Mercoled“ 21 giugno 2000

 

 

FRANCO BORGOGNO

Trauma: evoluzione storica del concetto clinico

 

Parlare del trauma in psicoanalisi  parlare di Ferenczi perchŽ credo non vi sia nulla di interessante e di profondo al riguardo scritto dopo di lui. Il problema  che le persone che hanno parlato del trauma dopo di lui, hanno parlato del suo pensiero, la pi parte senza citarlo, perchŽ citarlo creava per loro un problema di appartenenza alla societˆ psicoanalitica, oppure hanno parlato di lui non sapendo che le cose che avevano letto e di cui avevano sentito parlare derivavano da lui. PerchŽ  successo questo? EĠ successo questo perchŽ nel 1932 Fer. decide di presentare a Wiesbaden  ad un Congresso Internazionale di Psicoanalisi un lavoro dal tema ÔLa confusione delle lingue tra gli adulti e il bambinoĠ. Questo lavoro  un lavoro che in qualche modo ha impressionato Freud e lĠha lasciato per certi versi sconcertato. Sconcertato perchŽ agli occhi di Freud  parso rigettare tutto il percorso che Freud aveva fatto, cio sembrava  rigettare la teoria della fantasia inconscia che lui aveva privilegiato rispetto alla prima teoria psicoanalitica, che era la teoria traumatica della seduzione. In realtˆ Fer. non ritornava al primo Freud, andava ben avanti rispetto a quanto Freud a quel tempo diceva. Ma al momento in cui la lesse a Freud, forse anche grazie allĠinsieme, allĠintreccio di pettegolezzi ed ad un terzo presente al momento stesso in cui la lesse di fronte a Freud, a Freud risuon˜ come se Fer. di colpo rinnegasse il percorso di Freud e ritornasse al punto di partenza di Freud, che Freud aveva rinnegato addirittura fondando la psicoanalisi su questo rinnegamento.

PerchŽ lĠabiura della teoria traumatica viene presentata nella storia idealizzata e agiografica della psicoanalisi come uno dei momenti in cui la psicoanalisi parte. In realtˆ non  cos“. Ma questa  la storia pi accreditata di presentare le vicende che hanno portato a questa grossa costruzione teorica e clinica che  la psicoanalisi. Dir˜ dopo perchŽ questo scritto di Fer. presentato nel 1932 non  affatto un ritorno al primo Freud. Di fatto questo parere di Freud in quel momento ha segnato un poĠ il destino di questo lavoro. Lo scritto fu presentato a Wiesbaden, ottenne un caloroso consenso da parte del pubblico, che si espresse nel senso di sentire finalmente qualcosa di diverso e molto vicino alla propria esperienza personale e alla propria pratica privata. Per˜ i vecchi amici dellĠanello, del comitato segreto che in qualche modo vigilava sul pensiero di Freud, erano molto contrari rispetto alla particolare sensibilitˆ di Fer. e alla particolare sua intelligenza e brillantezza critica.

Dovete sapere che non cĠ nessun autore che ha avuto il rapporto che Fer ha avuto con Freud e che Freud ha avuto con Fer.; nessun carteggio di lettere che  cos“ profondo e che  realmente un dialogo psicoanalitico. EĠ stato appena pubblicato (in tedesco) il 3Ħ volume, spero Cortina pubblicherˆ anche  il 3Ħ volume, anche se Cortina dice che Fer. gli costa troppo fare questa traduzione in contemporanea dal tedesco e dallĠungherese con alcune visioni anche di testi inglesi, per cui  reticente a finire la pubblicazione dellĠopera di Fer. e probabilmente  anche reticente a prolungare lĠopera del carteggio. Ho appena recentemente introdotto per la Bollati Boringhieri il carteggio con Jones che sono pi di 700 lettere, non  niente di comparabile ai 3 volumi di lettere di Freud. Il carteggio con Jones  un carteggio burocratico, di una persona che  un burocrate dellĠistituzione , una persona piena di competitivitˆ e anche, bench intelligente, di una certa ristrettezza mentale. Il carteggio con Abraham, che  stato censurato, ma ora lo stanno completando ed uscirˆ con il titolo precedente ÒA psychoanalitic dialogueÓ, ma non ha niente del dialogo psicoanalitico.

Per chi invece ha voglia di leggere il carteggio con Fer., vede immediatamente un carteggio che  profondamente psicoanalitico perchŽ i due autori, parlandosi anche degli avvenimenti del giorno, oltre che di fatti pi privati, dei propri sogni, delle proprie ideazioni, dei propri interessi scientifici e psicoanalitici, costantemente fanno un lavoro di profonditˆ nello scrutare lĠuno lĠanima dellĠaltro. Poi Fer. in qualche modo  stato uno dei pochi personaggi del comitato segreto, lĠunico che ha avuto la fortuna di fare lĠanalisi con Freud. Non so, non credo fosse una reale fortuna dal punto di vista psicoanalitico, perchŽ lĠanalisi che faceva allora Freud durava 1 settimana, massimo 15 giorni; le tranches di analisi che ha fatto Fer. con Freud sono 3 tranches di analisi che durano ciascuna da una settimana a 15 giorni. Una e mezzo di queste viene anche fatta a cavallo.

C' per˜ tutta un'idealizzazione di questa analisi e anche una interpretazione un po' pazza di che cosa  successo nell'analisi, tipo il problema che in qualche modo Freud non avrebbe interpretato il trasfert negativo nell'analisi con Fer., ma che se gli analisti prima di pronunciarsi si fermassero un momento e avessero realmente un pensiero, si vergognerebbero di affermare che Freud non ha interpretato il trasfert negativo.

Interpretare il transfert negativo, a parte che allora lo si poteva anche vedere, implica una analisi molto lunga, una situazione di molte sedute alla settimana, per molto tempo, ci dev'essere una situazione fisica e affettiva per poter parlare di quell'argomento.

Dire qui che nella loro brevissima analisi, in parte fatta a cavallo, Freud non avesse colto il transfert negativo di Fer.  dire una panzana teorica. 

Non corrisponde neanche alla profonditˆ di problematiche e di pensiero che portava Fer, perchŽ Fer  - direi, se dovessi scrivere, lo scriver˜ primo poi un libro sul suo pensiero - credo sia uno degli analisti che ha avuto pi profonditˆ ad esplorare quello che  la fenomenologia apparentemente distruttiva. Certamente non dˆ la spiegazione di questa fenomenologia distruttiva, etero e autodistruttiva, che ne danno i Kleiniani, o che ne danno alcuni psicoanalisti americani, che in qualche modo vedono l'aggressivitˆ della distruttivitˆ come un comportamento pulsionale. 

Per Fer. il comportamento distruttivo, sia etero che autodistruttivo,  una risposta ad un ambiente mentale deficitario, quindi  una risposta a determinate caratteristiche... e ad un'atmosfera che domina all'interno di una famiglia. Una teoria che a quel tempo sicuramente era desueta e che ancora oggi in psicoanalisi, ma non solo in psicoanalisi, in psicologia continua a essere desueta, perchŽ a tutt'oggi l'ambiente considerato come insieme di caratteristiche mentali affettive  poco studiato in psicoanalisi anche se quando, ad esempio, fin dalle prime elezioni agli studenti, diciamo che la psicoanalisi  essenzialmente transfert e controtransfert, questo  transfert e controtransfert, che viene ritenuto il perno principale della teoria psicoanalitica, molte volte viene perso poi quando il discorso si fa teorico.

Le idee di Fer. invece fin dall'inizio erano estremamente attente alla relazione, alla relazione che intercorreva fra i genitori, il papˆ e la mamma, e il bambino, e per relazione lui intendeva soprattutto che tipo di ascolto i genitori davano al bambino e che tipo di messaggi i genitori utilizzavano per comunicare con il bambino. Non aveva soltanto in mente Fer una comunicazione a livello linguistico, aveva una concezione molto moderna del linguaggio, una concezione vicina a quella di Bateson, della pragmatica della comunicazione umana, in quanto secondo lui qualunque messaggio linguistico trasmesso a parole veicolava un altro messaggio che lui definiva ipnotico e questo messaggio ipnotico poteva avere caratteristiche maggiormente materne se si avvaleva ad esempio di strumenti come la fascinazione o come la seduzione, anche in senso positivo, si avvaleva invece di strumenti paterni, funzioni paterne, se si avvaleva di strumenti intimidatori intimanti. Ma sempre nella comunicazione all'altro noi facciamo una comunicazione affettiva, prescriviamo qualcosa che uno pu˜ fare o non pu˜ fare, qualcosa che ci  gradito o non ci  gradito. In pratica per Fer fin dall'inizio, l'anonimato dell'analista non era un concetto possibile, e cos“ l'astinenza analitica. E neppure la psicoanalisi, cos“ come  la voleva fondata Freud, come differente dalle pratiche suggestive psicoterapiche del tempo, non risultava essere quella che pensava Freud. Freud riteneva che la psicoanalisi avesse una marcia in pi, perchŽ non sia accontentava soltanto di determinare delle trasformazioni, ma voleva capire l'origine di queste trasformazioni. Fer. pensava che questa era la psicoanalisi, ma che l'analista comunque veicolava dei messaggi che erano di tipo suggestivo, anche se egli diceva nella teoria che praticava in qualche modo libero da preconcetti e con una attrezzatura che gli permettevano di prescindere dalla propria soggettivitˆ. Per lui invece la comprensione nasceva dalla soggettivitˆ dell'analista e queste erano differenza sostanziali. Dico cos“, delle idee un p— generali, ma ritorniamo un momento a confusione delle lingue. 

Quali erano i concetti che in qualche modo impressionarono Freud? che Fer. sosteneva che in qualche modo il problema della crescita poteva essere, quando questa crescita aveva uno sviluppo distorto, una sorta di confusione fra il linguaggio che  del bambino e il linguaggio dell'adulto. Il linguaggio del bambino per lui era quello della tenerezza; il linguaggio dell'adulto era quello della sessualitˆ. Per sessualitˆ non intendeva soltanto l'erotismo, ma quella passionalitˆ che pu˜ essere non modulata e non appropriata, presente nel genitore. Pu˜ essere una passionalitˆ in qualche modo inficiata da componenti sessuali, ma pu˜ essere una passionalitˆ inficiata da una aggressivitˆ non modulata da parte del genitore.

Molti hanno inteso che questo fosse qualcosa di simile a quello che i Kleiniani, soprattutto  Money-Kyrle, hanno iniziato a dire, che  il problema del fraintendimento. Io non penso affatto che si tratti solamente di un fraintendimento. Il problema del fraintendimento  il problema di una comunicazione non capita. Non capendo le comunicazioni ovviamente si genera qualche tipo di ingorgo e di conflitto fra le due persone che comunicano tra di loro. Fer. aveva in mente un altro concetto, che  il concetto di misconoscimento. Il misconoscimento  qualcosa che appartiene al diniego, ad un diniego della realtˆ. Un diniego della realtˆ di un comportamento che avvenuto  un diniego della percezione di una persona della realtˆ. Il problema del trauma per lui non era tanto l'entitˆ dell'azione subita, era che il problema del diniego. Il dolore e la sofferenza e gli esiti catastrofici di un trauma non consistono tanto nelle azioni che il bambino o la bambina subiscono, ma consiste nel diniego e nel misconoscimento che accompagna il trauma in tutte le situazioni. Chi abusa, chi attacca il bambino o la bambina in un modo distruttivo dice che non  successo niente. Non fa solo questo, ma dice anche che il bambino che vorrebbe denunciare l'accaduto, parlare dell'accaduto, ha percepito male. Quindi usa delle tecniche per annullare la percezione della realtˆ, e la realtˆ avvenuta. E' questo diniego che crea una sofferenza indescrivibile nella persona e che la porta a rinunciare ulteriormente alla propria soggettivitˆ. Quando un genitore, o in qualche modo chi si prende cura di un bambino, di un adolescente, abusa di lui, o in modo violento o in modo sessuale, in qualche modo espropria il bambino e l'adolescente di lui stesso, usa un'altra persona in un modo inappropriato. Ma non solo toglie la soggettivitˆ dell'individuo in questo modo. Gli toglie la soggettivitˆ al momento in cui intima alla persona di non poter parlare di quello che  accaduto e di fargli capire che matto, che  cattivo se parla di quello che  accaduto. Questo ha una immediata rilevanza clinica, perchŽ giustamente l'altro giorno una candidata in supervisione mi parlava di come si cerchi di fare un'esplorazione, un'indagine presso i bambini e gli adolescenti rispetto all'accaduto. Bisogna cambiare questo costume, perchŽ i bambini e gli adolescenti hanno molta difficoltˆ a parlare di quello che  accaduto. Sono gli adulti, come diceva Fer., che devono avere nella propria mente che fra le varie possibilitˆ di vita s“ pu˜ anche aver avuto un genitore in preda ad un dolore cos“ impensabile per lui e cos“ incontenibile, che ha compiuto atti di abuso nei confronti di un minore. Ma  il terapeuta o il giudice che deve avere questo in mente e trovare il modo di verificare questo. Prendere la strada di volere che sia il bambino o l'adolescente a parlare di questi fatti e fare un'indagine a questo livello, pu˜ diventare un enorme sofferenza per il bambino o per l'adolescente che sono stati abusati. PerchŽ il bambino o l'adolescente che sono stati abusati di non hanno soltanto subito un oltraggio alla loro soggettivitˆ. Hanno avuto un'intimazione affinchŽ il ragazzo o la ragazza rinunciassero alla soggettivitˆ e quindi prima che l'adolescente o il bambino possano parlare di quello che loro hanno subito, devono in qualche modo avere instaurato una relazione abbastanza profonda e sufficiente perchŽ il bambino e l'adolescente si siano riappropriati di una soggettivitˆ.

Questo  il punto pi importante che Fer. descriveva in questo lavoro. Ma non era soltanto questo il punto per cui Freud in quel momento si sent“ cos“ offeso. C'erano degli altri fatti, che Freud voleva che Fer. facesse il presidente della societˆ internazionale e Fer. diceva che lui non aveva assolutamente le caratteristiche per essere un buon presidente, perchŽ un buon presidente dev'essere al servizio delle idee altrui e della comunitˆ. Pu˜ non condividere molte cose, ma al momento in cui  presidente, non pu˜ in qualche modo portare alta la bandiera delle proprie idee, deve essere al servizio di tutte le idee circolanti nella comunitˆ. Questo voleva dire che in qualche modo Jones sarebbe diventato il presidente, e Freud non voleva Jones, anche se al momento in cui Jones lo  diventato, anche perchŽ poi Jones in qualche modo subito dopo lo ha aiutato a trasferirsi a Londra, ha pensato che fosse di grande utilitˆ per la causa psicoanalitica. C'era questo fatto qui, c'era il fatto che Fer. gli diceva che gli analisti erano i pi grandi ipocriti del mondo, erano persone che compivano continuamente degli abusi sui loro pazienti, e non pensava agli abusi sessuali, che erano anche numerosi a quel tempo, non solo da parte maschile, gli analisti maschi rispetto a pazienti femmine, ma anche da parte di analisti donna rispetto a pazienti maschi. Era abbastanza una usanza che molte analisi fatte in quel modo l“, potessero contemplare bisogni di questo genere. Ancora oggi siamo fermi all'idea che il problema etico riguardi questo aspetto. Io non lo credo affatto. Il problema etico riguarda il soccorso alla mente altrui, l'omissione di soccorso, e Fer. puntava il dito su questo aspetto qui, che non riguarda pi l'abuso sessuale o violento di una certa entitˆ, che comunque pu˜ prima o poi diventare visibile anche se  invisibile per il dettato e il mandato genitoriale. Aveva in mente un abuso molto pi sottile che va avanti nel tempo ed  fatto di piccole seduzioni e di piccole intimidazioni o intimazioni, che fanno s“ che lentamente l'individuo perda una parte della propria soggettivitˆ, che si trovi messo dentro, innestato qualcosa che non  suo, l'io eterogeno di cui parlava, e si trovi espropriato di qualitˆ proprie che non ne viene permessa l'esistenza e non vengono riconosciute. Aveva in mente quindi l'abuso che si pu˜ fare di una mente in crescita. Una mente in crescita in posizione di dipendenza e quindi un bisogno di legame con l'altro che  assoluto,  un bisogno fisico e un bisogno psicologico assoluto, inevitabilmente richiama il narcisismo della persona che si occupa di persone cos“ bisognose. Richiama il narcisismo della persona e richiama inevitabilmente delle forme di potere sulla mente dell'altra persona. Ed era questo che in qualche modo offendeva Freud, nonostante la loro intensa amicizia, perchŽ ovviamente Freud aveva cercato di fare del suo meglio e lo credo, conoscendo a fondo il carteggio con Fer., non si pu˜ dire che Freud non lo avesse ascoltato. Lo ascoltava con gli strumenti che lui possedeva, che erano anche probabilmente degli strumenti molto pi intensi e pi raffinati di quelli che avevano le persone del tempo, ma di fatto, nonostante fosse geniale, essere un genio non vuol dire essere perfetto e avere la capacitˆ di poter capire tutto, di sentire tutto e di riconoscere tutto. Anche Freud aveva parecchi limiti e quindi non sentiva determinati argomenti che passavano nel loro dialogo. Per lui era un dolore troppo grande affrontare determinate aree e quindi in qualche modo Fer. si lamentava di questa visione che poi lui aveva eccessivamente ideale dell'analista, imputava a Freud qualcosa che nessun analista del tempo poteva avere. 

Fer. diceva qualcosa che offendeva maggiormente Freud, perchŽ gli diceva che Freud ha era l'unica persona che pensava di non aver bisogno di nessuno. Tutti avevano bisogno di analisi, l'unica persona che non aveva bisogno di analisi era lui. Pi volte Fer. si era dimostrato intenzionato a far procedere l'analisi di Freud, ad esempio quando Freud era molto depresso agli inizi del suo cancro, Fer. continuava ad offrirsi di andare per alcune settimane analitiche che potessero in qualche modo sollevarlo dal carico depressivo che lui viveva. Devo dire che Freud, anche se poi ironizzava, era commosso di questa offerta, se non altro dall'ardire che aveva Fer. e anche della semplicitˆ con cui preferiva queste offerte, era molto colpito. Per˜ poi quando Fer. cominciava a dire che anche lui era ipocrita e, che cosa credeva di essere, di non aver bisogno di analisi, ma di poter solo fare da solo, questo in qualche modo doveva farlo risentire. Devo dire che Freud, quando nel '38-'39 prima di morire gli furono riletti gli scritti di Fer., disse che aveva sempre pensato che Fer. era il pi sensibile e il pi geniale dei suoi allievi, ma che al tempo di Wiesbaden, in cui lui aveva sentito queste idee, non aveva gli strumenti per poterlo apprezzare. Gli pareva allora nel '38-'39 di sentirle per la prima volta.

Devo dire che per chi ha la mia etˆ, magari ha letto Fer. alla fine degli anni Ġ70 e poi lo ha letto alla fine degli anni Ġ80, pu˜ capire come sia realistica questa frase di Freud, perchŽ negli anni Ġ80, per quanto aperto uno poteva essere, non riusciva a leggere Fer. come a me  successo quando ho iniziato a fare lezione per le prime volte ai candidati dellĠIstituto Milanese di Psicoanalisi. Avevo verso la fine degli anni Ġ80 - erano cambiate molte cose nella mentalitˆ analitica - degli strumenti anche teorici pi aperti, che mi permettevano di dare una lettura diversa e di venire impressionato in modo diverso dalle stesse cose che pure avevo riletto e riletto approfonditamente.

Purtroppo queste lettere di cui vi parlo sono le lettere tra Anna Freud e altri membri della comunitˆ, qualcuno di voi tra i pi giovani potrˆ leggerle, ma non saranno rese pubbliche prima del 2030-2040. Le si conosce per gli studiosi che hanno curato il carteggio tra Fer. e Freud e altri carteggi.