LA TEORIA DELLE RELAZIONI OGGETTUALI : UN 'ANALISI STORICO - CRITICA
 di Silvio Stella
 

 Ancor più che una specifica teoria,definita nei suoi contorni e nei suoi presupposti (nella sua "falsificabilità"), l'espressione "relazioni oggettuali" evidenzia l'importanza che, nello sviluppo individuale e sociale , rivestono i rapporti, appunto le relazioni.
Questo a partire da quelle, primissime, che mi hanno fatto scrivere(Stella 1996),in armonia con il pensiero di Kohut, che una relazione c'é già quando il bambino entra a far parte delle fantasie, delle aspettative, dei desideri dei genitori, e queste fantasie,questi desideri si coaugulano in un progetto.In ogni caso l'evidenza dice che una relazione c'è,anche se molto variabile da coppia a coppia e da nascituro a nascituro,durante la gravidanza. Così questo tempo può essere un tempo di gioia,un tempo di ansia,un tempo di preoccupazione a seconda del rapporto che si va consolidando tra la madre e la sua(la loro) creatura.
"Non c'è una madre senza un bambino" e, viceversa, non c'è un bambino senza una madre,ha scritto Winnicott. Credo che questa frase riassuma bene un'asse centrale,un'idea forte della cosidetta teoria delle relazioni oggettuali.
Perlomeno inizialmente, l'oggetto è stato sottolineato in opposizione alla pulsione e l'eco di questa opposizione in parte si trascina ai giorni nostri.Si pensi(è solo un esempio) alla convinzione di G.Fossi(1983) che l'intera metapsicologia freudiana sia "da buttare";oppure all'insistenza,certo più raffinata, con la quale G.Klein(1976)confronta "le due teorie",quella clinica e quella metapsicologica.
In modo schematico si è ragionato più o meno così:per Freud sono le vicissitudini delle pulsioni a decidere della vita delle persone;per i "teorici delle relazioni oggettuali" è l'oggetto ad essere centrale.Per esempio,per M.Klein(che tuttavia rappresenterebbe,nella prospettiva in discussione,una sorta di spartiacque tra modello freudiano,cioè pulsionale,e modello successivo,cioè quello delle relazioni oggettuali) oggetto e pulsioni sono inscindibili;sin dall'inizio la pulsione si lega all'oggetto,cerca l'oggetto. Avidamente,voracemente,precocemente l'essere umano,sin dai suoi primi momenti di vita estrauterina,è proteso all'oggetto.Una pulsione senza un oggetto in grado di darle senso non c'é,non esiste (per M.Klein).
Ora se è vero che l'opposizione in parola ha consentito di illuminare molte tematiche che,nel pensiero di Freud,erano state (necessariamente) mantenute sullo sfondo:per esempio la tematica dell'attaccamento (J.Bowlby),quelle degli affetti e della separazione,la tematica dell'individuazione,quella del "contesto" o anche "ambiente-madre"(D.W.Winnicott),quella della regressione e del suo essenziale ruolo nel processo terapeutico(M.Balint), è pure vero che,come tutte le schematizzazioni,essa ha rischiato(e rischia) di mettere in disparte " la dimensione personale e individuale localizzata da Freud negli impulsi sessuali e aggressivi dell'Es"(Mitchell,1993), cioè di perdere di vista l'importanza del "presociale" e dei bisogni radicati nel biologico.Si rifletta anche,come ha giustamente fatto notare D.Lopez,sull'importanza del "guado edipico" nel significato che ad esso danno Freud e i cosiddetti ortodossi.Nella sua accezione originaria ,cioè in Freud e nei tragici greci,l'Edipo rappresenta un torrente non facilmente valicabile, spesso tempestoso ma che però va ad un certo punto affrontato se non si vuole rimanere sempre nel dubbio circa la propria identità personale ed anche professionale.
In questa luce mi domando se di questo rischio non si rendesse conto anche il"materno" Winnicott allorchè,con il suo gusto per il paradosso e con la sua intuizione della ricchezza del paradosso,sottolineava come, riflettendo su un neonato,sia utile pensare a "una manciata di anatomia e fisiologia "cui si aggiunge"il potenziale di evolvere in una personalità umana".Aggiungeva:"C'è una tendenza generale verso la crescita fisica ed una tendenza allo sviluppo nella parte psichica dell'unità psicosomatica;ci sono entrambe le zone,la fisica e la psicologica,le tendenze ereditarie e fra queste,sul versante psichico,sono comprese le tendenze che conducono verso l'integrazione o il conseguimento dell'integrità"(Winnicott,1968).
In armonia con questa premessa articolerò il mio contributo prendendo in esame innanzitutto alcune definizioni di r.o.,mettendole tra loro a confronto.Subito dopo accennerò al concetto di oggetto e di rappresentazione dell'oggetto in Freud e in alcuni suoi epigoni.Successivamente esporrò un sintetico confronto tra il pensiero di M.Klein,diM.Balint,di Fairbain e di Winnicott ,autori cui ho pensato di riferirmi per un loro modo,a mio avviso,paradigmatico di considerare l'oggetto e la funzione dell'oggetto.Da ultimo cercherò di estrapolare alcuni dei concetti chiave che il filone psicoanalitico in questione ha consentito di portare alla luce.

1.Analisi di alcune definizioni di r.o.

Per Rycroft(19 68)la r.o. è "la relazione del soggetto con il suo oggetto,e non la relazione soggetto-oggetto,che sarebbe invece una relazione interpersonale".
Si tratta di una precisazione utile,che evita,per esempio,le incertezze di Fine(1979)che,nella sua storia della psicoanalisi,omologa le due espressioni.Aggiunge e precisa Rycroft:si tratta di una teoria psicoanalitica "nella quale il bisogno di legarsi a oggetti occupa una posizione centrale,in contrasto con la teoria pulsionale incentrata sul bisogno soggettivo di ridurre le tensioni istintuali".
La chiarezza di Rycroft è forse più apprezzabile se mettiamo a confronto la sua definizione con quella di altri studiosi.Per esempio Galimberti( 1993) così si esprime:"Dopo Freud la psicoanalisi ha preferito al termine "oggetto" l'espressione "relazione oggettuale"volendo sottolineare l'originarietà della relazione rispetto all'individuo nel suo isolamento.La relazione è propriamente un'interrelazione,nel senso che non si limita a indicare il modo con cui il soggetto costituisce i suoi oggetti,ma anche il modo in cui questi agiscono su di lui".Ora non si tratta,secondo me,di "preferire",ma piuttosto di verificare se,dopo Freud,sono o non sono stati fatti passi in avanti non solamente sul piano della tecnica e della clinica,ma anche della teoria,e con quali vantaggi,dato che,a quanto pare,essi ci sono.E' comunque giusto notare che pure Laplanche e Pontalis,nella loro Enciclopedia della psicoanalisi,sostengono che "relazione va intesa nel senso forte:si tratta di un'interrelazione,cioè non solo del modo in cui il soggetto costituisce i suoi oggetti,ma anche del modo in cui questi modellano la sua attività.Espresso con altre parole:al centro delle r.o. vi è,come vedremo passo dopo passo,la reciprocità."La psicodinamica è lo studio del tipo di esperienza in cui c'è reciprocità tra soggetto e oggetto,e dell'esperienza dello svuotamento e perdita dell'Io quando relazione e reciprocità falliscono"(Guntrip,I968).
Una definizione che ho pensato utile riprendere in dettaglio è quella della Horner che alle relazioni oggettuali ha dedicato un contributo relativamente recente (Horner,1991).
Per questa autrice le r.o. "sono strutture psichiche interne" deducibili dai conflitti che un individuo manifesta nel corso del trattamento psicoterapeutico.Si riferiscono alla natura delle rappresentazioni del Sé e dell'oggetto e alla loro interazione dinamica(sott.mie).
Per "oggetto" Horner intende il modo in cui il bimbo piccolo si costruisce l'immagine mentale della persona più importante che si occupa di lui.
A loro volta le suddette strutture psichiche interne deriverebbero da "una primissima matrice interpersonale" che rappresenta la base dalla quale evolve l'apparato psichico,il "prototipo" delle relazioni interpersonali attuali.
Al posto dunque di un Es che, confrontandosi con la realtà, origina un Io(Freud);al posto di un Io innato,sede di processi introiettivi e proiettivi primari(M.Klein e tanti altri);al posto di un Sé psicofisiologico indifferenziato(Mahler,Jacobson,Spitz ecc.),viene messa alla base dello sviluppo questa matrice interpersonale .Da essa fioriscono le successive relazioni,sia quelle "normali"(più sane che malate) che quelle patologiche.Questa "matrice interpersonale" di base acquista evidenza nei rapporti interpersonali disturbati.
Oltre al conflitto psichico,partecipa alla produzione dell'angoscia una "patologia strutturale",una patologia che cioè deriva da specifici disturbi della "matrice interpersonale".Credo sia interessante seguire Horner ,anche se nelle linee generali del suo ragionamento, in ciò che essa include nelle relazioni oggettuali;questo sia perché ci sarà utile in seguito sia perchè sviluppa un'analisi che non si limita alla consueta opposizione pulsioni/r.o. Penso anche che l'indagine della Horner consenta di apprezzare come il problema che sta a cuore degli studiosi che possono essere fatti rientrare nel filone delle relazioni oggettuali sia,di fatto, sempre quello della separazione e della individuazione;in specifico dei processi che presiedono alla strutturazione del Sè e dell'oggetto.
a.Un primo punto importante riguarda una sorta di imprinting -per l'appunto la primissima matrice interpersonale-che determina tutto ciò che successivamente l'individuo sperimenta nei suoi rapporti interpersonali significativi.Non si tratta tanto di una ripetizione quanto del fatto che più è stato disturbato il primo sviluppo maggiori sono le possibilità che le relazioni arcaiche primitive facciano sentire il loro influsso nella vita di tutti i giorni.
b.Le rappresentazioni mentali (Gestalten) dell'oggetto e del Sé derivano dalle prime esperienze con la madre e presentano la caratteristica di evolvere(allo stesso modo in cui gli schemi di Piaget pure evolvono).
c.Il Sé e l'oggetto rappresentano gli schemi centrali,basilari dell'apparato psichico.La formazione di questi schemi "avviene durante fasi prevedibili e gerarchicamente ordinate" nonchè caratterizzate da crescente complessità e differenziazione.
d.Per la Horner molte confusioni nascono dal non distinguere tra processo e struttura.Per esempio:l'attaccamento è un processo evolutivo che si basa su connessioni di strutture cognitive diverse e molteplici.
e.La regressione si manifesta "attraverso modalità primitive di rapporto interpersonale e di esperienza".Vi sono,dunque, bisogni specifici del Sé (per rapporto all'oggetto) che vanno interpretati nel "qui e ora".
f.Viene usato il termine oggetto,invece di quello di madre,perchè quest'ultima rappresenta di fatto uno "schema dell'apparato psichico" creato-perlomeno in parte-dal bambino "che elabora con le proprie limitate capacità psichiche l'esperienza unica dell'ambiente primario che si prende cura di lui".Precisa la Horner:"In certo qual modo,il bambino crea,attraverso le proprie esperienze interpersonali,una metafora dell'altro,che,a sua volta,modella la percezione del bambino nei confronti dell'ambiente e il suo modo di comportarsi".
Con le differenze che non vanno perse di vista (per esempio l'importanza assegnata all'interpretazione,alla dipendenza come fase dello sviluppo, alla coppia:l'interpersonale,cioè la coppia madre-bambino,precede l'intrapsichico),le parole testè citate echeggiano Bowlby(1969).In particolare si avverte l'eco dell'interesse di Bowlby per l'opera di Piaget ,di Lorenz e di Tinbergen(concetti di "schema di comportamento"; di attaccamento,di esplorazione,di prendersi cura).Bowlby ha sostenuto che "esiste un forte rapporto causale fra le esperienze di un individuo con i propri genitori e la sua successiva capacità di costruire dei legami affettivi".Egli ha espresso più volte la convinzione che sin dalla nascita lo sviluppo si caratterizza per la reciprocità oltre che per la realtà delle interazioni familiari."Il comportamento dei genitori,e di chiunque altro si assuma il ruolo di prendersi cura,è complementare al comportamento di attaccamento"(Bowlby,1979).
g.Horner sostiene di conseguenza che il funzionamento di una persona come entità psicologica,in possesso dunque di una propria identità,si fonda sulle sue capacità(possibilità)di relazionarsi agli altri,a partire,come già detto,dalla matrice interpersonale iniziale.Da qui la sua insistenza su concetti quali fiducia(la possibilità di relazionarsi agli altri richiede fiducia:si pensi,oltre che ad Erikson,a Winnicott e ancora a Bowlby);empatia,che definisce "presenza emotiva";di differenziazione(per esempio,in un colloquio psicoterapeutico,capacità di percepire il ruolo di chi conduce il colloquio);di stabilità(intesa come capacità di percepire la separatezza del terapeuta);di integrità(intesa come tolleranza dell'ambivalenza verso se stessi e i genitori);di maturità delle r.o.,cioè capacità di non centrarsi esageratamente su di sé o di non dipendere troppo dagli altri.

2.Il concetto di oggetto e di rappresentazione dell'oggetto in S.Freud

Pur essendo l'attenzione di Freud rivolta,dapprincipio,alle pulsioni sessuali e alle loro manifestazioni,talché la scelta dell'oggetto può sembrare occupare,nel suo pensiero, uno spazio relativamente secondario,nei "Tre Saggi", in una nota aggiunta nel 1910,così si esprime:

"La differenza più incisiva tra la vita amorosa del mondo antico e quella nostra risiede nel fatto che l'antichità sottolineava la pulsione, noi invece sottolineiamo il suo oggetto.Gli antichi esaltavano la pulsione ed erano disposti a nobilitare con essa un oggetto inferiore, mentre noi non stimiamo l'attività pulsionale di per sè e la giustifichiamo soltanto per le qualità eminenti dell'oggetto".

E' evidente che qui,come del resto nella Metapsicologia (1915),Freud parla dell'oggetto come oggetto esterno,come oggetto della realtà esterna,anche se ha cura ,più volte,di includervi il corpo o parti di esso. Tra le più importanti funzioni dell'oggetto,come viene pensato da Freud in questo periodo,vi è quella connessa alla scarica delle pulsioni.In questa ottica vi è stato chi(per es.Imbasciati,1994)ha sostenuto che l'oggetto(per Freud) è tale in quanto investito dalle pulsioni(una sorta di appendice costruita dalla pulsione stessa).
Accanto a questa posizione ne è innegabilmente presente un'altra -per esempio in "Dora"(1901)- attraverso la quale si fa strada l'idea di un "oggetto" che pur svolgendo la funzione di scarica,di catalizzatore della scarica pulsionale,prelude alla convinzione che l'oggetto non sia solo "esterno" ma anche interno.Tale è infatti l'oggetto del transfert,cioè di quella peculiare relazione la cui origine va fatta risalire all'infanzia.Il suo contenuto appartiene più alla realtà psichica che alla realtà esterna,maggiormente alla fantasia(inconscia) che al dato della realtà esterna.Non è casuale,in questa ottica,che la maggior parte degli autori cerchi di comprendere il problema del transfert sulla base della dialettica fantasia/realtà(esterna) o,anche,della dialettica intrapsichico/interpersonale.
Ma è soprattutto con "Introduzione al narcisismo"(1914) che emerge la questione delle relazioni interpersonali.Ivi la libido viene descritta come energia quantitativamente e qualitativamente variabile alle cui vicissitudini vanno fatte risalire le trasformazioni della sessualità.Vi è contenuta la prima descrizione sistematica della scelta d'oggetto(il che non vuol dire ancora però "reciprocità")e l'ipotesi di un Io ideale che rappresenta un passo decisivo verso l'oggetto interno.
Nella linea di pensiero che sto presentando va letto il contributo di Abraham alla dementia praecox.Per Abraham l'individuo affetto da questo specifico disturbo è incapace di relazione oggettuale,è incapace di transfert sessuale.La dementia praecox implica una regressione,un ritorno all'autoerotismo.
Che l'oggetto debba essere pensato non solo come esterno ma anche come interno,nonchè come suscettibile di cambiamenti,lo rileva anche l'altro grande epigono di Freud,S.Ferenczi.Mediante introiezione il nevrotico incorpora oggetti nel suo Io per trasferire su di essi pulsioni,sentimenti,affetti che contribuiscono all'espansione dell'Io. In modo diverso il soggetto affetto da disturbi paranoici, non essendo in grado di tollerare moti pulsionali dai quali avverte di potere essere travolto,cerca di liberarsene proiettandoli sul mondo esterno.Di conseguenza,come già aveva dimostrato Freud con "Il presidente Schreber"(1910),il suo Io si contrae e si impoverisce.

3 Il contributo paradigmatico di M.Klein,Fairbain,Winnicott e Balint


Non vi è dubbio che,rispetto alla prospettiva che ho testè sinteticamente ricordato,l'attenzione che M.Klein rivolge all'angoscia e al suo ruolo nello sviluppo delle relazioni d'oggetto consenta di operare un grande salto di qualità.L'inferenza della Klein sull'esistenza di un'angoscia antecedente la stessa sessualità;di conseguenza l'inferenza di affetti operanti sin dai primi momenti dell'esistenza,e non semplicemente di origine e di natura endogena ma,da subito,relazionale, ha consentito di evidenziare come l'oggetto sia sin dall'inizio oggetto di affetti, in particolare oggetto di amore e di odio, anche se attivamente "scissi",cioè tenuti lontani l'uno dall'altro,e "proiettati" in guisa da non esserne travolto.Per M.Klein sono gli affetti ad essere primari e non la sessualità che attraverso tali affetti può oppure no evolvere.
Mentre Freud ha in mente un bambino fortemente,"necessariamente" orientato al piacere,anzi talmente orientato ad esso da esigere la formazione di specifiche strutture in grado di porvi un freno (Io e Super-Io)-talchè la persona si costituisce sulla base dell'equilibrio che riesce a realizzare tra le mete edonistiche ed i limiti posti dalla realtà-M.Klein fa invece riferimento a un bambino che,"da subito",è "umano" e mette in scena questa umanità attraverso un istinto conoscitivo già presente quando nasce: una bocca strutturata per un capezzolo, pulsioni strutturate per adattarsi al mondo,per rapportarsi ad esso.
Come però è stato fatto notare,quello della Klein non è un bimbo felice.La sua mente è popolata da oggetti interni molteplici ed alcuni di essi,che sussistono accanto a quelli buoni, presentano un carattere terrificante.
Ben diverso è il bambino di Fairbain, che è pensato come un bambino "programmato" per una interazione armonica e non traumatica.In "Il piacere e l'oggetto"(1952) così scrive:

"Una concezione molto più soddisfacente"(rispetto a quella venata di pessimismo di Freud)" e realistica della psiche è quella che postula un Io dinamico originario,a cui appartengono intrinsecamente le pulsioni,e che successivamente si scinde in conseguenza dei conflitti che sorgono al suo interno nel rapporto con oggetti genitoriali interiorizzati.Tale concezione offre certamente una prospettiva più ottimistica dal punto di vista della salute mentale,dato che rende possibile immaginare una soluzione del conflitto psichico che non sia solamente un buon adattamento basato sull'adozione di un atteggiamento di stoica rassegnazione ,offrendo invece alla personalità la possibilità di ottenere almeno una certa misura di reale soddisfacimento mediante un allentamento di quella costrizione interiore che pone ostacoli sulla via del soddisfacimento.E questo corrisponde al bisogno emotivo che,a mio parere,costituisce la dinamica prevalente in moltissimi pazienti della richiesta disperata ,spesso muta,di aiuto psicoterapeutico,ossia il bisogno di 'salvezza'".

Fairbain è convinto che "la fonte ultima di tutti i disturbi psichici deve essere ricercata nelle condizioni della prima infanzia".Ne segue la necessità che i genitori supportino il bambino "nel controllo delle proprie pulsioni fino a quando non acquisisca la capacità di controllarle da solo".La mancanza di questo supporto(concetto che anticipa l'holding di Winnicott) è fonte di angosce patogene.
Rompendo con l'ipotesi di una aggressività innata (istinto di morte della Klein),Fairbain sostiene che la spinta motivazionale di base non è la gratificazione ma l'interazione;non è il piacere ma il contatto.
In comune a Kohut e ad altri cerca di elaborare un quadro di riferimento capace di descrivere le determinanti motivazionali del legame con l'oggetto,concepito come qualcosa di diverso da un oggetto pulsionale.Pur mantenendo l'idea di pulsione sessuale,cerca di mostrare come la libido non sia (primariamente) ricerca del piacere ma invece ricerca dell'oggetto."La reale meta libidica è lo stabilirsi di relazioni soddisfacenti con gli oggetti"(1941).
"A parer mio è giunta l'ora che l'indagine psicopatologica,che in passato si è accentrata con successo prima sulle pulsioni e poi sull'Io,debba ora essere indirizzata all'oggetto verso il quale la pulsione è diretta.Per esprimere la questione in modo più accurato,seppure meno sottile,i tempi sono maturi per una psicologia delle relazioni oggettuali" (corsivo nel testo).
Ed ancora:"si può dire che la psicologia si risolva in uno studio delle relazioni dell'individuo con i suoi oggetti,mentre,in termini analoghi,si può dire che la psicopatologia si risolva più specificatamente in uno studio delle relazioni dell'Io coi suoi oggetti interiorizzati".
Pur riconoscendo che anche il pensiero di Freud ruota attorno alle relazioni con l'oggetto,cioè che anche Freud si pone,e come,il problema di come evolve il rapporto con l'oggetto,evidenzia che è la Klein,con il concetto di oggetti interiorizzati, che ha avuto il merito di coltivare questo terreno.E ciò nei termini dell'importanza che hanno ,rispetto alla sicurezza emotiva,le primissime relazioni con l'oggetto.Se " nessun individuo nato in questo mondo è così fortunato da godere una perfetta relazione oggettuale nel periodo sensibile della dipendenza infantile",se nessuno di conseguenza si emancipa mai completamente dalla dipendenza dei primissimi mesi di vita,talchè in ciascuno sono sempre presenti,in misura diversa,tendenze schizoidi o depressive,è anche vero che una maggiore importanza assegnata alle condizioni familiari più adatte a dare al bambino sicurezza emotiva e possibilità di separarsi dalla madre senza eccessivi traumi rappresentano altrettanti aspetti di una concezione relazionale che non considera la libido come priva di direzione,ma,ancora una volta,orientata sin dall'inizio all'oggetto.Ne segue che fenomeni come il succhiamento del pollice non rappresentano solamente (come vorrebbe la teoria delle pulsioni)modi di procurarsi da sè ciò che non si può ottenere dall'oggetto,ma (anche)tecniche per fare fronte a relazioni insoddisfacenti.Detto in altri termini:il bambino è "orale" non tanto perchè la pulsione e il suo sviluppo lo esigono quanto perchè il seno è l'oggetto naturale del bambino.Oppure:l'atteggiamento genitale è una delle vie attraverso le quali l'individuo si muove alla ricerca dell'oggetto(non il culmine di un processo evolutivo di fasi che si susseguono).
Ancora:come M.Klein,anche Fairbain sostiene che lo sviluppo ha luogo a partire da un Io innato,originario,in qualche misura unificato sin dalla nascita,soprattutto dotato di una sua propria energia (a prescindere dalle vicende dell'Es).Ma mentre la Klein indirizza la sua attenzione all'angoscia e alle sue vicende,Fairbain pone l'accento sullo sviluppo dell'Io per rapporto agli oggetti.
Come hanno rilevato Bacal e Newman(1990),questo è un passo notevole verso l'idea di un Sè centrale,che non è guidato da forze esterne,ma segue invece un suo programma.
Questa idea ,insieme a quella di stadi di sviluppo della dipendenza (dalla "dipendenza infantile" allo stadio transizionale caratterizzato dall'uscita graduale dalla dipendenza alla dipendenza matura,cioè l'interdipendenza), a quella secondo la quale gli oggetti non sono incidentali rispetto al soggetto o utili soltanto a ridurre la tensione,l'idea in sintesi che il soggetto prova sentimenti per l'oggetto,accomuna Fairbain a Winnicott al quale,a questo punto,conviene fare riferimento.
Pur non appartenendo a nessuna scuola,Winnicott ha avuto ed ha una grande influenza nella diffusione di un pensiero che "rivendica" la funzionalità dell'oggetto,l'importanza degli affetti(delle cure materne),la centralità del Sé(Model sostiene che diverse idee di Kohut circa il Sé derivano da Winnicott).
Mentre per M.Klein la natura delle relazioni oggettuali e lo sviluppo dell'Io si originano dalla quantità e dalla qualità del carico pulsionale,per Winnicott(come per Kohut) è fondamentale la rispondenza dell'oggetto,cioè la capacità/possibilità dell'oggetto di corrispondere ai bisogni del bambino in quel particolare momento.Lo sviluppo infantile è determinato dalle cure materne e dai suoi rappresentanti simbolici.
Da qui il concetto di "preoccupazione materna primaria", di "unità bimbo-madre",di "oggetto soggettivo". L'oggetto soggettivo "è il primo oggetto che non è stato ancora ripudiato come non me", è l'oggetto inizialmente esperito come estensione del Sé.
Il legame oggettuale è paragonato da Winncott all'identificazione primaria.La relazione con gli oggetti-scrive in "Comunicare e non comunicare"- "é un fenomeno complesso"."Lo sviluppo di una capacità di mettersi in rapporto con gli oggetti non riguarda semplicemente il processo maturativo. Come sempre,la maturazione richiede facilitazioni ambientali e dipende dalla loro qualità"(corsivo di Winnicott). E' solo gradualmente che l'oggetto,inizialmente esperito come fenomeno soggettivo,"diventa un oggetto percepito obiettivamente"(1965).
Winnicott rivolge la sua attenzione non tanto ai sintomi quanto alla qualità soggettiva dell'esperienza. Più che al conflitto (alle situazioni conflittuali) egli era massimamente interessato ai vissuti di estraneazione, di inconsistenza, di inesistenza, di inorganizzazione derivanti da un "ambiente-madre" inadeguato. Il "falso Sè è un disturbo da deficit ambientale". Questo deficit evidenzia spesso rigidità o discontinuità per l'appunto nelle cure materne.

Anche per M.Balint la psicoanalisi necessita di "una teoria che fornisca una buona descrizione delle r.o.,paragonabile ma distinta dall'attuale modello di stampo biologistico dello sviluppo"(1941).
Pur concordando con Freud che i bambini normali non mostrano segni di sessualità pregenitale se non per gioco o in modo passivo,dissentiva dall'ipotesi che le manifestazioni palesi della sessualità possano derivare da fattori biologici.
In particolare considerava quei fenomeni scoperti dalla psicoanalisi quali il sadismo,l'analità,l'oralità,il complesso edipico negativo come l'espressione di"vissuti aventi la loro spiegazione nella storia individuale del bimbo"; in specifico"nell'assenza di una rispondenza buona e affettuosa "da parte degli adulti (concetto di bisogno di un "oggetto-sé" di Kohut).
Egli è convinto che sin dalla nascita il bimbo viene a trovarsi "in una condizione di profonda relazionalità con il suo ambiente precoce"(1937).Con l'evento della nascita questa "relazionalità arcaica" si rompe e aspetti dell'ambiente esterno diventano oggetti dei quali il bimbo può (non tanto"deve")accettare l'esistenza.
Di particolare interesse:il bimbo sente che vi è un "oggetto primario"(la madre) che ha desideri identici ai suoi.Si tratta di una condizione preambivalente di relazionalità destinata a rompersi,e con due principali conseguenze.La prima é la via del narcisismo,non quello primario che Balint, per le considerazioni sopra riportate, rifiuta;"il bambino non è chiuso in sé", scrive nel '37. Ma la via del narcisismo secondario, consistente nel darsi da sé ciò che si é sperimentato nella relazione con l'oggetto primario.
La seconda via è rappresentata dall'amore oggettuale attivo.In questo caso il bambino cerca di piacere all'oggetto così da esserne in cambio soddisfatto.
Insomma:alla base di quei disturbi che si esprimono come senso di vuoto,di vacuità,di perdita,di morte quantomeno psicologica vi è una frattura la cui causa sta nel fatto che "qualcuno ha respinto" il paziente (il bambino) oppure é stato "inadempiente"(il concetto di inadempienza è frequente anche in Winnicott).Vi è stato un crollo della condizione di amore primario,della relazione oggettuale primaria.
La sintesi di questo processo viene definita da Balint difetto di base nella struttura biologica dell'individuo implicante in proporzioni variabili sia la mente sia il corpo.

"Si può far risalire l'origine di questo difetto fondamentale alla notevole divergenza che può esistere tra i bisogni dell'individuo nel corso dei suoi primi due anni di vita(o anche nei primi mesi)-anni formativi-e le cure ricevute a quell'epoca.Questa divergenza crea uno stato di deficienza le cui conseguenze sono solo parzialmente reversibili.Sebbene l'individuo possa raggiungere un buon od anche un eccelente adattamento,le tracce delle sue esperienze precoci sussistono ed intervengono in ciò che chiamiamo la sua costituzione,la sua individualità o la formazione del suo carattere,sia in senso psicologico che in senso biologico.La causa di questa divergenza può dipendere da un fattore congenito- e cioè i bisogni del bambino possono essere eccessivi- o da un fattore ambientale,per esempio dalle cure insufficienti,negligenti,irregolari,iperansiose,iperprotettive o semplicemente mancanti di comprensione".

Si può comprendere come nella condizione di "difetto fondamentale" abbia poco senso parlare di conflitto edipico.(Come talvolta mi accade di pensare e di dire:non si accede al padre se sono presenti gravi problemi con la madre.)
Nella prospettiva delineata,Balint distingue tra un soggetto ocnofilo,la cui caratteristica principale è data da un legame con l'oggetto visto come sostegno vitale permanente(un soggetto che tende a contare sugli altri e non anche un po' su se stesso),e un soggetto filobate, tendente ad evitare gli oggetti vissuti come inaffidabili(un soggetto che tende a contare solo su se stesso ). In entrambi i casi l'obiettivo è quello di ripristinare l'unità primaria con l'ambiente.
Da qui l'idea che la terapia analitica non tanto debba andare nella direzione dell'intrapsichico quanto dell'intersoggettivo,esattamente come Atwood e Stolorow sosterranno nel loro "I contesti dell'essere"(1984).L'analista,per Balint,deve cercare di creare le condizioni (si veda Winnicott) nelle quali il difetto fondamentale può disattivarsi e -sostiene Balint-cicatrizzarsi.
Al di là delle difficoltà e dei rischi che le indicazioni di questo autore presentano,è evidente l'importanza che,nella sua concezione, ha la relazione, il rapporto che è possibile avviare tra psicoterapeuta e paziente.Il modello di sviluppo ,come per Winnicott e per Fairbain,mantiene al suo centro il problema della dipendenza e della possibilità oppure no di elaborarla nei diversi suoi stadi:dipendenza assoluta,dipendenza relativa,"indipendenza".Mentre,tuttavia,Fairbain(influenzato da M.Klein)insiste maggiormente sulla dipendenza dall'oggetto interno,Balint e Winnicott hanno in mente soprattutto l'oggetto esterno.

Conclusioni

Non sarebbe inutile,giunti a questo punto,fare cenno almeno all'opera di Modell(alla sua convinzione che non tanto la libido quanto gli affetti sono ricerca dell'oggetto)ma anche a quella di Lichtenberg e di Kernberg. Lo spazio e la necessità di trarre alcune conclusioni non lo consentono.
Mi sembra comunque che anche i soli autori presi in considerazione consentano di evidenziare alcuni concetti chiave di quel filone,più che teoria,che va sotto il nome di relazioni oggettuali.

1.Un primo punto comune concerne l'importanza assegnata da tutti alla relazione,la convinzione cioè che,nella stanza dell'analisi, si è in due(Nissim Momigliano,1984).Questa convinzione ha indotto a sostenere maggiormente l'idea di mutualità che non quella di alleanza,l'idea di reciprocità che non quella di interpretazione,l'idea di contesto piuttosto che quella di interpersonale.

2.Un secondo punto che unisce gli autori presi in esame concerne l'importanza assegnata all'oggetto sin dalle prime fasi dello sviluppo.Mentre con Freud al centro dello sviluppo vi sono la pulsione e le sue complesse vicissitudini, con gli studiosi presi in esame al centro è l'oggetto. Questo oggetto,investito che sia da libido oppure da affetti,sia esso interno oppure(maggiormente)esterno, è considerato svolgere,con le sue caratteristiche reali, una funzione essenziale nel processo che conduce alla separazione e alla individuazione.L'accento posto sull'oggetto ha fatto scrivere a Rayner(1991) che , con gli studiosi citati e con altri, avverrebbe un cambiamento di un presupposto cardine della teoria psicoanalitica:da teoria del desiderio sessuale la psicoanalisi diventerebbe teoria del nutrimento emozionale. Detto con Laplanche e Pontalis:"la fonte, in quanto sostrato organico, passa nettamente in secondo piano, e si accentua il suo valore di semplice prototipo già riconosciuto da Freud".

3.Un terzo punto che mi sembra meritevole di riflessione ha a che fare con l'aspetto "reale" o fantasticato dell'oggetto. J.Bowlby, prendendo posizione nei confronti di M.Klein che, come s'è accennato, sottolineava particolarmente il ruolo della fantasia inconscia e degli oggetti interni,ribadiva l'esistenza di madri inadeguate("ma le cattive madri esistono").
A propria volta Enid Balint,nella prefazione a"La regressione",così si esprime:"l'oggetto, per quanto sia sempre oggetto della fantasia, esiste per diritto proprio".
La linea di pensiero che sottolinea la funzione dell'oggetto ha consentito di portare alla luce l'importanza dell'attaccamento e dell'orientamento del bambino nei confronti di persone concrete,che cioè concretamente reagiscono al piccolo dell'uomo in modo estremamente vario,in non pochi casi assolutamente inadeguato o anche patologico. E' in questa linea di pensiero che Fairbain(per esempio)ha messo in luce "l'effetto traumatico sul bambino della separazione dalla madre"(aggiungo:quando questa separazione avviene senza che vi sia consapevolezza che la sofferenza non investe solo il bambino ma anche la madre). O, anche, "il bisogno emotivo del bambino di attenzione da parte di entrambi i genitori".Oppure "l'importanza di salvaguardare il bambino dal rischio di essere testimone di intimità sessuali tra i genitori"(Fairbain,1952).

4.Un quarto punto riguarda l'accento posto più sul Sè che non sull'Io."L'approccio delle r.o. al Sé si focalizza sulle unità fenomenologiche,il tipo di persona che ognuno percepisce di essere quando fa quel che fa con altre persone"(Mitchell,1993).E' in questa logica che alcuni degli autori citati parlano di "vero" e di "falso" Sé(Winnicott);di molteplicità dei Sé;di creazione di un setting in grado di modificare,là ove necessita,l'involucro che protegge oppure soffoca il Sé(vero,autentico,nucleare ecc.);di Sé discontinui e così via.

5.Anche l'aggressività,o meglio il modo di considerarla,ha subito importanti modifiche nell'ambito dell'orientamento delle r.o.In particolare è stato evidenziato che l'origine e il significato di questa essenziale componente umana derivano, ancor più che da componenti biologiche, da risposte (più o meno forti) ad un pericolo percepito.In ogni caso l'aggressività non andrebbe tanto considerata come pulsione innata e predeterminata quanto come reazione ad un'angoscia non contenibile dall'Io,come una reazione ,appunto,ad un pericolo reale o fantasticato.Tracce di questo modo di pensare all'aggressività sono in ogni caso presenti anche nell'opera di Freud.

6.Tecnicamente(metodologicamente) la regressione, lungi dall'essere considerata,come in parte certamente è,l'espressione di un (transitorio o permanente) arresto dello sviluppo, è stata vista anche come un evento che può essere,in determinati casi e con tutte le cautele richieste,incoraggiato.
Sicuramente influenzati dalle esperienze di S.Ferenczi,molti degli autori citati hanno concettualizzato una forma di regressione mirante a ricostiture quell'unità perduta, quello stato di armonia originaria che ha avuto in "Thalassa" uno dei momenti di riflessione più interessanti.Come ha scritto E. Balint,un paziente entra ed esce dalla regressione,e questo va capito ed accettato.

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