Carlo Rodini - Introduzione a Stanley Greenspan.

(Letto al Seminario della Societˆ Italiana di Psicologia Clinica e Psicoterapia - Sezione Lombardia, Milano, Casa della cultura 22 maggio 2000).

 

 

Sul primo numero di Psychoanalytic Dialogues di questĠanno, Neil Altman e Jody Messler Davies, che succedono alla stimolante direzione della rivista tenuta dal suo fondatore, Stephen Mitchell, affermano che la psicoanalisi si trova in una posizione paradossale. Da parte intellettuale, il dibattito non  mai stato tanto ricco come ora, mentre come modalitˆ di trattamento si trova minacciata come non mai.

 

I filoni attualmente pi rilevanti di questo dibattito sono sviluppi provenienti dal suo interno e sviluppi scientifici provenienti dallĠesterno.

 

DallĠinterno, ossia allĠinterno degli istituti psicoanalitici e in un non lontano passato, sono maturate considerazioni cliniche che hanno ramificato la teoria della psicoanalisi in diversi orientamenti fino a far parlare di diverse psicoanalisi di cui con difficoltˆ si cercava di rintracciare un comun denominatore per mantenere unito il movimento. Uno di questi momenti significativi dello sforzo di ricongiungimento (Rothstein, 1985) fu lĠinvito ad incontrarsi a sei psicoanalisti, eminenti rappresentanti ognuno di un distinto orientamento: Arlow per la Psicologia dellĠIo, Hanna Segal per il modello Klein-Bion, Levenson per la psicoanalisi interpersonale, Golberg per la psicoanalisi del SŽ, Modell per la teoria delle relazioni oggettuali ed infine Richardson per la teoria lacaniana.

Sempre dallĠinterno, ma parallelamente agli istituti federati con lĠIPA, nuovi gruppi di movimenti psicoanalitici avevano nel frattempo creato le loro organizzazioni indipendenti dallĠIPA. Anche questi istituti ora partecipano allĠelaborazione del pensiero psicoanalitico ed aggiungono le loro voci significative soprattutto intorno alla Psicologia del SŽ ed agli sviluppi della teoria interpersonale di Sullivan che diventava psicoanalisi interpersonale. Questa situazione si  originata negli USA (particolarmente significativi sono il William Alanson Whithe Institute, il New York University Postdoctoral Program in Psychotherapy and Psychoanalysis e The American Academy of Psychoanalysis), ma si assiste ad un suo dilagarsi anche in altri paesi ed in Europa si  avviata una federazione, la European Federation for Psychoanalytic Psychotherapy (EFPP), che aggrega le societˆ psicoanalitiche non aderenti allĠIPA. Anche in Italia vi sono gruppi attivi particolarmente nel filone della Òrelational psychoanalysisÓ (ad esempio quelli federati con OPIFER).

 

DallĠesterno i contributi sono i risultati di ricerca provenienti da settori diversi dalla psicoanalisi e la loro influenza  indiretta, ossia hanno ovviamente una ricaduta man mano che se ne viene a conoscenza e si intuiscono le implicazioni che riguardano le nostre teorie. Quello che  diverso rispetto ad un recente passato riguarda lĠimpulso straordinario di nuove conoscenze prodotte da alcune branche di ricerca che hanno attinenza con il lavoro psicoterapeutico e che sono in grado di modificare tante ipotesi cliniche tradizionali delle varie scuole psicoterapeutiche. Da ci˜ deriva che lĠaggiornamento delle concezioni teorico-cliniche non proviene pi semplicemente dalle riviste che riguardano il trattamento di casi psicoterapeutici, anche se rimangono naturalmente un riferimento essenziale. Questo significa che la formazione dello psicoterapeuta comporta un allargamento delle conoscenza alle ricerche che non sono abitualmente pubblicate sulle riviste del nostro settore, perchŽ gli articoli vengono pubblicati sui rispettivi organi specialistici, fra cui ricordiamo gli studi sulla memoria, sui processi cognitivi e sullĠapprendimento, le neuroscienze nel loro rapporto col comportamento, la ricerca sui processi psicoterapeutici ed infine la ricerca nel campo dello sviluppo del bambino, che  argomento del presente incontro e che ha trasformato le concezioni che si avevano del bambino a cominciare dagli anni settanta sotto lĠimpulso di Louis Sander.

Ricordiamoci che in quel periodo dominava la Psicologia dellĠIo e negli USA apparivano i primi scritti di Kohut, mentre in Europa era presente anche la teoria delle relazioni oggettuali. Il concetto di oggetto e quello di sŽ allora in elaborazione avevano posto il problema delle loro rappresentazioni mentali come rappresentazioni del sŽ e dellĠoggetto. Questi concetti erano sviluppati su ipotesi che nascevano dallĠosservazione nella pratica clinica con adulti e bambini. Venivano fatte inferenze sui processi di sviluppo del sŽ e dellĠoggetto dalla nascita, ma i bambini in trattamento erano di etˆ superiore a quella dei processi mentali che venivano ipotizzati ed inoltre erano bambini di un campione clinico. La rappresentazione mentale poi era identificata con la rappresentazione simbolica, non cĠerano conoscenze sulle rappresentazioni presimboliche, salvo lĠintuizione di Freud di processo primario, costrutto da chiarire. Le teorie e le applicazioni cliniche di quelle scuole, quindi, si sono sviluppate sulle conoscenze di allora, conoscenze che, da parte non solo della psicoanalisi, ma anche dei vari ambiti della psicologia, erano orientate, come paradigma scientifico, a vedere i fenomeni delle attivitˆ mentali in se stesse e a pensare il bambino come essere che subisce lĠinfluenza ambientale, cio senza essere interattivo. Per esempio il sorriso era visto prevalentemente come risposta.

 

Negli anni settanta, invece, si fece una svolta. I ricercatori non si limitarono a campioni clinici, ampliarono lĠoggetto di studio ai processi normali, introdussero metodologie osservative nuove e studiarono i bambini direttamente nelle loro reali etˆ dalla nascita. Questo fu il movimento dellĠInfant Research a cui Sander forn“ il primo modello interpretativo, descrivendo il ruolo chiave dellĠautoregolazione nello scambio.

Da quando egli concettualizz˜ in termini di sistema diadico il rapporto madre-bambino, si sono inventati metodi per osservare la relazione simultanea dei due partners nella regolazione del rapporto interpersonale, inaugurando cos“ un nuovo paradigma scientifico, quello in cui anche il bambino  interattivo, diverso, per esempio, dal concetto di relazioni oggettuali, che pure prendeva in considerazione la relazione, perchŽ non prevedeva il concetto di co-costruzione della relazione insito invece nel sistema diadico bidirezionale di cui stiamo parlando.

Le prime scoperte che ne sono derivate hanno modificato irreversibilmente la nostra conoscenza sulle capacitˆ che il bambino possiede e sul ruolo attivo che egli intraprende nel relazionarsi con i suoi caregivers. Le nuove concezioni di ÒbambinoÓ si sono subito trovate in contrasto con le informazioni che si avevano dalla ricerca evolutiva tradizionale e dalla pratica clinica.

Una volta consapevoli di queste risorse, ci si  chiesti quale sia lĠesperienza che il sŽ del bambino  in grado di fare dallĠinizio della vita (Stern, 1985). La revisione avviata ha anche condotto a considerare la rappresentazione mentale in modo pi approfondito e ad accorgersi del fatto che non cĠ identitˆ fra di essa e la rappresentazione simbolica, fatto che si era iniziato ad evidenziare soprattutto dalla ricerca sui processi cognitivi (Kihlstrom & Cantor, 1983), i bambini cio non rappresentano Òstati della menteÓ come era stato tradizionalmente ritenuto, perchŽ ci˜ implica giˆ una rappresentazione simbolica. Si  osservata lĠesistenza di rappresentazioni mentali presimboliche o preverbali prima di quella simbolica, la quale non comincia ad operare dalla nascita, ma si presenta dal diciottesimo mese in poi come risultato di processi neurobiologici e di apprendimento che permettono di poter iniziare ad usare il linguaggio, strumento che  per eccellenza simbolico e quindi rappresentativo.

 

Naturalmente lĠattenzione della generazione attuale di ricercatori  stata attratta da questi processi.

Se fino a quindici anni fa si credevano equivalenti la capacitˆ rappresentativa e quella simbolica, ora dal momento che  dimostrata una capacitˆ rappresentativa non simbolica delle strutture dĠinterazione giˆ nei primi due mesi (Fagen, Morrongiello, Rovee-Collier, & Gekoski, 1984) occorre pensare alla rappresentazione in modo nuovo distinguendo dei livelli (Greenspan, 1989; Greenspan & Benderly, 1997), delle linee o aree di sviluppo parzialmente indipendenti fra loro. Inoltre lĠinvenzione di metodi di ricerca, come la Strange Situation (Ainsworth, Blehar, Waters, & Wall, 1978), il CCRT (Luborsky & Crits-Christoph, 1990) o il SASB (Benjamin, 1996) hanno permesso di definire degli stili interattivi ricorsivi nelle relazioni interpersonali. Infine, occorre ripensare anche al modello motivazionale sottostante, per cui ci si orienta verso unĠattivitˆ primaria a processare e ordinare le informazioni, ad una curiositˆ e esplorativitˆ innata (tale e quale i bisogni di base come fame ecc.), intrinseca alla natura di attrazione e costrizione dellĠinformazione fatta di novitˆ, complessitˆ, incongruenza, scarto e imprevedibilitˆ (Emde, 1991; Lichtenberg, 1989).

Come si pu˜ notare le conoscenze che provengono da questi studi influenzano e stanno modificando anche le teorie sui processi mentali degli adulti con conseguenze sul piano dellĠintervento a tutto vantaggio della sua efficacia e della visibile utilitˆ del lavoro dello psicologo clinico aggiornato. Questo  un lavoro in corso, su cui sono impegnati studiosi di importanza internazionale e su cui anche noi possiamo impegnarci. In Italia cĠ una rivista attenta a queste problematiche che  ÒRicerca PsicoanaliticaÓ e per questo ha inserito ricercatori di livello internazionale dellĠarea infantile nel suo Board editoriale.

 

Stanley Greenspan, come avrete notato, lĠho giˆ citato strada facendo. Con questo voglio dire che  tra i protagonisti di questa vicenda culturale che sta avendo interessanti conseguenze sul nostro lavoro. Egli  psichiatra, psicoanalista infantile e supervisore al Psychoanalytic Institute di Washington, docente alla George Washington University Medical School, chairman dellĠInterdisciplinary Council on Developmental and Learning Disorders che ogni novembre organizza a Washington un convegno aggiornato sullĠargomento.

 

A questo punto siamo desiderosi di conoscere il suo pensiero tramite Giuliana Barbieri.

 

 

Bibliografia

 

Ainsworth, M. S. D., Blehar, M. C., Waters, E., & Wall, S. (1978). Patterns of Attachment: A Psychological Study of Strange Situation.  Hillsdale, NJ: Erlbaum.

Benjamin, L. S. (1996). Interpersonal Diagnosis and Treatment of Personality Disorders ( 2Ħ ed.).  New York: The Guilford Press. (Trad. it.: Diagnosi interpersonale e trattamento dei disturbi di personalitˆ. Roma: LAS, 1999).

Emde, R. N. (1991). Positive emotions for psychoanalytic theory. Surprises from infant research and new direction. Journal of the American Psychoanalytic Association, 39 suppl., 5-44. (Trad. it.: Emozioni positive in psicoanalisi. In Riva Crugnola C. (a cura di), La comunicazione affettiva tra il bambino e i suoi partner. Milano: R. Cortina, 1999).

Fagen, J. W., Morrongiello, B. A., Rovee-Collier, C. K., & Gekoski, M. J. (1984). Expectancies and memory retrieval in three -month -old infant. Child Development, 55, 936-943.

Greenspan, S. I. (1989). The Development of the Ego. Implications for Personality Theory, Psychopathology, and the psychotherpeutic process.  New York: International Universities Press. (Trad. it.: Lo sviluppo dell'io. Teoria della personalitˆ, psicopatologia e processo terapeutico. Milano: F. Angeli, 1999).

Greenspan, S. I., & Benderly, B. L. (1997). The Growth of the Mind and the Endangered origins of Intelligence.  Reading, MA: Addison Wesley. (Trad. it.: L'intelligenza del cuore. Milano: Mondadori, 1997).

Kihlstrom, J., & Cantor, N. (1983). Mental representations of the self. In L. Berkowitz (Ed.), Advances in experimental social psychology (Vol. 17, pp. 1-47). San Diego, CA: Academic Press.

Lichtenberg, J. (1989). Psychoanalysis and Motivation.  Hillsdale, NJ: The Analytic Press. (Trad. it.: Psicoanalisi e sistemi motivazionali. Milano: R. Cortina, 1995).

Luborsky, L., & Crits-Christoph, P. (1990). Understanding Transference. (Trad. it.: Capire il transfert. Milano: R. Cortina, 1992).

Rothstein, A. (Ed.). (1985). Models of the Mind. Their Relationships to Clinical Work. New York: International Universities Press. (Trad. it.: Modelli della mente. Torino: Bollati Boringhieri, 1990).

Stern, D. N. (1985). The Interpersonal World of the Infant.  New York: Basic Books. (Trad. it.: Il mondo interpersonale del bambino. Torino: Bollati Boringhieri, 1987).