protocolli di sedute. Hanno prodotto, per esempio, un primo articolo su quelle che sono le caratteristiche per valutare la disponibilitł del paziente alla terapia on-line.

In conclusione. Certamente la terapia on-line Ć la frontiera avanzata della psichiatria di oggi. La questione Ć perś certamente piŁ complessa. Credo che Internet abbia mostrato a tutti che 'l'imperatore Ć nudo'. Voglio dire che nel momento in cui cominciamo a pensare a che cosa funziona e non funziona della psicoterapia, siamo anche immediatamente portati a riflettere sulle cose che siamo abituati a pensare e a ritenere per buone: obiettivi, significati, modalitł stesse, dell'intervento psicoterapeutico. CioĆ, se le cose funzionano anche in un ambiente diverso, vuol dire che o funzionano in un modo diverso e allora si tratta di precisare in che modo le influenze ci sono oppure vuol dire che alcune cose che noi diciamo non sono cosô indispensabili. Il concetto di interpretazione, il concetto di setting, per esempio, che sono probabilmente i due concetti cardine della teoria psicoanalitica, della teoria psicodinamica in genere, della psicoterapia. Sono due concetti abbastanza imprecisi, sotto molti aspetti, con aloni semantici diversi. Per esempio, il setting viene spesso descritto come un insieme di fattori sia mentali, sia di realtł, la mente analizzata dell'analista nel primo caso, la frequenza e la durata delle sedute, l'uso del lettino, l'opacitł dell'analista nel secondo. Implica perś questo che, necessariamente, i due attori della seduta psicoterapica debbano prendere fisicamente posto nella medesima stanza reale? Ovviamente direbbero di sô in molti. La gran parte dei lavori che si leggono negli ambienti ufficiali Ć che Ć sicuramente sô e non se ne parla neanche. L'eterodossia rasenta il mondo selvaggio. Io, invece, volevo suggerire un attimo che la mente attrezzata dell'analista puś stare anche dietro a un computer e un modem. E che le sedute, in quanto ricorrenza temporale di un incontro, possono anche essere ospitate in una connessione virtuale di rete e che da questo punto di vista si puś ripensare al setting anche in questi termini. E forse, accorgerci che non Ć cosô diverso da quello di cui parliamo sempre. Soprattutto perchÄ la psicoterapia urge. Come altrimenti offrire terapia a persone con dei bisogni particolari: gli handicappati, i sordi, le persone non in grado di camminare, gli anziani, gli agorafobici, le persone che sono lontane, le persone che hanno grossi vincoli di tempo. C'Ć una vasta serie di persone rispetto a cui la terapia on-line rappresenta la migliore o, in qualche caso, l'unica possibilitł di incontro. Dove il problema non Ć se offrire questo o qualche cos'altro, ma l'alternativa Ć se offrire questo o niente. Come comunitł di persone che si occupano dei bisogni mentali della popolazioni, su una dimensione quindi anche sociale, avere la terapia on-line a disposizione significa la possibilitł di offrire una riposta. Starne fuori, come tuttora ne siamo, significa non avere nessuna risposta. Ma soprattutto significa offrire una risposta a loro, a quelli che saranno i ragazzi di domani, che funzionano in chat, che funzionano con SMS, che comunicano, scambiano, si relazionano e funzionano in un modo in cui la tecnologia e Internet hanno inciso profondamente. E che se vogliamo continuare a interpretare e a curare con i nostri modi tradizionali, scopriremo sempre piŁ di essere incapaci anche solo a capire di che cosa parlano e ci diranno, forse, in un modo o in un altro, che non serve a niente quello che noi facciamo.

Credo che sia indubbio che i ragazzi di domani chiederanno anche una terapia on-line e sarebbero sconvolti e stupefatti all'idea che un terapeuta non sappia, non voglia, non si renda conto.

Dunque la terapia on-line Ć un modo in piŁ di fare terapia, con alcune caratteristiche: molto piŁ faticoso che farlo de visu e meno remunerativo. Tuttavia, qualche cosa che mi sembra dobbiamo poter offrire quando necessario. E per fare questo dobbiamo esserci formati adeguatamente e criticamente e dobbiamo avere costruito, su questo l'America Ć andata molto avanti, noi siamo completamente a zero, dei codici deontologici piuttosto rigidi.

In conclusione, dico che il vestito su misura e non un prÉt-ł-porter preconfezionato a taglie rigide Ć quel qualche cosa che dobbiamo essere in grado di confezionare per il nostro paziente, raggiungendolo se e quando necessario, parzialmente o integralmente via Internet. Il nostro compito Ć prepararci a questo. Questo spirito coraggioso ed innovativo costituisce a mio avviso la vera lezione dei grandi maestri della nostra disciplina, da Freud a Bion, nessuno dei quali ci ha mai chiesto di fare i pecoroni o di continuare a ripetere le cose che loro hanno detto, ma entrambi ci hanno sempre chiesto di andare avanti. Io credo che essere psicoanalisti oggi voglia dire, a pieno titolo, assumere il compito impossibile, come Freud gił lo definiva, di affinare la nostra sensibilitł, in modo da renderci capaci di ascoltare e di accogliere la parola che si Ć spezzata nel suo esprimersi e che al primo tentativo si Ć rotta in gola e ha dovuto essere ripetuta.

 

Intervento – L. Lampertico – Premetto di aver ancora desideri e memoria. Quindi, sentite le tante cose molto interessanti e, accettato che la terapia on-line Ć una realtł e che di fatto ci dobbiamo fare i conti o che, quelli piŁ giovani di me, ci dovranno  fare i conti, mi sembra, perś, che sia un po' come andare incontro ad un'onda in cui sicuramente Ć presente questo processo di spersonalizzazione a cui porta un po' la nostra societł e forse anche questo tipo di terapia dove non esiste piŁ la presenza╔ Faccio riferimento al caso che lei diceva: 'i miei nonni, i miei genitori, io, mio figlio'╔ io credo che dopo la chat suo figlio, prima del matrimonio, vorrł vederla e conoscerla questa ragazza? La nuova generazione arriverł pure ad un contatto diretto, dopo la chat?

Fatta questa premessa generale, volevo riferirmi a quello che diceva il Dott. Goisis, sempre come impressione. Quello che mi ha colpito in questa sua  relazione, a parte il caso particolare, di questa signora che doveva essere anche particolarmente intelligente nel riuscire a formulare cosô la situazione e a parte il fatto che non si tratta di una vera e propria psicoanalisi o psicoterapia on-line, in quanto c'era tutto un precedente e poi questo Ć servito per mantenere un contatto in una situazione estremamente difficile, per cui ha delle caratteristiche sue proprie╔ ma quello che mi ha colpito Ć che nel contesto mi sembrava che, comunque, questo periodo di svolgimento della terapia avesse un carattere piŁ razionale rispetto all'altra, alla fase precedente. Quello che mi aveva colpito, dal punto di vista letterario molto piacevolmente, il fatto che ci fossero questi titoli, capitoli, quasi che venisse gił determinato in partenza. Allora, mi chiedevo: certamente, fosse stata in una terapia normale, dove sicuramente noi dobbiamo tenere conto che ci devono essere parametri diversi, se un paziente entrasse ogni giorno e mi dicesse 'oggi parlo del' e l'indomani procedesse con questa formula, credo che una delle prime cose Ć che uno interverrebbe su questa ossessivitł. CioĆ, certe cose, credo, non possono essere rilevate. Magari rispetto alle minuzie di quanto ci dice il paziente bisogna fare una cernita molto precisa. Allora, entriamo nel contenuto, entriamo nella relazione, entriamo nelle piccole cose? Forse sono ancora parametri da determinare, comunque credo che pongano problemi molto seri.

 

Intervento – Anna Pandolfi

Io sono stata molto interessata dalle vostre relazioni e certamente Ć una prospettiva che ci si apre davanti e non possiamo chiudere nÄ gli occhi, nÄ le orecchie. Dobbiamo fronteggiare anche questa necessitł. Ho segnato alcune cose, per altro, che mi lasciano, credo comprensibilmente, perplessa e su cui mi interrogo cosô come molti di voi.

Per prima cosa, questa tendenza alla messa tra parentesi in maniera per forza molto pesante, assoluta, del corpo. Corpo che, la teoria della tecnica psicoanalitica ci dice essere piŁ una nostra rappresentazione, che una realtł effettiva. Io non credo. Credo che sia una formulazione psicoanalitica che risale ancora alla tendenza a vedere piŁ la realtł interna che quella esterna. E io non ci credo.  Faccio solo un esempio molto modesto: il collega Merciai ha parlato del gusto e del tatto e volevo chiedere se, in modo particolare, ha tralasciato l'odorato. PerchÄ l'odorato, per esempio,  con certi pazienti molto gravi l'odore della paura Ć fondamentale per noi.  E quello, on-line, non mi arriva. Questa Ć una cosa che manca. Non solo il paziente che in funzione della paura ha uno specifico odore che tutti ben sappiamo. Ma anche una persona che si profuma molto, oppure che arriva sempre con un odore da dopobarba molto pregnante. Sono tutte informazioni che credo abbiano una loro importanza. Anche il tatto, a mio parere, ha una sua importanza, perchÄ se un paziente mi dł sempre la mano sudata, questo Ć un messaggio di un certo tipo. Sono anche cose molto banali queste. Quindi, certamente noi perdiamo una serie di informazioni, tra cui la presenza effettiva del corpo. Credo che questa sia una cosa forse da accettare, in certe situazioni e che forse puś essere indicata in certe situazioni. Prima tu Merciai hai parlato di indicazioni. E a me piacerebbe saperne di piŁ sulle indicazioni. Il va sans dire che l'indicazione Ć per quelli, che, per esempio, sono sordi. Io non ho ancora utilizzato questo con una paziente, con cui, invece, utilizzo il fax. PerchÄ lei non ha imparato, e neanche io, ad usare Internet. Ho anche notato che nei fax questa paziente Ć molto piŁ espansiva con me, che non di persona. Quindi ho notato anch'io queste differenze. Mi chiedo anche quali siano le controindicazioni. PerchÄ se  c'Ć un'indicazione, ci deve essere anche una controindicazione. Come per la psicoanalisi, in cui, secondo me, ci sono anche delle controindicazioni, checchÄ ne dicano le societł e le istituzioni.

 

Intervento.

Dunque, io premetto che ho scelto questo seminario, per accedere, per la prima volta, alla riflessione su queste questioni. Per cui incomincio a pensarci adesso. E, tra l'altro, vi ringrazio delle due relazioni, perchÄ sono state molto interessanti. Anche se molto diverse.

Allora, mentre sentivo la descrizione del caso del collega Goisis, avevo l'impressione che si trattasse sinceramente di un'analisi, tradizionale, con uno strumento attuale, che noi abbiano adesso, che Ć quello dell'e-mail, ma dove, in fondo, pensavo che potesse essere comunque usato il materiale cartaceo. Mi sembravano delle belle lettere, dove veniva inserito il commento. Certo, Ć molto piŁ utile, in tempo reale, usare l'e-mail, ma l'ho sentito come un ponte, come una rete che permetteva di mantenere un contatto legato ad un impedimento, prevalentemente fisico, di questa paziente. Dove, perś, tutto quello che era, ad esempio, la memoria del corpo, della voce, dello stare assieme, c'era sia nel terapeuta, che nella paziente. Per cui, poi, la possibilitł di riprendere l'analisi Ć stata sicuramente facilitata da questo stare assieme, anche molto profondo. Ma, comunque, mi sembra molto diverso, invece, dalla possibilitł di iniziare un trattamento on-line, dove tutto questo lavoro iniziale, di una terapia tradizionale non Ć presente. Non si conosce il viso, l'odore del terapeuta, l'odore del paziente, le cose che sono state dette dai colleghi.

Poi le indicazioni. Anche qui. Ho visto questo elenco. Certo, va bene per una persona disabile, con una malattia organica, che non permette di accedere a una terapia tradizionale. Ma, ad esempio, un manager, che non ha tempo per andare a farsi le sue sedute d'analisi. Anche questa Ć un'indicazione? No, secondo me questo Ć il suo problema. Forse di fermarsi, forse di ritagliare uno spazio per lavorare su di sÄ. Allora, un'indicazione di una terapia on-line potrebbe essere qualcosa che va in collusione con il suo disturbo. Potrebbe essere un inizio? Voi avete parlato di area transizionale: cioĆ un inizio e poi questo potrebbe sfociare in un, finalmente, fare la fatica di andare allo studio dell'analista? Uno delle cose che si dicono Ć che c'Ć un grande elemento di trasformazione nel momento in cui uno va. Gił andare, gił in una consultazione Ć gił un processo di modifica. Cosa significa accedere ad un'analista attraverso un'e-mail? Non so, mi vengono molte idee a riguardo.

 

 

 

Intervento.

Ecco, io mi domandavo come mai la scrittura, che conosciamo oramai da millenni, abbia in questo momento cibernetico un'importanza cosô emergente. Freud ha scritto delle lettere stupende, che hanno il sapore di un'analisi continua, revisionata. E come, invece, lo scritto sia sempre stato sentito come molto pesante da parte di chi doveva comunicare, nonostante in alcuni tempi, la posta, anche italiana, funzionasse molto bene. Nel senso che in 24 ore si ricevevano le missive. Perś non si Ć mai parlato di quello: come in Italia non si Ć mai utilizzato il telefono, anche quando, fino ad alcuni anni fa, ricordo benissimo, con un gettone, si poteva telefonare tutta la giornata. Cosa che Ć stata estremamente rifiutata. Allora, quindi il dire che noi ci stiamo adattando ai tempi. Quindi, non Ć una questione ortodossa, di un nucleo che ci Ć stato proposto, con il quale siamo stati formati e che abbiamo sviluppato. Ú proprio un dover dire: adattati a una realtł mutevole, cangiante, pressante, che ti puś dare molta utilitł, la puoi usufruire, fino a quando e come, proprio con tutte le problematiche che emergono, io non ho piŁ il presente del contatto, dell'immediato. Anche perchÄ a me Ć capitato di fare una sola volta terapia on-line, perchÄ la paziente, andando in Inghilterra, Ć stato giocoforza seguirla. Perś ho trovato questo decisamente diversificato, non come emozioni, ma proprio come progettualitł rispetto ad una psicoterapia portata avanti con la presenza. Per esempio, perchÄ non c'Ć il feedback continuo: non Ć possibile questo, perchÄ c'Ć un concetto che puś venire enucleato, sviluppato a basta. Mentre nella volta successiva, nella terapia, uno puś tenere conto di tutta una scansione che si Ć presentata, per cui su questo si puś tenere conto. Ho trovato la mia esperienza on-line, tamponante, di sostegno, che, perś, in parte, ha condizionato.

 

Intervento Chiara Fanciulli - Io volevo fare una domanda, invece, piŁ sulle tecniche, perchÄ lei ha presentato una terapia via e-mail, quindi, rifacendoci un po' anche a quello che diceva adesso la collega, una comunicazione comunque asincrona, a differenza di quello che avviene in una terapia tradizionale. Invece, in questa sede non si Ć parlato di una terapia on-line sincrona, come quella della chat. In questo senso, volevo sapere se ci puś dire qualche cosa di piŁ. PerchÄ, riferendoci anche al fatto che diceva adesso, che non ci puś essere un feedback immediato, in una chat, invece, ci puś essere. Allora, in questo senso, si possono ritrovare, magari, tutte quelle cose che derivano dall'immediato e come si possono valutare in maniera diversa. Faccio un'ipotesi: potrebbe essere che viene valutata la velocitł della digitazione o il fatto che uno faccia tanti errori, magari piŁ o meno volontariamente, magari che ci sia quello che digita piŁ piano per stare attento alle parole che scrive. O che ci siano degli spazi di riflessione. Possono esser valutati  e in che modo╔

Un'altra cosa che mi interessava chiedere era se chi si occupa di questa psicoterapia on-line ha una formazione particolare, nel senso deriva da una scuola in particolare (freudiana, junghiana╔) o Ć indifferente. Sempre partendo dal fatto che ci diceva che ci deve essere una formazione. CioĆ, se esiste una scuola di pensiero da cui si puś partire o no. Se Ć tutto completamente nuovo.

Un'altra cosa. Ú una mia impressione.. Diceva: se ci fosse, ogni volta, la paziente che entra in stanza e dicesse 'oggi parliamo di questo'╔ Perś, se scrivo una e-mail e non scrivo il subjet, per me Ć una mancanza. Anzi, a volte, sto a pensare cosa devo scrivere nel subjet, perchÄ mi sembra giusto dirlo. Ú un po' come quando uno entra e non dice 'buongiorno'.

 

Intervento – Marisa Zipoli - Un'ultima domanda sull'etica e sulla deontologia. Nel senso di: che cosa esiste, se Ć opportuno rivedere qualcosa di quello che gił esiste. Un'altra cosa: noi abbiamo degli elenchi di psicoterapeuti, che fanno capo sia all'ordine dei medici, sia all'ordine degli psicologi. Forse un qualche cosa che favorisca una maggiore pubblicizzazione, in modo che i potenziali pazienti possano fare riferimento a queste persone che sono autorizzate alla psicoterapia e non a chiunque. Proprio perchÄ il mezzo di internet consente, come vedevamo prima, di mascherare chiunque.

 

Roberto Goisis. - Temevo di non avere domande e ce ne sono state davvero tante e mi sembrano molto interessanti e vi ringrazio.

Comincio a scegliere qualcosa. Avrete capito benissimo che oggi ci siamo un po' divisi  i compiti:  io ho fatto la parte esperienziale, Silvio quella metodologica. In realtł, se c'Ć qualcuno che qui ha studiato, sicuramente Ć lui. Quindi io dico delle cose piŁ legate a delle sensazioni.

Il tema del titolo dell'e-mail, che poi si collega alla sensazione che il momento del lavoro con la paziente, attraverso e-mail, fosse una dimensione piŁ razionale, in cui anche gli interventi miei erano magari piŁ razionalizzanti, Ć una sensazione che anch'io, leggendo oggi in sequenza le sedute tradizionali e poi gli scambi di e-mail, ho un po' avvertito, anche in una difficoltł a rendere il messaggio nel leggerlo. Devo dire che forse questo Ć una cosa che appare di piŁ nel momento in cui la si racconta, perchÄ vi garantisco che per me il momento del lavoro con e-mail Ć stato un momento altrettanto ricco di emozioni. Le avvertivo in me, nel leggere i messaggi e mi sembrava molto simile alla sensazione che provavo quando la paziente mi comunicava delle cose. E la sensazione era che ci fosse un'emozione altrettanto forte, che delle emozioni fossero comunque messe in gioco. Anche da parte della paziente e provate anche da lei nei nostri scambi.

ÚŇ chiaro che nel momento in cui riporto per iscritto anche i miei interventi orali, come ho fatto nei primi pezzi, non rendo compiutamente il senso della mia comunicazione, perchÄ puś essere una comunicazione fatta sottovoce o con un tono piŁ alto, piŁ lentamente o piŁ velocemente. La veicolazione delle nostre parole varia tantissimo anche a seconda della dimensione affettiva con cui le accompagniamo. Perś ho l'impressione che sia piŁ una sensazione che deriva dallo strumento, ma che in realtł lo scambio fra di noi fosse altrettanto ricco dal punto di vista emotivo.

 

I titoli. Sono d'accordo sul discorso che ha fatto l'ultimo intervento sul fatto che non dare il titolo a una e-mail Ć come non dire 'buongiorno', quando una persona entra, che Ć un discorso proprio di educazione. Peraltro, succede che qualcuno manda delle e-mail senza titolo. Avverto quasi un senso di smarrimento. Anche perchÄ poi appare la scritta no object, nessun oggetto, che dł un po' il senso di vuoto. Sulla sua perplessitł, rispetto ad una modalitł analoga in una relazione reale, mi sono venute in mente due cose. Prima di tutto che in realtł mi sembrava che fosse un titolo, ma era una prima parola della comunicazione e che non era che poi tutta la mail fosse bloccato sotto questo titolo. CioĆ, non era una terapia a tema, non era una seduta a tema. Era solo un buongiorno, accompagnato da 'buongiorno, sto bene', 'buongiorno, ci sono', 'buongiorno, mi sento lontana', 'buongiorno, mi sento meno bene', 'buongiorno, lei come sta'. CioĆ, come se ci fosse un accompagnamento. E un'altra cosa, che non credo che sia un segreto, ma penso che mi perdonerł se Ć tale. Un racconto che ci ha fatto una volta Sigurtł. Lui racconta che ha una specie di piccolo segreto: all'inizio di ogni seduta, appena il paziente dice le prime parole, lui le scrive. Lui dł un titolo alla seduta. E sostiene che spesso questa prima parola Ć un po' come poi il contenuto di tutta la seduta. Allora, mi Ć venuta questa associazione fra questa modalitł della paziente, che poi, Ć normale delle e-mail di dare un titolo, e questa modalitł che Sigurtł racconta di usare nel suo lavoro clinico.

 

Il corpo, di cui parlava Anna Pandolfi, Ć vero. Non sono entrato tanto nei dettagli, ma nelle fasi iniziali del lavoro con questa paziente, due dimensioni erano per me assolutamente, incredibilmente coinvolte. La dimensione visiva, perchÄ era una giovane donna particolarmente graziosa, forse da me vissuta anche per come lei sceglieva, non solo per venire da me, ma per uscire nel mondo, la cura, la scelta dei vestiti, dei particolari, dei dettagli. Era una dimensione assolutamente fondamentale nell'iniziare. La seduzione, tutto il lavoro fatto sulla seduzione, Ć stato possibile, perchÄ non potevo prescindere dal considerare che le minigonne, che si metteva quando veniva da me, tali da renderle difficile sedersi in sala d'attesa, erano un modo con cui mi comunicava sicuramente delle cose. E l'altro era la dimensione olfattiva. Ci sono gli odori cattivi, con cui spesso ci dobbiamo confrontare e ci sono anche gli odori buoni o gli odori artificiali, come era quello di questa ragazza, che aveva un profumo, non so ancora che cosa fosse come essenza. Era talmente permeata e soprattutto, a proposito di terzo organo di senso coinvolto, vista, olfatto, tatto, quando mi salutava e mi dava la mano io rimanevo con questa mia mano profumata per ore e ore. Mi rimaneva addosso. E curiosamente, lei ha smesso di usare i vestiti, come li usava, abbastanza rapidamente e ora si veste come chiunque di noi possa decidere di uscire, con una grossa libertł di scelta di vestiti, un giorno di buon umore, piŁ curata, un giorno Ć di fretta ed Ć meno curata, ma il profumo Ć cessato, ad un certo punto. Penso che lei continui a curarsi e a profumarsi. Ma non era piŁ questa modalitł di entrata in relazione con me.

Certo questo non c'Ć. Perś possiamo pensare che ci sono altri tipi di odori? CioĆ, altri organi di senso vengono attivati? Per lo meno, rappresentazioni di organi di senso? Il corpo Ć entrato ugualmente, perchÄ, se non c'era quello reale, c'era il corpo raccontato, c'era il corpo rappresentato, c'era il racconto sul corpo. Adesso ho dovuto tagliare tantissimo, ma lei mi ha parlato tantissimo di questo corpo che con il cortisone si andava espandendo e modificando e di vestiti che non potevano piŁ andare. Certo, era raccontato, invece che vissuto insieme. Certo, Ć una dimensione differente. Infatti, pensiamo e riflettiamo sul fatto che le psicoterapie on-line si fanno, ma si fanno con modalitł differenti. Per altro, quando abbiamo cominciato ad occuparci di pazienti differenti, di fasce di etł differenti, qualcosa Ć dovuto cambiare nel nostro modi di lavorare. Chi pensa, forse qualcuno lo pensa ancora, lo sostiene, lo pone nei training, che si possa chiedere a un adolescente in difficoltł, di 16-17 anni, di fare una terapia quattro volte alla settimana su un lettino? Secondo me o Ć un adolescente assolutamente schiantato, probabilmente uno psicotico gravissimo, o se Ć un adolescente in difficoltł, ma mediamente in crisi attraverso la sua difficoltł, non ci viene quattro volte alla settimana su un lettino. Magari neanche una o due. O magari accetta dei contatti come possono essere questi tramite internet o altri ancora. Bisogna adattare, secondo me, i nostri strumenti anche agli interlocutori che abbiamo.

Mi fermo per ora.

 

Silvio Merciai. - Parto da una delle ultime questioni, quella che riguardava la questione del sincrono e dell'asincrono.

Io ho integralmente saltato questa parte. C'Ć tutto un grosso capitolo che riguarda i diversi tipi di strumenti che possono essere utilizzati per la terapia on-line e le varie indicazioni e controindicazioni che si pensa possano avere. Le due dimensioni attraverso cui questo Ć stato studiato sono da un lato quello dell'asincrono/sincrono. Allora, l'e-mail Ć asincrona, perchÄ uno scrive oggi e l'altro risponde tra un po'. Una chat Ć sincrona perchÄ avviene in tempo reale. Dall'altro quello: solo testo o audio-video. Nel senso che la cosa piŁ semplice Ć l'e-mail o la chat testuale di partenza, che Ć puro testo. Anzi la chat Ć un testo ancora piŁ ricco di abbreviazioni, quasi sempre senza articoli. C'Ć un'abitudine a scrivere per abbreviazioni. Mentre Ć possibile ed Ć oggi anche tecnicamente possibile con strumenti alla portata di tutti la trasmissione di un contenuto multimediale piŁ ricco. Per esempio, trasmettere audio e video oggi si riesce a farlo abbastanza bene su quasi tutte le connessioni. Non parliamo di chi ha delle connessioni abbastanza veloci. Si fa gił da qualche anno, per esempio con programmi tipo net meeting, che fa parte della suite di Explorer, sono programmi che trasmettono voce e immagine abbastanza bene. Allora, esistono molte teorie e molte ipotesi su questo. C'Ć da tenere conto del fatto che, storicamente, la terapia on-line Ć nata testuale e asincrona, perchÄ le prime esperienze sono state comunque di e-mail e quindi di solo testo. Anche qui, ma con un'accelerazione molto maggiore, c'Ć da tenere conto di come le cose cambiano. Se fino a qualche anno fa si poteva pensare al testo e all'asincrono, oggi si puś pensare a qualche cosa di piŁ. Ú un problema, secondo me, con degli aspetti metodologici importanti. E qui arriva l'odorato╔ Quello che oggi si pensa di sapere Ć che alcuni sensi possono essere trasmessi facilmente via internet e tra questi, l'audio e il video lo sono gił e l'odorato non presenta problemi particolari. PerchÄ l'idea di mettere un sensore, simile a una telecamera, e un decodificatore dall'altra parte Ć teoricamente fattibile. Esistono gił alcune esperienze, fatte da una ditta americana che produce caffĆ e che con un apposito strumento che vende a prezzo promozionale ti fa sentire il profumo del suo caffĆ, quando ti colleghi al suo sito. Qualche anno fa le cose avvenivano perchÄ si andava sulla luna o simile, prima perchÄ c'era la guerra fredda, adesso Ć rimasto solo il commercio. Per cui speriamo nel caffĆ.

Allora, non ho parlato dell'odorato, della cui importanza nelle relazioni interpersonali sono ultra convinto, anzi, credo che sia il piŁ importante, tutto sommato, la biologia ce lo sta facendo vedere, perchÄ comunque c'Ć un problema teorico, per cui audio, video, odorato possono essere trasmessi. Il gusto no. Almeno, c'Ć un problema teorico sulla trasmissione del gusto. Il tatto sô e gił si fa, ma in un'esperienza estremamente estraniata, che Ć quella dei sensori. Viene usato nella sperimentazione della realtł virtuale. Ú usato molto nel sesso on-line. Esistono queste tute che si possono indossare, che esistono rapidamente nel commercio e che trasmettono la sensazione. A mio avviso, trasmettono, in questo caso, una sensazione falsata, dalla sensazione della tuta. Nel caso del tatto, se si ha una tuta Ć una cosa diversa, che se si ha un contatto diretto con la pelle. Esiste lo strumento, ma a patto di una irrimediabile variazione della sensazione stessa.

Allora, il problema epistemologico Ć questo: se noi affrontiamo il discorso della terapia on-line, partendo dalla nostra esperienza di terapia della realtł, e piŁ o meno lo facciamo sempre, arriviamo ad un certo punto a dire che la terapia on-line Ć una terapia della realtł senza corpo, cioĆ senza gusto e senza tatto. E arriviamo a pensare che la modalitł migliore per fare terapia on-line Ć una bella videoconferenza, su una linea privata, dove ho dell'altro un'immagine in tempo reale, il suono, la voce in tempo reale, in prospettiva, l'odore e il profumo.

Prendiamo lŇesempio di Roberto. Supponiamo di tradurlo, semplificando i problemi tecnici. Tu ci hai parlato della voce. Tu ci hai parlato del profumo e dellŇabbigliamento. Ho ascoltato quello che hai detto ancora adesso. Con una connessione di video conferenza, che Ć gił oggi abbastanza fattibile e tra qualche anno sarł assolutamente disponibile, tu avresti avuto il vestito, il profumo, la voce. Lei avrebbe avuto la voce. Allora, la domanda di fondo Ć se questa impostazione, in cui, di fatto, stiamo cercando, attraverso la multimedialitł, di arrivare allŇomologia con la condizione di realtł, Ć quella che poi ci serva a capire la terapia on-line. Molti pensano di no e io tra questi.

Penso che se vogliamo capire lo specifico della terapia on-line, noi dobbiamo partire dal caso piŁ semplice, che Ć davvero quello dellŇe-mail asincrona e poi per successive complessificazioni arrivare avanti. Altrimenti finisce che interpretiamo con le categorie preesistenti e, secondo quello che ho cercato di dire, ne perdiamo un pezzo. Naturalmente Ć molto discutibile. La terapia in chat Ć molto utilizzata, soprattutto negli Stati Uniti. Io non ho esperienza diretta e quindi non sono in grado di parlarvene personalmente. Le critiche fondamentali che vengono rivolte alla terapia in chat, riguardano il fatto che la terapia in chat Ć troppo in tempo reale. Il chat ha una strana dimensione del tempo, per cui si fa in fretta. CŇĆ questo bisogno di scrivere in fretta, di battere in fretta, ci sono queste parole troncate. Quando mio figlio mi scrive, mancano tutte le vocali, perchÄ si usano le assonanze. ĎComunqueË diventa ĎcmqË, perchÄ nel chat si scrive cosô. CŇĆ questa dimensione di rapiditł che Ć intrinseca alla cultura del chat e che io vedo male in quel minimo lavoro di riflessione che ha a che fare con una seduta. Perś molti la pensano completamente diversamente da me.

 

Vorrei tornare solo un attimo su quello che lei comunicava allŇinizio, sul fatto che certo mio figlio lŇaustraliana la vedrł prima di sposarla, spero. Ma non Ć questo il punto che io volevo sostenere.

Il punto Ć che quando arriverł a vederla, nella sua realtł di oggi, avrł dentro di sÄ unŇimmagine emozionale, unŇimmagine costruita, una proiezione, unŇidentificazione di quella persona lł, costruita attraverso un rapporto on-line e che le regole attraverso cui questo si costruisce, che presiederanno il suo incontro vero e proprio con lŇaustraliana, sono diverse da quelle di mio nonno e di mia nonna.

Ancora una volta il discorso non Ć sullŇesclusiva. Ú sintomatico che quando si parla, le persone tendono a pensare che sia un discorso di esclusione (se faccio questo, allora non quellŇaltro). Non credo che il problema sia che se Ć on-line, non deve essere off-line e viceversa. Ma dico che la dimensione on-line introduce una storia relazionale e implica una storia relazionale che ha caratteristiche sue proprie che entra nella realtł.

Il fatto che il dott. Goisis ed io ci siamo scritti varie volte, abbiamo discusso via e-mail di terapia on-line e poi un giorno ci siamo anche incontrati di faccia, non tantissimo tempo fa, vuol dire che cŇĆ una storia dietro. Per cui quella mia immagine di Roberto e la sua immagine di me ha a che fare anche con le cose che ci siamo scritti, di come ci siamo scritti, la frequenza╔ Esistono, tra lŇaltro, studi sulla modalitł con cui si scrive. Sono in gran parte top secret, industriali, nel senso che cŇĆ tutta una serie di studi allŇinterno di molte aziende che lavorano su questo. Per esempio, gli help desk. Molti help desk delle grandi compagnie sono abituati a decifrare, quando hanno dei messaggi testuali, il livello di serietł, di problematicitł, la possibilitł che sia un tizio che disturba tutti o il fatto che abbia un problema reale, da alcune chiuse, alcune caratteristiche di come il messaggio viene scritto. In gran parte, non sono studi pubblicati o comunque facilmente accessibili. Questo, per esempio Ć un campo in cui si Ć molto lavorato.

 

Indicazioni e controindicazioni. Allora, indicazioni della terapia on-line ne sono state date infinite. Alcune le ho esposte traendole da un lavoro. La mia principale idea Ć che lŇindicazione della terapia on-line Ć quella per il mondo giovanile. Credo che si stia affermando una cultura per cui diventa assolutamente sintono e assolutamente di default, il partire attraverso questo sistema. Come oggi difficilmente un adolescente dirł per prima cosa il numero di casa e poi, su richiesta, darł il numero del cellulare: in genere darł per prima cosa il numero del cellulare e poi, se insisti, dł anche quello di casa. Ecco, cosô come di default il numero del cellulare Ć diventata la prima e sola cosa che si dł, io credo che tra qualche tempo, di default, la prima cosa Ć che ci scriveranno e ci chiederanno di chattare con loro. E quindi questa Ć lŇindicazione. Il che non vuol dire che gli adolescenti non debbano essere visti in modo fisico, in studio. Non sto dicendo che non si deve. Sto dicendo che credo che questa Ć unŇindicazione che andrł consolidandosi, ma che non Ć esclusiva dellŇaltra.

Le controindicazioni: qui il discorso andrebbe sul clinico e in modo abbastanza preciso. La controindicazione da tutti segnalata, che non vuol dire assolutamente niente, Ć il paziente con un elevato rischio di tentativo di suicidio. Credo che se riuscissi, al primo contatto, a stabilire se il paziente che vedrś nei prossimi dieci anni ha un elevato rischio di tentare il suicidio, mi sentirei bravo e tranquillo. In genere me ne accorgo sempre molto dopo, se me ne accorgo e spero di accorgermene. In termini piŁ generali, nella nostra realtł italiana, che, in piccolo, riproduce la realtł americana, c'Ć lŇidea che probabilmente Ć un problema di sicurezza nostro, dei terapeuti. LŇidea di fondo Ć che vorrei avere una rete di sicurezza di realtł. E che questa non la posso avere.

Cerchiamo di essere chiari. Io ho una paziente, che ha avuto fenomeni del genere in passato, anche se non ha mai avuto dei reali tentativi di suicidio, che due settimane fa mi ha scritto una lettera molto triste, molto pesante, dicendomi che aveva avuto dei grossi problemi con il fidanzato, dei grossi problemi sul lavoro, che lei era stufa, che voleva riprendere la vecchia idea. E la vecchia idea era quella di farla finita. Era una cosa di cui si era gił parlato in passato. In realtł Ć successo che lei mi ha scritto questa lettera alle due del pomeriggio e io ho visto questa lettera allŇuna di notte.

Mi Ć ovviamente venuto un accidente, perchÄ ho avuto la sensazione che fosse una cosa seria, ma allŇuna di notte uno non fa niente. Non Ć che si puś neanche telefonare. Io ho il numero di telefono di questa persona, perś non si telefona allŇuna di notte. Soprattutto non telefoni perchÄ comunque sono passate delle ore e quindi sono gił successe, nel bene e nel male, delle cose.

Credo che in una situazione del genere, per esempio, quello che mi avrebbe piŁ rassicurato era quello di avere, comunque, un collega, un servizio, una struttura, unŇagenzia, una qualsiasi cosa in luogo, dove questa persona abita, per poterle segnalare, eventualmente, questo rischio. O, dallŇaltra parte, a cui mandare questa persona nel caso che la condizione clinica diventasse, come mi sembra abbastanza ovvio, incompatibile con un discorso on-line.

Non Ć solo il problema del discorso on-line. Se io vedo un paziente una volta ogni 15 giorni e ad un certo punto questo mi telefona e mi dice che ha voglia di ammazzarsi Ć la stessa cosa. Perś lô posso dire, tradizionalmente, di venire, che lo vedo lŇindomani mattina, alla sera. Posso fare qualche cosa, che serva o non serva, lo faccio bene o lo faccio male. Nella terapia on-line puoi fare abbastanza poco. LŇaltro non Ć connesso. Se anche gli rispondi immediatamente, lŇaltro magari la posta la vede tre ore dopo. Quindi, credo che la controindicazione principale sia la gravitł o la pericolositł. Poi qui si potrebbe discutere sul piano clinico del paziente.

L'altra evidentemente Ć la eventuale necessitł, ma questo Ć banale ed Ć ovvio, di una prescrizione farmacoterapica, che, chiaramente, non si puś fare via internet. Sono campi su cui perś molto poco Ć stato studiato, per i motivi che ho cercato di dire prima, cioĆ che non esistono casistiche. E quindi ci si muove e molto sull'episodico e sull'episodico si racconta quello che si ha voglia, come si ha voglia, se si ha voglia. E su questo non si costruisce teoria. Ú un discorso molto aperto, in ogni caso.

 

Ú probabile che se prendo il manager  in terapia on-line colluda col suo disturbo.

Credo di farlo con qualunque paziente che prendo in analisi, in qualunque momento, in qualunque modalitł. Credo che la collusione sia inevitabile e che solo attraverso l'iniziale collusione raccolgo una possibile domanda. Non credo che il problema sia di colludere o no. A me pare che il problema sia: che cosa me ne faccio di questo. CioĆ a dire: quanto riesco ad analizzare nella dinamica della relazione che stabilisco con il paziente, il come, dove, quando e perchÄ lui mi ha chiesto, il come, dove, quando e perchÄ io gli ho risposto.

Per esempio, ho un paziente a cui improvvisamente hanno cambiato il lavoro, per cui ha dei turni, per cui in un caso lavora dalle 7 alle 14 e nell'altro caso lavora dalle 11 alle 21. Una settimana sô, una settimana no. Veniva tre volta alla settimana. Io francamente non posso mettergli a disposizione sei sedute, perchÄ sarebbero tre volte e tre volte. E non trovo un paziente che si incastri perfettamente con il suo turno. Ma questi sono problemi anche reali. Non occorre essere i grandi manager. Allora, qui cosa si fa? Una possibilitł, non dico la possibilitł, Ć tenere conto che si puś anche fare qualche cosa che prescinde da questo. La persona che viaggia molto, eccetera. Detto questo, raccontavo prima a Roberto, che io ho fatto la didattica a Milano, perchÄ non c'erano didatti a Torino. E l'esperienza di tutti Ć che la cosa piŁ significativa e importante dell'analisi era quel viaggio in treno da Milano a Torino in cui avveniva una piŁ o meno pacata e serena rielaborazione. E ho sempre pensato che era una fatica tremenda viaggiare quattro volte alla settimana, ma che tutto sommato valeva la pena e faceva parte dell'analisi. Quindi, sono d'accordo anche su questo con lei. Certo questo come si puś fare nella terapia on-line: dove state, cosa corrisponde, Ć un elemento intrinseco, Ć strutturale, se sô dove e come? Non lo so, queste sono domande aperte.

 

Il ruolo della scrittura Ć stato estremamente indagato. Tutti quelli che si stanno occupando di internet in questo momento stanno facendo questa stessa osservazione che lei ha fatto: cioĆ, la scrittura Ć improvvisamente ridiventata di moda. Per esempio, anche gli SMS sono scritti. Ed Ć diventata di moda una polisemia della scrittura, perchÄ ci sono vari tipi diversi di scrittura che sono venuti fuori. Per esempio, la scrittura del chat, dell'e-mail hanno caratteristiche strutturali diverse, che sono state studiate e indagate, sono diverse dalla scrittura che usiamo normalmente. Quindi, un po' paradossalmente, in questo momento della telematica sono aumentate le scritture di cui noi disponiamo. Questo vorrł dire qualcosa, perś non ho la piŁ pallida idea di che cosa. Ú un fatto di cui tenere conto.

 

Non credo che ci siano scuole di partenza da cui partire per un training per la terapia on-line. Credo anche che le persona che si occupano di terapia on-line lo fanno, nonostante tutto, piŁ spesso nonostante le loro scuole di partenza o le loro societł di appartenenza. Credo almeno che questo sia il caso del dott. Goisis e mio. In modo un po' provocatorio: credo che la cosa piŁ facile che uno apprende dopo una quindicina d'anni Ć fare l'analista di training, poi se continua magari impara anche a diventare psicoterapeuta, che Ć piŁ difficile, secondo me. Poi, se uno ha imparato questo e ha ancora voglia, oltre che forse pensare che Ć il momento di fermarsi, potrebbe imparare la terapia on-line. L'ho detto in paradosso, ma voglio dire che credo che la terapia on-line sia la cosa piŁ difficile. Ú sicuramente piŁ facile vedere una persona quattro volte alla settimana che vederla una volta ogni quindici giorni. Ú sicuramente piŁ facile vederla una volta ogni quindici giorni che due volte alla settimana per e-mail. A mio avviso, questo non Ć il punto. Ú comunque qualche cosa che sta nella cultura, nelle esigenze dei tempi e che, quindi, in qualche modo, ci cimenta come professionisti e rispetto alla quale non possiamo restare indifferenti.

 

Etica e deontologia. Esistono negli Stati Uniti vari codici etici, che sono stati promulgati da varie societł e che costituiscono un riferimento. A tutt'oggi, che io sappia, non esiste nulla in Italia.  Non esistono pronunciamenti delle societł. In questo momento l'ordine dei medici o la societł psicoanalitica o qualunque altro gruppo, non hanno una posizione da un punto di vista etico o deontologico su questo. Molte posizioni degli Stati Uniti sono interessanti. In genere sono largamente legati al training che il terapeuta dovrebbe avere. E qui perś andiamo direttamente al problema che non esiste un'attivitł reale di training e alle garanzie che il paziente deve avere rispetto alla capacitł, alla formazione del terapeuta e alle condizioni sotto le quali questo avviene. La famosa difesa del consumatore che molto Ć presente nella cultura statunitense. Da noi, siti di terapia on-line ne nascono tutti i giorni. Ho visto alcune cose sufficientemente drammatiche, come me le ricordavo anni fa nella terapia reale. Purtroppo il cosiddetto cliente non ha alcun elemento di indicazione. Per esempio, nei siti americani Ć ormai diventato obbligatorio il curriculum e l'autorizzazione in homepage. Da noi no, per cui uno che si inventa che fa terapia on-line non Ć perseguibile, se sta attento. Se leggerete delle cose di terapia on-line, troverete il counseling dappertutto, perchÄ il counseling non Ć protetto da ordinamenti giuridici, nÄ negli Stati Uniti, nÄ nella gran parte dei paesi europei, nÄ in Italia. Per cui se dico che sono psicoterapeuta e non lo sono, sono perseguibile, ma se faccio counseling no. Posso avere la quinta elementare e fare counseling e l'attivitł Ć legale: basta che abbia la partita IVA e paghi le tasse. E questo Ć un grosso guaio. Credo che il punto sia che c'Ć molto lavoro da fare. Quello che io penso che sia il nodo di tutta questa faccenda Ć che c'Ć molto lavora da fare.

 

Roberto Goisis - Due cose sul discorso delle indicazioni. Ú vero che il manager ipotetico, cliente ideale perchÄ difficilmente raggiungibile, esprime nella sua difficoltł nell'andare in terapia anche una resistenza. Ma, una volta anche che noi analizziamo anche questo e ci rendiamo conto, perś, che per lui, in quel momento, l'unico modo per accedere a un aiuto di cui ha bisogno, Ć quello, possiamo anche pensare che, cosô come non tutti cominciano un'analisi o una terapia con un numero di sedute adeguato, ma si fanno i lavori preparatori, potrebbe anche essere che un contatto e-mail sia un contatto preliminare per potere poi favorire una persona a fare un lavoro diverso. Non Ć detto che comunque che mettersi lô davanti a un computer a scrivere sia meno impegnativo che andare da una persona.

In questo senso mi sembra che ritorni il discorso delle lettere e dello scritto. Alle volte mi capita di pensare se avrei potuto fare lo stesso lavoro con la mia paziente anche per lettera. Forse sô, perś c'Ć qualcosa di diverso. Rimanda ai discorsi che hanno fatto Longo e gli altri colleghi: questo benedetto o maledetto aggeggio ci sollecita e ci stimola delle cose differenti. Il fatto stesso che si sta lô, si ha questo schermo vuoto e poi, quando si Ć scritto, quell'invio Ć una procedura di fantasia molto differente dal francobollo, l'andare in posta. C'Ć la sensazione che scrivi ed arriva al destinatario. Secondo me Ć questo che dł una dimensione diversa allo scritto per e-mail, rispetto allo scritto per lettera.

Poi c'Ć tutto il problema della sicurezza. Faceva notare, giustamente, Beatrice Cannella che lei, sul problema della sicurezza delle e-mail, con una sua paziente utilizza un allegato Word con una password. Cosô solo loro due sono a conoscenza di questa password e il testo che arriva Ć criptato fra loro due. PerchÄ Ć vero che io mando una e-mail e non credo che venga captata da altri, perś va su un sito╔ Bisogna trovare delle modalitł di sicurezza anche per proteggersi rispetto alla privacy.

 

Marisa Zipoli - Possiamo chiudere. Credo che ci vorranno molti giorni per metabolizzare e rielaborare le cose interessanti e per alcuni aspetti nuove, che abbiamo sentito oggi. Ringrazio della partecipazione.