Dott. Luca Pezzullo

 

Internet e psicologia: strumenti di lavoro per il professionista

 

Presentazione del ciclo: Dott.ssa Marisa Zipoli

A me resta solo davi un saluto. La Dottoressa Pezzoli presenterł il relatore di oggi. Questo Ć l'inizio di un ciclo che abbiamo pensato di organizzare, come Societł di Psicologia Clinica, rispetto a questo mezzo, internet, che sta prendendo sempre piŁ piede anche nella nostra professione. Per cui ci sembrava il caso di dare una panoramica informazione delle conoscenze rispetto a questo nuovo strumento di lavoro.

La Dottoressa Fiorella Pezzoli, che Ć del direttivo della sezione Lombardia, introduce il relatore.

Presentazione del seminario: Dott.ssa F. Pezzoli

Qualche anno fa si parlava della rivoluzione informatica imminente e si cercava di immaginare quali cambiamenti avrebbe apportato agli stili di vita correnti e oggi sia il PC che internet sono ormai entrati nelle nostre case, abbiamo cominciato a familiarizzare con questi nuovi strumenti, anche se, per lo piŁ, sono sottoutilizzati, rispetto alle loro potenzialitł. D'altra parte, vediamo che anche quando abbiamo i tecnici altamente specializzati, qualche difficoltł si produce sempre. Quindi, anche quelli che sono meno abili incontrano spesso difficoltł, per cui riescono ad utilizzare questi strumenti sempre ad un livello piŁ basso rispetto alle potenzialitł. Comunque, la grande rete Ć oggi la piŁ dinamica realtł planetaria, capace di coniugare individualitł e gruppalitł. La si puś, perciś, immaginare come una risorsa capace di arricchire le professionalitł psicologico - cliniche. Ma come? Con quali rischi? Quali le reali possibilitł di arricchimento? La realtł di internet si un fenomeno da conoscere in profonditł, non solo per apprendere ad usarlo al meglio in quanto strumento, con grandi potenzialitł, ma anche perchÄ, come ogni tecnologia, ha come portato, modificazioni strutturali nel corpo sociale. Noi, come operatori che si occupano della salute mentale, non possiamo trovarci impreparati di fronte ai cambiamenti qualitativi e alle trasformazioni evolutive di interesse individuale e collettivo apportate dalla grande rete. Abbiamo, perciś, invitato studiosi che si sono occupati del fenomeno internet, sino dal suo primo apparire, perchÄ ci introducessero ad una comprensione piŁ profonda dei significati emotivi ad essa correlati. Oggi inizia la serie di incontri il Dott. Luca Pezzullo, che si occuperł oggi della relazione Internet e psicologia: strumenti di lavoro per il professionista, poi successivamente saranno affrontati gli aspetti gruppali della grande rete, poi della psicopatologia delle condotte on-line e, dulcis in fundo, la psicoterapia on-line. Buon lavoro.

 

 

Dott. Luca Pezzullo

Inizierś la relazione cercando di fare una cosa abbastanza interattiva tra di noi e, dopo la pausa, qualche interazione con la rete.

La prima cosa che vorrei sapere Ć quanti di voi usano internet abitualmente da casa.

Due terzi, piŁ o meno╔

E quanti di voi usano internet per navigare su siti o materiali di tipo psicologico.

Uno, due╔

 

Farś ora una rapida presentazione delle basi, di questi strumenti di lavoro. Saranno cose in parte gił note. In sintesi, internet nasce a partire dagli anni '50-'60 come progetto di tipo militare, un progetto americano, che doveva permettere di distribuire una serie di centri di calcolo su tutto il territorio per sopravvivere ad un eventuale attacco nucleare. Nel corso degli anni ô70 ha iniziato a diventare una rete di tipo accademico e scientifico, nel senso che a questi centri di tipo governativo e militare iniziarono ad aggiungersi alcuni dipartimenti universitari o centri di ricerca. E nel corso degli anni '70 iniziś a caratterizzarsi tipicamente come un'area, un contenitore di contenuti e di scambi, di tipo specificatamente scientifico, scientifico - accademico. Tant'Ć che nel corso degli anni '70 e dei primo anni '80 ci fu questo impressionante rovesciamento nell'equilibrio, nel numero di siti, o risorse, perchÄ all'epoca non esistevano i siti come li consideriamo adesso: tra quelli di tipo militare e quelli di tipo scientifico. Scientifico, tecnologico e sociale, perchÄ gił a partire dagli anni '80, da metł degli anni '80, piŁ o meno, tra molti di questi siti o questi servizi di tipo accademico, iniziś a svilupparsi una sotto - flora, sotto - fauna, di tipo ludico - sociale. CioĆ, i vari ricercatori, tecnologi ed esperti di questi sistemi informatici avevano cominciato ad apprezzare la possibilitł di utilizzare i sistemi su cui lavoravano quotidianamente anche per interagire tra di loro, con delle chat, per cui scambiandosi dei messaggi. Una chat estremamente elementare, proprio righe di testo, testo nero su fondo bianco o, addirittura, proprio sui vecchi monitor a fosfori verdi. Quindi, una cosa estremamente spartana, che non avrebbe mai avuto un successo commerciale o sociale al di fuori degli appassionati, che perś iniziś a mostrare, implicitamente, unŇenorme potenzialitł di internet. CioĆ di diventare un veicolo, oltre che per informazioni tecniche, o per un supporto di materiali, risorse di tipo informativo e scientifico, anche una possibilitł enorme per la socialitł. Possibilitł enorme per la socialitł che adesso ha portato internet ad essere quella risorsa che tutti conosciamo, di cui, comunque, abbiamo sentito parlare. Nel corso degli anni Ň80 iniziarono a diffondersi in tutto il mondo, in tutti i centri di calcolo e di ateneo, delle risorse che, allŇepoca, erano chiamate, Gofer, che erano, in pratica, delle modalitł per organizzare le informazioni depositate sui computer, i server. Internet Ć costituita da una serie di sottoreti informatiche. Ogni rete informatica Ć costituita da piŁ server, cioĆ da piŁ grossi computer, su cui sono depositate le informazioni di interesse e tramite cui vengono veicolate le interazioni, che sono, a loro volta, interconnesse a formare una grande maxi rete, quelle che sono chiamate reti locali o reti regionali. Queste reti locali o reti regionali vengono, a loro volta, connesse in una super rete che Ć appunto internet. Infatti, internet non Ć altro che inter-net, cioĆ tra le reti.

AllŇinterno di questo sistema, che iniziś a svilupparsi nella maniera in cui lo conosciamo, attuale a metł – fine anni Ň80, iniziarono ad essere perfezionati gli strumenti di scambio informativo. Gił alla fine degli anni Ň80 erano diffusi questi Gofer, che erano delle sorte di classificatori di informazioni. Nel senso che io posso essere un appassionato di cucina cinese, allŇepoca non erano questi i problemi, e voglio cercare delle informazioni o scambiare opinioni, incontri con persone che abbiano la mia stessa passione. Il problema Ć che Ć difficile andare a cercarli se non li conosco specificatamente. Se io so che ci sono 100 computer che hanno informazioni di tutti i tipi, in giro per il mondo, e non so dove andare a cercare informazioni sulla cucina cinese, poteri avere grossi problemi, perdere tantissimo tempo e alla fine non trovare nulla. A questo punto vennero sviluppati dei sistemi che facilitavano la vita al ricercatori di informazioni. Ovviamente, allŇinizio, erano informazioni di tipo scientifico. Per cui, se voglio trovare informazioni su la neurofisiologia del neurone, dove devo andare a cercarle? Alla fine iniziarono ad estendersi anche ad aspetti piŁ ludico – sociali.

AllŇinizio degli anni Ň90 avvenne quella che Ć la rivoluzione di internet, di fatto. Adesso noi vediamo tutti questi siti, sentiamo parlare di commercio elettronico, cŇĆ statala bolla finanziaria sui siti, i servizi commerciali di internet. Tutto questo Ć iniziato, nella sua forma attuale, allŇinizio degli anni Ň90. AllŇinizio degli anni Ň90 un signore, Timbersen Lee, che era un ricercatore del CERN di Ginevra, ebbe unŇidea molto brillante: rendere molto piŁ facilmente usufruibili i contenuti di internet tramite un'interfaccia grafica.

Il classico browser di internet, quando si vede la finestra di navigazione, Ć una cosa che fino al '92 non esisteva. Nel '92 questo ricercatore ebbe l'idea che era possibile mettere in maniera grafica, ben visualizzabile, una serie di contenuti e di interagire tramite mouse, cliccando su questi contenuti. Questo, ovviamente, rende la vita molto piŁ facile, per il classico discorso dell'interfaccia grafica: ovunque l'interfaccia grafica ha sostituito l'interfaccia testuale ha facilitato la vita. Pensate a quelli che fino a qualche anno fa usavano MS-DOS e ora usano Windows, perchÄ tutte le operazioni sono immensamente facilitate da un'interazione di tipo grafico. Anche cognitivamente, Ć molto piŁ semplice muoversi, fare il Drug and Drop, come se fosse una mano umana, e interagire con oggetti e immagini, invece che scrivere lunghe linee di testo in cui anche un semplice piccolo errore puś creare problemi insuperabili.

Nei primi anni '90 venne integrata un'altra cosa molto importante: l'ipertesto.

L'ipertesto Ć semplicemente la pagina dove ci sono i link. Io clicco su un link e questo collegamento mi porta direttamente a un'altra pagina di contenuti. Questo permette una navigazione di tipo non lineare, cioĆ non sono costretto a seguire, in linea, pagina dopo pagina, ma posso muovermi come mi pare e mi piace, anche interagendo, mettendo in parallelo, risorse totalmente diverse.

Questo, in un primo momento si sospettava fosse una cosa molto positiva, perś, in realtł, se ne comprese la portata solo nel '90. Infatti, in realtł, l'ipertesto fu inventato negli anni '60 e fino agli anni '90 nessuno si rese conto che, combinandolo con un'interfaccia grafica e con la possibilitł di cercare informazioni diffuse a livello planetario poteva veramente trasformare il modo di navigazione e di ricerca informativa e scientifica.

Nei primi anni '90, nel '92, venne prodotto Mosayc, che Ć il primo browser, l'antenato dell'internet explorer o di Nascape comunicator. Molto semplice, molto spartano, ma che segnś la nascita di internet come la conosciamo adesso. Se internet esiste Ć perchÄ ci fu Mosayc, che si diffuse ad una velocitł spaventosa in tutti i centri di ricerca del mondo e che iniziś a diffondersi anche nei servizi privati, per esempio Minitel, dei servizi di interazione sociale basati su stringhe testuali. Per cui io scrivevo le mie due o tre frasi e una persona, da un'altra parte del paese, le vedeva. L'interazione era molto elementare, perś era gił molto affascinante la possibilitł di scriversi in tempo reale a distanze geografiche notevoli.

L'integrazione tra questi servizi e l'interfaccia grafica portś, appunto, dal '92 al '94 all'esplosione del fenomeno internet negli Stati Uniti e dal '94 al '95 anche in Europa e in Italia.

Questa Ć la storia, sinteticissima, per inquadrare il fenomeno.

Proprio a partire dal '94-'95 iniziarono ad essere anche esplorate, in Europa e in Italia in particolare, le risorse di ricerca scientifica e professionale di internet. PerchÄ a questo punto cosa succedeva? Avevamo un'infrastruttura informativa estremamente diffusa, potente e flessibile, avevamo centinaia di migliaia di server che avevano a disposizione un'enorme quantitł di materiale informativo. All'interno di questi strumenti era possibile navigare in maniera facilitata, era possibile muoversi, trovare le informazioni di interesse. A questo punto avevamo veramente tutti gli ingredienti necessari per avviare una nuova fase della ricerca informativa: a partire dal '94-'95 internet Ć diventato lo standard per la ricerca scientifica parallelo alla rivoluzione che portarono le riviste scientifiche nell''800, che iniziarono a diffondere e a standardizzare i contenuti scientifici in tutto il mondo accademico.

Sono diversi i servizi che Ć possibile utilizzare per internet.

Nel settore della psicologia, in particolare, ci sono delle differenze notevoli rispetto ad altri ambiti scientifici per due ordini di motivi.

Se io sono un matematico e sono interessato a trovare informazioni di tipo matematico in giro per il mondo, potrś utilizzare gli aspetti piŁ strutturali della rete, potrś connettermi con un centro di ricerca negli Stati Uniti, con un istituto matematico, potrś consultare grandi quantitł di dati. Per gli aspetti professionali di tipo psicologico c'Ć una variabile in piŁ, cioĆ il fatto che comunque Internet Ć uno strumento di comunicazione. Se io sono interessato soltanto ad un approccio di tipo funzionale, per cui mi interessa il dato, l'informazione, l'ottengo senza tanti problemi. Nel momento in cui mi inizio ad interrogare sulle potenzialitł della rete, quindi di questa nuova modalitł comunicativa, per una professionalitł di tipo psicologico, che Ć basata non solo su dati e informazioni, ma anche su comunicazione e relazione sociale, a questo punto si scopre che, per gli psicologi, internet Ć un ulteriore campo esplorativo.

Questo ha dato da pensare molto, fin dai primissimi anni. Gił dal '93-'94 c'erano persone, soprattutto negli Stati Uniti, perchÄ all'epoca internet in Italia era pressochÄ inesistente, che si interrogavano sulle potenzialitł di questo strumento per la psicologia e sulle caratteristiche delle relazioni psicologiche tramite Internet. Una cosa che Ć banale dire Ć che ovviamente una relazione faccia a faccia Ć molto diversa da quella tramite internet in cui mi posso mettere a chattare con una sconosciuta a chilometri di distanza, che io conosco solo per quello che mi appare sul monitor, sulle parole che mi manda. Questo non Ć solo un problema di dato informativo, che ovviamente passa lo stesso. Certo, possiamo comunicarci delle informazioni funzionali, anche in maniera, molto efficace. Anzi, paradossalmente, piŁ efficace, piŁ diretta, piŁ scarna, ma per questo piŁ efficiente. Il problema Ć che se a me interessa un altro aspetto relazionale, cioĆ capire alcuni dei significati che vengono veicolati all'interno di questa interazione, il fatto che il medium sia cosô spartano e ridotto crea un grosso problema, perchÄ rischio di perdere una serie di segnali, di indicazioni, di elementi della comunicazione paracomunicativi e metacomunicativi, che sono essenziali.

A questo punto, per lo psicologo che si avvicina ad internet, inizia ad essere importante considerare tutti questi aspetti e trovare un'identitł in equilibrio tra quella del professionista, del ricercatore che cerca solo dati e quello che Ć interessato anche al tipo di relazioni che possono nascere.

 A maggior ragione, l'interesse per lo psicologo inizia a diventare molto forte, quando ci si inizia a porre una serie di problemi legati alla psicologia di internet stesso. Nel momento in cui io so che certi tipi di strumenti possono indurre certi tipi di distorsioni o modificazioni nelle mie relazioni, a questo punto ne sono interessato come ulteriore campo di indagine e, infatti, Ć diventato un campo di indagine a sÄ stante.

La psicologia delle relazioni via internet Ć una campo che Ć in rapida crescita, perchÄ ha costretto a rivedere molti schemi e ha avviato un dibattito tra gli psicologi che se ne interessano che Ć diventato molto vivace, con scontri molto forti. Il problema di base Ć: le relazioni via internet sono uguali o equivalenti a quelle reali oppure no? A questo sono state date risposte diversissime e sono venute fuori liti furibonde tra persone che sostenevano una cosa o l'altro. L'elemento di difficoltł principale Ć che lo strumento era nuovo per tutti. Uno strumento che, di fatto, era nato da quattro o cinque anni, quando hanno cominciato a discutere di questi problemi, era poco conosciuto da tutti: non c'erano ricerche empiriche, non c'era un programma di ricerca strutturato. Solo ora cominciamo a vedere qualcosa di un po' piŁ stabile, anche se tuttora ci sono grossi problemi a tentare di capire.

 

C'Ć un bel libro Internet per psicologi, uscito due o tre anni fa. Ha una copertina che dovrebbe rappresentare lŇatteggiamento che molti psicologi hanno avere verso internet o verso lŇinformatica in generale: Ć un papero che tenta di sfondare a martellate un computer. Questa copertina lŇavevo scelta allŇepoca, perchÄ, soprattutto nel Ň98, quando la cosa iniziava a diffondersi ed era ancora poco conosciuta, rappresentava benissimo il vissuto che tutte le persone con cui parlavo avevano nei confronti dei sistemi informatici. In un certo senso per lo psicologo cŇĆ da vincere unŇulteriore difficoltł, che un ingegnere, un matematico, un fisico non hanno, cioĆ il fatto che per formazione, per esperienze personali, per interessi culturali lo psicologo non Ć molto avvezzo agli strumenti informatici, li usa poco, male, li considera con una certa diffidenza. La diffidenza Ć giustificatissima da un lato, ma dallŇaltro non tanto, perchÄ se era piŁ giustificata la difficoltł ad approcciarsi agli strumenti di ricerca scientifica via internet a metł degli anniŇ90, quando il Web iniziava a svilupparsi, quando si usavano ancora cosa abbastanza complesse, adesso Ć sostanzialmente molto facile, tranne i problemi con il provider.

Come diceva qualcuno, faccio una battuta, internet Ć stata molto semplificata, perchÄ doveva adeguarsi alle limitazioni intellettuali dellŇadolescente americano medio. Nel senso che lŇadolescente americano aveva bisogno di interfacce semplici, colorate, con cui fare un sacco di cose senza doversi sforzare troppo. E questo Ć stato lŇesito che ha portato il grande sviluppo dellŇinterfaccia grafica. Per cui, tutto sommato, dove arriva un adolescente medio americano, puś anche arrivare un laureato in psicologia, senza eccessivi patemi dŇanimo. Basta solo un poŇ di attenzione allŇinizio. Non Ć molto gratificante, ma Ć realistico: Ć la dura e triste realtł.

 

Vi faccio ora una rapida illustrazione delle principali risorse tecniche.

 

Le strumentazioni per lo psicologo sono suddivisibili in tre categorie, prendendo ad esempio l'economia. In economia si parla spesso dei cosiddetti siti business to business, business to consumer, consumer to consumer. In economia ci sono tre tipi di servizi, che le aziende possono offrire ad altre aziende: lo spiego perchÄ Ć un'ottima metafora dei servizi psicologici su internet, paradossalmente.

Un'azienda fa un servizio business to business, cioĆ ad una societł aziendale vengono dati servizi o materiali ad un'altra azienda. Possiamo pensare, ad esempio, che la societł che produce alzacristalli elettrici vende alla Fiat gli alzacristalli elettrici. Questa Ć un'attivitł business to business: il cliente finale non c'Ć da nessuna parte ed Ć una cosa che rimane come scambio tra aziende.

Il business to consumer Ć la normale modalitł. Quando vado a comprarmi il panino al negozio, il business, cioĆ il negoziante, mi dł il panino a me che sono il consumer. Oppure quando telefono alla Tim perchÄ non mi funziona il cellulare. Quindi Ć l'interazione da azienda a cliente.

Un'altra possibile interazione, che Ć emersa recentemente, proprio anche grazie alla new economy, Ć il consumer to consumer. Vuol dire una interazione tra cliente e cliente senza necessariamente la presenza e la mediazione dell'azienda. Una cosa classica, che in psicologia sono molto diffusi, sono i gruppi di auto aiuto. Questo Ć un ottimo esempio di consumer to consumer: senza che ci sia il terapeuta, cioĆ il business, Ć possibile che i clienti si aiutino tra loro, quindi si abbia una transazione cliente con cliente, che ha un effetto positivo, se strutturata in un certo modo.

Questo modello business to business, business to consumer, consumer to consumer Ć eccellente per analizzare le risorse presenti in internet dal punto di vista psicologico. Le risorse principali di internet sono:

 

I siti Web. Sui siti Web trovate di tutto. Molti identificano internet con i siti Web, il che non Ć assolutamente vero, perchÄ il Web Ć solo una minima parete di internet, anche se tutti la percepiscono come la quasi totalitł dei servizi. Il Web, world wide Web, Ć una parte minoritaria, anche sui server, quindi sui computer che gestiscono i servizi internet. Le cosiddette pagine html rappresentano una percentuale tra il 10% e il 20% dei reali contenuti dei server internet.

 

Molta parte, invece, dello spazio Ć invece dedicata ad altri servizi, quali, ad esempio, l'e-mail.

L'e-mail Ć il servizio che Ć il vero cuore di internet: il 60-70% delle persone che si connettono in rete, lo fanno principalmente per usare l'e-mail. Ovviamente, per navigare, trovarsi qualche informazione, leggere il giornale on-line, ma comunque, la spinta principale Ć proprio l'e-mail.

 

Esistono le mailing list, che costituiscono la risposta informatica ai problemi legati ai bollettini. Conoscete i famigerati bollettini o newsletter delle associazioni, che dovrebbero circolare tra tutti i membri con cadenza periodica e regolare, che dovrebbe dare quel tipo di informazioni di aggiornamento, di dati, di novitł, di avviso che possono essere utili agli scritti di questa associazione. Occasionalmente c'Ć l'articolo scritto da uno dei membri e si fanno circolare le informazioni tra un gruppo di persone, che hanno un interesse comune. Ci sono molti problemi nello scambio informativo: ritardi, inefficienze╔ la soluzione informatica a questo tipo di problema Ć la mailing list, cioĆ liste di distribuzione della posta elettronica. Il funzionamento Ć semplicissimo: una persona si iscrive alla mailing list, manda la sua lettera, che puś essere l'avviso che ci sarł un convegno, oppure il suo parere su un certo argomento a questa mailing list e il computer moltiplica questa lettera tante volte quanti sono gli iscritti e la manda direttamente sotto forma di posta elettronica. Se io sono iscritto ad una mailing list con 400 persone, che hanno il mio stesso interesse, se scrivo due righe e le mando alla mailing list, cinque minuti dopo 400 persone avranno il mio messaggio sul loro computer. Questo, ovviamente, presenta un vantaggio incredibile non solo a livello organizzativo, ma anche a livello di scambio delle informazioni. So che sicuramente Ć arrivata a tutti, tranne problemi tecnici, che Ć arrivato fedele a quello che ho mandato e posso farlo con una tempistica rapidissima, superando distanze temporali e spaziali che altrimenti sarebbero state molto problematiche. Se in questa in mailing list sono iscritte 20 persone australiane, 20 israeliane, 20 russe e 50 italiane ricevono tutte, con pochi minuti di differenza, la stessa identica comunicazione, senza il problema della distanza, senza costi (non c'Ć il francobollo per ogni comunicazione che arriva). Quindi come strumento di scambio informativo Ć eccezionale.

 

Un'altra risorsa storica, ma purtroppo un po' in declino sono i newsgroup, le vecchi bacheche elettroniche. Le bacheche elettroniche erano gli antesignani di certi modelli tecnici che ci sono adesso sul Web di scambiarsi informazioni, i forum. Praticamente sono delle vere e proprie bacheche per cui mando il mio messaggio a questo computer che fa da bacheca per tutti. Il mio messaggio viene attaccato lô, proprio come su una bacheca, e tutti quelli che hanno questo interesse, perchÄ le bacheche sono divise per interessi, sanno che possono andare in questa bacheca a guardarsi i messaggi messi e far partire delle vere e proprie discussioni. Le risposte vengono attaccate sotto il primo messaggio, cosô chi legge puś leggersi la serie di messaggi, di risposta, contro risposta, dibattito che nasce. Tutti possono leggere e tutti possono contribuire. Anche questo rappresenta una flessibilitł enorme, perchÄ io mi posso connettere da casa mia alla bacheca virtuale e in qualunque momento commentare, dibattere, leggere il discorso fatto da altre persone. A livello professionale puś essere estremamente utile: c'Ć stata la newsgroup di psicoterapia, che dibatte di problemi come l'epistemologia delle psicoterapie. Si possono leggere i pareri di molti altri professionisti e ricercatori, posso contribuire con i miei pareri, le mie riflessioni personali e le mie letture, posso segnalare, come per le mailing list, il fatto che ci sarł un convegno e il tutto in tempi reali rapidissimi, abbattendo distanze temporali, spaziali ed economiche. PerchÄ praticamente questa comunicazione non a costo, tranne il costo di connessione che possiamo avere sul server.

Purtroppo sono abbastanza in declino, perchÄ, comunque, sono un po' scomode per certi aspetti. PerchÄ per consultare una newsgroup bisognava entrare in una sottorete di internet, che si chiamava newsnet, servivano dei programmi particolari per consultare questi messaggi e questo per molti creava problemi. Ci sono dei validi sostituti che sono i forum sul Web, che sono comunque una forma di comunicazione un po' in declino.

 

Ultimo punto particolare sono le famose chat e le forme di video conferenza. Una chat nasce come strumento di comunicazione sociale, perchÄ mi permette di scrivere una riga sul mio computer e di vederla comparire sul computer che si trova a 500 chilometri di distanza, immediatamente, con uno scarto di soli due o tre secondi. Ú una comunicazione sincrona, come una telefonata. CioĆ so che la persona con cui sto parlando vede le parole alla stessa velocitł con cui io le scrivo e al tempo stesso io vedo le sue di risposta. Ú una telefonata scritta, di fatto. Che ovviamente non puś veicolare alcuni aspetti che invece posso veicolare con una telefonata. Per esempio, se durante una telefonata io inizio a parlare piŁ velocemente , a voce piŁ alta, o piŁ bassa, il mio interlocutore puś intuire alcune cose sul mio atteggiamento, le mie problematiche, quello che sto tentando di metacomunicare tramite i miei comportamenti paraverbali. In una chat questo Ć piŁ difficile perchÄ io vedo strisce di parole, senza marker metacomunicativi. Ci sono dei tentativi di inserire dei marker metacomunicativi. Gli smiles, gli emoticons sono faccine, ottenute facendo i due punti o le parentesi, che rappresentano delle facce sorridenti o delle facce tristi e che possono essere aggiunte alle comunicazioni via chat per dare la sensazione di quello che si intende comunicare, aggiungere un certo spessore semantico alla pura comunicazione sintattica che sto veicolando. Sono molto utili e ce ne si rende conto quando cominciamo a usare le chat. PerchÄ noi siamo soliti pensare le nostre comunicazioni prive di ambiguitł e solo occasionalmente ci rendiamo conto di avere dato una frase un po' ambigua che l'altro non ha capito bene. Questo Ć possibile perchÄ mentre io parlo, se dico una frase ambigua, di difficile interpretazione, mi rendo conto che l'espressione dell'interlocutore diventa perplessa, esitante. Ho dei feedback immediati, in tempo reale, sul modo in cui l'interlocutore sta interpretando e decodificando la mia comunicazione. Se l'interlocutore non capisce la comunicazione, implicitamente mi comunica che non ha capito, o che c'Ć stato un problema di interpretazione. Il problema Ć questo: questo Ć possibile perchÄ siamo fisicamente davanti e vediamo le nostre facce. O al limite al telefono, in cui posso sentire se l'altro ha una reazione strana e quindi capire subito e modulare il mio comportamento comunicativo, in modo da veicolare i significati originali. Su Internet questo Ć molto piŁ difficile, perchÄ ho la striscia di parole, l'altro non capisce il tono che sto usando (se Ć ironico, aggressivo, simpatico, esitante╔) e io nn capisco che effetto ha fatto sull'altro, perchÄ a mia volta non vedo come reagisce alla mia comunicazione. E cosô possono avviarsi dei duetti, delle spirali di aggressivitł, di scontro, di conflitto o di male interpretazione che partono in maniera banale. Non a caso nelle chat si viene a creare un fenomeno, che si chiama flame war, guerra di fiammate, in italiano si dice incendiare una chat. Significa che in base ad un'affermazione banale o male interpretata o ambigua, il corrispondente chiede spiegazioni, reagendo con una certa aggressivitł, il primo interlocutore non capisce da dove era partito il tutto, si sente ingiustamente attaccato e reagisce a sua volta con aggressivitł. Le altre persone che partecipano alla chat, perchÄ spesso si partecipa in piŁ persone e tutti possono vedere i messaggi di tutti gli altri come una conversazione scritta, iniziano a chiedere perchÄ uno ha aggredito l'altro, cominciano a schierarsi e nel giro di 10 minuti c'Ć una guerra di insulti che attraversa tutta la chat. A questo punto riuscire a capire da cosa Ć partito diventa improbo. Questo Ć facilitato anche da un altro aspetto: non solo nella chat non ho marker metacomunicativi, ma nella chat non ho davanti un persona fisica. Quando parlo con una persona, posso tranquillamente non solo avere dei feedback sul tipo di comunicazione che le do, ma so che ho davanti una persona fisica, con la sua psicologia, con i suoi atteggiamenti, con i suoi problemi, con le sue difficoltł, con le sue modalitł di comunicazione. Ú una persona reale, per cui l'ho personificata. Cosa succede, invece, se parlo con uno sconosciuto, che non vedo neanche in faccia, ma di cui vedo apparire, un po' fantasmaticamente delle righe di testo su un monitor? Molto semplicemente non ho davanti, nelle prime fasi, se Ć proprio sconosciuto, una persona reale, non posso personificarla veramente. Ú qualcuno con cui sto interagendo, ma non gli posso attribuire, in una fase iniziale, degli attributi e relazionarmi con lui nella maniera con cui mi relazionerei con qualcun altro. Si dice che l'aggressivitł Ć molto piŁ facile con chi non Ć considerato una vera persona, ma solo un oggetto d'odio: l'esempio classico Ć quello per cui se siete in banca e c'Ć una rapina e siete presi in ostaggio 5 minuti dal rapinatore, siete molto piŁ a rischio finchÄ lui vi considera un ostaggio e non se vi considera una persona vera e propria, con i suoi sentimenti, le sue emozioni. PerchÄ Ć molto piŁ facile diventare aggressivi verso un oggetto anonimo di odio, che verso una persona reale con tutta la sua complessitł. Se io posso riconoscere che l'altro Ć una persona come me, posso contenere molto meglio la mia aggressivitł. In chat questo Ć impossibile, soprattutto all'inizio, proprio perchÄ non ho un altro come me, non ho nessuno davanti. Di fatto, come si diceva qualche tempo fa in una mailing list di Psychomedia, che Ć una delle piŁ grosse mailing list professionali d'Italia in campo psicologico, internet c'Ć da 10 anni, il telefono da 100, noi perś eravamo abituati a comunicare sugli alberi gił da qualche centinaio di migliaio di anni. Vuol dire che a livello biologico il nostro sistema comunicativo Ć impostato in maniera molto netta verso una comunicazione faccia a faccia, reale, con una serie di marker metacomunicativi. Queste nuove strumentazioni, per quanto molto efficienti, in realtł non ne tengono conto. Certo, noi siamo bravissimi ad adattarci a queste modalitł di comunicazione, ciś nonostante noi siamo strutturalmente costruiti per un'interazione diretta. Qui c'Ć un lato biologico che Ć innegabile e di questo bisogna tenere conto. La stessa postura eretta ha facilitato l'interazione faccia a faccia. Qualche centinaio di migliaio di anni di evoluzione hanno indirizzato il nostro sistema comunicativo e relazionale in una certa direzione e con certi vincoli, quindi non Ć del tutto facile rinunciarci nel giro di 5 anni, andando su una chat. Questo significa che in certi ambienti possono avvenire una serie di distorsioni, di processi psicologici che possono andare a colpire in modo abbastanza negativo la nostra capacitł di avere una comunicazione efficace ed efficiente.

Su internet si odia o ci si innamora: sono processi estremi. Lo vedremo dopo, quando parleremo dell'utilizzo dei processi psicologici su internet da un punto di vista professionale.

Il fenomeno della proiezione Ć l'elemento centrale dei contesti comunicativi destrutturati, come le chat. Infatti, i contesti comunicativi sono stati divisi in tre livelli, in cui avvengono vari tipi di fenomeni. Li vedremo dopo.

 

Come usare questi strumenti?

Riprendendo il discorso dell'inizio, in sintesi, per tentare di orientarsi avendo una griglia di lettura molto semplice, ma abbastanza efficace. Avevamo detto business to business, business to consumer e consumer to consumer. Come intrecciare questa matrice di lettura con questi servizi web, con queste risorse informative, articoli on-line, dizionari on-line, possibilitł di contattare altre persone, e-mail, mailing list, newsgroup, chat? Dal loro lato applicativo.

La navigazione su Web Ć classicamente uno strumento che puś essere usato in interazione tra professionisti, professionista a professionista, business to business, per scambiarsi contenuti scientifici. Faccio l'esempio di Psychomedia: Ć un enorme sito, che contiene centinaia di articoli scientifici, per un'udienza professionale, quindi non sono di tipo divulgativo, se non in minima parte. Sono suddivisi per aree tematiche (aree di psicoterapia, psichiatria, psicofarmacologia, psicotraumatologia eccetera) e in ognuna di queste aree si trovano questi articoli, delle bibliografie ragionate, degli elenchi di links, quindi collegamenti ad altre risorse presenti in tutto il mondo su internet, che vanno benissimo per chi Ć interessato a quello specifico argomento, delle mailing list, cioĆ le procedure per iscriversi alle liste di colleghi che hanno quello stesso interesse. Il tutto Ć riunito in un'unica pagina. Questo significa che se sono interessato, per esempio, alla psicotraumatologia, so che lô c'Ć questa risorsa che contiene tutte queste cose, per cui vado su quella pagina e mi scarico il materiale utile, so dove andare a cercarne altro, so subito dove trovare altri professionisti con cui collegarmi per discutere di questi temi. Il tutto in maniera molto efficiente e facile. Un tipo di risorsa di questo tipo Ć utilissima al business to business, cioĆ dal professionista al professionista. Per un professionista psicologo la navigazione sui siti di carattere psicologico o siti considerati metasiti, cioĆ repertori di altri siti, Ć considerata una modalitł incredibile per estendere moltissimo le competenze professionali o scientifiche. Si tratta di vedere il tipo di sito. Ú ovvio che se vado a connettermi sul sito della depressione che ha messo in linea la societł che produce gli psicofarmaci antidepressivi, avrś sicuramente una presentazione dei principali problemi della depressione, perś non sarł scientificamente del tutto affidabile, nel senso che la societł farmaceutica, fa anche pubblicitł. Per esempio, stavo vedendo proprio questo: una societł farmaceutica ha fatto un sito eccellente, tutto colorato, con la sezione per bambini, con i giochi, fantastico, ma alla fine di ogni pagina c'era "e con questo farmaco guarirete", come pubblicitł. Quindi anche il livello di approfondimento scientifico era un po' particolare, distorto. Altri siti sono piŁ laici, non hanno un'impostazione aprioristica e forniscono, ciascuno nel suo ambito teorico, una serie di risorse e informazioni utilissime. All'interno di queste risorse si puś trovare di tutto. Io navigo in maniera un po' sistematica dalla primavera del '96 e credo che abbia cambiato radicalmente tutte le possibilitł di tipo professionale o scientifico che avevo prima. Mentre prima, per far una ricerca scientifica sui disturbi alimentari, per esempio, una persona doveva andare in una biblioteca universitaria o di qualche societł professionale, ben fornita e mettersi a cercare pagina per pagina, usando i vecchi psychological abstract, tutto il materiale che serviva, perdendo tempo e trovando pochi articoli, con un uso po' sapiente e minimamente attento di internet Ć possibile trovare una serie di risorse, dia articoli, di contatti enormi in un tempo non paragonabile. Quindi a livello di potenzialitł informative le strutture del Web sono particolarmente adatte per lo scambio tra professionisti.

Possono essere utili anche da cliente a professionista. I siti di tipo medico sono tra i piŁ visitati della rete. Moltissime persone che non hanno nulla a che fare, a livello professionale, con la medicina, usano i siti di medicina per informarsi su patologie, problemi, difficoltł che possono avere. Recentemente negli Stati Uniti Ć scoppiata questa mania, per cui i medici americani iniziano ad avere grosse difficoltł a gestire il gran numero di pazienti che arriva in studio, portando pagine stampate da internet, in cui vengono descritti minuziosamente i sintomi di patologie rarissime in cui loro si riconoscono in pieno, insistendo: "Ma l'ho letto su internet". Ovviamente il medico deve riuscire a contenere e la cosa non Ć sempre facile. Anche perchÄ su internet si trovano cose di pessimo livello e cose molto serie. Quindi anche da un punto di vista di relazione cliente con professionista, ci sono delle possibilitł. Sono piuttosto delicate, perchÄ ovviamente, se faccio un sito di consulenza sui problemi psicologici, devo stare molto attento a cosa l'utenza potrebbe pensare. Per esempio: come faccio a preparare un sito che parli dei disturbi alimentari, diretto agli adolescenti. E' una cosa molto delicata, perchÄ se faccio un sito sui disturbi alimentari per professionisti, ho un certo tipo di linguaggio e di riferimenti teorici in comune, posso mettere una serie di materiali, articoli, discussioni di un certo livello, sapendo che molto probabilmente il professionista non andrł ad interpretare male, non cercherł conferma o meno se lui Ć anoressico o bulimico╔ se, invece, faccio un sito di informazione per ragazze, con problemi di disturbi alimentari o per genitori di persone che hanno questo tipo di disturbi, mi trovo piŁ in difficoltł, perchÄ devo veicolare un certo tipo di informazioni, con un certo taglio informativo, stando attento a quello che potrebbe interpretare l'altro, perchÄ questa persona si legge le informazioni e non ho un feedback reale su quello che ha capito, su quello che cerca, spera, vorrebbe trovare. Ú possibile utilizzare siti Web, anche verso i clienti, perś con una serie di precauzioni, che non saranno mai abbastanza.

Ci sono delle riviste che sono solo on-line, che si chiamano e-journal, elettonic – journal, sui quali il livello scientifico dei contributi Ć spesso elevato quanto quello delle riviste cartacee ufficiali. LŇe-journal ha un difetto: non Ć nel catalogo delle pubblicazioni scientifiche che trovate nelle banche dati. Il vantaggio Ć possibile scaricare lŇarticolo, senza navigare.

Un sito utile Ć il sito di Bologna: www.psibo.unibo.it/psicint.htl

Psychomedia: www.psychomedia.it

Per cercare le liste di discussione, si puś andare su un sito come www.liszt.com che riporta decine di migliaia di liste di discussione. Questo Ć un sito storico e si puś navigare allŇinterno delle aree di discussione, per argomento.

 

L'utilizzo dell'e-mail Ć gił piŁ universale, nella nostra suddivisione business to business, business to consumer e consumer to consumer. L'e-mail la possono utilizzare tutti e a livello di professione psicologica Ć utilissima per scambiare pareri con colleghi, per organizzare convegni, per scambiare informazioni in tempo reale. Allo stesso modo Ć possibile, tra consumer to consumer, nei gruppi di auto - aiuto. Un po' piŁ delicato Ć il problema della mail utilizzata tra professionista e cliente o paziente, nel senso che lô entriamo nel terreno minato della terapia on-line, in cui le dinamiche, i processi che entrano in gioco sono enormi e complicatissimi. Il fatto che la comunicazione mediata da computer sia molto destrutturata, spartana peggiora la situazione. Immagino che chiunque si occupi di clinica, sappia benissimo che gił non Ć semplice relazionarsi con qualcuno in frontale, quindi con la possibilitł di avere un feedback immediato, di come sta, di quello che ha capito, di quello che ci vuole fare capire, a maggior ragione chattare o scambiarsi delle e-mail, con qualcuno che non abbiamo davanti, su contenuti psicologicamente importanti, diventa un po' un'avventura a se non Ć fatta bene. Puś provocare piŁ danni che benefici.

 

Le mailing list sono utilissime per i professionisti: ci sono le mailing di Psychomedia, per esempio, in Italia, che riuniscono 400-450 professionisti, psicologi, psichiatri, psicoterapeuti, psicoanalisti, neurologi, infermieri psichiatrici, assistenti sociali, i quali possono, in tempo reale, scambiarsi una serie di informazioni, dibattiti, avviare discussioni tematiche ed Ć una cosa che arricchisce professionalmente tantissimo. Per la mia esperienza devo dire che ho scoperto tante opportunitł e ho avuto la possibilitł di riflettere su tanti temi legati alla professione, che possono andare dalla teoria, dall'epistemologia della psicologia, a problemi burocratici di gestione dei servizi sul territorio, che non avrei mai avuto al possibilitł di trovare, se non fossi stato connesso o legato a queste mailing list. Da questo punto di vista la frequenza di mailing list di tipo professionale, in Italia ci sono quelle di Psychomedia o di Polit, che sono le due principali, puś trasformarsi in uno strumento di lavoro quotidiano eccellente.

Qualcuno diceva che in una mailing list, mandare un messaggio Ć una cosa su cui interrogarsi sempre due volte, perchÄ calcolando il tempo che un messaggio anche di 30 righe impiega per essere letto, puś essere 1-2 minuti per pensarci un attimo, moltiplicato per 500 persone, significa che noi stiamo facendo perdere 100 minuti, 15 ore di lavoro, in tutto, distribuite tra 500 professionisti. Per un piccolo messaggio, in cui magari dico due stupidate. A volte mi trovo la casella mail intasata, perchÄ essendo iscritto a piŁ liste, mi capita di ricevere 40 mail al giorno, di cui alcune lunghe una pagina o due. Ovviamente non le leggo tutte. Il problema Ć questo: esiste un problema di cultura della mailing list, ovvero ogni mailing list Ć un aggregato sociale e, come ogni aggregato sociale, ha bisogno di costruirsi una sua micro cultura per funzionare, una serie di regole implicite, di modalitł scambio considerate normali e abitudinarie per i membri. Ogni mailing list, da questo punto di vista, ha una cultura di un certo tipo: ci sono quelle piŁ libere, per cui ciascuno puś scrivere quello che vuole, altre piŁ mirate. Ci sono le mailing list moderate, in cui una persona, il ĎcapoË della mailing list, svolge una funzione di filtro sui messaggi o preventivo, per cui tutti i messaggi che uno vuole mandare alla mailing list devono prima essere letti dal moderatore, che fa passare quelli che vanno bene e ĎcensuraË gli altri, oppure affianca la mailing list e se vede che la mailing list sta degenerando, non funziona bene, interviene, bloccando certi utenti o mandando appelli al buon funzionamento. Marco Longo Ć un esperto in proposito.

In alcune liste cŇĆ effettivamente una tendenza a non approfondire, a mandare messaggi che poi si disperdono, a fare discussioni che degenerano rapidamente e che vengono usate per ripicche personali. In altre liste che hanno una cultura di tipo diverso, cioĆ gił a priori si stabilisce che in quella lista si fanno discussioni di un certo spessore e che non vengono tollerate troppo deviazioni dalla cultura informante questo gruppo, vengono fuori discussioni molto dense. Paradossalmente, io non riesco quasi a leggermi questi messaggi, perchÄ arrivano papiri di cinque, sei, dieci pagine di disquisizioni epistemologiche raffinatissime, a cui poi altre persone rispondono con altrettante pagine di contro disquisizioni ancora piŁ raffinate, che vanno avanti per mesi╔ sono culturalmente affascinanti, ma pesanti da seguire. Ci si muove tra questi estremi: dipende dalla mailing list. Ogni mailing lista ha un suo carattere, una sua tipologia e modalitł di funzionamento. Come nella realtł si tratta di selezionare quello che ci si sembra interessante e organizzato bene.

 

Intervento

Dott.ssa Pezzoli. Mi viene da dire come succede nei gruppi di persone: dipende anche dal tipo di persona che fa parte della mailing list, con la sua personalitł, le sue caratteristiche anche culturali e formative. Un gruppo funziona in un certo modo perchÄ dipende dai componenti del gruppo e cosô anche nella mailing list dipende dai componenti della mailing list stessa.

 

Iscriversi alle mailing list Ć semplicissimo: basta mandare una e-mail ad un indirizzo specifico, dicendo di voler iscriversi. Ogni lista poi ha il suo elenco. Esistono liste di tutti i tipi: dalle piŁ specialistiche alle piŁ generiche.

 

Nel Ň95 John Groll mise in internet un servizio che era quello delle mailing list cliniche, cioĆ preparś un sito enorme in cui concentrava centinaia di liste divise in due aree: le liste di discussione per i professionisti, a cui potevano iscriversi solo clinici e le liste per i pazienti. Queste liste ebbero un enorme successo e, infatti, il servizio si ingrandô fino a diventare lŇattuale Psychcentral (www.psychcentral.com), in cui Ć possibile navigare in tantissimo materiale. Si trova di tutto: dalle liste di auto aiuto per persone con disturbi ossessivo – compulsivo a quelle per la schizofrenia. In queste mailing list si attivano tutti i problemi rispetto allŇarrivo del messaggio, allŇopinione degli altri e in alcuni contesti clinici, puś essere particolare: per esempio, un paranoico, puś interpretare male tutti i commenti degli altri, l'ossessivo puś chiedere sempre di spiegare meglio. Per esempio, nelle mailing list degli ossessivi si avevano scambi di e-mail molto asettiche, di tipo informativo. In quelle degli schizofrenici veniva fuori di tutto, nel caos totale. Sono cose anche pericolose, nel senso che gił il mezzo Ć destrutturante di per sÄ, se la cosa Ć senza confini del tutto diventa piŁ problematica. Per questo motivo sono stati ridotti molto i servizi di questo tipo.

Per il clinico, invece, sempre nelle liste di Groll, Ć possibile entrare in contatto con altri psichiatri, psicoterapeuti per discutere casi clinici, scambiare materiale scientifico.

Quindi la mailing list Ć molto utile fra pari: o cliente con cliente o professionista con professionista. Mailing list miste sono molto problematiche: non hanno uno sviluppo particolare.

 

Per la psicoterapia on-line il problema piŁ difficile Ć quello del setting. Che setting viene formato? Che setting puś esserci?

C'Ć il servizio di Gennaro Esposito, che fa consulenze on-line. All'interno di questo servizio offrono consulenze on-line: se ho un problema, mando una mail e domando aiuto. Lui risponde e molte risposte vengono messe in linea in modo che tutti possano leggere, in maniera anonima. A mio parere, perś, in molti casi, un'operazione del genere non Ć molto indicata, perchÄ: ho un clinico, sconosciuto al paziente (il paziente non sa chi ha dall'altra parte), un paziente che scrive una mail in cui descrive, come riesce, il suo problema, una mail magari di quattro righe di sintomi e di ansie. E bisogna cercare di dare una risposta, che verrł anche resa pubblica, ad una persona sconosciuta, che si autodescrive. Questo Ć il problema del counseling on-line e non solo della psicoterapia on-line. C'Ć chi vuole fare proprio psicoterapia, in senso classico: tu mi scrivi una mail, in cui dici come stai, i sogni che hai fatto e io ti rispondo con una mail in cui ti do le mie interpretazioni. Le mail si scambino regolarmente e in base a questo si fa terapia. Ú estremamente problematico. Ma lo Ć anche il counseling. Infatti, da un lato Ć molto utile, perchÄ permette a chiunque, anche a chi non ha voglia di andare fisicamente o si sente intimorito ad andare ad un servizio territoriale, di avere un primo contatto. E se Ć usato in maniera intelligente, puś motivare la persona ad andare a fare un colloquio, puś essere utilizzato per chiarire dubbi fattuali molto semplici (per esempio, "Mi sento ogni tanto confuso, sono schizofrenico?"). E' un filtro di primo livello.

 

Intervento.

Ú simile a chi scrive una lettera all'esperto del giornale?

Risposta

C'Ć un problema, perchÄ quando scrivo la lettera all'esperto, che dł il consiglio, lo prendo come un consiglio personale, prendo la risposta come un consiglio personale da una persone che stimo. Ma se mi metto in rete e fornisco un servizio di consulenza psicologica lo psichiatrica, mi pongo in maniera diversa rispetto al committente. A questo punto, io percepisco che lo psichiatra mi ha dato il suo parere clinico. LŇaspettativa Ć differente.

Intervento

La cosa che mi lascia perplessa Ć il rendere pubblico questa cosa. PerchÄ capirei se uno chiede una consultazione, anche on-line e ha la sua consultazione. Ma perchÄ metterle in rete? PerchÄ questo lo trovo pericolosissimo, nel senso che tutti gli altri possono poi trovarsi tutti i sintomi, tranne il ginocchio della lavandaia.. e questo mi sembra pericoloso, nel senso che induce delle cose, che sarebbe meglio, in genere, non indurre. Se invece rimanesse riservata la risposta╔

Risposta

Infatti. Tra lŇaltro il problema Ć che in alcuni servizi come, Psychonline, offrono un servizio pubblico, che serve ad attirare gente: mettere la risposte fa sô che uno si incuriosisce, prova per vedere se altri hanno lo stesso tipo di problema, tutti protetti dallŇanonimato. E si Ć visto dalla ricerca che lŇinterazione via rete diminuisce lŇinibizione sociale.

 

No, no, ma nel gruppo dei pari mi Ć chiaro╔

 

Intervento.

Dott. Pezzoli. No, ma anche nel gruppo non dei pari, perchÄ la persona che magari non sente di potersi rivolgere ad un terapeuta perchÄ ha i suoi timori, invece attraverso internet scrive, scrive cose che magari vis-ł-vis non direbbe.

Risposta

Infatti, uno dei problemi di questo tipo di relazione Ć questa. I sostenitori della psicoterapia on-line ritengono che si scrivono su internet delle cose che non si direbbero mai a voce: una persona con una forte inibizione sociale, per esempio, che non si rivolgerebbe mai ad un servizio territoriale, non andrebbe mai da un terapeuta, almeno ha almeno la possibilitł di contatto, di un counseling. Il problema Ć che se questo counseling Ć fatto male o non tiene conto delle distorsioni che il mezzo impone sul setting, allora Ć peggio. Spesso i clinici si trovano in difficoltł rispetto alle richieste che ricevono. PerchÄ se arriva la richiesta semplice, va bene, ma se ci sono sintomatologie pesanti, cosa che capita, il clinico dovrebbe consigliare il riferimento ad un servizio, perś con la persona che inizia a scrivere che ha allucinazioni o manda mail sconnesse Ć anche difficile riuscire a motivarla. Anzi, mi ricordo una mail che avevo letto su uno di questi servizi di un tizio chiaramente disturbato di patologia grave, che diceva di essersi rivolto ad un altro servizio e gli avevano detto che non aveva niente, per cui non aveva fatto niente per due anni. Poi questo era diventato piŁ grave, poi era stato ricoverato e si era lamentato che nessuno gli aveva detto niente. Il problema Ć che il clinico che si prende la responsabilitł di dare una risposta Ć in un terreno un po' minato.

 

Intervento.

Non ho capito una cosa: qual Ć l'effetto sulla comunicazione tra terapeuta e paziente della parola scritta rispetto alla parola detta.

Risposta

Questo Ć uno dei temi su cui si concentrano di piŁ nelle discussioni accalorate su psicoterapia on-line sô o no. ad esempio, c'Ć Paolo Migone che parla che sostiene che, di fatto, la psicoterapia on-line non Ć altro che un'estensione, su un altro medium, di un setting comunque normale. CioĆ, la psicoterapia Ć sempre psicoterapia, indifferentemente dal mezzo usato. C'erano quelli che facevano l'analisi telefonica, anni '50-'60, e di fatto era analisi, secondo Migone.  L'effetto della parola scritta e della parola verbalizzata per lui Ć sostanzialmente simile, quindi, con un po' di adattamenti al contesto, non cambia niente. Il problema Ć questo: nel momento in cui vado a scrivere qualcosa posso sentirmi piŁ in difficoltł. Per qualcuno puś essere difficile scrivere certi tipi di problematiche, piuttosto che parlarne con qualcuno. Qualcun altro, invece, si sente piŁ rassicurato dal non dover parlare con qualcuno di fronte, puś scriverle, puś limarle, sistemarle. Il problema Ć che qui entrano in gioco delle dinamiche molto personali: il fatto che se io non ho di fronte la persona, non so chi Ć l'altro, allora come faccio ad impostare un rapporto clinico o, quanto meno, un contratto psicologico, che mi permetta di inquadrare all'interno del suo contesto la relazione che si viene a sviluppare?

 

Intervento.

Anche la forma linguistica Ć differente e questo Ć un fatto sicuro.

Risposta

Infatti, penso che una cosa che Goisis dirł Ć la differenza tra psicoterapia on-line iniziate off-line e quelle solo on-line. Per cui, uno dice: io posso iniziare una terapia, con una persona che conosco, che vedo, con cui comincio a creare un contatto psicologico, un setting di un certo tipo. Se poi la modalitł di interazione viene cambiata, perchÄ questa persona per lavoro deve andare via sei mesi, perś vuole continuare il contatto, allora Ć possibile mettersi d'accordo per sentirsi via mail a scadenze precise, perchÄ c'Ć gił un contenitore relazionale.

Invece iniziare con uno sconosciuto uno scambio di mail Ć un'altra cosa. Personalmente ritengo che sia molto piŁ pericoloso di quanto possa essere utile.

Quindi esistono una serie di servizi in cui ci sono una serie di e-mail di tutti i tipi, che si possono utilizzare.

A volte le mail sono piuttosto pesanti, perchÄ sono persone che si trovano a chiedere aiuto, magari in modo un po' disperato e quello che al massimo possono ottenere Ć una mail di tre righe in cui si dice di rivolgersi ad una persona. CioĆ, ci sono tanti problemi di dentro il counselig on-line e tra l'altro la cosa buffa Ć che tre anni fa, quando si Ć iniziato a parlare di queste cose, si facevano piŁ o meno lo stesso tipo di discorsi di adesso. Nel senso che questi problemi sono ancora irrisolti. Ci sono persone, psicoterapeuti che si fanno pagare per fare terapia on-line, in maniera assolutamente sregolata (non ci sono indicazioni: Ć una cosa assolutamente libera, se uno la vuole fare), perś ci sono stati ricerche empiriche e approfondimenti sui problemi relazionali, ma sono molto pochi. Sono ancora in fieri.

Dal '91 c'Ć il dibattito, presso il sito, della teoria dell'identitł sociale e della presenza sociale. Quelli dell'identitł sociale dicono che in internet le relazioni sono sostanziale te simili a quelle reali, perchÄ in un ambiente destrutturato noi facciamo, a maggior ragione, riferimento alle nostre regole sociali introiettate durante il periodo di socializzazione dall'infanzia in su. Quindi rispettiamo queste regole.

I teorici della presenza sociale dicono che Ć il contrario perchÄ in assenza di una persona davanti, comunicativamente, relazionalmente, noi non siamo abituati (a livello biologico noi siamo stati abituati per migliaia di anni ad avere una persona davanti), quindi i processi inibitori vengono meno, sei piŁ disinvolto, dici cose che non diresti, perś Ć anche piŁ facile l'ambiguitł, il fraintndimento della comunicazione, proiezioni molto forti, colpi di fulmine, conlitti violenti.

Il dissidio non si Ć ancora composto. Io personalmente sono piŁ dalla parte della presenza sociale. Quelli dell'identitł sociale hanno ragione, ma il problema Ć sempre che dipende dal contesto. CioĆ, in una chat tra sconosciuti la presenza sociale ha ragione, cioĆ Ć molto piŁ facile vedere proiezioni, finte identitł. In un contesto piŁ strutturato, tipo l'intranet aziendale, cioĆ la rete interna di un'azienda, dove so con chi parlo, ho delle relazioni sociali reali che si sovrappongono a quelle virtuali, la teoria dell'identitł sociale va benissimo.

 

La psicoterapia in rete si basa sui processi psicologici di internet. Ci sono una serie di processi che ormai sono stati studi abbastanza bene: per esempio, la dipendenza da internet, il disorientamento tecno spaziale, lŇeffetto buco nero╔ Sono effetti legati allŇutilizzo della rete.

Il primo Ć che, usando internet, io posso avere la sensazione che certi confini spaziali e temporali non esistano o siano estremamente ridotti. Se navigando in internet vi siete lamentati per la lentezza di un collegamento, non si considera che in quel momento il computer si sta collegando e sta scambiano una grande quantitł di dati con una cosa che si trova dallŇaltra parte dellŇoceano. Il fatto che ci lamentiamo, perchÄ stiamo attendendo troppo, perchÄ avvenga una doppia connessione transoceanica, Ć indice che abbiamo un poŇ perso lďorientamento su quali sono i tempi e gli spazi. Ormai siamo tutti abituati ad avere connessioni molto veloci, il problema Ć che questa cosa, diffondendosi, sta un poŇ producendo questo effetto di alienazione della distanza. Non cŇĆ piŁ distanza: se mando una mail ad unŇaltra persona, Ć come se dovesse arrivare subito. Solo una telefonata sarebbe piŁ veloce. Allo stesso modo, abbattendo la distanza, abbatto anche il tempo. Posso comunicare con un collega che si trova in Australia in tempo reale. Posso fargli avere, non solo una comunicazione telefonica, ma gli posso mandare il mio articolo intero, con fotografie, grafici per un suo parere, senza aspettare la posta intercontinentale, posta aerea: faccio un allegato di posta elettronica e gli arriva in cinque minuti. Tutto completo, stampabile, come se glielo avessi inviato via fax. Questo ci deve portare a pensare, perchÄ sta diventando talmente normale ridurre le distanze e il tempo che non ci si pensa piŁ e puś avere un effetto peggiore, perchÄ diventa la norma, diventa quasi banale.

Un altro effetto Ć il buco nero, causato dalle comunicazioni via internet. Io telefono ad una persona, questa risponde e parliamo. So che la comunicazione Ć arrivata. Se mando una mail e lei non risponde, non so se la mia mail Ć arrivata. In teoria so che Ć arrivata, perchÄ altrimenti di solito cŇĆ un messaggio dŇerrore. Ma ci sono dei casi in cui, in realtł, non arriva. Oppure, mentre si chatta, ci si scambia messaggi ad alta velocitł e ad un certo punto io scrivo e lŇaltra persona non risponde piŁ. E mi chiedo perchÄ. Non le Ć arrivato il messaggio, ha un problema tecnico sul computer, non mi sta piŁ parlando, Ć andata a prendere un caffĆ? Non lo so, non lo vedo. E finchÄ non mi dł un segno, non lo posso sapere. Si chiama: opacitł della comunicazione mediata da computer. E questo puś essere problematico in generale, puś essere un interessante fenomeno psicologico, perś puś avere un effetto molto particolare se io sono, per esempio, impegnato in una sessione di counseling o psicoterapia on-line. Se, per esempio, sono il paziente che manda al terapeuta una mail piena di ansie, problemi, in cui tento di esprimere vissuti molto centrali per me e il terapeuta che di solito mi rispondeva il giorno dopo, non risponde. Panico. PerchÄ? Non gli va bene quello che ho scritto, non mi vuole piŁ bene, si Ć spaventato dei contenuti aggressivi che ho espresso, se ne frega di me, magari si sta divertendo e non pensa ai miei problemi esistenziali gravissimi. Magari ha semplicemente il computer rotto, ma io non lo posso sapere. Se puś essere accettabile che non mi arrivi la risposta subito, se faccio due chiacchiere sulla cucina cinese con un amico, apre un abisso di problemi nel momento in cui tento di utilizzare lo strumento per un setting clinico. E di questo bisogna tenere conto. Non ci sono soluzioni facili. Il problema Ć che queste cose vanno rese esplicite, perchÄ se non si sa neanche che cŇĆ un problema dietro, si rischiano di fare errori clamorosi. Le primissime forme di psicoterapia selvaggia, perchÄ era tale, via internet negli Stati Uniti, nei primi anni Ň90, erano estremamente problematici, perchÄ nessuno aveva mai pensato che la mancata risposta in tempo reale potesse causare un problema di questo tipo. Nessuno ci arrivava, anche perchÄ era una forma di comunicazione nuovissima. Perś gli effetti sono stati molto negativi.

Ogni tanto in base ai nuovi servizi, al nuovo modo di usare i vecchi servizi di internet emergono dei problemi a cui magari nessuno aveva pensato. Perś, essendo una cosa cosô nuova e delicata, Ć necessario essere molto consapevoli delle possibili conseguenze, non solo per noi, ma anche per altre persone.

La persona che interagisce via computer con un ruolo professionale deve essere consapevole della presenza di questi fenomeni.

 

AllŇinterno di questi ambienti un poŇ destrutturati Ć facile la proiezione: un ambiente cosô ridotto, cosô scarno implica, de facto, il ricorso ad una proiezione massiccia. Nel senso che dato che non so con chi interagisco, chi mi trovo davanti (in una chat o anche in uno scambio di mail) necessariamente proietterś in questo vuoto destrutturato che mi si para davanti, tutti i miei contenuti, i miei atteggiamenti, le mie attribuzioni.

 

 

Credo che sentirete parlare molto da qui in poi di www.humanmarkat.org, che dovrebbe essere la soluzione a tutti questi problemi. Le pagine internet sono costruite con l'html, che Ć il linguaggio che permette di organizzare, graficamente, la pagina. L'estensione dell'html si chiama xml, una sorta di super html, che dovrebbe affermarsi in futuro. Una sotto parte di questa futura estensione si chiama human ?, cioĆ il tentativo di marcaggio umano delle interazioni. In teoria, dovrebbe essere "un gruppo di moduli che strutturano e contestualizzano caratteristiche umane, fisiche, culturali, sociali, emotive, psicologiche". CioĆ, dovrebbero essere una serie di indici che permettono di veicolare l'emotivitł della persona che scrive su internet. Al di lł della semplice faccina, sorridente, questo dovrebbe proprio dare un'idea del tipo di cultura di provenienza della persona, del tipo di atteggiamenti che ha, delle sue emozioni.

 

Intervento.

Ma sulla base di cosa?

 

Sulla base di una serie di classificazioni che sono in corso proprio adesso (i lavori sono in corso in questi mesi, con grossi problemi, perchÄ la cosa Ć molto difficile). Stanno suddividendo le culture umane, proprio categorizzandole e in base a queste categorie dare dei segni di appartenenza alla singola cultura. Il tipo di emozione: prendendo le emozioni di base della ricerca sperimentale, veicolando anche un indice quantitativo. Il problema Ć che alla fine si rischiano di avere delle comunicazioni che hanno accanto un "happy 245/1000", che non Ć che mi comunichi molto piŁ del sorriso o della faccia triste. O il fatto che la persona venga da una cultura cinese, per esempio, lo posso inferire da altri aspetti. Questo aspetto Ć in corso di sviluppo e questa passione sta esplodendo tra quelli che stanno sviluppando l'xml. Di fatto, viene descritto come una cosa molto utile per la psicoterapia on-line. Effettivamente un sistema che mi permette di sentire l'emotivitł dell'altro o di comprenderla meglio sarebbe la risoluzione di tutti i problemi di cui stiamo parlando. Perś il problema Ć come. Quindi Ć una cosa che ancora Ć un po' in sospeso. Da questo punto di vista, la prospettiva futura, che vi anticipo anche se intristirł tutti quanti, Ć quella delle terapie via cellulare. Ú l'estensione della psicoterapia, delle varie forme di counseling, tramite il telefono cellulare. Lo stanno usando dei terapeuti comportamentisti, per esempio per problemi di abituazione ad uno stimolo. Per esempio, la classica fobia: all'inizio il terapeuta accompagna fisicamente la persona, aiutandola a sostenere l'impatto emotivo della situazione, poi, in teoria, la persona dovrebbe imparare da sola. Allora, in alcuni casi, alcuni terapeuti hanno provato, dopo le prime volte il cui accompagnavano il paziente, a farlo andare da solo, perś facendogli portare il cellulare: se ha problemi puś sentire il terapeuta. Il paziente rimane lô da solo, ma almeno sente la voce, quindi la presenza dell'altro. Da un lato puś essere utile, dall'altro perś bisogna stare attenti. L'hanno usato con un certo successo con persone che hanno avuto incidenti stradali: continui a guidare, ma con il cellulare (ovviamente con l'auricolare, se non rifai l'incidente) e se proprio non ce la fa a guidare, parla con il terapeuta.

 

Intervento.

Dove Ć nato? Negli Stati Uniti?

Risposta

Stati Uniti e Irlanda.

Questo settore, che Ć appena nato, si sta gił sviluppando ulteriormente, prima ancora di essersi sviluppato realmente, con l'integrazione di cellulari con computer palmari (umts). Praticamente, un apparato comunicativo, grande come un cellulare, con uno schermo pieno, a colori, con cui con una velocitł di 2 megabit al secondo, quindi circa 500 volte di un gsm normale, posso stare in video conferenza, vedere interni film con immagine ben nitida. Qualcuno ha gił detto che si potrł fare lo psicoterapeuta portatile: sto male, chiamo il mio terapeuta e parlo. Si crea una situazione per cui non solo posso contattarlo, come adesso con il cellulare, ma succederł che avrś la presenza del mio terapeuta con me. Ma il setting come viene costruito in questa situazione? Che tipo di distorsione relazionale puś avvenire? Per esempio, pensate ai cellulari. Tutti avrete qualche messaggino registrato di qualche amico o parente, persone care. Ú un modo per portarsi con sÄ l'altro. Io lavoro alla Tim e lavorando in assistenza clienti sento molte richieste strane. Due anni fa Ć venuto fuori un caso incredibile: in quel periodo avevamo resettato tutte le segreterie telefoniche, per cui tutti i messaggi registrati dalle persone erano stati tolti e tutti dovevano registrarlo di nuovo. Telefona un signore, triste, molto depresso e dice di volere il suo vecchio messaggio. Gli spieghiamo che non Ć possibile, perchÄ sono stati cancellati e non si puś fare niente. Dice di averne bisogno, perchÄ la moglie Ć morta pochi mesi prima, aveva registrato lei il messaggio in segreteria e cosô lui puś portare la sua voce e la sua presenza con sÄ e quando sta male, risentire la voce. Quando l'abbiamo sentita, siamo rimasti inchiodati. Sembrava che non fosse possibile fare niente, ma poi fortunatamente De Benedetti ha saputo questa storia e sono riusciti a recuperare i CD vecchi, ormai pronti per andare al macero, dove c'erano registrate le segreterie e gliel'hanno ridata.

Ú indicativo del fatto che il cellulare diventa un segno di presenza: io non sono mai da solo, sono permanentemente connesso agli altri. Soprattutto adesso che verranno i gprs, queste nuove tecnologie, non ci sarł mai il cellulare spento: il cellulare sarł sempre acceso e connesso in rete, si sarł sempre interni ad una rete comunicante. Psicologicamente Ć molto forte. A questo punto, io mi porto gił la presenza degli altri in giro, ma mi porto il terapeuta in tasca, letteralmente. Con la possibilitł che il confine tra me e il terapeuta, comunque importante all'interno del setting e del contratto, vada un po' a ridursi.

 

Intervento.

Allora Ć vero che il terapeuta puś mettere dei limiti e ci sono dei momenti in cui non puś essere chiamato. Come succede anche oggi con l'uso del telefono.

Risposta

Certamente. Perś, per esempio, io posso registrare la conversazione con il terapeuta e quando sto male lo guardo. Ma se faccio questo, vengono fuori altre dinamiche che noi non conosciamo e non sappiamo gestire.

 

Intervento.

Ma ogni nuova tecnologia porta nuovi problemi che vanno studiati.

Risposta

Il problema Ć che lo psicologo, in media, non ha molta attitudine per gli strumenti informatici, quindi spesso non si pone il problema. Spesso si trova davanti clienti che ne sanno piŁ di lui, gestiscono in maniera molto piŁ efficace gli strumenti informatici di quanto sia in grado di farlo lui. Questo crea una disparitł notevole e quindi difficoltł del clinico rispetto al cliente. Diventa piŁ manipolabile, se non ha una preparazione di base. E, a maggior ragione, ed Ć questa un po' la cosa a cui volevo arrivare, che Ć una cosa che puś sembrare tecnica, ma in realtł diventerł centrale, se il clinico non ha una competenza informatica di base rischia gravi danni ai suoi clienti anche in maniera indiretta. Per esempio, qualcuno avrł sicuramente delle cartelle cliniche sul computer.

 

Intervento.

Anche sulla mailing list c'era recentemente un programma di utilizzo╔ era medico, prevalentemente.

Risposta

Esatto, per fare il database. Ad esempio, il mio medico di base ha un programma medico, con le cartelle cliniche complete, con tutte le analisi fatte, i farmaci dati. Ed Ć lo stesso computer che usa per navigare in internet.

Il problema della sicurezza informatica per gli psicologi Ć assolutamente centrale, perchÄ, avendo il vostro indirizzo e-mail, posso prendere le vostre cartelle cliniche in almeno il 50% dei casi. Questo Ć fattibile, anche per un ragazzino di 16 anni, che usa un programma scaricato dalla rete. Sono i cosiddetti "troiani", cavalli di Troia, cioĆ Ć il problema degli hackers. Un hacker ha un'estrema facilitł del procurarsi del materiale riservato. Se il clinico tiene dei dati sensibili, ha anche il problema che deve garantirne la sicurezza, perchÄ Ć assurdo che io tenga le cartelle cartacee in un armadio chiuso a chiave e poi navigo su internet, senza protezione. PerchÄ Ć veramente facilissimo inserire un troiano in un computer. Un troiano Ć praticamente un piccolissimo programma, costruito per essere invisibile, che non si noti, che si installa anche semplicemente inviando una mail ad una persona. Io mando una mail, tu la apri, magari non hai l'antivirus, quindi non riconosci che hai ricevuto un file virato con un troiano e il troiano viene installato sul tuo computer. Da quel momento in poi, ogni volta che ti colleghi in internet, io posso accedere ai contenuti del tuo disco fisso senza problemi, senza che tu te ne accorga.

 

Il floppy Ć piŁ protetto, vero?

Risposta

Vero. Il problema Ć se durante le lavorazioni il computer si fa una copia temporanea. A quel punto, sono problemi.

 

E criptando?

Risposta

Esatto. Arriviamo a questo. Un'ulteriore difficoltł Ć che i virus sono una costante. E a maggior ragione, sembra che nell'ultimo anno o due, negli Stati Uniti, sia iniziata una cosa di questo tipo dolosa. CioĆ, l'hackers Ć il ragazzino che si diverte a prendere il computer a caso, difficilmente andrł a scegliersi apposta il nostro computer. Ma se io sono il marito in via di divorzio di una donna che va da quel terapeuta e so che magari gli sta dicendo delle cose che potrei usare per il divorzio, per ottenere qualcosa, a questo punto, se ho un minimo di competenza e la voglio fare sporca, tento di entrare nel computer del clinico, sperando di trovare delle cartelle cliniche con dati pesanti e utili. I genitori che discutono per l'affidamento del figlio, che magari tentano di avere i dati del clinico, per capire il consulente che orientamento sta prendendo. Le possibilitł sono infinite. Il datore di lavoro, che ha il manager in analisi da tre anni e ha paura che abbia dei problemi gravi e ha paura, vuole controllare.

 

Intervento.

Se ho un computer non collegato con l'e-mail e lo tengo isolato╔

Risposta

Con i computer isolati non ci sono problemi.

Come ci si difende? Se si deve usare un computer per le due cose, comunque non Ć tutto a rischio. Esistono dei software, oltre agli antivirus, che permettono di permettere il virus in entrata o di riconoscerlo una volta che si Ć installato e che vanno aggiornati continuamente, che si chiamano firewall, le porte taglia fuoco. Un computer, quando si connette ad Internet si connette tramite delle porte informatiche attraverso cui possono passare i dati. Un firewall non Ć altro un programma che io metto e che chiude tutte le porte. Per cui si qualcuno tenta di entrare, sbatte contro la porta chiusa. A maggiore ragione, se ho gił il troiano dentro, che da centro manda fuori i dati, il firewall fa la stessa cosa: blocca dentro. Quindi, per la persona che ha dei dati sensibili Ć un obbligo assoluto.

In media, quando installata un firewall, il piŁ semplice si chiama Zona ? ed Ć gratuito, facilissimo da installare e lo si scarica dal sito www.zonelabs.com. Questo bloccherł tutti flussi in entrata e in uscita non autorizzati. Se c'Ć un flusso di dati sospetti, aprirł la scritta "questo programma sta tentando di andare fuori. Lo vuoi permettere"? Se Ć internet explorer, ovviamente sô, se Ć un programma che non sapevate neanche di avere, allora probabilmente potrebbe essere un troiano e quindi lo bloccate. Idem, se alcuni programmi iniziano a fare cose strane, tipo cancellare il disco fisso, alcuni programmi di sicurezza ti avvertono: "questo programma sta tentando di farlo. Lo autorizzi o no"? ovviamente se si tratta del disco fisso. A volte il modem chiama silenziosamente. Se io avessi un virus nel computer, farebbe collegare questo modem a un telefono, a un 166, in Australia, a pagamento. Ú raro, ma Ć possibile. Il firewall blocca attivitł di questo tipo. Una cosa che puś capitarvi, se scaricate programmi gratuiti dalla rete Ć che alcuni hanno questo trucco: noi vi diamo il programma gratis, ma dovete scaricare anche questo programma, ma non viene spiegato a cosa serva. Lo si scarica e quel programma serve per fare queste chiamate intercontinentali, da cui le persone tirano fuori i soldi. Te la presentano come una cosa gratuita, ma Ć a pagamento. Molti amanti dei siti a luci rosse lo hanno scoperto, perchÄ capita spesso. Norton internet security integra sia un antivirus, sia un firewall. Ú eccellente, il migliore, insieme McAffee. Il consiglio che posso dare Ć zonalarm, perchÄ Ć gratuito.

Un'ulteriore modalitł di sicurezza, che probabilmente verrł richiesta proprio per obblighi di legge, Ć usare un programma di criptografia. Ú possibile usarla in due situazioni. Se io ho dati pesanti e ho paura che anche con il firewall qualcuno possa entrare. Ad esempio, se ho un'informazione sicura che una persona sta tentando di entrare attivamente nel mio computer, proprio perchÄ sa che ho dei dati importanti, potrebbe essere molto consigliabile utilizzare un software di criptografia sui files che mi interessano. il funzionamento di un software di criptografia Ć molto semplice e permette di cifrare i nostri dati. Si scarica un programma, si scarica il file che si vuole criptare, inserisci la password e i bit di questo file vengono scomposti e ricomposti, in modo da creare una serie di lettere casuali, che non possono essere lette. Ú possibile rompere una protezione criptografica: un computer puś provare tantissime combinazioni, fino a che non trova quella giusta. Perś con un algoritmo, quindi con un programma abbastanza potente, il numero di anni necessario per rompere anche un messaggio breve diventa assurdo. si dice che per il software, il pgp, che Ć il piŁ diffuso, che adesso Ć sotto l'occhio del ciclone dopo gli attentati negli Stati Uniti, perchÄ sembra che i terroristi lo abbiano utilizzato per scambiarsi i dati in maniera non intercettabile, se usato alla sua massima potenza, cioĆ una codifica a 4096 bit, un milione di computer, che fanno un milione di operazioni al secondo ciascuno impiegherebbero 15 volte l'etł dell'universo per decifrare una lettera di una pagina. Ú gratuito e si scarica in www.pgpi.org. si va su download e si scarica. Si possono scegliere varie versioni, varie lingue, i manuali, quali tipi di computer.

Ovviamente garantisce una sicurezza estrema: le stesse CIA, FBI vogliono aumentare i controlli su Internet, ma in realtł quello che vogliono fare Ć inserire delle porte di entrata per le forze dell'ordine all'interno dei programmi di criptografia, in modo che se hanno bisogno possono aprire le mail criptate o i messaggi criptografati. Infatti, Ć la lotta sulla tutela sulla privacy. Il funzionamento di questi tipi di programmi Ć elementare ed Ć molto consigliato, perchÄ se ho una cartella clinica o una corrispondenza privata, Ć sufficiente che io faccia una crittografia, per cui anche se un attaccante dall'esterno riesce ad entrare nel mio computer e si scarica i miei files, si trova una serie di lettere casuali che non lo portano da nessuna parte. Anche sa ha un computer molto potente non puś fare niente. Solo io, che so qual Ć la password, posso leggermi i testi. Se io devo fare una sessione di lavoro, apro il mio file crittografato con la mia password, lo scrivo, salvo il lavoro, lo ricripto e poi mi attacco a internet senza problemi. Va fatta la crittografia su ogni file.

C'Ć anche un programma molto piŁ semplice, che si chiama cript-test (www.pcug.org.au/~njpayne), che Ć un programma fantastico, che potrei consigliare. Ú un po' diverso e piŁ semplice di pgpi. In pratica, un programma di crittografia si puś usare solo per criptografare i dati su disco fisso; altri programmi, tra cui il pgpi, possono servire per crittografare anche le e-mail che mando e che ricevo. Questo significa che se devo fare terapia on-line, ovviamente userś la crittografia delle mail, dovrś spiegare al cliente come usare e in base a questo posso scambiare delle mail, anche con contenuti molto riservati, senza rischio che siano intercettate.

 

Intervento.

Poniamo che io abbia due pazienti, ai quali spiego come fare a crittografare, uno puś entrare nella posta dell'altro?

Risposta

Assolutamente.

 

Intervento.

CioĆ la crittografia Ć riservata a quel file lô. CioĆ, posso scegliere╔

Risposta

Il programma Ć uno, perś la password sarł diversa. Ognuno avrł la sua chiave, si dice cosô, per leggere.

 

Intervento.

Per criptare i CD, invece? PerchÄ se io scarico dei dati su CD e non voglio che qualcuno entri?
Risposta

Devi usare un CD RD, quelli scrivibili piŁ volte e devi criptografare i files che ci vuoi mettere dentro. E quando vuoi leggere, li apri e decripti.

Allora, quando cripto, il computer fa una serie di operazioni matematiche per cui Ć non rintracciabile. Quando cerco di aprirlo, prima mi chiede con cosa devo aprirlo, perchÄ non lo riconosce piŁ, Ć un elenco di dati che non sono piŁ riconosciuto. Se dico di aprirlo con un normale programma per leggere i testi, vedo una serie casuale di lettere. Posso tentare di decriptarlo: vado su "decodifica" e lui mi chiede la password. Se la metto sbagliata, non si apre. Se ho quella corretta, ritorna leggibile.

Non c'Ć il rischio che si blocchi, ma se il file viene danneggiato non Ć piŁ decriptabile. Il danneggiamento puś venire da un virus, da problemi del disco fisso. Infatti Ć sempre meglio avere due copie di dati criptati, una separata dall'altra.

Posso anche crittografare piŁ files insieme.

Da un lato siamo un po' nella paranoia, ma dall'altro no, perchÄ Ć iniziato veramente ad accadere questo cose.

Un vantaggio ulteriore, a livello di psicoterapia on-line o del lavoro di uno psicologo, Ć che chi mi dice che manda la mail, se io ho questo scambio di mail regolare, sia veramente il mio paziente? Chi assicura al paziente, che risponda il terapeuta e non la donna delle pulizie? Il fatto Ć che nei programmi tipo pgpi esiste una chiave di hash, che permette di fare sô che quella cripotgrafia, quella password sia tua e solo tua. E nessuno puś simulare che sia tua, perchÄ viene generata tramite un algoritmo matematico complicatissimo, che riuscire a decodificare sarebbe come decodificare un testo. E quindi se tu accedi con la tua password puoi essere stato solo tu. Questo garantisce che sei tu e inoltre funziona solo se il testo non Ć danneggiato. Questo Ć un'ulteriore garanzia del lavoro psicologico in rete, perchÄ potrebbe essere che sono io che mando la mail, so che la riceve la persona giusta, perś nel computer in mezzo l'hacker intercetta la comunicazione, la modifica e la rispedisce. Quindi io la ricevo, penso che me l'abbia mandata lui e lui mi assicura che mi abbia mandato una mail. Ma il testo Ć diverso da quello mandato in origine. Come faccio a saperlo ,se non ho la persona di fronte? La chiave di hash fa questo: se viene modificato anche solo un bit di tutto il testo, quindi una sola lettera, non riesce a decodificarlo e ti avverte. A questo punto posso telefonare e chiedere. Questo permette di evitare problemi.

In sintesi, secondo me se usate lo stesso computer per internet e per i dati clinici Ć assolutamente necessario che usiate un firewall, un antivirus e un programma di criptografia per proteggere i dati. Soprattutto i primi due. L'antivirus riduce i rischi alla radice, perchÄ impedisce che un troiano venga installato nel mio computer. Il firewall riduce i rischi di intrusioni o che possano andare fuori. La criptografia Ć l'ultima risorsa. Sono sicuro chela transizione Ć stata tra me e l'altro e non c'Ć stata modifica.

Il problema Ć sempre lo stesso: lo psicologo inizia ad avvicinarsi ad internet con un po' di difficoltł, poi ci sono queste cose che all'inizio spaventano un po', a maggior ragione non le faccio. Se fuori c'Ć gente un po' piŁ furba, questo puś creare parecchi danni.

Un'altra cosa: se ho dei files temporanei non criptati posso avere dei problemi. Se cancello un file dal computer, nn Ć cancellato veramente, ma rimane sullo scrivibile lo spazio: cioĆ, quando io cancello, dico al computer di scriverci pure sopra. Ma in realtł i dati sono ancora dentro. Con appositi programmi Ć possibile recuperarli subito. Esistono dei programmi, in pgpi ne Ć compreso uno come bonus omaggio, che si chiama wipe, che, quando dico di cancellare qualcosa, prendono e riscrivono decine di volte in modo da cancellare fisicamente i dati dal computer. Per cui anche con un programma apposito non ci si fa piŁ niente.

Bisogna stare attenti, perchÄ, per esempio, c'Ć un programma (crapt.it), che fino ad un mese fa era gratuitamente scaricabile da internet, che spara password velocemente, fino a trovare quella giusta ed entra dove vuole. Ú facile: anche un ragazzino di 16 anni lo scarica e lo usa. Non serve il pirata informatico dei film.

Per adesso molti di questi rischi sono potenziali. Iniziano adesso. Questo vuole dire che bisogna cominciare a pensarci e starci attenti. Nella maggior parte dei casi, con un antivirus normale e un firewall si riducono il 90% dei rischi. Divento un obiettivo molto difficile da raggiungere. Un consiglio che do: se usate Windows dovete fare ogni tanto il Windows update, cioĆ soprattutto per chi ha vecchie versioni di Windows, ci sono dei buchi di sicurezza, che sono utilizzabili come porte di servizio per entrare nel computer. Facendo l'upadate vengono scaricati in automatico i programmi che la Microsoft ha messo a disposizione per ridurre questi rischi. Ú l'update del sistema operativo, perchÄ io posso avere un potente antivirus, ma se ho una porta che l'antivirus non sa nemmeno che esista, perchÄ i progettisti si sono dimenticati, allora rimane il problema. Si trova sul sito della Microsoft.

 

Intervento.

Anche la societł di psicologia clinica ha un sito e adesso sarł abbellito e rimesso a posto. www.psyclin.it. per ora Ć brutto, ma diventerł piŁ bello.

Risposta

Per gli psicologi ci sarł lavoro nei prossimi anni per la progettazione di interfacce Web, perchÄ ci sono studi sulle modalitł con cui una persona percepisce e ragione su una pagina Web. Se voglio un'informazione, dove la posso cercare? Allora, guardo il tipo di elenchi disponibile e cerco quello piŁ affine al tipo di contenuti che ho in mente. Allora ci sono una serie di studi che tentano di migliorare le pagine, in modo che siamo molto piŁ facili da usare rispetto ad altre. per esempio, abbiamo visto il sito di Psychomedia che Ć confusi, ci sono tante cose. Il sito di Bologna Ć piŁ organizzato. Uno dei futuri sbocchi della psicologia Ć della psicologia in internet non solo a livello relazionale, ma anche a livello cognitivo e percettivo per la progettazione delle interfacce.

 

 

Da questo punto di vista, per chiudere il discorso sulle potenzialitł di utilizzo, su internet si possono usare tantissime risorse a livello informativo: cŇĆ unŇalta densitł informativa ad alta qualitł. Ci sono inoltre enormi occasioni di interscambio con persone che magari non avremmo mai conosciuto. Il problema per gli psicologi Ć un altro: cioĆ, il problema della risorsa psicologica via internet e dellŇutilizzo, che si avvia a diventare professionale. Internet presenta tantissime opportunitł, tantissimi punti di domanda sulle distorsioni che la comunicazione puś avere, che Ć particolarmente forte per gli psicologi.