Il Centro Soccorso Violenza Sessuale attivo presso la Clinica Mangiagalli di Milano nasce da un lavoro dĠintegrazione strettissima fra diverse figure professionali, psicosociali e sanitarie; per questo motivo, mi sembra importante che venga presentato da me, Anna Rozzoni, psicologa, referente del Servizio, e dalla dott.ssa Marina Ruspa, ginecologa, collaboratrice del Servizio da quando  sorto, a Milano.

Essere qui tuttĠe due significa proprio che questo Servizio sarebbe incompleto, se non comprendesse entrambi gli aspetti: il lavoro sul corpo e quello sulla mente, le emozioni, i sentimentiÉ..

Ci sarˆ, dunque, una prima parte, in cui parlerˆ la dott.ssa Ruspa, per illustrarvi il funzionamento del Centro e fornirvi anche degli strumenti su cosa fare di fronte ad una situazione di violenza sessuale. Lasceremo poi spazio alle domande e ad un poĠ di discussione.

Nella seconda parte, affronteremo di pi gli aspetti psicologici: la fase dellĠurgenza e cosa fare dopo.

Do un poĠ per scontato i presupposti teorici delle teorie del trauma, perchŽ vedo che cĠ giˆ stato un incontro a questo proposito; se comunque ci saranno domande o richieste di chiarimenti, sar˜ ben felice di rispondere alle vostre domande.

 

 

Io sono ginecologa dellĠASL, lavoro in parte in un Consultorio, in parte al Soccorso Violenza; sembra importante anche a me, sottolineare innanzi tutto gli aspetti dellĠintegrazione delle diverse professionalitˆ. Il Centro  nato, infatti, come servizio multidisciplinare, lĠunico in Italia di questo genere;  nato allĠinterno della Clinica Mangiagalli non solo perchŽ gli Istituti clinici di Perfezionamento hanno dato la disponibilitˆ, ma anche perchŽ la Mangiagalli come Clinica ginecologica  un punto di riferimento importantissimo a Milano.

PoichŽ si tratta di un pronto soccorso prima di tutto medico,  fondamentale che questo servizio sia collocato allĠinterno di un Ospedale; dĠaltra parte non si pu˜ prescindere dagli aspetti traumatici che una violenza sessuale comporta anche dal punto di vista psicologico; quindi il pronto soccorso medico apre la strada al lavoro successivo.

Il Centro  nato il 15 maggio 96, poco tempo dopo lĠapprovazione della legge che cambiava i termini del reato di violenza sessuale: non pi reato contro la morale, ma reato contro la persona.

Destinatari del servizio donne e minori che avessero subito violenza sessuale e subito il servizio si  connotato con la presenza di operatrici di professionalitˆ diverse: ginecologhe, assistenti sociali, psicologhe, con la possibilitˆ di reperire volontari, medici legali, mediatrici culturaliÉ

Il servizio  aperto tutti i giorni 24 ore su 24, con una totale reperibilitˆ delle ginecologhe, mentre le assistenti sociali sono reperibili dal luned“ al venerd“ dalle 9 alle 17; ci˜ non toglie che talora, se cĠ unĠurgenza, anche lĠassistente sociale si ferma di pi, oltre il suo orario.

Dal  Ġ98, lĠASL si  fatta carico degli aspetti psicosociali del Servizio; le tre assistenti sociali e la psicologa presenti nel Centro vengono pagate appunto dallĠASL, mentre gli Istituti Clinici si fanno carico degli aspetti medici e medico-legali. Questa convenzione  molto importante perchŽ da subito sono stati coinvolti ASL e tutti gli Ospedali della cittˆ che danno ore delle proprie ginecologhe a questo servizio. Le ginecologhe lavorano dunque in parte in Consultorio o in ospedale, in parte nel servizio; in questo modo si vuole sottolineare che questo Centro, un centro regionale e, come giˆ detto, unico in Italia  di tutta la cittˆ e la regione; tutta la cittˆ se ne fa carico.

Non  dunque della Mangiagalli, ma della cittˆ; rispetto alle altre ASL, invece, lĠASL di Milano ha una parte significativa ed importante.

LĠofferta del Centro  lĠaccoglienza e lĠassistenza integrata alla persona a cui viene data, proprio grazie allĠinterdisciplinarietˆ, la possibilitˆ di fare un percorso di uscita dal trauma.

Questo lucido mostra lĠinterazione fra tante figure professionali; cĠ il Protocollo dĠintesa fra gli Istituti Clinici, le altra aziende ospedaliere, lĠASL, lĠIstituto di Medicina Legale;  importante, infatti, che ci siano dei medici legali reperibili per raccogliere delle prove che, in un successivo eventuale iter giudiziario, alla donna potranno essere utili.

Attualmente siamo 17 ginecologhe, in parte ASL, in parte Istituti clinici, in parte  di altre aziende ospedaliere; 3 assistenti sociali, una psicologa, una psicologa referente, Anna Rozzoni, dellĠASL di Milano. Il personale psicosociale rappresenta lĠŽquipe di invio, nel senso che dopo la prima accoglienza, attraverso tutta una serie di contatti con il territorio e un attento lavoro di rete, si offre alla donna che lo richiede la possibilitˆ di un percorso successivo, appoggiandosi ai consultori e alle strutture territoriali.

CĠ poi unĠassociazione di volontariato che si chiama ÒDonna chiama donna SVSÓ, molto importante, nata con il Centro; ha un ruolo molto importante perchŽ ci sono delle avvocatesse che possono aiutare le donne nellĠiter legale e delle volontarie che accompagnano le donne in alcuni momenti del loro percorso, immediatamente dopo la violenza. La presenza di volontarie che offrono un rapporto amicale, subito, cosa che gli operatori del Centro non possono fare, si  rivelato in alcuni casi una risorsa importantissima.

Stavamo parlando di lavoro integratoÉcome si vede dai lucidiÉci sono le assistenti sociali che svolgono anzitutto un lavoro di segretariato anche telefonico per i cittadini o per altre figure professionali, che si rivolgono al Centro per chiedere informazioni sulle procedure, su come muoversi di fronte a casi di violenzaÉ

Le assistenti sociali svolgono poi un lavoro dĠaccoglienza, insieme alla ginecologa, se la donna si presenta negli orari in cui sono presenti. Le assistenti sociali non sono reperibili; nel caso la donna si presenti in orari in cui non risono, vengono accolte dalla ginecologa e viene fissato successivamente lĠappuntamento con lĠassistente sociale. Nel caso si tratti di una violenza pregressa, il primo appuntamento viene fissato con lĠassistente sociale che fa da filtro, non essendoci ovviamente lĠurgenza medica.

LĠassistente sociale si occupa di raccogliere lĠanamnesi socio-familiare ed ovviamente di cercare dĠinstaurare una buona relazione con la donna, il primo passo per pensare poi con la donna un percorso successivo.

Viene fatta una prima ipotesi da verificare successivamente in Žquipe.

LĠassistente sociale si occupa anche del lavoro di rete sia attivando eventualmente i servizi territoriali per un aiuto psicologico o sociale dove occorre, sia con il reperimento di strutture e comunitˆ dove accogliere la donna. In questi ultimi tempi sono capitati parecchi casi di donne che non sapevano dove andare.

Le assistenti sociali si occupano di accompagnare la donna in tutta questa prima fase di accoglienza e sostegno e anche delle implicazioni giuridiche: stesura di relazioni, testimonianze nei processiÉ

LĠaspetto giuridico, trattandosi ovviamente di violenza sessuale, percorre trasversalmente il lavoro di tutti gli operatori.

Il ruolo delle ginecologhe  prima di tutto lĠaccoglienza in emergenza. In genere circa il 30% delle donne arriva spontaneamente, da sola, perchŽ ha saputo di questo Centro; la maggior parte, per˜, arrivano condotte dalle Forze dellĠOrdine o portate dallĠambulanza del 118 o inviate dal Pronto soccorso di altri ospedali di Milano o hinterland.

La ginecologa reperibile accoglie la donna con lĠassistente sociale o da sola se di notte o nei festivi; in alcuni casi se la donna  dĠaccordo, viene chiamato il medico legale; ce ne sono una decina, uomini e donne, dellĠIstituto di Medicina legale dellĠ Universitˆ.

Questo avviene quando per esempio ci sono importanti lesioni in tutto il corpo o segni di maltrattamento fisico o in certi casi molto controversi da un punto di vista legale; i medici legali, essendo degli specialisti, possono essere molto utili alla donna per il successivo iter giudiziario.

Tranne nel caso dei medici legali che possono essere anche uomini, ma che entrano in relazione con la donna attraverso la ginecologa, la scelta che  stata fatta  di essere, ginecologhe e assistenti sociali, tutte donne. A Milano questo  stato possibile.

Ci sembrava infatti che nel caso di un trauma come la violenza sessuale, che implica un aspetto corporeo, anche per esempio con la visita, fosse meglio per la donna trovarsi di fronte unĠaltra donna.

Le ginecologhe hanno scelto di lavorare in questo campo hanno quindi una particolare motivazione, perchŽ non pu˜ un campo cos“ delicato rientrare nei normali compiti di servizio; tutte abbiamo fatto un corso di formazione ed abbiamo messo a punto alcune linee guida che ci sembravano imprescindibili.

UnĠaccoglienza calda, empatica e soprattutto non giudicante; capita a volte di trovarsi di fronte a racconti che, sul piano della dinamica dei fatti, risultano poco credibili e a volte  capitato che una donna ci raccontasse di violenze in realtˆ non avvenute; noi abbiamo scelto in prima battuta di credere alla donna; qualunque cosa dica noi le crediamo.

Sospendere il pi possibile ogni forma di giudizio sia dal punto di vista dellĠattendibilitˆ dei fatti, sia soprattutto in situazioni in cui verrebbe da dire Òcome ti  saltato in mente di cacciarti in situazioni similiÓ; in un secondo tempo, se si verifica che la violenza non  avvenuta,  importante capire come mai la donna ha sentito il bisogno di raccontare cose non avvenute.

 

  1. Rozzoni: a proposito di questo,  molto importante il pensiero dello psicologo in Žquipe, proprio perchŽ sappiamo quanto possano essere forti le resistenze; abbiamo visto che gli operatori appena arrivati al Servizio, anche se molto motivati, spesso stentano a credere e avanzano dubbi sui racconti delle donne; dopo qualche mese cambiano totalmente atteggiamento e registro.

 

La prima cosa che facciamo per la donna   illustrare le caratteristiche del Servizio; in genere, come abbiamo detto, arrivano accompagnate dallĠautoambulanza o dalla polizia; noi cominciamo a spiegare cosa possiamo fare per loro, per aiutarle a superare questo momento difficile.

Diciamo che ogni passo che viene fatto: la visita, il colloquio con lĠassistente socialeÉviene fatto nel suo interesse e lei, quindi, pu˜ accettare o non accettare. Questo  molto importante, perchŽ spesso noi tendiamo, soprattutto i medici, a dare per scontato il consenso; nel caso della violenza sessuale, ribadire continuamente la necessitˆ del suo consenso significa ridare alla donna il controllo di quello che le succede, mentre la violenza  il contrario, essere in bal“a di qualcuno. Ci sono stati casi in cui la donna non se la sentiva di essere visitata subito: le si spiega lĠimportanza della visita, ma si rispetta la sua volontˆ.

Viene poi raccolta la storia della violenza, con molta cautela, rispettando i suoi tempi: lĠaccoglienza pu˜ durare 3 o 4 ore; talvolta  necessario aspettare che la donna si riprenda, che beva un caff o che mangi qualcosa o che dorma un poĠ. Proprio per questi tempi lunghi, non  possibile che lĠaccoglienza avvenga nei normali Pronto Soccorso degli Ospedali che hanno ritmi pressanti.

Si raccoglie la storia della violenza spiegando alla donna che sapere ci˜ che  successo permette di capire cosa  meglio fare per lei; si raccolgono anche dei primi dati socio-familiari per capire quali aiuti bisogna attivare; per esempio se la donna pu˜ tornare a casa, ha un posto dove dormireÉse  necessario ricoverarla perchŽ  molto scioccata,  in una situazione di rischio suicidarioÉ.

Se cĠ lĠassistente sociale, quando la donna  accompagnata da amici o parenti, se la donna vuole, vengono sentiti anche loro in separata sede, soprattutto nel caso di adolescenti per conoscere meglio la situazione familiare.

Dopo cĠ la visita medica che  la risposta ad una domanda esplicita o implicita riguardo lĠintegritˆ del corpo. La maggior parte delle donne che arrivano sia spontaneamente che accompagnate, portano una domanda di tipo sanitario; un successivo percorso con la psicologa o lĠassistente sociale viene dopo e si avvia con la costruzione di un rapporto con la donna. Le donne vengono per sapere come stanno dopo la violenza; cĠ dunque la visita, una serie di esami batteriologici per le malattie sessualmente trasmesse, talora viene data una profilassi antibiotica e la pillola del giorno dopo, se cĠ rischio di gravidanza. A volte vengono fatte altre visite specialistiche; recentemente  arrivata una donna con il setto nasale rotto ed  stato chiamato dĠurgenza il chirurgo maxillo-facciale.

 Vengono poi raccolte le prove medico-legali, soprattutto i tamponi per la raccolta del materiale biologico, saliva, sperma, da cui  possibile fare la rilevazione del DNA.

Cosa fondamentale  poi cercare in questa fase di accoglienza di creare le premesse per un progetto successivo, pi articolato.

Non  facile perchŽ spesso questo  lĠunico incontro ed  importante che la donna senta di poter ricevere aiuto anche su altri piani, magari non l“ nel Centro, ma in altre strutture, in altri momenti, se lo vorrˆ.

Spesso ci capitava e ci capita ancora di essere presi noi operatori da unĠansia riparativa, forse un poĠ onnipotenteÉin quellĠoccasione vorremmo offrire tutto il possibile, aiuti sociali, medici, legali,psicologici,,,mentre magari in quel momento lei non  in grado di accogliere unĠofferta cos“ ampia.  Magari pu˜ essere pi dĠaiuto in quellĠoccasione fare solo una piccola parte del percorso, magari solo la pillola del giorno dopo, ma se la donna si  sentita accolta, ha avuto un buon rapporto con gli operatori, si sono create le premesse per cui pu˜ chiedere eventualmente ancora aiuto in un secondo tempo.

Dopo lĠincontro sullĠemergenza, noi fissiamo sempre un secondo incontro di follow up con lĠassistente sociale, se ancora non lĠha incontrata e anche per un controllo sanitario, dare il risultato degli esami; in questa occasione, cominciamo a pensare con la donna un percorso per aiutarla ad uscire dal trauma.

Molte donne non tornano per il follow-up; questo perchŽ gran parte della nostra casistica  composta di donne che vivono nella marginalitˆ: prostitute, tossicodipendenti, donne senza fissa dimora, straniere senza il permesso di soggiornoÉ.Queste donne hanno talmente tanti gravi problemi che quello della violenza diventa uno dei tanti; nŽ dĠaltra parte sarebbe possibile per noi aiutarla ad affrontare tutti i suoi problemi. Abbiamo capito che a volte basta un aiuto anche piccolo, magari solo dirle Òil tuo corpo non ha subito traumiÓ perchŽ la donna si senta aiutata. Qualche volta, abbiamo saputo che si sono rivolte ad altri servizi o sono tornate da noi dopo un anno, oppure a volte inizia un processo di autoguarigione.

Infine cĠ la parte legale che inizia con la stesura del referto quando il reato  procedibile dĠufficio; la violenza sessuale  perseguibile su querela della donna che ha tempo 6 mesi, ma se  associato ad altri reati, in alcuni casi, noi come pubblici ufficiali siamo tenuti alla denuncia.

Questo apre un problema: in alcuni casi la donna non vuole denunciare o ha bisogno di tempo per decidere di farlo, ma questo si scontra con il nostro mandato istituzionale che ci obbliga a farlo.

Noi diciamo sempre alla donna che dobbiamo farlo, spesso questo  oggetto di contrattazione, spesso crea dei conflitti. Questo  stato da subito uno dei punti pi difficili;  difficile conciliare il fatto che siamo l“ per aiutare, ma nel contempo siamo pubblici ufficiali con degli obblighi.

Bisogna per˜ dire che nella pratica, sono stati pochissimi i casi in cui la donna era assolutamente contraria alla denuncia ed in cui  stato necessario un lungo lavoro con lei per accompagnarla nella denuncia; la maggior parte delle volte, le donne, anche se sono contrarie allĠinizio, sono poi dĠaccordo nel segnalare la violenza allĠautoritˆ giudiziaria.

 

A.Rozzoni.     Ci sono poi gli aspetti psicologici su due livelli: il primo  questo dellĠaccoglienza; anche se viene fatta dalla ginecologa o dallĠassistente socialeÉsi tratta di un lavoro sempre molto attento allĠaspetto psicologico: Tutto inoltre si discute in Žquipe e quindi cĠ il pensiero dellĠŽquipe in cui si lavora con le psicologhe.

Tante volte  sufficiente questo.

CĠ poi un secondo livello di lavoro psicologico su trauma acuto; di solito viene svolto da una psicologa convenzionata, pagata dalla ASL, a cui non sempre per˜ le donne accedono, anche se ne avrebbero bisogno.

CĠ infine tutto il lavoro di rete esterno allĠ SVS; in taluni casi, quando la donna chiede e accetta di essere aiutata, si organizza lĠEPI, lĠŽquipe per lĠinvio; ogni Distretto ha dato la disponibilitˆ di almeno una psicologa e di qualche assistente sociale, motivate a lavorare sulla violenza, disposte cio a lavorare sullĠemergenza, sullĠurgenza, a confrontarsi con un trauma psichico che parte da un trauma reale.

Noi dellĠSVS ci incontriamo con i colleghi una volta al mese per discutere e distribuire i casi ed abbiamo sviluppato una metodologia terapeutica per affrontare queste problematiche.

 

 

M. Ruspa.  Se diamo unĠocchiata alla casistica di questi primi 4 anni di lavoro, vediamo intanto il grande numero di consulenze telefoniche.

Abbiamo visto 673 casi di cui 15 uomini, alcuni bambini piccoli, ma anche qualche giovane adulto.

AllĠinizio questo ha creato delle difficoltˆ alle ginecologhe chiamate sullĠemergenza, che si trovavano di fronte un uomo; inizialmente gli uomini non erano proprio contemplati, ma si pensava solo alle donne e ai minori. Poi abbiamo pensato che fosse giusto, trattandosi di violenza sessuale, offrire anche a un uomo violentato  un aiuto sullĠemergenza.

Inizialmente avevano pensato di ricorrere ad un medico legale uomo, proprio perchŽ pensavamo che, come una donna pu˜ preferire trovarsi di fronte un medico donna, la stessa cosa potesse essere importante per un uomo. In realtˆ, ci siamo accorti che non  cos“. Intanto, essendo stati violentati da un uomo, preferivano anche loro essere visitati da una donna; anzi lo chiedevano loro.

Abbiamo poi pensato in supervisione che per un uomo subire una violenza sessuale, significa essere attaccato nella sua parte debole, femminile ; pu˜ quindi risultare pi facile identificarsi, nella sua parte femminile umiliata, con una donna, una ginecologa, invece che con un uomo con cui anzi potrebbe esserci un problema di pi difficile ammissione di essere stati cos“ feriti nella propria identitˆ maschile.

 

A.Rozzoni: abbiamo proprio visto che per il maschio adulto che  stato violato e passivizzato da un altro maschio  difficile il confronto con un altro uomo. Abbiamo constatato che  difficile anche per il medico legale uomo il rapporto con un altro uomo violentato, perchŽ scattano le difese sullĠintegritˆ maschile; sono disturbati dallĠimmagine della virilitˆ passivizzata che sentono come una minaccia alla propria virilitˆ; scattano le difese Òse lĠ andata a cercare, sarˆ veroÉÓ

Perci˜ tutta la metodologia pensata per le donne e per i minori sembra che funzioni bene anche con gli uomini che hanno subito lo stesso trauma.

 

M.Ruspa: in quanto alla nazionalitˆ, abbiamo avuto anche molte straniere, anche se la maggior parte delle donne sono italiane; abbiamo constatato che la precarietˆ e lĠinstabilitˆ delle condizioni di vita espone molto al rischio di violenza.

Abbiamo visto anche, come dicono giˆ i dati nazionali e internazionali, che la maggior parte delle volte gli aggressori sono persone conosciute; per i minori la violenza intrafamiliare  la stragrande maggioranza dei casi, ma anche per le donne adulte si tratta di mariti, partnerÉo amici, conoscenti, persone da cui la donna non si aspetterebbe la violenza e in contesti che la donna considera sicuri; tante volte la donna subisce violenza a casa sua o a casa dellĠamico, in luoghi appunto percepiti dalla donna come sicuri.

Lo sconosciuto sotto casa  una percentuale molto minore di casi; siccome gran parte delle violenze  ancora sommersa e non viene denunciata, non sappiamo se i dati che abbiamo noi abbiano valore assoluto, ma sono sostenuti anche da statistiche nazionali e internazionali. La maggior parte delle denunce  per˜ contro gli sconosciuti, perchŽ pu˜ essere pi facile per una donna denunciare uno sconosciuto che un collega di lavoro o il marito.

La maggior parte delle donne hanno unĠetˆ compresa fra i 18 e i 35 anni, ma abbiamo anche donne pi anziane, si arriva a 76 anni; abbiamo avuto 16 casi fra i 50 e 76 anni.

Ancora una parola sullĠŽquipe che  settimanale e si svolge con un supervisore psichiatra e psicoanalista: sono presenti le psicologhe, le assistenti sociali, le ginecologhe in base al loro turno di lavoro. EĠ un momento importante perchŽ si discutono i casi nuovi, si confrontano approcci e punti di vista diversi, si cominciano ad impostare i progetti che verranno poi verificati con la donna.

Inoltre  un momento fondamentale di contenimento delle ansie degli operatori; quando si vede un caso in emergenza, sappiamo che tutto il carico di ansia e di angoscia che questo comporta, potrˆ essere poi condiviso in Žquipe. Noi ginecologhe abbiamo poi un momento nostro di supervisione, uno spazio proprio per discutere della singola situazione che ci provoca ansia e preoccupazioni.

 

Una situazione sempre difficile  quella della denuncia. La legge sulla violenza sessuale  la n. 66 del 96.

I concetti fondamentali sono innanzi tutto il fatto che la violenza sessuale non  pi reato contro la morale, ma contro la persona; in  secondo luogo, sotto il termine Òviolenza sessualeÓ vanno da quelle che prima erano chiamate ÒmolestieÓ, senza cio la penetrazione, alla penetrazione, prima chiamato reato di stupro.

Adesso sotto il termine Òviolenza sessualeÓ viene compreso qualsiasi atto sessuale a cui una persona viene costretta con la minaccia, con la violenza, con lĠabuso di potere su di lei o abusando delle sue condizioni di inferioritˆ fisiche o psichiche o traendola in inganno o sostituendosi ad altra persona.

Questo  molto importante; certo che pu˜ avere un impatto differente una penetrazione o dei toccamenti e possono essere puniti con pene differenti, ma sono comunque considerati violenza.

Di norma si procede penalmente su querela della persona offesa che ha tempo 6 mesi per sporgere denuncia; una volta sporta querela non si pu˜ pi ritirare; questo per evitare che una donna lo possa fare in seguito a pressioni.

Nel caso di minori che spesso non raccontano subito una violenza subita, i sei mesi utili per la denuncia partono da quando lĠadulto che ne ha la responsabilitˆ viene a conoscenza del fatto, da quando gli viene raccontato;  importante saperlo per gli operatori che lavorano nei servizi e sono pubblici ufficiali.

Ci sono comunque dei casi in cui si deve procedere dĠufficio.

Dai 10 ai 16 anni  perseguibile dĠufficio qualunque atto sessuale, anche se il minore  apparentemente consenziente, se lĠautore  il genitore,anche adottivo, il convivente del genitore, il tutore o lĠaffidatario per ragioni  di cura, educazione, istruzione, vigilanza , custodia, che sia dunque lĠinsegnante piuttosto che lĠautista del pulmino della scuola, a cui in quel momento il minore era affidato.

Dai 16 ai 18 anni  perseguibile dĠufficio solo un atto sessuale ottenuto con minaccia o violenza, abuso di potereÉ. comunque sempre perseguibile se lĠautore dellĠatto  un genitore.

 

In genere le donne accolgono abbastanza favorevolmente il fatto che noi abbiamo lĠobbligo di denuncia perchŽ le viene spiegato il percorso e le viene fissato un appuntamento con un avvocato dellĠassociazione che le spiega cosa le succederˆ, cosa le conviene dire o non dire.

Se proprio una donna vuol tirarsi indietro pu˜ sempre dire in fase di processo Ònon mi ricordo pi nienteÓ; a quel punto, se mancano elementi concreti , il caso viene archiviato.

In ogni caso lĠiter giudiziario  pesante, nonostante la nuova legge abbia introdotto delle norme a tutela della donna, come ad esempio il divieto dĠindagare sulla sua vita privata e sulle sue abitudini sessualiɏ comunque un iter duro. Innanzi tutto, ci sono dei tempi lunghissimi e non sempre il tempo giudiziario si accorda con il tempo della donna di superamento del trauma; il protrarsi dellĠiter giudiziario le impedisce anche di lasciarsi questĠesperienza alle spalle.

A volte i casi vengono archiviati e se la donna non ha fatto esplicita richiesta di venire informata in caso di archiviazione, non viene a sapere niente.

A Milano cĠ una situazione giˆ buona perchŽ cĠ un pool di magistrati e una sezione do polizia, la 6Ħ, che ha fatto una formazione su come far domandeÉ.ma anche a Milano abbiamo avuto dei casi di donne trattate male, soprattutto se si trovano in stato di vulnerabilitˆ sociale.

Le situazioni in cui si ha lĠobbligo di denunciare non sono mai semplici, anche se sono pochissimi i casi in cui non si arriva trovare un accordo con la donna; la cosa fondamentale  comunque sempre un attento accompagnamento: Talvolta lĠiter giudiziario, anche se difficile, pu˜ essere positivo perchŽ permette alla donna dĠincanalare rabbia e aggressivitˆ e pu˜ essere elaborato e compreso se sta seguendo anche un percorso psicologico.

Una cosa che noi consigliamo sempre  di non fare immediatamente la denuncia, ma di parlare prima con un legale; spesso le donne non sanno che hanno tempo 6 mesi per denunciare; spesso se intervengono subito le Forze dellĠOrdine, chiedono alla donna di far subito la denuncia; abbiamo avuto anche dei casi in cui la donna si  poi presa lei una denuncia per diffamazione.

In alcuni casi, se lĠaggressore viene subito fermato, cĠ bisogno subito della denuncia per poterlo trattenere e questo spesso contrasta con i tempi della donna.

Quando vediamo che la donna  molto provata dal trauma subito, noi facciamo dei certificati medici in cui consigliamo di non interrogare la donna per un certo periodo di tempo, in modo che possa riprendersi; a volte ci sono casi di amnesia  in seguito al trauma.

UnĠultima cosa : la denuncia va fatta alla  Procura del Tribunale ordinario se si tratta di unĠadulta; se si tratta di minore che ha subito violenza da parte di un adulto, va fatta alla Procura che poi dovrebbe trasmetterla al Tribunale dei Minori; si pu˜ anche decidere di fare la segnalazione in Procura e al Tribunale, soprattutto se occorrono interventi immediati come un allontanamento. Se vittima e aggressore sono entrambi minorenni si fa alla Procura del tribunale dei minori. La segnalazione andrebbe fatta nel pi breve tempo possibile da quando si viene a conoscenza del fatto nel giro di un paio di giorni.

Comunque il nostro centro  a disposizione anche degli operatori che volessero delle consulenze a questo proposito.

Nel caso di minori, ci capita spesso che arrivino madri che chiedono una visita dia accertamento per la figlia che ha subito violenza; nel 60% dei casi, anche quando lĠabuso ha coinvolto i genitali, la visita ginecologica pu˜ non accertare lesioni. Di solito ascoltiamo la madre; sono situazioni differenti se  solo un sospetto quello che lei ha, dato dal comportamento della bambina  o se cĠ il racconto della bambina. Ci sono capitate situazioni di separazioni molto conflittuali in cui la madre parlava di sospetto abuso consigliata dal suo avvocato; bisogna stare molto attenti. Di solito la visita ginecologica la concordiamo con la madre che vuole essere rassicurata sullĠintegritˆ fisica della bimba, ma dicendole anche che la mancanza di lesioni non esclude il fatto che la bambina possa essere stata abusata.

Per quanto riguarda invece lĠapprofondimento psicologico sui minori abusati, non lo facciamo noi, ma lo demandiamo a centri specializzati.

In genere quando cĠ un racconto di abuso fatto dalla bambina non necessariamente  a noi, ma riportato dalla madre, noi segnaliamo al Tribunale che poi avvia le indagini nei Servizi; se non cĠ il racconto della bambina, ma solo il sospetto o fatti raccontati dalla madre, di solito inviamo per una valutazione psicologica a Centri specializzati, per esempio al CAF.

DĠaltra parte il nostro  un Servizio sullĠemergenza per cui non possiamo farci carico della valutazione psicologica dei minori abusati.

 

Anna Rozzoni.

 

Vorrei riprendere brevemente quelle che sono le caratteristiche del trauma; il concetto di trauma, in questi anni,  un poĠ cambiato.

Si parla di trauma quando un evento forte arrivato dallĠesterno modifica lĠassetto del corpo e psicologico di qualcuno; un trauma  inatteso, imprevedibile e imprevisto.

Tutte le donne che vengono da noi, chi pi chi meno, in fase acuta, sta male, ha disturbi somatici, non dorme, non mangiaÉ, ha dei contenuti ideativi disturbanti e invasiviÉIn questa fase pu˜ essere dĠaiuto anche lo psichiatra che somministri farmaci atti a sedare lĠansia.

Tutte le donne che hanno subito violenza, soprattutto se si tratta di uno stupro, hanno vissuto la paura di morire; questo anche se lo stupro non  stato molto violento, ma magari inserito in una sorta di relazione.

EĠ importante in questa fase aiutare la donna a storicizzare la sua esperienza: dovĠera, cosa facevaÉ

La maggior parte delle donne che subiscono un trauma non sviluppano una sindrome post-traumatica, ma fortunatamente trovano dentro di sŽ le risorse per unĠautoguarigione. Questa  naturalmente favorita dallĠaccoglienza e lĠaiuto che noi diamo nel nostro Servizio, talvolta anche con un solo colloquio; se una donna viene lasciata sola, i tempi di guarigione sono lunghi e devastanti; quando invece la donna sperimenta un ascolto attento, una buona accoglienza , unĠattenzione alla sua sofferenza, tutto questo pu˜ favorire il processo di autoguarigione.

Le donne che vengono da noi hanno lĠestrazione pi diversa dal punto di vista sociale e culturale, personalitˆ diverse, ma sembrano avere tutte in comune una sorta di vulnerabilitˆ, come se delle storie emotive pregresse, ad esempio attaccamenti precoci ambivalenti, attaccamenti sicuri mai realizzati, rapporti parentali precoci negatiÉ, in alcune donne prendano la strada di una certa vulnerabilitˆ che impedisce loro di percepirsi come valore, in un certo senso contrattuale.

EĠ come se queste donne non si proponessero come portatrici di valori femminili allĠinterno della relazione, ma quasi in modo neutro, senza percepire la differenza uomo/donna, esponendosi quindi al rischio di violenza, sia che appartengano a fasce sociali deboli, sia che provengano da situazioni pi regolari.

In alcuni casi, non si arriva allĠautoguarigione, ma la violenza, il trauma attuale le scaraventa allĠindietro, riaprendo delle ferite, riattivando traumi pregressi: abusi, violenze infantili o a traumi psichici quali appunto attaccamenti che non hanno funzionato, ambivalenzeÉtraumi fisici o psichici che fino a quel momento   erano rimasti silenti e non avevano impedito alle persone di funzionare.

In questi casi pu˜ essere indicata una presa in carico successiva; noi offriamo la possibilitˆ di una psicoterapia individuale oppure lĠinserimento in un gruppo che funziona da alcuni mesi.

Si tratta di un gruppo sperimentale che tiene presente  due aspetti fondamentali, non necessariamente uno prima dellĠaltro: il momento della liberazione, a volte sufficiente, cio la condivisione del dolore, il poter raccontare in gruppo.

Il secondo momento riguarda la ricostruzione di sŽ, utilizzando delle tecniche un poĠ eclettiche.

Obiettivo  aiutare le donne a dare un senso alla loro sofferenza, a storicizzare la loro esperienza, a raccontare una storia il pi possibile vera.

Possiamo allora parlare con le donne della loro vulnerabilitˆ senza colpevolizzarle, perchŽ non parliamo di patologia, ma di un tratto della loro storia.

Il gruppo si svolge in Consultorio una volta ogni 15 giorni e si configura come un Òdoloroso intrattenimentoÓ, perchŽ parlare della propria sofferenza  doloroso; spesso la sofferenza  amplificata perchŽ nel gruppo si amplificano le emozioni; il gruppo funge da contenimento.

Non viene dato molto spazio allĠinterpretazione; avremmo intenzione pi avanti di introdurre delle tecniche ÒdiversiveÓ se cos“ si pu˜ dire. Giˆ stanno avvenendo cose interessanti; ad esempio una signora ha imparato da un Ôaltra, non allĠinterno del gruppo, ma andando a casa sua a costruire delle scatole bellissime. EĠ stato importante riflettere in gruppo sul significato e il valore dĠaver imparato qualcosa allĠinterno di una relazione , senza dover dare nulla in cambio; questo intendo per intrattenimento.

Il gruppo prevede un massimo di 10 partecipanti ed  un gruppo aperto, ognuno pu˜ andarsene quando crede.

LĠimpostazione del gruppo  su base psicodinamica, ma vengono utilizzate anche tecniche di analisi di gruppo, non tanto contaminate, ma sempre con chiarezza di cosa si va a fare in quel momento.

Etˆ minima per partecipare  21 anni e viene richiesta una buona conoscenza dellĠitaliano, se la donna  straniera; naturalmente occorre anche una certa consapevolezza del disagio e la motivazione a lavorare su di sŽ. Vengono escluse le donne che hanno una patologia psichiatrica.

Nella mia esperienza, vedo particolarmente indicata la partecipazione al gruppo quando la violenza, il trauma attuale ha riattivato nella donna antichi traumi sessuali, anche se talvolta la donna ha delle resistenze inizialmente ad entrare nel gruppo. Sappiamo che la violenza, gli abusi, soprattutto quelli che si consumano in famiglia, sono avvolti nel silenzio; nessuno sa o tutti fanno finta di non sapere; il gruppo pu˜ essere proprio la riedizione del primo gruppo, quello famigliare; in questo senso  importante, perchŽ si pu˜ dire agli altri, finalmente.

In genere, invece, quando esiste solo il trauma attuale, la donna o si autoguarisce, oppure si aprono altri scenari, non ha voglia di un lavoro in gruppo; delle donne che attualmente partecipano, solo una viene dallĠSVS, le altre si sono autoinviate dai Consultori, leggendo il volantino per esempio.

Qualunque intervento si faccia nel primo momento acuto del trauma, ma anche dopo, dovrebbe tener conto di tre componenti al di lˆ della scuola dĠappartenenza; la donna dovrebbe essere aiutata a comprendere e ad adattare unĠesperienza ovviamente non accettata, dovrebbe essere aiutata a controllare le reazioni biologiche e psicologiche allo stress, per esempio, come si  detto, anche con lĠintervento dello psichiatra, dovrebbe essere aiutata a ricostituire un tessuto di relazioni sociali sicure.

Ho notato che la partecipazione al gruppo ha quasi  una valenza ÒfarmacologiaÓ, se cos“ si pu˜ dire; le donne, che sono in genere molto depresse, smettono quasi subito di piangere non durante le sedute, ma nella loro vita privata; riprendono le relazioni con i figli, con i familiari pi serenamenteÉ.credo che sia proprio quello che circola nel gruppo ad aiutarle.

EĠ un gruppo poco interpretativo, basato proprio sul raccontarsi.

Un indicatore che la donna sta uscendo dalla fase acuta del trauma  quando si sente in grado di raccontare ci˜ che ha subito, senza riviverlo.

CĠ, si pu˜ dire, una fase di riabilitazione, necessaria perchŽ una donna riprenda a vivere; in questo momento, quando una donna riprende a vivere, la terapia  conclusa; si tratta di una terapia Òa tempoÓ che non esclude ovviamente, in un secondo tempo, una terapia individuale, unĠanalisiÉ. che permetta alla donna di affrontare le sue problematiche su un piano pi profondo.

Una donna che, in fase acuta del trauma, ha sperimentato un buon rapporto terapeutico, pu˜ poi accedere, richiedere spontaneamente una terapia analitica per esempio, con unĠaltra terapeuta, non con me con cui ha dovuto parlare anche di situazioni fortemente concrete.

In fase acuta, si pu˜, se  il caso, spingersi oltre la situazione attuale, ma lĠobbiettivo che deve sempre essere tenuto presente  che dobbiamo aiutare la donna a riprendere la propria vita;  quindi fondamentale lĠaspetto della riabilitazione, che  un concetto pi psichiatrico, con cui spesso gli psicologi non hanno molta dimestichezza.